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AdessoLaStoria


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Una nuova rivoluzione della gente comune albeggia
nei paesi arabi dando speranza in quei luoghi e a noi tutti.
Nel frattempo però milioni di persone,
a causa degli oppressori locali e mondiali,
rischiando la vita come in Libia, sono costretti all'esodo.

 

LA TERRA È DI TUTTI,

NESSUNO È STRANIERO

 

Questo pianeta su cui abitiamo è luogo di tutti e proprietà
di nessuno. Tutti dobbiamo poterci spostare liberamente, tanto più
se siamo costretti a fuggire per salvarci da un massacro come quello inaudito
che sta avvenendo in Libia: in questo caso l’unica vera speranza su
cui poter contare è il soccorso di altri esseri umani.

Ci affacciamo sullo stesso mare, facciamo parte della stessa famiglia
umana, la sorte degli uni è profondamente collegata a quella degli altri.
In nome della comune umanità prepariamoci ad uno sforzo straordinario
di accoglienza solidale.

Gli stati della riva Nord del Mediterraneo, complici del tiranno assassino
Gheddafi e preoccupati solo dei loro sporchi affari, preparano ai profughi
un trattamento disumano: li interneranno, schederanno, dislocheranno,
respingeranno.

Ciò che abbiamo conosciuto e combattuto in questi decenni a fianco delle
persone immigrate si moltiplicherà in un tempo concentrato: perciò è
necessario e urgente moltiplicare l’impegno e gli sforzi di tutti coloro che
sono disposti ad accogliere tutti con solidarietà e generosità, a difenderli
e proteggerli dal cinismo degli stati, e specialmente di quello italiano,
complice del sangue che scorre nelle terre di Libia.

ACCOGLIENZA PER TUTTI!

 

giovedi 24 febbraio 2011

 

Via Aretina, 20 Pontassieve (FI) - Tel./fax 055 8314327
ufficiointernazionale@tin.it - www.socialist-utopia.org
 

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SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA VITA!
BASTA MASSACRI! VIA GHEDDAFI  E IL SUO REGIME ASSASSINO E CORROTTO!
ABBASSO I SUOI COMPLICI ITALIANI !

In questi giorni ed ore drammatiche guardiamo con partecipazione e trepidazione ai nostri fratelli e sorelle libiche, alla loro coraggiosa lotta per la vita e la libertà, agli ostacoli che essa incontra.
Sospinte ed incoraggiate dal vento della rivoluzione araba, grandi maggioranze di popolazione si sono rivoltate contro un potere assassino e corrotto che domina la società da oltre quarant’anni. La repressione durissima e le stragi compiute dai mercenari e dalle truppe fedeli a Gheddafi non ha spezzato la determinazione dei manifestanti nonostante il bagno di sangue. Contro persone inermi e pacifiche sono state utilizzate armi da guerra: ieri a Tripoli l’aviazione militare ha bombardato dal cielo i manifestanti. Nella capitale, a Bengasi, in tutto il paese i morti sono ormai molte centinaia. Una volta di più appare evidente che violenza e caos non vengono dalle sacrosante rivendicazioni dei popoli ma dalla controrivoluzione concentrata nei poteri statali, disposti al massacro pur di preservare i privilegi di odiose minoranze.
Nonostante la violenza scatenata, il regime vacilla. Non è riuscito ad affogare nel sangue la rivolta, non è riuscito a circoscriverla a Bengasi e nella Cirenaica. Essa dilaga anche nella capitale e guadagna la simpatia di settori di base dell’esercito, dove si moltiplicano i casi di fraternizzazione. Di fronte a questa pressione, cominciano a saltare le alleanze su cui si è basato il ferreo controllo della società: settori di vertice dell’esercito si dissociano dalla repressione, capi tribali rompono l’alleanza con il clan di Gheddafi, alcuni diplomatici si schierano apertamente a favore della rivolta. Segnali che indicano chiaramente l’approssimarsi della fine del regime per com’è stato fino ad ora. Segnali che allo stesso tempo evidenziano i pericoli: la rivolta popolare rischia di trasformarsi in guerra civile a causa della disperata violenza del regime e per le pre-esistenti divisioni nella società, alimentate dai diversi gruppi di potere politico-militare. La guerra civile è quanto preannunciato dal figlio del rais nel suo discorso televisivo due giorni fa, in cui ha minacciato decine di migliaia di morti.
Oggi più che mai di fronte al massacro e a questi pericoli il popolo libico ha bisogno della nostra solidarietà, così come noi abbiamo bisogno di imparare dal suo coraggio. Solidarietà a partire dalle popolazioni arabe, protagoniste in questi mesi di lotte e rivolte o, come nel caso egiziano, dei primi passi di una vera e propria rivoluzione. Una solidarietà che può espandersi ulteriormente anche qui, coinvolgendo tutte le comunità arabe, gli immigrati e le comunità di altri paesi, persone di origine italiana, incontrandosi e riconoscendosi nella comune identità umana ed in quella ricerca di miglioramento della vita che ci fa schierare contro il massacro e che ci può unire e accomunare.
Lontanissimi dalla lotta e sofferenza del popolo libico, così come dalla solidarietà umana che sollecita, appaiono i calcoli politici della demo-ipocrita Europa. Né l’UE né suoi singoli Stati faranno nulla per fermare il massacro. Essi sono troppo preoccupati dal vento della rivoluzione che soffia sulle sponde meridionali del Mediterraneo. Hanno a cuore la “stabilità” del terrore e dei loro affari, vedono vacillare un alleato prezioso nella guerra contro gli immigrati a causa della quale giacciono in fondo al mare ventimila fratelli e sorelle africane.
Per queste ed altre ragioni, la solidarietà con il popolo libico acquista un significato speciale in questo paese. Lo Stato Italiano ha enormi responsabilità storiche e attuali per le sofferenze delle popolazioni libiche, dalla guerra coloniale di sterminio cent’anni fa (a proposito di storia dell’unità nazionale) fino all’attuale capo del governo ed ai suoi alleati leghisti. Berlusconi è amico e compare d’affari di un genocida del suo stesso popolo: di fronte a questo, impallidiscono le altre pur gravi e numerose accuse nei suoi confronti. In mezzo ci sono gli accordi firmati dai governi di entrambi gli schieramenti (dunque anche del centrosinistra) in base ai quali l’Italia ha pagato Gheddafi, rafforzandolo nel suo potere, come argine all’immigrazione dall’Africa: fuori dal linguaggio demoipocrita, lo Stato italiano ha pagato Gheddafi come carceriere e torturatore di altri esseri umani “colpevoli” solo di mettersi in viaggio per cercare di migliorare la propria esistenza.
Promuoviamo e partecipiamo, ovunque sia possibile, a iniziative e presidi di solidarietà con il popolo libico per fermare i massacri. Denunciamo gli accordi firmati dallo Stato italiano con Gheddafi, rivendichiamo ed organizziamo l’accoglienza per tutti i profughi e gli immigrati.

22 febbraio 2011 ore 14

 

                          

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BASTA MASSACRI! VIA GHEDDAFI  E IL SUO REGIME ASSASSINO E CORROTTO!
SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA VITA!

Notizie sempre più drammatiche giungono da Tripoli. Il regime assassino di Gheddafi, l’amico intimo di Berlusconi, sta compiendo in queste ore crimini efferati e stragi. Contro la città martire di Bengasi aveva scagliato truppe mercenarie con armi da guerra che hanno sparato su manifestanti inermi e perfino su cortei funebri. Questa ferocia incredibile non è bastata e la rivolta si è estesa alla capitale Tripoli.

Mentre scriviamo, un regime, oppressivo come pochi, si gioca il tutto per tutto: invia i propri aerei da caccia a bombardare i manifestanti! Gheddafi ed il suo gruppo di potere sono mossi da una logica sterminatrice e genocida, in nome della difesa della vita essi vanno fermati immediatamente!

I governi di tutto il mondo, a partire dalla democratica Europa e con l’Italia in testa, hanno finora accennato solo a patetiche dichiarazioni contro “gli eccessi” della repressione. Non possono fermare il loro principale alleato nella guerra contro gli immigrati (che in questi anni ha già provocato ventimila morti in mare) e partner d’affari.

Lo straordinario coraggio e la determinazione delle popolazioni libiche in rivolta per la libertà e la dignità contro l’odiosa dittatura può confidare invece sull’appoggio partecipe dei popoli vicini, che hanno cominciato in questi mesi la rivoluzione araba, e sulla solidarietà e vicinanza umana delle persone comuni che in tutto il mondo hanno a cuore la vita.

L’Italia è uno Stato che ha gravi responsabilità storiche e attuali per le sofferenze del popolo libico. A maggior ragione, in nome della comune umanità che ci affratella, promuoviamo e sosteniamo, ovunque possibile, come oggi a Roma e Milano, iniziative di solidarietà a fianco del popolo libico.
21 febbraio 2011, ore 21 

                      

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solidarietà con le mobilitazioni popolari in Libia

via Gheddafi ed il suo regime assassino
abbasso i suoi complici italiani

La scintilla della rivoluzione araba incendia anche la Libia, da oltre quarant’anni sotto il tallone del feroce regime guidato da Gheddafi. Con grande coraggio, settori crescenti di popolazione manifestano da giorni nonostante una repressione durissima. Le poche notizie che filtrano parlano di oltre 80 morti e dell’impiego dell’esercito, in particolare a Bengasi. Notizie difficili da verificare parlano di spaccature sia tra i militari che ai vertici politici con le dimissioni di alcuni esponenti storici dei “comitati rivoluzionari” che nel 1969 deposero la monarchia.
Il regime libico ha finora svolto una funzione peculiare ed odiosa nel compito (oggi in crisi) di garantire l’ordine in Nord Africa per conto del sistema democratico totalitario. Esso ha imbavagliato ed immiserito la popolazione combinando una ferrea centralizzazione statale con strumentali alleanze con i vecchi poteri locali ed ha sviluppato oltre misura la corruzione, fiorita intorno allo sfruttamento degli immensi giacimenti petroliferi. Allo stesso tempo si è conquistato un ruolo di sfruttatore e carceriere (per conto dell’Europa) di centinaia di migliaia di profughi e di emigranti in transito dal Corno d’Africa o da altre aree del continente.
Lo Stato italiano ha delle enormi responsabilità, storiche ed attuali, dirette ed indirette, di cui oggi il governo è solo l’ultimo protagonista. Dalla guerra di sterminio e di conquista con cui, giusto un secolo fa, l’Italia ha massacrato quasi un decimo dell’intera popolazione, fino ai recenti accordi con cui si consegnano i profughi alle galere libiche; responsabilità che spiegano il silenzio di questi giorni in cui la Farnesina non spreca neppure parole di circostanza contro l’efferata repressione dei manifestanti.
Siamo al fianco dei giovani libici che con coraggio ed ispirandosi ai loro fratelli tunisini ed egiziani hanno ripreso il vento rivoluzionario e di libertà che soffia in tutto il mondo arabo. Nell’esprimere la nostra solidarietà verso le loro aspirazioni e contro la criminale repressione, denunciamo le gravi complicità e gli aiuti al regime dittatoriale portati in questi anni dal governo italiano.

 

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con i profughi tunisini, magrebini, egiziani

accoglienza e solidarietà

Una rivoluzione ha scosso tutto il mondo arabo, abbattendo i rais, portando avanti ideali di libertà e giustizia sociale, a partire dalla Tunisia e dall’Egitto.
Migliaia di persone stanno cercando di cambiare e migliorare i propri paesi. Fra loro vi sono anche alcuni che vogliono muoversi verso l’Italia, la Francia, altri paesi. Il nostro impegno ed il nostro auspicio è accoglierli con dignità ed amicizia. Da una parte all’altra di queste coste si può costruire un ponte di solidarietà e cooperazione. Chi è più fortunato ed ha più possibilità come lo è in generale la popolazione in Italia, può accogliere come fratelli e sorelle chi cerca di migliorare la propria vita, quella dei propri cari e del proprio paese.
Il ministro Maroni, La Lega Nord, ma con loro quasi tutte le forze politiche disegnano scenari

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