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AdessoLaStoria


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Barcellona sotto attacco

Difendersi dal terrorismo sanguinario e dalle complicità degli Stati

Il terrorismo vigliacco e assassino, dopo l’attentato in Burkina Faso, ha colpito ancora facendo strage a Barcellona. Secondo le ultime informazioni ci sono 14 vittime e molte decine di feriti. A loro, ai familiari, agli amici esprimiamo la nostra sentita solidarietà.Ad agire, a differenza di altri casi, sembra sia stata una cellula organizzata che ha pianificato l’attacco. La strage è stata rivendicata dai neonazisti dell’Isis che mentre continuano a perdere terreno sul piano militare in Siria e in Iraq – aspetto importante che viene spesso colpevolmente sottaciuto dai media – reagiscono a tutto ciò con maggiore accanimento diffondendo terrore e morte. Il mostro nazijadista recluta i propri aguzzini tra frustrati, disperati e criminali che proliferano nella disgregazione delle “opulente” società occidentali, dove dilaga la prepotenza, il razzismo, la violenza diffusa che colpisce anzitutto donne e bimbi.
Non esistono luoghi sicuri per nessuno di noi. Ancora una volta come negli attentati recenti è bastato un furgone per compiere una strage di persone inermi e innocenti.
Ma la facilità con cui il terrorismo vigliacco continua a colpire nelle strade, nei mercati, nei luoghi affollati, deve farci riflettere. Anche a Barcellona si conferma che non c’è stata nessuna prevenzione nonostante si sapesse che era una città a rischio. I terroristi sono entrati nelle Ramblas colme di persone con un furgone a tutta velocità senza che ci fosse un minino di barriera protettiva e di vigilanza.
Mentre è ancora in corso la caccia agli assassini le autorità statali hanno irresponsabilmente convocato a Barcellona una manifestazione all’insegna del “ritorno alla normalità” e per “sconfiggere la paura”, invitando a continuare a vivere esattamente come prima. Il coro sul ritorno alla normalità che si rinnova dopo questa ennesima strage è sconcertante, favorisce l’incomprensione della realtà e ci espone ancora di più ai pericoli. Non si vuole riconoscere che la normalità è finita, che la vita quotidiana è già cambiata per tutti noi. I media amplificano questo messaggio accompagnandolo da un’eclatante e pericolosa disinformazione.
Gli Stati antepongono alla difesa della vita delle persone i loro grevi interessi, tra cui gli affari e i profitti che devono continuare ad ogni costo. Prima, durante e dopo ogni attentato è evidente il disinteresse statale per la difesa della vita delle persone. In questo senso gli Stati non solo non ci difendono, ma sono fattualmente complici di questa spirale di violenza e di morte. D’altra parte, nell’arco delle forze politiche si fa sempre più strada la tipica menzogna delle destre di associare la crescita del terrorismo ai flussi migratori, alimentando razzismo e falsificando la realtà.
C’è bisogno di reagire senza delegare alle istituzioni statali la difesa della vita. C’è bisogno di assumere coscienza dei pericoli che stiamo correndo, di costruire conoscenza e solidarietà tra le persone imparando ad unirsi, ma anche ad isolare e contrastare assieme i criminali e i violenti. Riconoscere che abbiamo di fronte nemici vigliacchi pronti a colpire anche con mezzi rudimentali deve alimentare la nostra capacità di fare attenzione, di guardarci attorno, di evitare luoghi affollati e situazioni potenzialmente pericolose.
Tutto ciò per noi umanisti socialisti avvalora una nuova riflessione sulla vita e sull’impegno a difenderla meglio. Questo impegno complessivo per un’alternativa di vita è intimamente legato a quello contro il terrorismo e la logica di uccidibilità degli Stati per costruire solidarietà e accoglienza contro il razzismo e il diffondersi della violenza dilagante. Su queste basi proponiamo di reagire e unirsi verso la manifestazione nazionale del 7 ottobre a Roma.

18 agosto 2017, ore 17   

 

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20180818 barcellona

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Barcellona

reagire al terrore selvaggio e vigliacco

Un furgone ha investito decine di persone che camminavano nelle Ramblas di Barcellona, nel cuore della città. La stampa catalana parla di almeno tredici vittime e circa 90 feriti, ma le notizie sono ancora incerte così come la dinamica e l’identità dei terroristi.
Nell’orrore, soprattutto conferme. L’Isis ha già rivendicato l’attacco. Ormai lo fa solo quando gli attacchi “riescono”, perché non solo sta perdendo sul terreno militare in Siria e Iraq ma le uniche risorse di cui sembra disporre nel suo sanguinario tramonto sono criminali e assassini reclutati all’attacco terroristico improvvisato, con pochi mezzi tecnici e quasi nessuna preparazione, perciò imprevedibile, selvaggio, particolarmente vigliacco, rivolto unicamente contro persone innocenti ed inermi, in situazioni di svago e di distensione, con modalità ripetute.
Dal terrificante attacco sul lungomare di Nizza dell’anno scorso, quando un camion piombò sulla folla riunita per i fuochi d’artificio del 14 luglio, attentati con le stesse modalità hanno colpito persone inermi a Stoccolma, Berlino, Parigi, tre volte a Londra, ora anche a Barcellona. Tre giorni fa, seppur con modalità diverse, un altro gravissimo attacco in un ristorante della capitale del Burkina Faso ha provocato 18 vittime.
Ormai è uno stillicidio quotidiano. Può generare abitudine, insensibilità, addirittura rimozione. A ciò concorrono gravi limiti sociali ma anche gli irresponsabili appelli a “continuare normalmente le nostre vite per non darla vinta ai terroristi”, come ha fatto anche Ada Colau, la sindaca di Barcelona che, pur rivendicando in questo tragico frangente il carattere aperto e solidale della città, ha detto: “non permetteremo a questi attacchi di cambiare le nostre abitudini”. Così si perpetua una incomprensione della realtà che espone ancor più ai pericoli. Perché invece è proprio il caso di cambiare le nostre abitudini, in primo luogo di pensiero. La “normalità” di un certo stile di vita è irrimediabilmente saltata, e non tornerà. Perciò la nostra accorata solidarietà alle persone colpite ed ai loro cari è intrisa di ulteriore determinazione ad alimentare una reazione che è di pensiero e di azione, di sensibilizzazione e di controinformazione, un impegno che abbiamo assunto sin dal primo sorgere del mostro neonazista dell’Isis.  
Recentemente, segnali importanti sono giunti dalla pronta reazione delle persone comuni di fronte ad attacchi di altri “terroristi fai da te”: hanno cercato di bloccarli, talvolta riuscendoci, difendendo la propria vita e quella delle persone vicine. Sapere che cosa si tratta di fronteggiare è premessa indispensabile per difendersi e reagire oltre che per prevenire. A maggior ragione in una terra già provata, appena 13 anni fa, da un tremendo attacco terroristico come quello di Atocha, a Madrid, l’11 marzo 2004.

17 agosto 2017, ore 22.45   

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Attacco assassino contro volontari a Idlib

Solidarietà con i Caschi Bianchi

Sabato 12 agosto a Idlib, in Siria, sono stati assassinati sette volontari dei Caschi Bianchi, organizzazione solidale indipendente che dal 2013 è impegnata nel salvataggio di migliaia persone colpite dai bombardamenti. Un gruppo armato non identificato ha fatto irruzione in una delle sue sedi, sparando alla testa dei soccorritori e rubandone gli equipaggiamenti.
Esprimiamo la nostra più profonda solidarietà con i Caschi Bianchi, con i loro compagni ed i loro cari, di fronte a questo crimine vigliacco e aberrante. Anche se non sono noti i responsabili, sappiamo che sono tanti i nemici che deve affrontare chi in Siria sceglie la solidarietà con la gente comune: dal governo del macellaio Assad e i suoi alleati fino ai gruppi jihadisti, passando per varie bande criminali che agiscono in questo scenario di guerra. Come dimostrano le centinaia di migliaia di vittime del conflitto, le differenti fazioni di queste guerre incrociate hanno come vittime privilegiate proprio le persone comuni e la gente solidale. Per tutte queste ragioni continuiamo il nostro impegno per la pace e la libertà per il popolo siriano, contro Assad e il terrorismo. Prepariamo insieme la manifestazione nazionale del 7 ottobre.

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Virginia (Usa)

il Klan di Donald

Nella città di Charlottesville, Virginia, sabato 12 agosto all’ immondo raduno di estrema destra (che protestava contro la rimozione della statua del famigerato generale sudista Lee) permesso dalle autorità locali hanno risposto gruppi di antirazzisti e antifascisti che hanno dato vita ad una contro-manifestazione.  Su di loro è piombata un’auto a tutta velocità uccidendo una giovane donna e ferendo 19 persone. L’odio alimentato dai suprematisti bianchi, dai neonazi con la svastica, dai nostalgici del Ku Klux Klan diventa facilmente omicida: cercavano la strage e non casualmente emulando la vigliaccheria degli attacchi targati Isis. Ed è significativo che possano radunarsi alla luce del sole (preparandosi via internet e via radio) in una città liberal (dove l’80% dei voti era stato per la Clinton) perché mai come oggi hanno alla Casa Bianca il “loro” presidente. E’ uno dei promotori della marcia nazi, David Duke (ex leader del KKK), a spiegarlo: “Siamo determinati a riprenderci il nostro paese e a realizzare le promesse di Trump. Per questo abbiamo votato per il Presidente”. Infatti, da Trump solo un’ambiguo commento  “contro la violenza” ma nessuna condanna esplicita dei suprematisti bianchi fino al giorno dopo, sulla scia di forti polemiche anche interne al suo partito.
Dalle immagini disponibili, è possibile che i manifestanti antirazzisti abbiano sottovalutato l’esigenza di difendere il loro corteo, di proteggersi senza fare affidamento su una polizia quantomeno blanda quando non complice.   
Il pensiero va ad Heather Heyer, 32 anni, la ragazza uccisa, ed ai suoi cari che la stanno piangendo in queste ore. Si riconosceva in questa frase: “If you’re not outraged, you’re not paying attention” (se non vi sentite indignati, non state prestando attenzione).

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Trump e Kim Jong-un

attenti a quei due

“Le armi sono pronte e cariche” ha affermato Trump, minacciando di attaccare la Corea del Nord. “Ridurremo l’America in cenere” gli risponde Kim Jong-un. La guerra verbale di questi due criminali politici ha già raggiunto nuove vette. La situazione è talmente tesa che il regime cinese, storico alleato della Corea del Nord, si propone per un ruolo di mediazione. E’ legittimo temere l’apertura di un nuovo conflitto?  
Le movenze aggressive dei due contendenti sorgono dalla volontà di affermare, difendere e conservare il potere che esercitano, incuranti delle conseguenze piuttosto che rispondere ad un progetto a largo raggio. Fermo restando le differenze tra lo stato presieduto da Trump e quello di Kim Jong-un, questa logica di potere sempre più fine a se stesso è comune ad entrambi ed è tipica dei poteri oppressivi in questa fase di decadenza. Fanno la voce grossa, minacciano di ricorrere a ciò che meglio riesce loro - uccidere, distruggere, fare la guerra con le armi più letali - perché serve a questa logica.  
Lo fa Trump - il multimiliardario ferocemente patriarcale e razzista, fascistoide e xenofobo, amico dei neonazisti assassini della Virginia - perché flettere i muscoli e mostrarsi a capo di una possibile nuova guerra può mettere in secondo piano le difficoltà interne che incontra: il Russia Gate, l’incapacità di liquidare l’Obama-care e gli ostacoli che incontra da parte di settori del partito repubblicano. Si augura insomma che anche solo una guerra minacciata gli possa far recuperare consensi interni, una risorsa che più volte i politici hanno sfruttato. Lo fa Kim Jong-un, a capo di una dittatura dispotica e criminale - uno degli ultimi sopravvissuti dei regimi stalinisti e maoisti - che sottopone la popolazione nordcoreana ad una oppressione feroce e insensata, alla miseria estrema, ma fornendosi al contempo di armi nucleari. Con le sue irresponsabili minacce alla superpotenza Usa cerca di proporsi come “figura” di statura internazionale pretendendo così di consolidare la sua dittatura in patria e nel consesso degli stati.
Pur essendoci una quota di bluff da entrambe le parti, esiste un pericolo reale di conflitto che grava su tutti/e noi, soprattutto considerando la logica di potere fine a se stesso dei contendenti e il grado crescente di irrazionalità e aggressività che li contraddistingue. Una ennesima prova di quanto i poteri oppressivi nella loro fase di decadenza e di crisi siano un pericolo per l’umanità intera.

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