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Manifesto-denuncia

Chi è contro le femministe?

I maschilisti che insultano e molestano le donne.
Gli uomini violenti che picchiano e uccidono.
Gli Stati e le istituzioni religiose che ostacolano la libertà di scelta.
I tribunali che colpevolizzano le vittime e assolvono gli stupratori.
Le patriarcaliste, attiviste reazionarie mascherate da (trans)femministe, che sostengono l’inesistenza delle donne stesse e negano la natura umana, propagandano la prostituzione e l’utero in affitto, difendono il burqa, l’infibulazione e persino il terrorismo come pratiche culturali da rispettare.
Nell’ultimo anno, in nome di queste aberrazioni, hanno aggredito intellettuali e scrittrici femministe impegnate nella denuncia delle pseudo-teorie queer/gender: Rachel Moran è stata coperta di insulti durante la presentazione del suo libro Stupro a pagamento a Roma, Sylviane Agacinski e Germaine Greer sono state costrette ad annullare le loro conferenze a Bordeaux e a Cardiff a causa delle minacce ricevute, Julie Bindel è stata attaccata fisicamente da un’attivista trans all’università di Philadelphia e l’elenco non si ferma qui.
Per quasi due secoli le femministe hanno lottato perché le donne fossero riconosciute nella loro interezza umana e per poter esprimere le proprie idee. Oggi c’è chi in nome del “transfemminismo” minaccia, aggredisce e fa la guerra alle femministe difendendo posizioni direttamente patriarcali.
Difendiamo la libertà di parola delle femministe e delle donne così come difendiamo la libertà di tutte e tutti di cercare la propria identità e vivere liberamente la propria sentimentalità e sessualità.
Contro maschilismo e patriarcato, contro la violenza, l’inganno e la censura “transfemminista” ci battiamo per la vita, la dignità e la libertà delle donne a beneficio dell’umanità tutta.
Questo è l’impegno che abbiamo intrapreso, non da ora: per un femminismo umanista e radicale che migliori la vita fin da subito.

Rete Nazionale dei Collettivi Dipende da noi Donne

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Il coraggio di difendere i bimbi e le bimbe

C’è chi prova a proteggere le bimbe e i bimbi, ma viene punito. Come J. C., maestra di una scuola primaria del pavese, che è stata sospesa per un giorno dal lavoro con decurtazione dello stipendio per aver cercato di salvaguardare una sua alunna denunciando le violenze subite dal padre.
Lungo tutto l’anno di scuola quella maestra aveva notato cambiamenti d’umore in Sara (nome di fantasia), per la paura che provava a casa. Poi ha cominciato a vedere i lividi sulle gambe, mentre Sara raccontava alle amiche che era stato il padre. J. C. ha comunicato alla preside ogni singolo fatto, scrivendo numerose relazioni come viene richiesto in queste occasioni. Ma nulla si è mosso: da parte dell’Istituto non è stata fatta segnalazione agli assistenti sociali né tanto meno alle forze dell’ordine. Una mattina la bimba è arrivata a scuola con le gambe tumefatte e ha raccontato di essere stata al pronto soccorso con la nonna dopo le botte ricevute. Scavalcando l’istituzione per cui lavorava, J. C. ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per denunciare ciò che da tempo accadeva a Sara. In conseguenza di questo gesto la preside ha preso provvedimenti contro la maestra per aver violato il “segreto d’ufficio”, per “avere tenuto una condotta non conforme alle responsabilità e ai doveri inerenti il ruolo” e causato un danno all’immagine della scuola. La maestra stessa, in un’intervista, ha dichiarato: “Mi sento ferita. Di certo non pensavo di essere messa in discussione umanamente e come insegnante. Un provvedimento che sembra invitare i docenti a tacere”.
La vita di Sara ora è salva – nonostante la preside non la ritenesse una priorità, relegandola in secondo piano rispetto al buon nome della scuola – grazie al coraggio e alla determinazione di J. C. Un esempio da seguire - anche firmando e facendo conoscere l'appello "Giù le mani dai bambini" pubblicato qui a fianco - per scalfire l’omertà che talvolta si respira nelle mura scolastiche. 

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ma dove vanno le Sardine? 


I problemi sono tanti e in molti paesi, la gente lo sa e scende in piazza con proteste e rivolte seppure caotiche e contraddittorie.
Anche in Italia qualcosa si muove contro il risentimento e la cattiveria sociale e politica, è l’esempio dei momenti collettivi autoconvocati “Sardine”.

Bene che ci siano e che siano partecipati.
Bene se avranno conseguenze contro le destre nelle prossime scadenze elettorali.
Ancora meglio se contribuiranno a risvegliare le coscienze e verranno recepiti come un segnale di necessaria ri-aggregazione qualificata.
 
Meno bene il divieto di portare e mostrare simboli nelle piazze in cui ci si riunisce, l’anonimato delle collettività non porta a nulla.
Decisamente non bene la mancanza di una definizione positiva: più che mai non basta “essere contro”, bisogna capire e dire in positivo per cosa ci si mobilita.
 
Perciò APPOGGIAMO questi momenti ma senza illusioni sulla loro prospettiva e sapendo che non bastano a cambiare le cose, è necessario SCEGLIERE IPOTESI DI AGGREGAZIONE COLLETTIVA ALTERNATIVA alla decadenza razzista, maschilista e oppressiva.
La nostra ipotesi e proposta come La Comune è quella di costruire comunanze libere e benefiche, autonome e indipendenti dalle istituzioni statali per unirsi su valori condivisi fra persone che vogliono reagire.
 
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Iran

Contro il regime stragista, per la libertà!

Centinaia di morti, migliaia di feriti, un’ondata di arresti: tra le maglie della censura filtrano le notizie della repressione feroce abbattutasi contro i manifestanti che da giorni protestano in numerose città a causa dall’aumento del prezzo dei carburanti. Denunciamo questa ennesima strage compiuta dal regime autocratico e reazionario degli ayatollah ed esprimiamo sdegno per il disprezzo della vita che esso ancora una volta dimostra.

Le condizioni di esistenza peggiorano per le grandi maggioranze, strette tra le sanzioni economiche internazionali (volute da Trump), le clientele di regime ed il lievitare delle spese militari. L’Iran è una potenza regionale che ha visto accrescere la propria influenza nella regione – in una competizione con altri regimi altrettanto reazionari ed oppressivi come l’Arabia saudita – ed ha contribuito a mantenere al potere Assad, massacratore del suo popolo in Siria. Oggi il regime iraniano è contestato anche da mobilitazioni popolari e giovanili in Libano ed Iraq.

In questo contesto ricordiamo che a più riprese, negli ultimi dieci anni, la gioventù e le donne iraniane hanno alzato la testa con coraggio, infrangendo i divieti asfissianti e la repressione aperta, affermando il proprio anelito di libertà. Siamo al loro fianco anche oggi, di fronte alla durezza della repressione condotta sotto la presidenza del presunto “moderato” Rouhani.

Contro la repressione stragista e contro tutte le misure liberticide – in queste ore l’Iran è isolato dal resto del mondo – ci schieriamo in difesa della gente comune e del diritto a manifestare.

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Bolivia

In difesa dei settori popolari!

Contro la violenza della destra e le minacce di colpo di stato e di intervento militare!

Contro l'arroganza e gli imbrogli di Evo Morales e compagnia!

Basta con la violenza!

Da quando Evo Morales si è dimesso dalla presidenza della Bolivia, la situazione è instabile e pericolosa ma, in realtà, il conflitto viene da prima, quando la frode elettorale del 20 ottobre causata da Morales ha provocato  indignazione in grandi settori, ancor più dopo che lo stesso Morales ha ignorato il risultato del referendum del 2016 che non lo autorizzava a un quarto tentativo di rielezione come presidente. La destra reazionaria e razzista (guidata da Luis Fernando Camacho) ha cavalcato queste giuste espressioni di protesta per guadagnare spazio e sostegno e cercare di conquistare alla propria causa la polizia e l'esercito. Tutto questo viene usato da Morales per difendere la sua arroganza e i suoi imbrogli di fronte alla denuncia di un colpo di stato che sarebbe stato consumato, per cercare di recuperare parte del sostegno popolare perso dopo tanti anni di caudillismo autoritario.
Certamente le maggioranze popolari sono le più vulnerabili e a rischio. Hanno, in realtà, subito una torsione sempre più prepotente del regime democratico che ha avuto inizio con lo stesso Evo che ha voluto perpetuarsi al potere a tutti i costi. Ora la situazione può peggiorare ulteriormente con la violenza della destra nel suo tentativo di vendicarsi dei settori popolari. È essenziale chiamare alla più ampia solidarietà con la popolazione boliviana, sia contro i rischi di intervento militare e di colpo di stato, sia contro la violenza razzista e padronale, ma anche contro gli appelli irresponsabili di Evo Morales, fuggito dal paese, a mobilitarsi per difendere le sue prepotenze e i risultati di quelle elezioni fraudolente

 

Bolivia

¡En defensa de los sectores populares!

¡Contra la violencia de la derecha y las amenazas de golpe y de intervención militar!

¡Contra la prepotencia y el fraude de Evo Morales y compañía!

¡Basta de violencias!

Desde que Evo Morales renunció a la presidencia de Bolivia, la situación es inestable y peligrosa pero, en realidad, el conflicto viene de antes, cuando el fraude electoral del 20 de octubre propiciado por Morales provocó indignación en amplios sectores, aún más después de que el mismo Morales ignoró el resultado del referéndum del 2016 que no lo autorizaba a un  cuarto intento de reelección como presidente. La derecha reaccionaria y racista (encabezada por Luis Fernando Camacho) se montó sobre estas justas expresiones de protesta para ganar espacio y apoyo y tratar de ganar para su causa a policía y ejército. Todo esto es utilizado por Morales para defender su prepotencia y fraude bajo la denuncia de un golpe que ya se habría consumado, para intentar recuperar algo del apoyo popular perdido después de tantos años de caudillismo autoritario.
Ciertamente las más vulneradas y en riesgo son las mayorías populares. Ellas han sufrido, en realidad, una torsión cada vez más prepotente del régimen democrático que comenzó con el mismo Evo al querer perpetuarse en el poder a toda costa. Ahora la situación puede empeorar todavía más con la violencia de la derecha en su intento de cobrarse revancha de los sectores populares. Es fundamental llamar a la más amplia solidaridad con la población boliviana, tanto contra los riesgos de intervención militar y de golpe, de la violencia racista y patronal, pero también contra los irresponsables llamados de Evo Morales, quien huyó del país, a movilizarse para defender sus prepotencias y los resultados de unas elecciones fraudulentas. 

Ultimo Numero

 • n. 349


dal 2 al 16 dicembre 2019


 

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- il pamphlet -

 Mai così tante persone a
Casa al Dono: 850 iscritti, 
di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
all'altra dell'oceano...



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umanesimo
socialista
n.5

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