Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

AdessoLaStoria


Stampa
PDF

VIVE LES REVOLTES DES PEUPLES ARABES
POUR LA DIGNITE ET LA LIBERTE

CONTRE LA MISERE
ET LES DINASTIES DEMOCRATIQUES!


Depuis des jours l’Egypte aussi est en révolte.

Leggi tutto...

Stampa
PDF

VIVA LE RIVOLTE DEI POPOLI ARABI PER LA DIGNITA' E LA LIBERTA'

CONTRO LA MISERIA E LE DINASTIE DEMOCRATICHE!

Da giorni anche l’Egitto è in rivolta. Decine di migliaia di persone vincendo la paura e affrontando la repressione scendono nelle strade del Cairo, di Alessandria, di Suez. Una rivolta spontanea, della gente comune, sta affrontando poteri oppressivi criminali e assassini, apparentemente invincibili. Mentre scriviamo le forze armate sparano sui manifestanti, i morti sono oltre 100, i feriti centinaia. In tutto il paese è stato proclamato il coprifuoco, le comunicazioni sono oscurate, le carceri si riempiono. In un cinico discorso alla nazione, Mubarak vagheggia riforme e rimpasti di governo ma allo stesso tempo dichiara di voler rimanere al potere e definisce un complotto le manifestazioni di popolo in corso. L’evidenza dei fatti lo smentisce clamorosamente.
In poche settimane la situazione sta radicalmente cambiando in tutto il mondo arabo. Non è solo l’Egitto: è la Tunisia, dove continuano le mobilitazioni di un popolo che non si accontenta dell’uscita di scena di Ben Ali e vuol farla finita con i suoi complici. Sono le mobilitazioni nello Yemen, in Giordania, in Algeria: manifestazioni spontanee o vere e proprie rivolte stanno mettendo in discussione un ordine apparentemente inamovibile, aprono nuovi scenari, e nuove prospettive di liberazione. Siamo di fronte alle premesse della rivoluzione dei popoli arabi. Con il cuore e con la mente siamo al loro fianco, esprimiamo loro la nostra piena solidarietà e vicinanza, ci sentiamo accomunati nel dolore per le vittime e nelle speranze di cambiamento.

Le ragioni materiali e morali della rivolta si intrecciano indissolubilmente; bisogni essenziali di vita come il pane ed il lavoro, la dignità e la libertà urgono nell’intimo delle persone e le motivano alla lotta contro la miseria crescente, la violenza e la corruzione. È il bisogno di un lavoro e la voglia di parlare liberamente, è l’indignazione di fronte ad ingiustizie macroscopiche e ricerca di una vita degna, sono le preoccupazioni crescenti di fronte alla crisi economica e la sete di futuro di popolazioni per lo più giovanissime: tutto ciò, tutto insieme palpita nelle coscienze e spinge ad agire. Coloro che hanno cominciato, prendendo in mano il proprio destino, sono avanguardie che, per milioni di persone, incarnano una speranza concreta.

Queste mobilitazioni sono motivo di preoccupazione crescente non solo per i regimi arabi ma per la stessa cupola del sistema democratico perché i Mubarak in Egitto, i Ben Ali in Tunisia, i Saleh nello Yemen sono uomini del sistema; essi hanno garantito per decenni “stabilità” e affari in tutta l’area, cosa che, nella vita concreta delle moltitudini significa catene, sangue e miseria. Si tratta di uomini e di regimi foraggiati, sostenuti e protetti con ogni mezzo e fino all’ultimo da Washington, Parigi, Roma. Di fronte alla pressione degli avvenimenti forse si cercherà una carta di ricambio, ma questo non deve nascondere la verità: i raìs locali non sono un’altra cosa, sono i rappresentanti in loco del sistema democratico totalitario, la forma concreta che esso assume in questa parte di mondo. Nel suo discorso di venerdì 28 gennaio Obama ha dato un saggio di demoipocrisia pretendendo di essere allo stesso tempo con il popolo egiziano e con i suoi aguzzini. La democrazia non ha alternative da offrire alle popolazioni arabe: può appoggiare un cambio di uomini, se e quando diventi inevitabile. Non può corrispondere alle aspettative di fondo che animano le mobilitazioni perché non può rinunciare alla propria intima logica di morte, oppressione e sfruttamento. La sua vera natura, coperta con ipocrisia (ed impaccio crescente) dai discorsi sui diritti universali, è l’uccidibilità nelle sue innumerevoli varianti e condensata nella sua vocazione bellica.

Il protagonismo diretto e moltitudinario dei popoli arabi è un motivo di fiducia e una lezione per tutti coloro che si impegnano nella costruzione di un’alternativa positiva per i più e i più oppressi. Tale alternativa poggia sullo sviluppo dell’autoattività e sulla crescita dell’autorganizzazione nelle società in movimento, finalizzata a dischiudere una prospettiva di autentica autodeterminazione dei popoli, in grado di ridefinire nuove aggregazioni umane comunitarie libere, quindi non statali.

29 gennaio 2011 ore 16



 

Stampa
PDF

manifestazioni popolari in tutto l’Egitto

periferie del sistema in rivolta

Il Cairo, Alessandria, Assuan, Assiut, Ismaylia: manifestazioni spontanee si sono svolte ieri in molte città dell’Egitto, come non si vedeva da decine di anni. Sfidando la repressione, più di diecimila persone, forse il doppio, sono scese nelle strade a Il Cairo lanciando slogan contro il faraone Mubarak (al potere da trent’anni), scontrandosi duramente con le forze dell’ordine, richiamandosi apertamente alla rivolta tunisina. Al termine della giornata, il bilancio complessivo sembra essere di quattro morti e decine di feriti.
La manifestazione era stata proposta – con un appello su internet sottoscritto da oltre 90 mila persone – da alcuni attivisti; questi avevano indicato il 25 gennaio, festa della polizia, per denunciare i metodi  brutali in seguito ai quali un giovane agli arresti era morto. La mobilitazione è stata cautamente salutata dall’opposizione laica e da quella religiosa, ma ha avuto evidenti tratti di spontaneità, ed ha espresso una forte carica di cambiamento contro un potere corrotto e violento, che sembra eterno, e contro il peggioramento delle condizioni materiali di vita per i più.

Leggi tutto...

Stampa
PDF

14 gennaio 2011, ore 22

Ben Alì ha lasciato la Tunisia!

solidarietà con la rivolta del popolo tunisino

Ben Alì il presidente corrotto della Tunisia, al potere da 23 anni è stato costretto a lasciare il paese sull’onda della mobilitazione popolare. La rivolta giovanile e popolare di queste settimane ha prima fatto vacillare poi costretto alla fuga il dittatore probabilmente anche per le pressioni di una parte del potere e dell’esercito che ha rifiutato di sparare e che cerca di riprendere il controllo sulla popolazione e di frenare la sua lotta.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che hanno espresso con la loro rabbia la volontà di libertà, di una vita dignitosa, di pane e lavoro decente.

Leggi tutto...

Stampa
PDF

solidarietà con la lotta dei giovani e del popolo tunisino

via il regime assassino e corrotto
di Ben Alì

Tunisia la protesta popolare cresce: da Gafsà nel sud, fino dentro la capitale, Tunisi.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che vogliono la libertà, una vita dignitosa, il pane ed un lavoro decente.
La rivolta è cresciuta in questi anni, come la collera della gente. Prima nelle regioni delle miniere, nelle città interne dove la disoccupazione è sempre più alta,  ma è totale

Leggi tutto...

Ultimo Numero

• n. 302


dal 31 luglio
al 18 settembre 2017

Numeri Precedenti

è uscito
umanesimo
socialista
n.4

us4