Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

AdessoLaStoria


Stampa
PDF

terremoto in Giappone

solidarietà versus Progresso

Ieri le terre del Giappone sono state scosse da un terremoto di una magnitudo mai registrata dai moderni strumenti nell'arcipelago: 8.9 della scala Richter. Questa scossa ha innescato una serie di tsunami di cui uno ha investito la costa nord-est del paese. Il costo umano di questo evento naturale resta incerto, ma la devastazione sembra rendere plausibile il superamento delle 1000 vittime. Ai loro cari e a tutte le persone che con coraggio e determinazione oggi si stanno aiutando per affrontare questa emergenza va la nostra vicinanza e la nostra attiva solidarietà.
Il popolo giapponese ha una saggezza millenaria nella convivenza con i terremoti e l'arroganza progressista e tecnologica, di cui il Giappone è un simbolo a livello mondiale, non ha disperso completamente il sapere delle genti; questo ha significato sicuramente lenire di molto la portata di questa tragedia.
In queste ore però si sta aggravando un nuovo allarme: quello che coinvolge le centrali nucleari della zona colpita. In un primo momento frettolosamente minimizzato dal governo, in queste ore si sta delineando in tutta la sua gravità. Una potente esplosione ha distrutto la gabbia di contenimento di uno dei reattori della centrale di Fukushima ferendo alcuni impiegati: il tetto del reattore è crollato, come conferma il gestore dell'impianto Tecpo. È stata evacuata la zona e si consiglia di non uscire di casa, di non mangiare cibo fresco e di non bere l'acqua del rubinetto. Il livello di radiazione è in aumento in tutta la zona. È alta la probabilità che sia in corso la fusione del reattore. La rivelazione di Cesio radioattivo resa nota dall'Agenzia giapponese sulla sicurezza nucleare rappresenta un segnale di allarme serissimo.
L'incubo nucleare sta di nuovo attanagliando questo popolo. I giapponesi portano nel sangue, letteralmente, il segno di questo incubo, suggello mortifero della nascita del sistema democratico che oggi domina il mondo. I funghi atomici di Nagasaki e Hiroshima riemergono con tutto il loro carico di morte.
Le ciance sulla sicurezza assoluta delle centrali nucleari tragicamente mostrano la corda. Il Giappone è sicuramente all'avanguardia nella costruzione dei reattori nucleari ma è proprio in questo come nell'energia dell'atomo che si annida la supponenza del progressismo in crisi, l'arroganza di controllare a nostro piacimento la natura. Logica scellerata incompatibile con la messa al centro della vita.
È urgente riapprendere un senso del limite. In Giappone si insegnava a costruirsi le case con muri di carta, imparando quindi a non contrapporsi alle forze naturali ma a conoscerle e accettarle. Un principio da tenere in conto nel riprogettare una vita in comune finalmente benefica, insieme a tutti i sopravvissuti.

 

Stampa
PDF

Egitto e mondo arabo

chi ha paura della rivoluzione?

La rivoluzione araba è appena cominciata. Vincendo la paura di fronte a regimi spietati, milioni di persone stanno trasformando la propria vita: hanno messo in campo un potere del tutto diverso da quello opprimente degli apparati polizieschi che schiacciano e immiseriscono, umiliano e sfruttano. Hanno cominciato a scoprire il potere di cambiare insieme, rivoluzionando i tempi e le relazioni, la realtà delle cose ed il pensiero di sé. È una energia poderosa che mette paura non solo ai vecchi rais, ma anche alla numerosa corte dei complici e dei servi. Perciò mentre l’ondata si propaga, la controrivoluzione è all’opera con la politica e con le armi: dalla Libia – dove Gheddafi (ed i suoi ex partner di tutto il mondo) sono riusciti ad imporre il confronto sul loro terreno, quello della guerra, della politica e della diplomazia – alle manifestazioni di poche avanguardie duramente represse in Arabia Saudita fino ai tentativi di autoriforma della corona in Marocco.
Dall’Egitto, la realtà più avanzata del processo rivoluzionario, giungono in questi giorni notizie gravi, la situazione è molto delicata. Prima l’aggressione ad un gruppo di donne che manifestavano in occasione dell’8 marzo nella piazza al-Tahrir; poi i sanguinosi scontri interreligiosi tra musulmani e copti in cui sono morte 13 persone; infine l’assalto e la devastazione dell’accampamento di tende animato da manifestanti che ancora presidiano piazza al-Tahrir per vigilare sugli sviluppi degli avvenimenti. Aggressioni omicide, che non a caso si scagliano contro i simboli e le conquiste più preziose della rivoluzione, in cui la gente comune

Leggi tutto...

Stampa
PDF

Una nuova rivoluzione della gente comune albeggia
nei paesi arabi dando speranza in quei luoghi e a noi tutti.
Nel frattempo però milioni di persone,
a causa degli oppressori locali e mondiali,
rischiando la vita come in Libia, sono costretti all'esodo.

 

LA TERRA È DI TUTTI,

NESSUNO È STRANIERO

 

Questo pianeta su cui abitiamo è luogo di tutti e proprietà
di nessuno. Tutti dobbiamo poterci spostare liberamente, tanto più
se siamo costretti a fuggire per salvarci da un massacro come quello inaudito
che sta avvenendo in Libia: in questo caso l’unica vera speranza su
cui poter contare è il soccorso di altri esseri umani.

Ci affacciamo sullo stesso mare, facciamo parte della stessa famiglia
umana, la sorte degli uni è profondamente collegata a quella degli altri.
In nome della comune umanità prepariamoci ad uno sforzo straordinario
di accoglienza solidale.

Gli stati della riva Nord del Mediterraneo, complici del tiranno assassino
Gheddafi e preoccupati solo dei loro sporchi affari, preparano ai profughi
un trattamento disumano: li interneranno, schederanno, dislocheranno,
respingeranno.

Ciò che abbiamo conosciuto e combattuto in questi decenni a fianco delle
persone immigrate si moltiplicherà in un tempo concentrato: perciò è
necessario e urgente moltiplicare l’impegno e gli sforzi di tutti coloro che
sono disposti ad accogliere tutti con solidarietà e generosità, a difenderli
e proteggerli dal cinismo degli stati, e specialmente di quello italiano,
complice del sangue che scorre nelle terre di Libia.

ACCOGLIENZA PER TUTTI!

 

giovedi 24 febbraio 2011

 

Via Aretina, 20 Pontassieve (FI) - Tel./fax 055 8314327
ufficiointernazionale@tin.it - www.socialist-utopia.org
 

Stampa
PDF

SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA VITA!
BASTA MASSACRI! VIA GHEDDAFI  E IL SUO REGIME ASSASSINO E CORROTTO!
ABBASSO I SUOI COMPLICI ITALIANI !

In questi giorni ed ore drammatiche guardiamo con partecipazione e trepidazione ai nostri fratelli e sorelle libiche, alla loro coraggiosa lotta per la vita e la libertà, agli ostacoli che essa incontra.
Sospinte ed incoraggiate dal vento della rivoluzione araba, grandi maggioranze di popolazione si sono rivoltate contro un potere assassino e corrotto che domina la società da oltre quarant’anni. La repressione durissima e le stragi compiute dai mercenari e dalle truppe fedeli a Gheddafi non ha spezzato la determinazione dei manifestanti nonostante il bagno di sangue. Contro persone inermi e pacifiche sono state utilizzate armi da guerra: ieri a Tripoli l’aviazione militare ha bombardato dal cielo i manifestanti. Nella capitale, a Bengasi, in tutto il paese i morti sono ormai molte centinaia. Una volta di più appare evidente che violenza e caos non vengono dalle sacrosante rivendicazioni dei popoli ma dalla controrivoluzione concentrata nei poteri statali, disposti al massacro pur di preservare i privilegi di odiose minoranze.
Nonostante la violenza scatenata, il regime vacilla. Non è riuscito ad affogare nel sangue la rivolta, non è riuscito a circoscriverla a Bengasi e nella Cirenaica. Essa dilaga anche nella capitale e guadagna la simpatia di settori di base dell’esercito, dove si moltiplicano i casi di fraternizzazione. Di fronte a questa pressione, cominciano a saltare le alleanze su cui si è basato il ferreo controllo della società: settori di vertice dell’esercito si dissociano dalla repressione, capi tribali rompono l’alleanza con il clan di Gheddafi, alcuni diplomatici si schierano apertamente a favore della rivolta. Segnali che indicano chiaramente l’approssimarsi della fine del regime per com’è stato fino ad ora. Segnali che allo stesso tempo evidenziano i pericoli: la rivolta popolare rischia di trasformarsi in guerra civile a causa della disperata violenza del regime e per le pre-esistenti divisioni nella società, alimentate dai diversi gruppi di potere politico-militare. La guerra civile è quanto preannunciato dal figlio del rais nel suo discorso televisivo due giorni fa, in cui ha minacciato decine di migliaia di morti.
Oggi più che mai di fronte al massacro e a questi pericoli il popolo libico ha bisogno della nostra solidarietà, così come noi abbiamo bisogno di imparare dal suo coraggio. Solidarietà a partire dalle popolazioni arabe, protagoniste in questi mesi di lotte e rivolte o, come nel caso egiziano, dei primi passi di una vera e propria rivoluzione. Una solidarietà che può espandersi ulteriormente anche qui, coinvolgendo tutte le comunità arabe, gli immigrati e le comunità di altri paesi, persone di origine italiana, incontrandosi e riconoscendosi nella comune identità umana ed in quella ricerca di miglioramento della vita che ci fa schierare contro il massacro e che ci può unire e accomunare.
Lontanissimi dalla lotta e sofferenza del popolo libico, così come dalla solidarietà umana che sollecita, appaiono i calcoli politici della demo-ipocrita Europa. Né l’UE né suoi singoli Stati faranno nulla per fermare il massacro. Essi sono troppo preoccupati dal vento della rivoluzione che soffia sulle sponde meridionali del Mediterraneo. Hanno a cuore la “stabilità” del terrore e dei loro affari, vedono vacillare un alleato prezioso nella guerra contro gli immigrati a causa della quale giacciono in fondo al mare ventimila fratelli e sorelle africane.
Per queste ed altre ragioni, la solidarietà con il popolo libico acquista un significato speciale in questo paese. Lo Stato Italiano ha enormi responsabilità storiche e attuali per le sofferenze delle popolazioni libiche, dalla guerra coloniale di sterminio cent’anni fa (a proposito di storia dell’unità nazionale) fino all’attuale capo del governo ed ai suoi alleati leghisti. Berlusconi è amico e compare d’affari di un genocida del suo stesso popolo: di fronte a questo, impallidiscono le altre pur gravi e numerose accuse nei suoi confronti. In mezzo ci sono gli accordi firmati dai governi di entrambi gli schieramenti (dunque anche del centrosinistra) in base ai quali l’Italia ha pagato Gheddafi, rafforzandolo nel suo potere, come argine all’immigrazione dall’Africa: fuori dal linguaggio demoipocrita, lo Stato italiano ha pagato Gheddafi come carceriere e torturatore di altri esseri umani “colpevoli” solo di mettersi in viaggio per cercare di migliorare la propria esistenza.
Promuoviamo e partecipiamo, ovunque sia possibile, a iniziative e presidi di solidarietà con il popolo libico per fermare i massacri. Denunciamo gli accordi firmati dallo Stato italiano con Gheddafi, rivendichiamo ed organizziamo l’accoglienza per tutti i profughi e gli immigrati.

22 febbraio 2011 ore 14

 

                          

Stampa
PDF

BASTA MASSACRI! VIA GHEDDAFI  E IL SUO REGIME ASSASSINO E CORROTTO!
SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA VITA!

Notizie sempre più drammatiche giungono da Tripoli. Il regime assassino di Gheddafi, l’amico intimo di Berlusconi, sta compiendo in queste ore crimini efferati e stragi. Contro la città martire di Bengasi aveva scagliato truppe mercenarie con armi da guerra che hanno sparato su manifestanti inermi e perfino su cortei funebri. Questa ferocia incredibile non è bastata e la rivolta si è estesa alla capitale Tripoli.

Mentre scriviamo, un regime, oppressivo come pochi, si gioca il tutto per tutto: invia i propri aerei da caccia a bombardare i manifestanti! Gheddafi ed il suo gruppo di potere sono mossi da una logica sterminatrice e genocida, in nome della difesa della vita essi vanno fermati immediatamente!

I governi di tutto il mondo, a partire dalla democratica Europa e con l’Italia in testa, hanno finora accennato solo a patetiche dichiarazioni contro “gli eccessi” della repressione. Non possono fermare il loro principale alleato nella guerra contro gli immigrati (che in questi anni ha già provocato ventimila morti in mare) e partner d’affari.

Lo straordinario coraggio e la determinazione delle popolazioni libiche in rivolta per la libertà e la dignità contro l’odiosa dittatura può confidare invece sull’appoggio partecipe dei popoli vicini, che hanno cominciato in questi mesi la rivoluzione araba, e sulla solidarietà e vicinanza umana delle persone comuni che in tutto il mondo hanno a cuore la vita.

L’Italia è uno Stato che ha gravi responsabilità storiche e attuali per le sofferenze del popolo libico. A maggior ragione, in nome della comune umanità che ci affratella, promuoviamo e sosteniamo, ovunque possibile, come oggi a Roma e Milano, iniziative di solidarietà a fianco del popolo libico.
21 febbraio 2011, ore 21 

                      

Ultimo Numero

• n. 302


dal 31 luglio
al 18 settembre 2017

Numeri Precedenti

è uscito
umanesimo
socialista
n.4

us4