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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         al 7 gennaio
                                       abbiamo raccolto

                               165.275 euro

 



Ponte Morandi

Ipocrisia di tutta la politica

In questi giorni stanno emergendo sempre di più fatti sconcertanti e prove concrete sulle responsabilità della strage che vedono coinvolti istituzioni statali, potentati economici finanziari e i diversi governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. È una verità che si sta cercando in tutti i modi di negare. Emerge un groviglio di profitti, di prebende e di corruzione da cui nessuno può tirarsi fuori.

Eppure le dichiarazioni dell’attuale governo e dei partiti di opposizione tendono a scaricare tutte le responsabilità solo e unicamente sulle società private che gestiscono migliaia di chilometri di strade e ponti. Viceversa è evidente che l’agire cinico e criminale del concessionario (società Autostrade) è inseparabile da quello del concedente (Stato e governi). C’è una prolungata e sporca complicità che non può essere occultata. Eppure il ministro fascioleghista Salvini si presenta spavaldamente come parte lesa, tuona contro la società Autostrade e punta il dito esclusivamente sulle responsabilità del Partito democratico, mentre risulta che Autostrade per l’Italia abbia finanziato tanti partiti – incluso la Lega – e che lo stesso Salvini durante uno dei governi Berlusconi abbia approvato la concessione super milionaria alla stessa società della famiglia Benetton. Di Maio e Salvini hanno sfruttato persino i funerali di Stato per autocelebrarsi come rappresentanti del governo, presentandosi con una claque di sottomessi e di fan più interessati ad un selfie con i loro idoli piuttosto che a stringersi nel dolore con le vittime. Non si era mai visto niente del genere.
È l’espressione di una decadenza irrefrenabile della politica che si approfondisce e che alimenta a sua volta il decadimento morale dilagante nella società.
Vogliamo denunciare questa insopportabile mistura di ipocrisia e cinismo di tutta la politica che esprime un profondo disprezzo verso tutti coloro che stanno soffrendo e pagando le conseguenze della strage.

Tragedia del Pollino

Incuria della vita e irresponsabilità umane

“Non è una fatalità, perché il tempo a monte non era stabile. È colpa dell’uomo che ha sfruttato il Raganello, senza conoscerlo a fondo. È colpa di chi ha gestito il territorio. Mancano perfino dei cartelli che vietino l’ingresso in caso di condizioni di tempo instabili”. A parlare è un abitante del luogo all’indomani della tragedia del Pollino. Contusi, feriti gravi, persone sotto shock, sei donne e quattro uomini che hanno perso la vita. Alle vittime del disastro va la nostra solidarietà e vicinanza mentre è importante riflettere su come ancora una volta siamo di fronte a una strage evitabile. C’era un’allerta meteo, le condizioni climatiche avverse erano note ed era già successo che piene improvvise avessero riempito le gole del torrente. Altre volte escursionisti e turisti si erano salvati per un pelo, stavolta non ce l’hanno fatta.
Vertici del parco nazionale del Pollino, autorità preposte alla gestione del territorio, politici locali e nazionali hanno sfruttato le risorse naturali della zona trasformandole in attrazioni turistiche senza badare troppo alla vita delle persone, fino “a trasformare il parco in un luna-park”, come hanno detto alcuni. Guide private hanno ingrossato i gruppi di escursionisti evidentemente con una dose importante di irresponsabilità. A tutto questo si deve purtroppo aggiungere il diffondersi di una distorsione antropologica nel rapporto con la natura. “Vivi l’adrenalina sui fiumi italiani” recita lo slogan pubblicitario della più nota impresa che organizza escursioni di torrentismo (o canyoning) e rafting (discese delle ripide in gommone). Questo fascino di vacanze avventurose, adrenaliniche appunto, non si può scambiare per amore per la natura. Il rispetto dell’ambiente in cui viviamo implicherebbe anche la conoscenza dei limiti umani nella sua esplorazione. La ricerca di “emozioni forti”, logiche vitalistiche irresponsabili, la facilità con cui si scambiano i pericoli per divertimento, dettati talvolta dalla voglia di “sentire la vita” più intensamente, sono in realtà scelte sbagliate e molto pericolose.

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La nave Diciotti bloccata

Uniamoci per l’accoglienza

Il governo italiano continua ad esercitare la sua violenza contro chi rischia la vita in mare per cercare scampo. E’ quello che si consuma in queste ore, con 177 persone ferme al porto di Catania senza poter scendere dalla nave Diciotti dopo aver passato cinque lunghi giorni in mare. E’ il risultato della protervia del Ministro dell’Interno Salvini che continua a negare loro accoglienza e che nei giorni scorsi aveva minacciato, in spregio a qualsiasi senso di umanità, di ricondurli in Libia. I due barconi già alla deriva, carichi di persone allo stremo, sono stati raccolti in mare dalla nave della Guardia costiera italiana Diciotti che come è giusto, li avrebbe dovuti condurre in un porto sicuro. Non sembrano esserci limiti al livello di disumanità di questo governo che continua a giocare le sue partite, a speculare con la sua propaganda, sulla pelle di gente che non ha commesso nessun crimine e che cerca scampo da guerre e miserie, rischiando la propria vita in mare. E’ un’espressione di barbarie a cui il governo sta abituando la gente di questo Paese, inoculando razzismo e indifferenza, creando assuefazione e persino un attivo e pericoloso consenso in settori della popolazione. Non è la prima volta che questo avviene e proprio per questo è ancora più preoccupante e deve chiamarci ad una reazione pronta. A pochi giorni dalla tragedia di Genova e da altre che in questo Paese si consumano per l’incuria e il malaffare, è un altro segnale di disprezzo della vita, ancora una volta contro persone inermi, bisognose di cura e meritevoli di accoglienza. Siamo a fianco delle persone a bordo della nave Diciotti e ci impegniamo ad appoggiare le iniziative di cui c’è bisogno, affinché subito possano sbarcare e per far sì che questo ennesimo atto di disumanità non si ripeta. Facciamo appello a chi si sta mobilitando, sapendo che le reazioni sono ancora deboli e frammentate, ad unire le forze per l’accoglienza per tutti i profughi e gli immigrati.

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Alluvione in Kerala

Una tragedia e le sue cause

370 morti e 800.000 persone sfollate è il tragico bilancio delle vittime e dei danni provocati dalle piogge monsoniche che hanno colpito il Kerala, stato dell’India meridionale. Queste cifre, fornite dalle autorità, sono purtroppo destinate a salire, visto anche il protrarsi del monsone. Interi villaggi sono stati sommersi dalle acque, centinaia di migliaia di persone attendono soccorsi e sono rimaste senza tetto, acqua e cibo. Esprimiamo la nostra solidarietà alle popolazioni colpite e ai tanti immigrati del Kerala che si trovano all’estero, spesso lavorando in condizioni neoschiavistiche, come avviene per molti in Arabia Saudita e nelle monarchie del Golfo. Siamo a fianco e sosteniamo le molteplici iniziative di solidarietà che in diverse parti del mondo si stanno sviluppando. Nello stesso tempo è necessario fare chiarezza sull’origine non solo naturale di questa tragedia. Il monsone colpisce ogni anno regolarmente - da maggio a ottobre - l’India e il subcontinente indiano e quest’anno le piogge monsoniche che hanno interessato il Kerala sono le più intense da un secolo a questa parte. Ma è altrettanto vero che, con altrettanta tragica regolarità, tante persone perdono la vita e centinaia di migliaia sono sfollate a causa sia delle prevedibili conseguenze di queste piogge che delle condizioni in cui sono costrette a vivere. Per esempio, l’anno scorso tra India, Nepal e Bangladesh si sono contate 1200 vittime e 41 milioni di persone danneggiate. E ciò non avviene per caso. In India più del 40% della popolazione vive sotto la cosiddetta “soglia di povertà”: una cinica statistica che per centinaia di milioni di persone significa subire permanenti ingiustizie e violenze ma anche essere del tutto indifesi di fronte a qualunque fenomeno naturale pericoloso. Questa è la realtà della tanto decantata “India shining” (India scintillate) del primo ministro Narendra Modi e del suo BJP (Bharatiya Janata Party), un partito ultra nazionalista indù e ferocemente patriarcale al potere dal 2014. La natura talvolta può essere pericolosa, stati e politica lo sono sempre.

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dopo il crollo del ponte

insieme in piazza

Oggi quasi cinquemila persone nel tardo pomeriggio hanno risposto ad un passaparola e si sono incontrate nell'arco di tre ore in Piazza De ferrari a Genova. “Accantonare tastiera e video per incontrarsi e guardarsi in faccia” è l'appello lanciato da tre donne che fra un mese si ripeterà con la collaborazione di un palco e artisti.
Un lungo nastro di carta ha attraversato la piazza, dove, insieme ai disegni dei bimbi, in molti hanno espresso pensieri di compassione per le vittime e di speranza per il futuro, rabbia verso i responsabili della strage e in alcuni casi disillusione verso lo stato e la politica sintomaticamente espressa dalla scritta “è crollato il ponte con lo Stato”. Un pomeriggio di incontro e soprattutto di tanta voglia di parlare, scambiarsi, porsi domande e riflessioni fuori dalla retorica della politica e dei servizi giornalistici.Nel frattempo le persone sfollate di via Porro (la via sulle cui case grava una parte del ponte ancora in piedi) si stanno organizzando per fronteggiare i bisogni primari e fare fronte alle richieste più urgenti, e venerdì si svolgerà la prima assemblea degli abitanti del quartiere limitrofo di Certosa.

Per continuare nella riflessione e comprensione sulle possibili scelte di solidarietà e di impegno per ottenere verità e giustizia abbiamo distribuito il testo pubblicato su lacomuneonline "per le vittime della tragedia del ponte Morandi - uniamoci per far crescere la solidarietà e ripensare la vita denunciamo le logiche mortifere  dello Stato e della politica" dando appuntamento giovedì 23 agosto alle ore 18 presso piazza Rostagno (nei pressi dei Giardini Luzzati).

Genova, 19 agosto ore 23

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 • n. 328


dal 7 al 21 gennaio 2019


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