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AdessoLaStoria


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Siria

guerra e terrore contro la gente comune

I bambini e le bambine e tutta la nostra gente in Siria sono vittime di un’infernale spirale di terrore e guerra, sottoposti a sofferenze inaudite. Dopo l’ennesima feroce strage perpetrata da Bashar al Assad, che ha usato armi chimiche contro persone inermi, c’è stato il bombardamento ordinato dal reazionario Trump contro una base militare siriana. L’intervento di Trump non c’entra nulla con la difesa della martoriata popolazione siriana, né con la possibilità di mettere fine alle guerre in Siria, dove diversi nemici dell’umanità, da anni, si alleano e si scontrano per affermare i propri interessi di spartizione nella zona. L’azione bellica di Trump risponde a questi stessi intenti reazionari ed esprime le dinamiche irrazionali e incontrollate della politica. Basti pensare che fino a qualche giorno fa Trump ha usato parole di apprezzamento verso il satrapo Putin, principale sostenitore del dittatore di Damasco. Siamo di fronte ad una dinamica bellica e di terrore fuori controllo e in espansione, che colpisce ulteriormente le popolazioni della zona e ci minaccia tutti.
 
All’origine di questa tragedia c’è la guerra scatenata da Assad sei anni fa contro la straordinaria rivoluzione della gente comune che, affermando pacificazione, voleva cacciarlo. L’inaudita violenza con cui è stata sconfitta la rivoluzione ha alimentato nuovi mostri, come i neonazisti dell’Isis che si sono aggiunti al terrore di Assad. Centinaia di migliaia sono le vittime, milioni i bambini, le donne, gli uomini che stanno fuggendo da questo inferno.
Gli Stati democratici hanno lasciato fare ed hanno chiuso le loro frontiere a chi fuggiva, mentre Putin continuava a foraggiare e sostenere direttamente Assad. La Siria e l’Iraq sono così diventati il regno dei signori della guerra. L’attuale ritirata dell’Isis non è più frutto dell’azione delle resistenze popolari, che sono state messe in un angolo o si sono sottomesse, ma ormai di contendenti tutti di segno reazionario.
Le guerre in atto, il diffondersi della violenza e del terrorismo sono una minaccia crescente ed agente per tutti.

Per questo facciamo appello a tutti i pacifisti, alle persone solidali e di buona volontà a mobilitarsi e ad unirsi costruendo pacificazione e accoglienza per tutti i profughi, contro questa spirale di guerra, terrore, divisioni ed odio.

A fianco della gente comune in Sirialogo corrente_col
Mobilitiamoci per la pacificazione e la vivibilità
Contro Trump, Putin, Assad mostri gemelli

 

 

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scarica qui il volantino impaginato

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nuovo massacro a Idlib in Siria

un popolo sotto attacco

Sono ormai più di settanta – ma il tragico bilancio è destinato a salire – le vittime dell’attacco con armi chimiche portato ieri a Idlib, in Siria, dall’aviazione del boia Bashar al Assad. Si tratta per lo più di bambini e donne, uccisi con bombe al Sarin o dai successivi bombardamenti sugli ospedali. È l’ennesima dimostrazione dell’intento genocida del macellaio di Damasco contro il suo popolo. Un massacro iniziato oramai sei anni fa, contro la straordinaria esperienza della rivoluzione siriana, e che si è ulteriormente complicato con la macabra discesa in campo delle formazioni nazijihadiste, Isis e Al Qaeda in primis.
La martoriata gente di Siria –  4 milioni di persone profughe all’estero, 7 milioni sfollate nel paese – stretta nella morsa terribile di diversi terrorismi assassini, continua a soffrire ogni giorno drammi inenarrabili, con la complicità delle potenze coinvolte nella guerra. La Russia che esplicitamente difende il massacratore e gli si affianca nelle azioni militari, gli Usa che si tacciono e nei fatti si accodano a Putin, la Turchia che conduce la sua personale guerra contro la minoranza curda. Mentre l’Isis continua a soggiogare e schiacciare milioni di persone.
Per questo, oggi più che mai, è urgente ribadire l’importanza dell’accoglienza per chi arriva nel nostro paese e in Europa, fuggendo da questa guerra. Un’umanità in cammino in cerca di futuro chiede di essere accolta: è un nostro impegno concreto acccoglierla.

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il patriarcato prolifera sul web

unirsi tra donne contro la violenza

Chiacago, 21 marzo. Una ragazza di 15 anni, viene sequestrata per due giorni, torturata, stuprata da un branco di sei coetanei, che trasmettono la violenza in diretta su Facebook. Sono circa 40 le persone che assistono alla violenza via streaming, complici vigliacchi della rete. Solo uno di loro, per altro giovanissimo, dopo aver riconosciuto la ragazza, sceglie di avvertire la polizia e la famiglia della giovane donna, salvandole la vita. Le immagini sono state rimosse dal social network solo dopo che la polizia ha contattato direttamente Facebook. Ad oggi, la polizia è riuscita ad arrestare uno degli stupratori, di soli 14 anni.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a questa ragazza, vittima della ferocia patriarcale, incarnata da un branco di giovanissimi uomini. La brutale vicenda, già drammatica in sé, si aggrava grazie all’uso delle tecnologie digitali, che permette di ampliare l’agire del branco: fatto da stupratori concreti affiancati da quelli potenziali, uomini che da spettatori ne diventano complici. In rete, ancora una volta, sono le donne ad essere attaccate, umiliate, denigrate. Infatti il web facilita e amplifica il patriarcato, potendo reclutare in ogni parte del mondo uomini che con un solo click possono scagliarsi contro le donne, certi della loro impunità. E non ci stupisce che questo avvenga tramite strumenti che non solo sono adatti all’ uso, ma che fin dall’origine sono stati creati per questo uso. Facebook, infatti, nasce per spiare le donne e scambiarsi le foto e informazioni su di loro.
Per migliorare la vita delle donne e di tutti, possiamo sottrarci dalla violenza del patriarcato: in famiglia, per strada, e nel web. Possiamo imparare come donne a difenderci e tutelarci, per esempio stando fuori dai social. Possiamo unirci felicemente tra donne per impegnarci per la libertà, lottando coraggiosamente contro la violenza, dando vita a collettivi “Dipende da noi donne”, per costruire reti di relazioni improntate dal protagonismo di ciascuna e dalla solidarietà, baluardo di autodifesa.

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londracatenaumana

dalle donne di Londra un messaggio di speranza contro il terrorismo

A Londra, domenica 26 marzo, un centinaio di donne si sono incontrate a Westminster Bridge dove hanno formato una catena umana contro il terrorismo e in solidarietà con le vittime dall'attentato del 22. L'iniziativa è stata lanciata da Women's March on London, gruppo che fa riferimento a Women's March Washington, la realtà che il 21 gennaio scorso ha mobilitato, insieme ad altre associazioni, centinaia di migliaia di donne negli Usa. In questo caso non era la partecipazione massiva l'obbiettivo primario delle promotrici (l'iniziativa era stata organizzata attraverso una mail indirizzata alle sole iscritte alla mailing list), ma piuttosto rendere evidente un gesto ricco di significati e potenzialmente di promesse: una catena di donne (e alcuni uomini) di diversi credo – molte musulmane–, generazioni e provenienze, strette per mano e unite in difesa della vita e contro ogni terrorismo, come si evince dalle loro parole: "è importante affermare che il terrore non ci sconfiggerà e non ci dividerà, e portare rispetto per coloro che sono morti" . "La reazione del paese dopo mercoledì è stata incredibile. Le persone hanno rifiutato l'odio e la divisione, questo ci consegna un messaggio positivo: abbiamo bisogno di dialogare di più, non di meno. Ciò che è accaduto mercoledì è terribile e tragico, ma non lasceremo che sia ciò a definire le nostre relazioni, possiamo essere superiori a questo."

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l'ennesima vergognosa sentenza

solidarietà con Laura

contro la violenza maschilista e patriarcale


Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza a Laura (nome di fantasia) che con coraggio ha denunciato il suo stupratore. La giudice Diamante Minucci del tribunale di Torino, non le ha creduto, ha assolto l'uomo responsabile delle violenze e inoltre l'ha accusata di calunnia.
Laura lavora alla Croce Rossa di Torino e nel 2011 denuncia il suo responsabile per violenza sessuale. La polizia indaga e riprende con telecamere nascoste gli atteggiamenti molesti e aggressivi del suo responsabile sul posto di lavoro. Comincia il processo che si è concluso pochi giorni fa con una sentenza vergognosa per Laura e per tutte le donne: la violenza non sussiste perché lei avrebbe detto “solo” no basta più volte, non ha gridato e non ha chiesto aiuto. Inoltre secondo il giudice la donna esprime “ scarsa emotività di fronte all'abuso subito”. Anche le violenze subite in famiglia anni prima da Laura, vengono usate contro di lei. Queste motivazioni sono sufficienti ad assolvere l'uomo che ripetutamente l'ha molestata, palpeggiata e violentata, con la minaccia di peggiorare le sue condizioni di lavoro se non avesse accettato.
Siamo vicine a Laura e a tutte le donne che come lei scelgono di denunciare la violenza maschilista e patriarcale, ma che non trovano risposta in una giustizia che troppo spesso lascia impuniti gli stupratori e condanna le donne che scelgono di reagire. Condividiamo la forza e la determinazione della sua avvocatessa che non si ferma di fronte a questa sentenza e che le dice “ io combatterò fino alla fine”. E' sostenuta dai suoi colleghi di Croce Rossa che non l'hanno mai lasciata sola durante il processo, dalla solidarietà e l'aiuto offerto da D.i.Re, la rete nazionale dei centri antiviolenza.
Siamo ancora più convinte che per fronteggiare la violenza e i femminicidi che colpiscono tante donne sia fondamentale unirsi e costruire relazioni di solidarietà, vicinanza, mutuo aiuto.
Dopo il 26 novembre come donne de La Comune ci stiamo impegnando per costruire collettivi Dipende Da noi Donne in tante città, come spazi comuni di libertà, di protagonismo, in cui nessuna si senta più sola nel contrastare e fermare la violenza, dove poter cominciare a cambiare in meglio la vita per noi donne e per l'umanità, cominciando a cambiare le relazioni.
Uniamoci perché il coraggio e il bisogno di giustizia che Laura ha espresso, diventi un motivo comune di impegno per essere libere assieme.

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