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AdessoLaStoria


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solidarietà con la lotta dei giovani e del popolo tunisino

via il regime assassino e corrotto
di Ben Alì

Tunisia la protesta popolare cresce: da Gafsà nel sud, fino dentro la capitale, Tunisi.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che vogliono la libertà, una vita dignitosa, il pane ed un lavoro decente.
La rivolta è cresciuta in questi anni, come la collera della gente. Prima nelle regioni delle miniere, nelle città interne dove la disoccupazione è sempre più alta,  ma è totale

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Tunisia, pane e libertà

abbasso il regime assassino e corrotto
di Ben Alì!

Siamo al fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nella loro lotta per una vita degna. Da circa un mese la Tunisia, ad appena un braccio di mare dalle coste italiane, è percorsa da mobilitazioni in ogni città, anche piccola, della gioventù in lotta per il lavoro e per la libertà. Sin dall’inizio le manifestazioni hanno assunto un profilo drammatico, quando in dicembre un giovane si è dato fuoco per protesta.

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da Tunisi ad Algeri, la protesta si allarga 

Guardiamo con partecipazione, solidarietà e preoccupazione ai giovani che manifestano da Tunisi ad Algeri. Mentre in Tunisia le mobilitazioni cominciate a dicembre non si placano ed anzi cresce il bilancio drammatico delle vittime nei durissimi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, la rivolta investe anche le città e i piccoli centri dell’Algeria. Qui il governo annuncia un passo indietro sull’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità ma allo stesso tempo reprime con durezza i giovani nelle strade: oltre ad alcuni morti, vi sarebbero già un migliaio di arresti, tra cui molti minorenni. La disoccupazione molto alta, le politiche europee di repressione dell’immigrazione e l’impennata dei prezzi dei generi alimentari sono fattori che hanno innescato le mobilitazioni ma la crisi, al di là degli esiti immediati, è più complessiva, investe il piano esistenziale e le prospettive di vita della gioventù, cioè della grande maggioranza della popolazione algerina. Protagonisti sono giovani nati durante la guerra civile dei primi anni Novanta in cui lo scontro tra il terrore di Stato e quello religioso causò oltre 150 mila morti. È molto significativa la diffusione simultanea e spontanea della protesta in tante città; il suo indirizzo, per ora prevalentemente rabbioso e distruttivo, ne restituisce tutta la drammatica problematicità.

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Alessandria d’Egitto, strage in nome di dio

Nella notte di Capodanno, attentatori si sono fatti esplodere in una chiesa copta di Alessandria d’Egitto: 21 morti e circa 100 feriti è il tragico bilancio della strage. Ancora una volta esseri umani inermi sono colpiti cinicamente, come spesso e in molti luoghi purtroppo accade, in nome di un dio diverso da quello che stavano pregando.
Il pensiero di solidarietà e vicinanza va alle persone colpite e ai loro cari. La comunità copta è una folta minoranza in Egitto, ed è già stata vittima di aggressioni e violenze nei mesi precedenti.
Nel mondo in subbuglio, mentre l’umanità vive una grave crisi coscienziale, poteri oppressivi (statali e non) fanno leva sulle appartenenze escludenti – politiche, etniche, religiose – per seminare odio. In questi anni si è mossa guerra in nome di dio ad ogni latitudine: ricordiamo l’Occidente cristiano armato contro i popoli dell’Afghanistan e dell’Irak, i sanguinosi conflitti tra Islam sunnita e sciita, il Sudan sull’orlo dell’esplosione, i reciproci pogrom tra cristiani e musulmani in Nigeria.
Queste ferite tremende sono possibili perchè i messaggi di odio trovano ascolto e si ripropongono anche tra le persone comuni che, non volendo riconoscere i propri simili, negano la propria e l’altrui comune identità umana.
Non è un destino inevitabile. Sottrarsi a queste logiche e pratiche di morte è urgente e possibile; ci riguarda tutti e implica cambiamenti profondi e benefici. Significa partire da ciò che ci accomuna come esseri umani, imparare a riconoscersi nell’altro e nell’altra, alimentare una logica di amicizia e dialogo, costruire accoglienza e solidarietà.
 

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piattaforma dei Comitati Solidali Antirazzisti


approvata dall'assemblea nazionale dei CSA - Roma, 7 febbraio 2010

1. Siamo uniti ed agiamo assieme per affermare il riconoscimento e la difesa della comune umanità di tutte le persone, quale che sia il loro luogo di nascita e provenienza, la loro lingua, condizione sociale, cultura, etnia e credo e status giuridico.


2. Operiamo affinché si sviluppi una solidarietà materiale e morale a tutto campo verso tutti coloro che giungono in questo paese per necessità o costrizione, rispettandoli come persone e chiedendo loro il rispetto verso le altre persone.

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