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AdessoLaStoria


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stupro a Firenze

a fianco delle due giovani violentate
il nostro impegno per difendere la vita

Coraggio, forza, determinazione dimostrano le due giovane statunitensi denunciando l’ennesimo stupro accaduto a Firenze il 6 settembre. Ci vuole coraggio per denunciare qualsiasi violenza, in questo caso ancora di più data l’identità dei violentatori: due carabinieri. Uscendo dalla discoteca si sono fidate dei due uomini per le divise che portavano. E loro le stuprano. La notizia era partita mettendo in dubbio la testimonianza delle donne come spesso succede. Poi hanno trovato le tracce biologiche e uno dei carabinieri ha ammesso che c’è stato un rapporto ma “consenziente” secondo il classico copione difensivo. Al contrario sotto l’effetto dell’alcool, quelle donne erano ancora più indifese.

La violenza dilaga in mille forme e modi nella decadenza degli stati e delle società. La violenza maschilista e patriarcale ne è un espressione evidente e brutale che mette in pericolo la vita di donne, bimbi e bimbe fino all’assassinio. I poteri oppressivi fanno appello a “preservare la normalità” che non é altro che questa esistenza quotidiana dove la vita non ha alcun valore. Le istituzioni, le democrazie occidentali che chiedono fiducia alle persone comuni (la scuola cui erano iscritte le due donne le aveva avvertite dei pericoli di stupri dicendo di fidarsi solo di carabinieri e poliziotti) sono fondate e intrise di violenza, razzismo, odio. Non ci fidiamo degli stati, delle loro istituzioni e delle sue persone in divisa così come fronteggiamo i peggiori disvalori della “normalità” di cui si fa portatrice la gente comune.

Esprimiamo solidarietà, vicinanza, affetto verso le due giovani che, stanno vivendo un tremendo dramma anche per una fiducia mal riposta verso chi credevano potesse aiutarle. Vogliamo valorizzare il loro protagonismo nel denunciare l’accaduto come tante altre che quotidianamente reagiscono contro la violenza maschilista e patriarcale.
Pensiamo sia fondamentale fare attenzione e non delegare la nostra sicurezza e benessere. Per questo abbiamo dato vita in tante città, anche a Firenze, ai collettivi Dipende da Noi Donne, spazi di conoscenza, libertà, sorellanza dove esprimere i nostri migliori sentimenti e idee, dove pensare assieme la libertà che vogliamo e allo stesso tempo proteggerci e sentirci più sicure, impegnarci insieme per difendere la vita che é sempre più a rischio.

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Napoli, solidarietà con la lotta dei rom di Scampia

per il diritto all’abitare

Domenica 27 agosto, un incendio è divampato nel campo rom di Cupa Perillo, nel quartiere Scampia. Circa trenta persone hanno perso la casa.
Come causa dell’incendio, si ipotizza sia la colpa grave di un abitante del luogo, sia che si sia trattato di un incendio di natura dolosa, per affrettare lo sgombero dei rom: in tal senso si sono espressi Domenico Pizzuti, sacerdote da anni schierato a fianco dei rom, e il sindaco De Magistris.
Numerosi politici locali, a cominciare dal governatore della Campania, De Luca, invece di solidarizzare con le vittime dell’incendio, hanno invocato lo sgombero degli abitanti. Addirittura, giornalisti locali, e alcuni residenti del quartiere, sostengono che i rom avrebbero dato fuoco alle proprie case...
In realtà, è stato grazie agli stessi rom, e alle persone solidali che li hanno aiutati a contenere le fiamme, che l'incendio non ha avuto conseguenze peggiori: infatti, da più testimonianze risulta che i vigili del fuoco della vicina stazione sono intervenuti ore dopo che erano stati chiamati.
Ancora una volta, i politici e la gente peggiore antepongono convenienze economiche e meschinità alla vita delle persone.
Quella del campo di Cupa Perillo è una comunità che vive nella zona ormai da decenni. Molti sono nati in Italia, e i bambini vanno regolarmente a scuola. Il campo in cui risiedono, però, è in una situazione di profondo degrado. Da anni, ormai, le istituzioni sono state incapaci di fornire alle persone rom di Scampia soluzioni abitative degne, a norma, e soprattutto rispettose delle volontà e delle esigenze dei diretti interessati.
Questo incendio interviene in un momento in cui la comunità è sotto attacco: la Procura della Repubblica di Napoli ha ordinato il sequestro e lo sgombero del campo per la data dell’11 settembre. Ai rom di Scampia non è stata fornita alcuna alternativa, nessun posto dove andare.
Già da un mese, una rete di associazioni locali, a cominciare da “Chi rom e chi no”, si è costituita in comitato assieme ai rom per chiedere al Comune di Napoli di assumersi la responsabilità di reperire delle soluzioni abitative, ha lanciato una mobilitazione e ha presentato una petizione con delle proposte.
Sono persone coraggiose, che non si sono lasciate intimidire dai balordi che, in continuazione, anche di notte, passano in moto e in auto fuori dal campo urlando “vi bruceremo tutti!”
Martedì 29 agosto, si è tenuta un’assemblea di questo Comitato “Abitare Cupa Perillo”, che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, in maggioranza rom, prevalentemente donne. Assieme ai rom di Scampia (prevalentemente serbi), c’era una delegazione dei rom rumeni sgomberati mesi fa da via Gianturco, a Napoli; erano presenti numerose altre associazioni, compresi rappresentanti dei comitati di Italiani che lottano anch’essi per la casa, come i comitati delle “Vele” di Scampia, o quelli dei Quartieri Spagnoli.
L’assemblea ha ribadito la propria lotta dal basso, in nome di un diritto comune ad un abitare dignitoso, in nome di una comune umanità, senza discriminazioni, e ha rinnovato l’appello alla unità tra italiani e rom. “Nessuno escluso!” è il loro slogan.
L’assemblea ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti per gli incendi e le intimidazioni, e di indire nuove riunioni nei prossimi giorni per continuare le mobilitazioni.
Siamo intervenuti in assemblea come La Comune, portando la nostra solidarietà alla lotta, sottolineando il valore dell’unità in una visione più d’assieme, e invitando a unirsi a noi e partecipare alla manifestazione nazionale del 7 Ottobre a Roma, per l’accoglienza per tutte e tutti.

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Roma

l'applicazione del decreto Minniti,

un’altra faccia della guerra agli immigrati

La violenta carica della polizia avvenuta a Roma il 24 agosto scorso ai danni di un centinaio di donne, bambini e uomini profughi in maggioranza eritrei, testimoniata da immagini inequivocabili, è una ulteriore grave e pericolosa espressione di una disumana e inaccettabile guerra alla vita delle persone che cercano rifugio attraversando o restando in questo paese.
È in primo luogo la dignità e la vita di queste persone ad essere colpita duramente, lo testimonia l’intera vicenda. Il 19 agosto il palazzo ex sede dell’Ispra (Istituto Superiore per la ricerca ambientale) nelle vicinanze della Stazione Termini, abitato da circa 250 famiglie da oltre 4 anni, viene sgomberato con modalità particolarmente aggressive: alle prime luci dell’alba, senza preavviso, 500 agenti bloccano tutte le vie d’accesso, irrompono nel palazzo e, a cominciare dai piani superiori, intimano alle persone di prendere le proprie cose ed uscire. La gente viene fatte salire sui pullman e portate in questura per il controllo dei documenti. L’operazione dura diverse ore al termine delle quali gli occupanti vengono tutti rilasciati perché in possesso del regolare permesso di soggiorno e in maggioranza titolari dello status di profugo. È stato concesso solo alle famiglie con bimbi di restare per qualche giorno nel palazzo, agli altri è stato intimato di andare fuori. Ecco perché per alcuni giorni centinaia di loro si sono accampate nei giardini della piazza antistante. Nell’immediato non sembra sia stata offerta alle famiglie un'alternativa credibile, che non fosse una deportazione sotto mentite spoglie, la cui responsabilità è della Giunta Raggi che ha così ulteriormente svelato il suo volto razzista. Da alcune dichiarazioni emerge che le persone abbiano legittimamente rifiutato proposte (peraltro presentate a sgombero effettuato) ritenute lesive della propria dignità, soprattutto perché avrebbero comportato lo smembramento di intere famiglie.
 Il 24 mattina la piazza viene sgomberata per ordine della prefettura con modalità violente e che abbiamo visto compresa la frase irripetibile del poliziotto razzista applaudito dal barbaro fascistoide Salvini. Esprimiamo solidarietà ai 13 feriti, siamo accanto alle donne e ai bambini terrorizzati dalla violenza della polizia. Questa situazione ha contribuito ad esasperare una dinamica estrema, ma ciò non giustifica i comportamenti di alcuni immigrati che hanno intrapreso azioni pericolose che avrebbero potuto avere conseguenze molto gravi che condanniamo fermamente anche perché controproducenti
In questa decadenza terribile che sta vedendo un pericoloso dilagare del razzismo bellico degli Stati che, come in Italia con il decreto Minniti, si attrezzano a respingere in mare donne, bimbi e uomini, gente in cerca di salvezza, impedendo alle Ong più oneste di salvare quante più vite possibili da naufragi letali, e del razzismo altrettanto pericoloso tra le persone, è l’umanità ad essere attaccata. Quella di chi cerca di vivere meglio fuggendo a tragedie più grandi ed inseparabilmente la nostra.
 In questa decadenza terribile è possibile scegliere un posizionamento differente, animando una reazione positiva e solidale e una lotta senza quartiere al razzismo e neofascismo insorgente in ragione di un principio di vivibilità elementare che ci chiama alla accoglienza umana in primo luogo.
Siamo impegnati da diversi mesi a promuovere una manifestazione il 7 ottobre per la pace e la libertà del popolo siriano, per l’accoglienza, contro le destre xenofobe e razziste e il decreto Minniti, per la solidarietà con le ONG insieme a diverse associazioni , con maggiore coerenza e coraggio vogliamo che sia un’occasione di espressione ed unione di tutte le persone e le associazioni che hanno a cuore la vita e quindi l’accoglienza per tutte e tutti.

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terremoto a Ischia

responsabilità e inerzie

Un terremoto di magnitudo 4.0 ieri sera alle 20.57 ha colpito Ischia con ipocentro a Casamicciola. Dopo la prima scossa c’è stato un black out. Due donne morte, 39 i feriti, almeno 2.600 gli sfollati, circa 1.000 i turisti che hanno sinora abbandonato l’isola. Alle vittime e ai loro cari va la nostra solidarietà.
Il bilancio delle vittime è contenuto anche perché molta gente si è messa al  riparo e si è aiutata. Così ha fatto Ciro, un bambino di 11 anni: ha messo al riparo sé stesso e suo fratello Mattia sotto il letto di casa. Rimasti sotto le macerie, sono poi stati estratti vivi (insieme all’altro fratellino di pochi mesi) dai soccorsi. Pronta la solidarietà di tanta gente come quella del personale ospedaliero in pensione che ha offerto il proprio aiuto volontario nell’ospedale dell’isola. Secondo molte dichiarazioni ufficiali e quelle di opinionisti ed esperti, la causa principale dei crolli sarebbe da attribuire all’abusivismo edilizio che porta a costruire senza criteri e in luoghi non edificabili anche per ragioni sismiche. Questo è un motivo autentico ma parziale che rischia di dissolvere le colpe dei principali responsabili. Se è vero che ad Ischia e in Campania, zona vulcanica e altamente sismica, si è costruito in modo dissennato, tanto che ci sono abitazioni sulle pendici del Vesuvio, è altresì vero che molte delle abitazioni crollate in questo terremoto  erano “legali”, tra cui una chiesa, i cui calcinacci crollati hanno ucciso una persona. La questione dirimente allora è come si fa opera di prevenzione attraverso la manutenzione delle abitazioni e la costruzione secondo criteri antisismici mettendo al centro la sicurezza della vita delle persone. Al contrario, come ha dichiarato il procuratore aggiunto di Napoli Aldo De Chiara, molte case sono state costruite con cemento impoverito.
Non si trae nessuna lezione dal terremoto del 1883 che distrusse Casamicciola e gran parte dell’isola causando 2.323 morti, né dal terremoto dell’Irpinia del 1980, di quello dell’Aquila del 2009 o di Amatrice appena l’anno scorso per fare solo alcuni esempi. Politici, imprenditori e proprietari di abitazioni senza scrupoli, approfittano di un certo fatalismo e della acquiescenza e inerzia di tanti nell’affrontare il rischio sismico, per realizzare i loro meschini interessi politici ed economici.

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Barcellona sotto attacco

Difendersi dal terrorismo sanguinario e dalle complicità degli Stati

Il terrorismo vigliacco e assassino, dopo l’attentato in Burkina Faso, ha colpito ancora facendo strage a Barcellona. Secondo le ultime informazioni ci sono 14 vittime e molte decine di feriti. A loro, ai familiari, agli amici esprimiamo la nostra sentita solidarietà.Ad agire, a differenza di altri casi, sembra sia stata una cellula organizzata che ha pianificato l’attacco. La strage è stata rivendicata dai neonazisti dell’Isis che mentre continuano a perdere terreno sul piano militare in Siria e in Iraq – aspetto importante che viene spesso colpevolmente sottaciuto dai media – reagiscono a tutto ciò con maggiore accanimento diffondendo terrore e morte. Il mostro nazijadista recluta i propri aguzzini tra frustrati, disperati e criminali che proliferano nella disgregazione delle “opulente” società occidentali, dove dilaga la prepotenza, il razzismo, la violenza diffusa che colpisce anzitutto donne e bimbi.
Non esistono luoghi sicuri per nessuno di noi. Ancora una volta come negli attentati recenti è bastato un furgone per compiere una strage di persone inermi e innocenti.
Ma la facilità con cui il terrorismo vigliacco continua a colpire nelle strade, nei mercati, nei luoghi affollati, deve farci riflettere. Anche a Barcellona si conferma che non c’è stata nessuna prevenzione nonostante si sapesse che era una città a rischio. I terroristi sono entrati nelle Ramblas colme di persone con un furgone a tutta velocità senza che ci fosse un minino di barriera protettiva e di vigilanza.
Mentre è ancora in corso la caccia agli assassini le autorità statali hanno irresponsabilmente convocato a Barcellona una manifestazione all’insegna del “ritorno alla normalità” e per “sconfiggere la paura”, invitando a continuare a vivere esattamente come prima. Il coro sul ritorno alla normalità che si rinnova dopo questa ennesima strage è sconcertante, favorisce l’incomprensione della realtà e ci espone ancora di più ai pericoli. Non si vuole riconoscere che la normalità è finita, che la vita quotidiana è già cambiata per tutti noi. I media amplificano questo messaggio accompagnandolo da un’eclatante e pericolosa disinformazione.
Gli Stati antepongono alla difesa della vita delle persone i loro grevi interessi, tra cui gli affari e i profitti che devono continuare ad ogni costo. Prima, durante e dopo ogni attentato è evidente il disinteresse statale per la difesa della vita delle persone. In questo senso gli Stati non solo non ci difendono, ma sono fattualmente complici di questa spirale di violenza e di morte. D’altra parte, nell’arco delle forze politiche si fa sempre più strada la tipica menzogna delle destre di associare la crescita del terrorismo ai flussi migratori, alimentando razzismo e falsificando la realtà.
C’è bisogno di reagire senza delegare alle istituzioni statali la difesa della vita. C’è bisogno di assumere coscienza dei pericoli che stiamo correndo, di costruire conoscenza e solidarietà tra le persone imparando ad unirsi, ma anche ad isolare e contrastare assieme i criminali e i violenti. Riconoscere che abbiamo di fronte nemici vigliacchi pronti a colpire anche con mezzi rudimentali deve alimentare la nostra capacità di fare attenzione, di guardarci attorno, di evitare luoghi affollati e situazioni potenzialmente pericolose.
Tutto ciò per noi umanisti socialisti avvalora una nuova riflessione sulla vita e sull’impegno a difenderla meglio. Questo impegno complessivo per un’alternativa di vita è intimamente legato a quello contro il terrorismo e la logica di uccidibilità degli Stati per costruire solidarietà e accoglienza contro il razzismo e il diffondersi della violenza dilagante. Su queste basi proponiamo di reagire e unirsi verso la manifestazione nazionale del 7 ottobre a Roma.

18 agosto 2017, ore 17   

 

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