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AdessoLaStoria


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PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO LIBICO

VIA GHEDDAFI

STOP AD OGNI INTERVENTO MILITARE

Socialismo rivoluzionario rivolge un forte appello
a tutte le realtà del pacifismo e dell'associazionismo, alle forze politiche, sindacali, alle comunità immigrate
per costruire una mobilitazione unitaria a fianco del popolo libico,
per la sua autodeterminazione contro Gheddafi e l'intervento militare con la compartecipazione italiana,
per la piena accoglienza per tutte le persone,
contro le misure razziste del governo italiano e dell'Europa.

 

20 marzo ore 21

mercoledì 30 marzo in ogni città giornata di sensibilizzazione a fianco del popolo libico, per la sua libertà e autodeterminazione, contro il regime assassino di Gheddafi e contro la guerra delle potenze occidentali

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Giappone, crescono le vittime e la minaccia nucleare

con la popolazione, per la vita
contro l’uccidibilità statale e progressista

Gli effetti del potente terremoto e dei successivi tsunami che hanno colpito il Giappone si rivelano come previsto terribili. Il numero delle vittime accertate è già di diverse migliaia, il numero di scomparsi si aggira intorno alle centinaia di migliaia di persone e fa temere un bilancio pesantissimo in vite umane, i danni ambientali e materiali sono immensi. Ma nelle ore e nei giorni successivi al terremoto e alle onde di tsunami è andato crescendo l’allarme nucleare che era immediatamente scattato per la presenza di 4 centrali nucleari nell’area direttamente colpita, allarme che le autorità giapponesi avevano teso a minimizzare, tranquillizzando le popolazioni del Giappone e del mondo intero. Oggi hanno per la prima volta riconosciuto una fuga radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima e l’esistenza di un rischio molto concreto di contaminazione e di pericolo di vita per le popolazioni, i tecnici e i soccorritori. L’incubo nucleare si è materializzato ed è diventato molto concreto. Le sue conseguenze saranno ancora più gravi considerando che le menzogne ripetute hanno spinto tante persone a fidarsi e non mettersi sufficientemente al riparo. Le persone già contagiate e quelle che lo saranno appesantiscono ulteriormente il bilancio della tragedia, le cui responsabilità non sono solo naturali, sono sempre più crescentemente e qualitativamente umane, più precisamente del sistema dominante e dei poteri oppressivi.
Le menzogne ripetute sono l’espressione cinica e drammatica della perversa e mortifera logica progressista che sta all’origine della scelta stessa di installare diverse decine di centrali nucleari in un paese che – oltre ad aver subito gli effetti devastanti di due bombe atomiche – è collocato in una delle zone a maggiore rischio sismico del mondo, oltre ad esserne una delle più densamente popolate.
È questo il concreto dell’uccidibilità che connota intimamente il sistema dominante, che fa della vita umana – non si dica delle altre specie e della natura in generale - una variabile secondaria: il progresso, lungi dall’essere quel miglioramento della vita che viene normalmente spacciato, è al contrario un incedere finalizzato al dominio ed all’accumulo di minoranze oppressive.
Quanto è successo e sta succedendo in Giappone rappresenta una dimostrazione concreta del fatto che il progresso non solo non ci può dare nessuna sicurezza ma che rappresenta una minaccia concreta e crescente per l’insieme dell’umanità. Produce innanzitutto strumenti di morte, e genera un delirio di onnipotenza e la conseguente prepotenza nei confronti della natura. Questo è stato esaltato all’estremo dai livelli di sviluppo tecnologico raggiunti dal Giappone, che hanno prodotto una presunzione di totale sicurezza nei confronti degli eventi naturali, che ha attecchito nelle stesse coscienze delle popolazioni, ma anche di assoluto controllo dei rischi inerenti il nucleare.
Si tratta più che mai di sfuggire a queste logiche progressiste in nome di una logica di vivibilità, di sottrarsi con convinzione e determinazione al sistema dominante e ai poteri oppressivi che se ne nutrono e avvalgono. Al di là delle differenze di contesto geografico questo unisce i poteri oppressivi del Giappone a quelli negli Stati uniti, Francia, Germania, Russia e tutti gli altri, l’Italia inclusa ed in special modo, spiega la loro mobilitazione ed ispira “l’aiuto” che pretendono dare e possono dare.
Sottrarsi a questo sistema, alle sue logiche e ai pericoli di morte che fa pesare su tutti noi, a maggior ragione in questa sua fase di profonda crisi e declino, è urgente e possibile, è la strada che come Socialismo rivoluzionario abbiamo scelto, che stiamo progettando e sperimentando, in ragione della vita e di un vivere insieme diverso e benefico per tutte e tutti, che è anche un motivo decisivo di vicinanza e solidarietà con le popolazioni colpite da queste tragedie non solo naturali, di un impegno di solidarietà umana che invitiamo tutte e tutti a svolgere insieme.

15 marzo 2011, ore 13

 

 

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terremoto in Giappone

solidarietà versus Progresso

Ieri le terre del Giappone sono state scosse da un terremoto di una magnitudo mai registrata dai moderni strumenti nell'arcipelago: 8.9 della scala Richter. Questa scossa ha innescato una serie di tsunami di cui uno ha investito la costa nord-est del paese. Il costo umano di questo evento naturale resta incerto, ma la devastazione sembra rendere plausibile il superamento delle 1000 vittime. Ai loro cari e a tutte le persone che con coraggio e determinazione oggi si stanno aiutando per affrontare questa emergenza va la nostra vicinanza e la nostra attiva solidarietà.
Il popolo giapponese ha una saggezza millenaria nella convivenza con i terremoti e l'arroganza progressista e tecnologica, di cui il Giappone è un simbolo a livello mondiale, non ha disperso completamente il sapere delle genti; questo ha significato sicuramente lenire di molto la portata di questa tragedia.
In queste ore però si sta aggravando un nuovo allarme: quello che coinvolge le centrali nucleari della zona colpita. In un primo momento frettolosamente minimizzato dal governo, in queste ore si sta delineando in tutta la sua gravità. Una potente esplosione ha distrutto la gabbia di contenimento di uno dei reattori della centrale di Fukushima ferendo alcuni impiegati: il tetto del reattore è crollato, come conferma il gestore dell'impianto Tecpo. È stata evacuata la zona e si consiglia di non uscire di casa, di non mangiare cibo fresco e di non bere l'acqua del rubinetto. Il livello di radiazione è in aumento in tutta la zona. È alta la probabilità che sia in corso la fusione del reattore. La rivelazione di Cesio radioattivo resa nota dall'Agenzia giapponese sulla sicurezza nucleare rappresenta un segnale di allarme serissimo.
L'incubo nucleare sta di nuovo attanagliando questo popolo. I giapponesi portano nel sangue, letteralmente, il segno di questo incubo, suggello mortifero della nascita del sistema democratico che oggi domina il mondo. I funghi atomici di Nagasaki e Hiroshima riemergono con tutto il loro carico di morte.
Le ciance sulla sicurezza assoluta delle centrali nucleari tragicamente mostrano la corda. Il Giappone è sicuramente all'avanguardia nella costruzione dei reattori nucleari ma è proprio in questo come nell'energia dell'atomo che si annida la supponenza del progressismo in crisi, l'arroganza di controllare a nostro piacimento la natura. Logica scellerata incompatibile con la messa al centro della vita.
È urgente riapprendere un senso del limite. In Giappone si insegnava a costruirsi le case con muri di carta, imparando quindi a non contrapporsi alle forze naturali ma a conoscerle e accettarle. Un principio da tenere in conto nel riprogettare una vita in comune finalmente benefica, insieme a tutti i sopravvissuti.

 

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Egitto e mondo arabo

chi ha paura della rivoluzione?

La rivoluzione araba è appena cominciata. Vincendo la paura di fronte a regimi spietati, milioni di persone stanno trasformando la propria vita: hanno messo in campo un potere del tutto diverso da quello opprimente degli apparati polizieschi che schiacciano e immiseriscono, umiliano e sfruttano. Hanno cominciato a scoprire il potere di cambiare insieme, rivoluzionando i tempi e le relazioni, la realtà delle cose ed il pensiero di sé. È una energia poderosa che mette paura non solo ai vecchi rais, ma anche alla numerosa corte dei complici e dei servi. Perciò mentre l’ondata si propaga, la controrivoluzione è all’opera con la politica e con le armi: dalla Libia – dove Gheddafi (ed i suoi ex partner di tutto il mondo) sono riusciti ad imporre il confronto sul loro terreno, quello della guerra, della politica e della diplomazia – alle manifestazioni di poche avanguardie duramente represse in Arabia Saudita fino ai tentativi di autoriforma della corona in Marocco.
Dall’Egitto, la realtà più avanzata del processo rivoluzionario, giungono in questi giorni notizie gravi, la situazione è molto delicata. Prima l’aggressione ad un gruppo di donne che manifestavano in occasione dell’8 marzo nella piazza al-Tahrir; poi i sanguinosi scontri interreligiosi tra musulmani e copti in cui sono morte 13 persone; infine l’assalto e la devastazione dell’accampamento di tende animato da manifestanti che ancora presidiano piazza al-Tahrir per vigilare sugli sviluppi degli avvenimenti. Aggressioni omicide, che non a caso si scagliano contro i simboli e le conquiste più preziose della rivoluzione, in cui la gente comune

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Una nuova rivoluzione della gente comune albeggia
nei paesi arabi dando speranza in quei luoghi e a noi tutti.
Nel frattempo però milioni di persone,
a causa degli oppressori locali e mondiali,
rischiando la vita come in Libia, sono costretti all'esodo.

 

LA TERRA È DI TUTTI,

NESSUNO È STRANIERO

 

Questo pianeta su cui abitiamo è luogo di tutti e proprietà
di nessuno. Tutti dobbiamo poterci spostare liberamente, tanto più
se siamo costretti a fuggire per salvarci da un massacro come quello inaudito
che sta avvenendo in Libia: in questo caso l’unica vera speranza su
cui poter contare è il soccorso di altri esseri umani.

Ci affacciamo sullo stesso mare, facciamo parte della stessa famiglia
umana, la sorte degli uni è profondamente collegata a quella degli altri.
In nome della comune umanità prepariamoci ad uno sforzo straordinario
di accoglienza solidale.

Gli stati della riva Nord del Mediterraneo, complici del tiranno assassino
Gheddafi e preoccupati solo dei loro sporchi affari, preparano ai profughi
un trattamento disumano: li interneranno, schederanno, dislocheranno,
respingeranno.

Ciò che abbiamo conosciuto e combattuto in questi decenni a fianco delle
persone immigrate si moltiplicherà in un tempo concentrato: perciò è
necessario e urgente moltiplicare l’impegno e gli sforzi di tutti coloro che
sono disposti ad accogliere tutti con solidarietà e generosità, a difenderli
e proteggerli dal cinismo degli stati, e specialmente di quello italiano,
complice del sangue che scorre nelle terre di Libia.

ACCOGLIENZA PER TUTTI!

 

giovedi 24 febbraio 2011

 

Via Aretina, 20 Pontassieve (FI) - Tel./fax 055 8314327
ufficiointernazionale@tin.it - www.socialist-utopia.org
 

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