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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
                                       abbiamo raccolto

                               389.128 euro

 


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Al fianco della popolazione algerina

Ieri, 8 marzo, centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Algeri, di Orano, di Costantina. Nella capitale i mezzi di trasporto sono fermi e chi è partito dai quartieri periferici ha dovuto camminare a lungo per unirsi ai manifestanti che, sfidando la paura della repressione cantano: “Il popolo non vuole né Bouteflika né suo fratello Said”, “Dignità”, “Libertà”, “No al quinto mandato presidenziale”. È un’onda potente e commovente che sembra raccogliere il testimone delle rivoluzioni del 2011 in Egitto e Siria nonostante tutta la violenza e la guerra con cui queste sono state soffocate.

A lungo il popolo algerino è rimasto in silenzio: non solo gli esempi più recenti delle sconfitte nei paesi vicini, ma soprattutto le ferite che hanno insanguinato il paese negli anni Novanta – la terribile guerra civile – hanno svolto il ruolo di monito e di ricatto con cui il regime ha allontanato ogni cambiamento per rimanere aggrappato al potere.

Ora sta succedendo qualcosa di nuovo e le foto di ieri sono eloquenti: giovani, anziani, tantissime donne. Uno striscione recita: “Non si può liberare il paese se non si libera la donna”. Intervistate, persone comuni ci offrono gemme di speranza: “Non mi sono mai sentito libero come oggi”, “Siamo la storia in cammino”. C’è anche Djamila Bouhired, eroina della battaglia di Algeri che la Francia condannò a morte all’epoca della guerra di liberazione. La sua presenza in piazza sancisce la perdita di autorità morale di un regime che si vuole erede e continuatore di quella stagione.

Le opposizioni ufficiali sono divise e spiazzate dagli avvenimenti; il regime tergiversa ma è pericolosamente avvezzo alla più dura repressione. I pericoli sono tanti, incluso internazionali, poiché i partner del regime (Francia e Italia in testa) sono interessati a mantenere la stabilità a tutti i costi. Ogni sviluppo è possibile.

Siamo al fianco della gente comune che ha cominciato a mobilitarsi in Algeria, cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Ci impegniamo a conoscere e a far conoscere la loro lotta, a sostenerla, a trarne lezioni e a diffonderle.

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legittima difesa ovvero licenza di uccidere

La proposta di legge due giorni fa approvata alla camera e che adesso passerà al vaglio del senato, ha apportato modifiche rilevanti all'articolo 52 del Codice penale che disciplina la legittima difesa, prevedendo una vera e propria licenza di uccidere.
La proporzionalità tra offesa e difesa si ritiene sempre sussistente. Ciò significa che se entra un ladro a casa mia o nel mio negozio, intimandomi di stare fermo mentre mi punta una pistola (offesa), io sarò sempre legittimato a difendermi sparandogli direttamente (difesa).   
Si introduce la presunzione secondo cui è sempre legittima la difesa di colui che, trovandosi nel proprio o altrui domicilio, utilizzi un'arma per respingere un'intrusione realizzata con violenza (intendendosi per tale anche solo il fatto che il ladro sfondi una finestra per entrare, visto che difficilmente suonerà alla porta, ovvero rompa degli oggetti o dia uno schiaffo a qualcuno per irretirlo) o minaccia (è sufficiente che l'intruso dica: “fermo o ti ammazzo!”) .  
Ancora, non sarà punibile chi, trovandosi in condizione di grave turbamento (cioè sempre, visto che naturalmente se entra un estraneo a casa mia, di notte, in presenza di bambini, proverò paura per me e gli altri) o in condizione di minorata difesa a causa della situazione di pericolo ( e qui possono rientrare ipotesi di ogni genere), faccia uso di un'arma per salvaguardare se stesso o altri.
Sul piano giudiziario concreto, poi, le cose potranno essere più articolate poiché, in ogni caso, il giudice dovrà accertare se vi è stata proporzionalità tra offesa e difesa; dovendo verificare se la condotta del ladro è stata minacciosa e violenta al punto tale da giustificare il ricorso all'uso di un'arma. Perciò, in ogni caso, chi dovesse sparare a un ladro mentre fugge senza essere armato subirà un processo per omicidio volontario.
Nel frattempo, però, al di là di quanto poi sarà accertato dai Tribunali nei singoli processi, questa proposta di legge incita chiaramente le persone all'uso delle armi e all'omicidio anche solo per difendere le proprie "cose".
E ciò nonostante il fatto che in Italia ci sia stato negli anni un calo costante di rapine e omicidi (vedi rapporto Censis). Quello a cui guarda Salvini, però, è il fatto che, sempre secondo il rapporto del Censis, sono in aumento le persone che vogliono avere un'arma in casa per sentirsi più sicuri.
Con questa legge Salvini risponde, come suo solito, al bisogno di sicurezza delle persone alimentando l'odio e l'esercizio della violenza che, appunto, adesso diventa sempre legittimo.

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i Giovani della Lega Salvini Premier di Crotone contro la libertà delle donne

In una società nella quale tantissime donne ogni giorno vengono uccise o subiscono violenza da parte di uomini che non tollerano la loro libertà, questi  giovani patriarchi arrabbiati hanno pubblicato un manifesto intitolato “Chi offende la dignità delle donne?” nel quale sostengono che “offende la libertà delle donne chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna e che suscita un atteggiamento di lotta e rancoroso nei confronti dell’uomo”. Palese il rovesciamento della realtà da parte di coloro che pensano che le donne abbiano una fondamentale “missione per la sopravvivenza della nostra nazione” ovvero essere brave mogliettine asservite che generano la nuova prole pura e italiana e a partire da questo difendono i ruoli, non i generi. Per noi difendere l’evidente esistenza dei generi significa difendere con ancora più forza la libertà delle donne come libertà di tutti: due generi e miliardi di interpretazioni contro i ruoli patriarcali che ci vorrebbero succubi del patriarcato. Da questo punto di vista reazionario nel  manifesto citato attaccano l’utero in affitto, che noi invece critichiamo in difesa della libertà di scelta delle donne  perché la capacità di generare non si può affittare. Evidentemente spaventati dalla forza con la quale migliaia di donne nel mondo affermano la loro libertà nelle piazze e nella vita scuotendo le società patriarcali, cercano di promuovere  un presunto “ruolo naturale della donna” contro il quale hanno lottato generazioni di donne e contro il quale lottiamo tutt’ora ogni giorno.

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sgombero di San Ferdinando

salvini calpesta la dignità degli immigrati

Posti come la baraccopoli di San Ferdinando (RC) non dovrebbero esistere, per il loro concentrato di oppressione, di sfruttamento, di degrado e di umiliazione. Questo dovrebbe motivarne la chiusura: restituire finalmente dignità e giustizia alle persone che indegnamente sono costrette a viverci e, spesso, anche, a morirci come è successo pochi mesi fa a Moussa Ba, l'ultima delle tre vittime avvenute tutte a causa di roghi nella baraccopoli. Non sono queste, però, le ragioni del Ministro dell'Interno, che oggi ha dato inizio allo sgombero della tendopoli dove si trovavano accampati poco più di 600 immigrati. Alla stragrande maggioranza di loro, purtroppo, non è stata offerta nessuna alternativa di accoglienza. Questa è la sicurezza voluta da Salvini, quella padronale e razzista che sfrutta il lavoro a basso costo degli immigrati e poi con arroganza li ributta per strada: merce da rendere disponibile ad ulteriore sfruttamento. Non ci si poteva aspettare che l'ennesima dimostrazione di disumanità da parte del ministro fascio leghista che, anche dinanzi alla palese violazione di ogni elementare diritto umano, accusa del degrado gli immigrati e li tratta come delinquenti. Ma a questa falsa e disumana rappresentazione della realtà tanta gente comincia a reagire, come chi lo scorso sabato ha manifestato a Milano. Un risveglio solidale importate che ha bisogno di essere sostenuto e incoraggiato per contrastare la deriva razzista che Salvini incarna e sollecita.

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in ricordo di Idy Diene

uniti e solidali contro il razzismo e il governo

Un anno fa Idy Diene veniva ucciso a Firenze dall’odio razzista per mano di Roberto Pirrone.
Pochi giorni dopo migliaia di persone di ogni provenienza reagirono con una importante manifestazione pacifica e combattiva, come accadde nel 2011 dopo l’uccisione di Mor e Modou.
Ad un anno di distanza l’impegno per affermare la solidarietà umana contro ogni razzismo è ancora più urgente. Anche se spesso taciuti dai media, sono vari gli esempi da valorizzare: dalla gente che a Melegnano ha reagito numerosa alle minacce razziste e fasciste contro un giovane senegalese, fino alla reazione di bimbi e genitori all’odiosa discriminazione verso due bambini nigeriani da parte del loro maestro in una scuola di Foligno. Questi ed altri esempi ci dicono che la solidarietà è urgente e benefica: per chi la riceve e per chi la esprime. Un primo passo per ri-scoprire ed affermare nelle relazioni e nei contesti quotidiani la nostra migliore umanità.
La solidarietà è la prima straordinaria risorsa a nostra disposizione per unirci, per fronteggiare la disgregazione di una società malata e porre così un argine all’odio e alla violenza che crescono a dismisura: verso gli immigrati, le donne, i bimbi, le persone diversamente abili, gli indifesi.
Questa decadenza fortemente segnata da un razzismo fascistoide è alimentata come mai prima dal governo fascio-leghista e penta-stellato. Sono i primi responsabili, Salvini in testa, dell’estendersi dell’odio razzista con la loro criminale attività legislativa e propagandistica.
I governi precedenti hanno certamente aperto loro la strada, ma la minaccia rappresentata dall’attuale esecutivo va combattuta riconoscendone la reale portata.
La manifestazione nazionale del 10 novembre scorso a Roma è stata una prima fondamentale reazione, che ha visto unirsi centinaia di associazioni e decine di migliaia di persone. Soprattutto ha contribuito a riaccendere l’attività solidale e ad avviare un percorso unitario per la costruzione un Forum nazionale solidale e antirazzista.
Sulla base di queste ragioni ci impegniamo a contribuire allo sviluppo di un impegno solidale quanto mai urgente e necessario per fronteggiare ogni razzismo, il governo e la minaccia dell’estrema destra neo-fascista.

MARTEDI’ 5 MARZO
ORE 19 VIA CURTATONE-ANGOLO VIA IL PRATO - FIRENZE

Ultimo Numero

 • n. 332


dal 4 al 18 marzo 2019


è uscito
umanesimo
socialista
n.5

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