Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

AdessoLaStoria


Stampa
PDF

 Egitto, Siria

 “la nostra rivoluzione continua”

Egitto. Un avviso al mondo, più che una sfida: la scritta campeggiava su uno striscione aperto ieri in una piazza Tahrir di nuovo gremita: centinaia di migliaia di persone hanno manifestato al Cairo, ma anche a Suez e Alessandria, esprimendo così la vitalità dell’ondata rivoluzionaria. La caduta di Mubarak non basta, milioni di egiziani riflettono e si mobilitano per un cambiamento autentico e profondo che per ora è cominciato soprattutto nei loro cuori, nella capacità di superare la paura e di nutrire, unendosi, i propri desideri di una vita migliore. Dieci giorni fa era scesa per le strade un’avanguardia, costretta dalla repressione ad una battaglia di sedici ore che ha causato un migliaio di feriti. Ieri sono tornati in tanti, qualcuno anche allestendo un piccolo accampamento di tende, denunciando la continuità del regime, tuttora nelle mani dei vertici militari e dell’attuale capo di stato provvisorio Tantawi. Denuncia più che motivata: da febbraio quasi 10 mila protagonisti delle giornate rivoluzionarie sono stati incarcerati o in attesa di essere giudicati da un tribunale militare (per la legge d’emergenza in vigore da trent’anni) mentre poliziotti e ufficiali responsabili delle centinaia di uccisioni di manifestanti compiute tra gennaio e febbraio vengono scarcerati; finora un solo militare è stato condannato a morte (in contumacia) per i più di 800 morti provocati dalla repressione.
Siria. Ieri è stato il diciassettesimo venerdì di mobilitazione, il venerdì del “no al dialogo con il regime di Bashar Assad”: non si dialoga con i carri armati per le strade, con i cecchini e le forze repressive che anche in questa giornata hanno mietuto vittime, almeno una quindicina nel paese. Un rifiuto sottolineato da manifestazioni grandi e partecipate, centinaia di migliaia di persone ad Homs, Hama, Dara’a, una volontà espressa chiaramente negli slogan “il popolo vuole che il regime cada”. Segnali chiari di indisponibilità a imbrogli e cambiamenti di facciata. Le strade di Hama, già teatro di una repressione ferocissima trent’anni fa, sono presidiate dai carri armati, nella città manca l’acqua e l’energia elettrica. In questo contesto risalta la determinazione e la radicalità dei tanti che sono scesi di nuovo in piazza.

Stampa
PDF

Con  la gente della Val di Susa
per affermare la vivibilità contro la devastazione del TAV

Costruiamo ed estendiamo la solidarietà

La lotta della Val di Susa per impedire la costruzione del treno ad alta velocità sta vivendo un passaggio delicato della sua storia ventennale. È stata necessaria una vera e propria spedizione militare e l’assalto violento di 2 mila poliziotti per avviare i cantieri nei territori difesi, secondo le menzogne mediatiche, da “pochi facinorosi No-Tav”. In realtà, è la maggior parte degli abitanti della valle che ha saputo resistere e lottare per tanto tempo difendendo la vita e l’ambiente, evitando finora l’inizio dei lavori, ma anche e soprattutto sperimentando la costruzione di relazioni differenti, riscoprendo la voglia di stare insieme, di conoscersi, di discutere e di decidere assieme.
È una lotta che ha riscosso sostegno e simpatia, diventando simbolo per altre comunità in lotta e oggi deve fare i conti con il contesto d’assieme in cui viviamo: la realtà degli stati democratici che, nella crisi irreversibile in cui versano, esprimono sempre più chiaramente i loro tratti totalitari e intolleranti verso i popoli. Un governo che, nella figura di Berlusconi in primis, ha sparso veleni nella società e cerca di rinsaldare un consenso sempre più traballante con violenza rinnovata contro gli immigrati, i lavoratori, la gente che lotta per una vita migliore, come in Val di Susa. Mentre nella società affiora un desiderio di cambiamento confuso, evidente anche nel voto ai ballottaggi elettorali e nei sì ai referendum, che non trova sbocchi nei partiti e nei giochi politici di Palazzo e stenta a crescere come mobilitazione più attiva e cosciente per farla finita definitivamente con l’era Berlusconi e per aprire una nuova prospettiva.
D’altra parte, le vicende degli ultimi mesi ci dicono anche di un’umanità che non si arrende. I popoli arabi e non solo ci hanno dimostrato che cambiare è possibile e nell’ondata rivoluzionaria che non si ferma capiamo che le esigenze di libertà, di giustizia, di un nuovo modo di vivere assieme superando divisioni e intolleranze, come è stato evidente nel carattere pienamente pacifico della straordinaria comune di Piazza Tahrir in Egitto, stanno alla base di un radicale cambiamento e miglioramento della vita.
Il piano della guerra e dello scontro violento a cui gli stati tutti costringono le genti che alzano la testa e si riaggregano, è un piano pericoloso e deleterio, che indebolisce le lotte e le coscienze, che imbriglia le prospettive tutte umane di protagonismo diffuso per migliorare la vita. Le logiche politiche e violentiste che risorgono anche nelle lotte vanno quindi contrastate con fermezza e purtroppo oggi in Val di Susa rischiano invece di trovare spazio o non essere contrastate a sufficienza da importanti settori d’avanguardia.
Questa lotta, come quella di altre comunità di luogo in questo paese, può contare invece soprattutto sulle sue  risorse più genuine: il protagonismo diffuso, la partecipazione diretta e solidale, la ricerca di aggregazione positiva e di comunanza sui valori di difesa della vita e dei beni comuni contro la logica del progresso vorace e distruttiva. Sono tensioni iniziali ma preziose che vanno coltivate, alimentate e fondate maggiormente superando le accentuazioni resistenziali e localiste, cercando la massima estensione della solidarietà e della convergenza di intenti con altre realtà. Per rilanciare una prospettiva di respiro per la lotta, ma anche oltre la lotta stessa.
Resistere e lottare è infatti importante e anche necessario, ma non è sufficiente a schiudere un cambiamento d’assieme benefico e duraturo. È sempre più urgente e imprescindibile immaginare, progettare e cominciare a sperimentare un’alternativa complessiva costruttiva fuori dal sistema e dai giochi della politica democratica. Va in questo senso il nostro apporto convinto alla costruzione e al rafforzamento dell’impegno solidale in ogni ambito per affermare spazi di vivibilità fuori dalle logiche statali.

Torino, 2 luglio 2011

              
           

Stampa
PDF

accogliamo il vento di cambiamento
di Piazza Tahrir

Piazza Tahrir in Egitto si è riempita di nuovo di tantissime persone che protestano, lottano, chiedono giustizia e miglioramento della vita. La rivoluzione di piazza Tharir che a Febbraio ha unito milioni di persone, cacciando Moubarak e realizzando un tentativo di iniziare insieme una nuova vita, non è finita. Le proteste sono iniziate dai familiari dei martiri della rivoluzione, chiedendo giustizia per i propri cari, accusando Tantawi ed i vertici dell’esercito e della politica perché lasciano impuniti i criminali che hanno colpito il popolo egiziano. Questa avanguardia di migliaia di persone riflette il sentimento di tantissimi altri egiziani, e vuole ridare coraggio a chi si è impegnato, ha lottato e pagato un prezzo alto per un  vero cambiamento. In questi mesi in Tunisia, in Egitto in Yemen ed in altri paesi i popoli arabi hanno dato vita ad un grande cambiamento e tuttora come in Siria si scontrano con la durissima repressione dei rais.
Difendere la rivoluzione egiziana, dai suoi nemici e svilupparla fino alla vittoria è l’impegno che va assunto. Piazza Tahrir è stata una vicenda speciale che ci insegna molte cose, abbiamo bisogno di continuare a riflettere insieme, a reagire, ad assumere il messaggio che viene da lì.
Ci rivolgiamo a tanti fratelli arabi che hanno visto in piazza Tahrir un grande esempio ed una nuova forza, a tante persone che qui in Italia sentono l’esigenza del cambiamento e l’indignazione contro le ingiustizie e che hanno tratto spunto dalla rivoluzione araba che comincia. Insieme abbiamo dato vita in questi mesi a manifestazioni e momenti di solidarietà con i popoli arabi. Vi invitiamo a ritrovarci ed a discuterne insieme a partire dal prossimo incontro, nell’ambito della lunga estate di Vallombrosa.

Piazza Tahrir: una rivoluzione della gente comune

discutiamone con Dario Renzi, Mamadou Ly, Lorenzo Gori e Renato Scarola
domenica 3 luglio a Vallombrosa (Firenze) Casa della cultura di Utopia socialista – località San Miniato in Alpe

Stampa
PDF

NO ALL'AGGRESSIONE MILITARE!

SOLIDARIETA' CON I NO TAV
DELLA VAL DI SUSA!

Dopo settimane di intimidazioni e campagne mediatiche nei confronti dei no Tav, nelle prime ore di questa mattina uno schieramento imponente di poliziotti in assetto di guerra ha attaccato e occupato militarmente la zona della Maddalena di Chiomonte destinata all'avvio dei cantieri per l'Alta velocità in Val di Susa. Attraverso l'uso di una quantità spropositata di lacrimogeni gli agenti hanno intossicato centinaia di manifestatnti No-Tav, fra cui decine di anziani, costringendoli ad abbandonare il Presidio che da varie settimane stavano animando liberamente e pacificamente. 
Denunciamo con la massima forza l'uso della repressione da parte del Governo Berlusconi e del Ministro Maroni, in crisi e in decadenza ma pronti ed efficaci a colpire con violenza inermi manifestanti per realizzare i loschi propositi di un Comitato del malaffare guidato da Mario Virano e da un pugno di imprenditori, politici (PD alla testa) e faccendieri senza scrupoli.
Ancora una volta, progresso a tutti i costi e violenza delle istituzioni democratiche sulla pelle della gente vanno a braccetto, come già avevamo visto a Venaus nel 2005 e a Susa nel 2008. 
Esprimiamo la nostra piena e calorosa vicinanza e solidarietà ai NO -Tav aggrediti, sicuri che le ragioni di vent'anni di lotta basata sul protagonismo diretto, sul mutuo appoggio, sull'aggregazione comune libera e consapevole continueranno ad alimentare la straordinaria e permanente mobilitazione di decine di migliaia di persone della val Susa contro un'opera di utilità nulla per la gente comune e dall'impatto devastante per l'ambiente e per la vita. 
Facciamo appello a tutte le comunità di luogo, a tutti coloro che sono impegnati nel volontariato e nella solidarietà, a tutta la gente comune di questo paese affinchè si schieri a fianco dei NO Tav della Val di Susa nella denuncia del vile attacco poliziesco e nell'appoggio solidale alle iniziative di risposta a cui i No Tav stanno dando vita in queste ore per rilanciare subito questa lotta che riguarda il futuro di tutti noi.
 

lunedì 27 Giugno 2011 ore 12.00


 
                 

 

Stampa
PDF

rifiuti a Napoli

la politica contro la vivibilità

La signora Assunta abita a Montesanto,un popolare quartiere storico di Napoli, ed era abituata,nonostante l’età, ad uscire quotidianamente per fare la spesa. In questi giorni è prigioniera in casa per i rifiuti che ostruiscono la via, rendendo l’aria irrespirabile e l’acciottolato scivoloso. Alcuni vicini volenterosi le portano quanto le occorre e forse per la prima volta si sente veramente vecchia. Il signor Gennaro invece, con i figli gestisce in un vicoletto dei quartieri spagnoli una piccola trattoria,

Leggi tutto...

Ultimo Numero

• n. 310


dal 19 febbraio
al 12 marzo 2018


è uscito
umanesimo
socialista
n.4

us4