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Cda2020

        

                           

             
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Milano

In difesa del parco Bassini

La protesta per difendere il parco del campus Bassini, unico polmone verde rimasto nella Città-studi di MIlano, è iniziata a fine ottobre 2019 con la petizione promossa da una profesoressa, Arianna Azzelino, contro la costruzione di un nuovo edificio del dipartimento di chimica del Politecnico di Milano. Nel progetto di cinque anni fa l’edificio doveva essere costruito nell’area occupata dal reattore nucleare L-54 del Politecnico, dismesso da decenni e ancora non bonificato.
Sono seguite diverse iniziative e presidi promossi da studenti, docenti e residenti riuniti nel comitato “Salviamo il parco Bassini” che per due mesi hanno fermato il taglio degli alberi. Nonostante le promesse fasulle del Comune di Milano, in particolare dell’assessore Maran, all'alba del 2 gennaio scorso si è proceduto all’abbattimento di 35 piante ad alto fusto (su 57 che ce n'erano) per ordine del Politecnico, permesso anche da un ingente dispiegamento di forze dell’ordine all’interno dell’università.
il comitato non si è arreso e ha promosso una manifestazione il 9 gennaio ed un presidio il 1 febbraio con centinaia di persone per chiedere che quell’area rimanga verde, nonostante i danni subiti e che le piante rimaste non vengano trasferite altrove, peraltro attraverso un procedimento molto costoso che non garantisce alle piante stesse grandi possibilità di sopravvivenza,
L'8 febbraio si è tenuto un concerto per continuare a difendere questo parco e le piante ancora presenti, esseri viventi che ci permettono di vivere meglio, assorbendo l’inquinamento, le acque piovane o refrigerando le temperature durante i mesi estivi, e che invece vengono considerate dalle istituzioni oggetti da spostare e eliminare a proprio piacimento o dei semplici elementi ornamentali di cui poter fare a meno, in spregio al benessere di tutti..

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Trump, la grande truffa

Dalle storiche viuzze della Città Vecchia di Gerusalemme passando per l’affollata piazza Al Manar di Ramallah fino al Libano e la Giordania la risposta dei palestinesi al piano di pace di Trump è un secco e deciso “No!!”. Non sono l’Autorità nazionale palestinese e Hamas, ma tutta la popolazione palestinese è unita nel denunciare “la truffa del secolo” orchestrata negli ultimi 4 anni dal consigliere per gli affari mediorientali Jared Kushner.
Ciò che Trump ha presentato come “l’affare del secolo” è una sorta di piano Marshall di infrastrutture faraoniche (un tunnel sotterrano che collega la Cisgiordania a Gaza, un porto nel Sinai ed altro), la riduzione della disoccupazione dal 30% a poche unità (!), il via libera allo Stato di Palestina: decine di pagine di sciocchezzaio e di “promesse” mentre ciò per cui i palestinesi si battono da oltre 70 anni è del tutto assente. Infatti, non si fa riferimento alla fine dell’occupazione, né al diritto al ritorno dei profughi, è assente lo smantellamento delle colonie israeliane illegali in Cisgiordania, la fine dell’assedio militare e economico sulla popolazione di Gaza, né la liberazione immediata e senza condizioni di tutti detenuti politici palestinesi compresi i minori, né il ritorno delle terre confiscate ai legittimi proprietari palestinesi.
È evidente che la “grande truffa” è una mossa di propaganda politica ed elettorale di Trump alla conquista dell’appoggio dell’elettorato ebraico americano tradizionalmente democratico e per il suo alleato Netanyahu, alla vigilia di un processo per corruzione che potrebbe costargli al carriera politica e la galera, di poter dire ancora una volta che “sono i palestinesi che non vogliono la pace!”

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Coronavirus

I virus uccidono, gli Stati pure

L’epidemia di coronavirus in Cina ha sinora causato più di 130 vittime, 6.000 contagiati accertati ufficialmente, 50 milioni di persone in quarantena e vi sono i primi casi fuori del paese. A rendere più pericolosa questa infezione sono l’irresponsabilità e gli errori delle autorità cinesi che – come tutti gli Stati – sono poteri negativi che agiscono per il profitto e in spregio della vita umana. Infatti, l’allarme è stato colpevolmente rimandato dalle autorità per settimane nella speranza che l’emergenza rientrasse, visto che l’epidemia di SARS del 2003 aveva causato enormi perdite economiche e un danno di immagine per Pechino. Lo stato cinese controlla ferreamente l’informazione e mente sistematicamente a difesa dei propri interessi. Come già per altre epidemie, lo fa anche questa volta: non a caso, l’Università di Hong Kong stima che siano fino a 44.000 i contagiati in Cina. L’OMS, per non contraddire i signori di Pechino, aveva mantenuto l’allarme internazionale a livello “moderato”, ammettendo poi di aver sbagliato e correggendolo in “elevato”. Gli Stati, le lobby economiche e le autorità sanitarie internazionali che rendono oggi il coronavirus ancor più pericoloso sono gli stessi che non prendono iniziative efficaci contro patologie che da tempo – e nel silenzio di tanti mezzi di informazione - affliggono le popolazioni più povere della Terra: in un anno l’Ebola ha causato circa 2.000 morti solo in Congo e il morbillo 100.000 vittime nel mondo. A fronte di questo cinismo scandaloso, risalta l’opera del personale sanitario, medico e volontario che in Cina e nel mondo permette - anche affrontando rischi importanti - di affrontare le patologie più pericolose. A tutti e tutte noi spetta combattere quel morbo dell’intolleranza, della cattiveria e del razzismo che, anche di fronte al pericolo del coronavirus, ha già portato in diversi paesi a offese e attacchi a persone di origine cinese e asiatica.

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In Emilia-Romagna la Lega perde le elezioni

Un passo contro la cattiveria

Il risultato delle elezioni in Emilia-Romagna è un sospiro di sollievo. Il truce Salvini aveva puntato forte per accaparrarsi la Regione e ne esce limpidamente sconfitto: Bonaccini, del PD, viene riconfermato con il 51,4% dei voti mentre la Borgonzoni, il volto della Lega in regione, si ferma al 43,6%. I giornali nostrani, che hanno tutti avvallato l’intento di Salvini di dare valenza nazionale a queste elezioni amministrative, ora si concentrano a fare gli alchimisti sulle conseguenze governative ignorando ciò che si muove fuori dalle urne.
Certo, le elezioni, è bene sempre ribadirlo, sono uno specchio distorto della realtà: non vanno né drammatizzate né esaltate. Eppure, in questa batosta della Lega possiamo intravedere un passo in avanti per contrarrestare cattiveria e miseria morale di cui Salvini e soci sono stati espressione così volgare in questa campagna elettorale.
Apprezziamo l’atteggiamento delle sardine, che pur avendo giocato un ruolo importante anche su questo voto si stanno saggiamente svincolando dalle tribune politiche. I momenti delle Sardine hanno infatti, ridato speranza e fiducia a tanti e probabilmente hanno inciso significativamente sulla partecipazione al voto (l’affluenza è stata quasi del 70%) che ha permesso il prevalere delle forze politiche meno regressive.
Sappiamo bene che la strada è lunga e per quanto ci riguarda non abbiamo nessuna illusione nella politica, ma l’egoismo e l’odio verso l’altro non sono così forti come poteva sembrare. Si sta aprendo un momento nuovo: la gente comune si sta interrogando su quali valori contano sul serio, su come essere e agire insieme diversamente. Tutto questo ha bisogno di essere coltivato, di continuità, di incontro e di dialogo, può motivare la possibilità di sperimentare nuove strade di un impegno schierato, fiducioso e felice, finalizzato a migliorare assieme le nostre vite.

27 gennaio 2020

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scarica qui il volantino impaginato

volantinoelezioniemilia

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Manifestazioni in Iran contro il regime

Terzo giorno di protesta in Iran. In migliaia sfidano con coraggio la repressione e denunciano l’abbattimento dell’aereo ucraino l’8 gennaio, esprimendo il loro cordoglio per le 176 vittime e condannando la logica criminale e le bugie del regime teocratico su quanto avvenuto. Molti scendono in piazza dopo 10 anni, altri lo avevano già fatto nel 2017 e nel novembre scorso.
Esprimiamo la nostra vicinanza a chi ha perso i propri cari – vittime innocenti dello scontro tra Trump e Khamenei – e la nostra solidarietà ai protagonisti di queste mobilitazioni. Cosí come ai giovani che in Iraq continuano a chiedere il ritiro di tutte le truppe straniere di occupazione. L’appoggio verbale e ipocrita di Trump a queste proteste, invece, serve solo a giustificarne la repressione, cosí come l’assassinio terrorista di Soleimani, da lui ordinato, era servito a Alí Khamenei e soci per convocare le manifestazioni moltitudinarie in appoggio al regime.
Trump e Khamenei sono nemici che però condividono una logica bellicista, oppressiva e terrorista contrapposta alla gente comune, nella variante democratica il primo e in quella teocratica il secondo.

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 • n. 353


dal 10 al 24 febbraio 2020


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Casa al Dono: 850 iscritti, 
di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
all'altra dell'oceano...



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