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AdessoLaStoria


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doppio attentato a Teheran

terrorismo bellico nella capitale iraniana

Continua l’ininterrotta scia di attentati che in tutto il mondo colpisce persone spesso inermi; oggi è accaduto nella capitale iraniana, teatro di un doppio attacco terroristico in due luoghi di Teheran altamente simbolici per il potere: il Parlamento e il mausoleo di Khomeini. I morti sono almeno 12, decine i feriti. Tra le notizie, ancora parziali, vi è quella della rivendicazione da parte dello Stato islamico. Per quanto si sa su dinamica, obbiettivi scelti, presenza di almeno due gruppi di fuoco, appare evidente trattarsi di una espressione del terrorismo bellico che ha già colpito in altre occasioni.
La scelta di Teheran aggrava il già tragico bilancio. In Iran il recente verdetto delle urne ha dichiarato una netta sconfitta dei candidati più reazionari del regime: riflesso elettorale di un diffuso e al contempo vago anelito di libertà. Anche contro di essa esplodono le bombe di oggi.
Soprattutto, però, gli attentati rinfocolano i numerosi scenari di guerra che insanguinano il Vicino oriente. L’Iran, infatti, è una potenza impegnata sul campo in Siria – al fianco di Assad, massacratore del suo stesso popolo – e dietro le quinte in numerosi altri conflitti latenti o conclamati (come in Yemen). La tragedia odierna non può che rinfocolare la fitna, il secolare scontro, riveduto e corretto, che contrappone paesi di cultura islamica sunnita come l’Arabia saudita e sciita come l’Iran. Lacerazioni antiche che si rinnovano e si alimentano in un contesto di crescente competizione bellica di cui le formazioni terroristiche sono a pieno titolo protagoniste. È una realtà e un pericolo che incombe in primo luogo sulle persone comuni di quell’area del mondo ma che ci riguarda tutti e tutte. Una realtà e un pericolo da comprendere nelle origini e nelle conseguenze, contro cui reagire in ragione di un possibile miglioramento della vita insieme, unendosi nella comune umanità differente, vigilando contro una logica di uccidibilità che attraverso guerre e terrorismo irrompe nella vita quotidiana colpendola e cambiandola.

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Torino

uniamoci per difendere la vita

Nella serata di sabato 3 giugno circa 30.000 persone si sono ritrovate in piazza San Carlo a Torino per seguire sul maxischermo la finale di Champions League. Per cause ancora da chiarire, probabilmente lo scoppio di alcuni petardi, nella folla raccolta in piazza dilaga il panico: il timore tra i presenti è che si tratti di un attentato. Nel tentativo di mettersi in salvo molte persone cercano di trovare riparo nelle case private, nei cortili dei palazzi,  nei negozi rimasti aperti. Purtroppo molti  nella fuga sono stati calpestati da altre persone; a tutt’oggi i feriti sono circa 1500 tra cui molti bambini, infatti il più grave ha solo di sette anni. Le istituzioni, in questo caso il Comune di Torino, dimostrano ancora una volta di non essere in grado di difendere anche elementarmente la vita umana: non erano state organizzate vie di fuga e piani di evacuazione per un evento di tale portata.  Tutto questo accade nella stessa notte in cui Londra, ancora una volta, è stata teatro di un attacco terroristico rivendicato dall'ISIS. Questa è la normalità a cui ci chiedono di tornare i politici e le diverse istituzioni nelle loro varie espressioni, è una quotidianità intrisa di uccidibilità che va dall'attentato terroristico all'omicidio per futili motivi o ad eventi come quelli di Torino. Ciò che è successo ci restituisce ancora di più l'importanza di impegnarci tutti i giorni per difendere la nostra e altrui vita senza delegare la sicurezza a Stati e istituzioni nazionali e locali.  Possiamo scegliere di fare attenzione, di non andare in alcuni luoghi perché più insicuri di altri, ad esempio perché molto affollati come dimostra questa triste vicenda. Possiamo comprendere che questa normalità ci spinge a pensare che non sia cambiato nulla, che la vita debba andare avanti come prima ma non è così:  perché la nostra vita è già cambiata. Prenderne coscienza significa scegliere di difendere il bene più prezioso che abbiamo: la vita umana.

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bomba a Kabul

la normalità fa strage, eccezionale è difendere la vita

Un camion-bomba è esploso questa mattina a Kabul nel quartiere delle ambasciate e del palazzo presidenziale, una delle zone ritenute più sicure della capitale afgana. Le vittime sono almeno 80, i feriti oltre 350. Anche l’ospedale di Emergency è rimasto danneggiato. L’attentato è avvenuto nell’ora di punta e ha colpito tante persone comuni. A loro, ai loro cari, alla popolazione di un paese lacerato dalle violenze di bande assassine locali e degli eserciti di una poderosa coalizione internazionale che lo occupa militarmente da quasi vent’anni va il nostro pensiero addolorato e solidale.

Questa efferata violenza non è una novità che squarcia la vita quotidiana, ma la sostanza di una normalità – non solo in Afghanistan – alla quale si vorrebbe fossimo tutti assuefatti. Una normalità che trasuda disprezzo per la vita umana perfino nei confronti dei più piccoli, come purtroppo dimostrano la recente strage al concerto di Manchester o quelle al centro commerciale di Baghdad (luglio 2016) e nel parco di Lahore (Pasqua 2016) in cui sono stati colpiti particolarmente giovani e giovanissimi, che sono anche un costante bersaglio nelle guerre incrociate che devastano l’amata Siria.

Al contrario di quanto ossessivamente ripetuto da politici e commentatori all’indomani degli attacchi – “non gliela daremo vinta, non cambieremo le nostre abitudini, la vita deve continuare a scorrere normalmente” – la vita a molti è stata recisa e per tutti è già cambiata. Non è possibile ignorare l’uccidibilità dilagante che dai fronti di guerra tracima nei mercatini natalizi. La scelta da compiere è piuttosto quella tra subire una normalità sempre più imbarbarita o intraprendere l’eccezionalità di un impegno per difendere la vita e, possibilmente, migliorarla assieme.

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“Bologna accoglie. No one is illegal”

Così recitava lo striscione in testa ad un corteo di quasi 3000 persone che sabato 27 maggio ha sfilato per le strade del capoluogo Emiliano. Molte le anime dell’iniziativa: realtà dell’associazionismo, del sindacalismo di base, centri sociali, persone solidali, immigrati. Molti gli slogan, condivisibili, di denuncia del razzismo istituzionale e in particolare della legge Minniti-Orlando. Grandi assenti, purtroppo, una denuncia del fatto che ampi settori di popolazione si fanno a loro volta portatori di logiche razziste ed escludenti e soprattutto dell’orrore rappresentato dal terrorismo dell’ISIS e dei suoi emuli. Come “La Comune” ed “Associazione 3 Febbraio” abbiamo animato un piccolo ma combattivo settore, abbiamo affermato che l’accoglienza è un bene per tutti, non solo per chi la riceve e abbiamo provato, anche se con qualche difficoltà, a discutere di come il valore della manifestazione è in primo luogo la possibilità di incontrarsi fra persone che condividono l’idea che l’accoglienza e l’antirazzismo sono valori da cui poter ripartire per vivere meglio. Ci impegneremo affinché questo percorso prosegua anche in vista dell’importante manifestazione a fianco del popolo siriano del 7 ottobre.

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i bimbi e le bimbe colpiti a Manchester

il valore della vita

Il primo pensiero è andato a loro. Nel momento in cui ho saputo dell’attentato a Manchester, dove era successo e chi era stato colpito, mi sono passati davanti agli occhi i miei alunni e le mie alunne, bimbe e bimbi di 9/10 anni che conoscono Ariana Grande, ne ascoltano le canzoni e la seguono nella serie TV su Super.
Sì, perché il pubblico di quel concerto erano bambini e adolescenti dai 9 ai 17 anni, accompagnati dai loro genitori o parenti maggiorenni.
Per questo è stato un attentato diverso dagli altri. Hanno voluto colpire i più giovani e più indifesi.
Mettiamoci nei panni di questi nostri giovani e bambini. Come si possono sentire?
Ascoltiamoli e aiutiamoli ad affrontare questa tragedia, a parlarne e a non farsi annichilire dall’angoscia e dalla paura. Emozioni che non solo loro ma anche noi proviamo. Riflettiamo con loro su qual è il modo migliore di reagire. Loro sono il futuro. Il futuro di una possibile vita migliore di cui si può essere protagonisti sin da piccoli secondo le proprie possibilità, senza caricarli di responsabilità che invece sono degli adulti.
Forse una strada positiva per affrontare tutto ciò è proprio pensare al valore della vita, di una vita felice in cui l’amore e l’amicizia prevalgono, provando ad essere consapevoli che questa forza ci può aiutare a fronteggiare l’odio.
Aiutiamoli anche a difendersi, ad essere saggi e a scegliere di non andare ai concerti, almeno per un po'.

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