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AdessoLaStoria


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immigrati contro il terrorismo

una lezione preziosa

Dopo due giorni di caccia all’uomo, ieri in Germania è stato arrestato un giovane legato all’Isis, fortemente sospettato di essere in procinto di compiere un attentato. È la conferma, purtroppo, di quanto attuale sia il pericolo terrorista.

Notizia nella notizia è la modalità della cattura e l’identità dei protagonisti: giovani rifugiati siriani, al pari del potenziale attentatore.

Già braccato dalla polizia, Jaber Albakr era fuggito a Lipsia dove, nei pressi della stazione centrale, aveva chiesto aiuto a due connazionali. Questi lo hanno invitato a casa propria ma, resisi conto di chi era, lo hanno immobilizzato e poi consegnato alla polizia.

La cronaca dunque conferma quanto sosteniamo da tempo: contro il terrorismo, accogliere i profughi può essere una delle principali risorse, al contrario di odio e paura alimentati dalle politiche razziste ed escludenti. Infatti, chi ha più interesse a sconfiggere il terrorismo dei tanti costretti a fuggire da esso? L’alleanza attiva e solidale tra chi arriva e chi accoglie – nella maggioranza dei casi, persone di buona volontà – è non solo un principio benefico ma anche un’elementare misura di salvaguardia di cui ciascuno può beneficiare. Viceversa, erigere muri alimenta diffidenza e rancore, paura e insicurezza per tutti.

 

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Riceviamo e pubblichiamo questo importante comunicato dall'Associazione Antirazzista Interetnica 3 Febbraio - Napoli

immigrati contro la schiavitù

Cari amici e amiche,

ieri, lunedì 10 ottobre nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Federico II di Napoli abbiamo vissuto un momento importante di impegno e di riflessione sul tema della lotta contro la schiavitù.

Alla presenza di tanti studenti, ospiti del Prof. Marco Musella titolare della cattedra di Economia Politica, abbiamo raccontato la vicenda degli operai del Bangladesh che da 3 anni conducono a Sant'Antimo (NA) una lotta per la dignità contro i padroni che li hanno ridotti in schiavitù. Grazie alle loro denunce finora abbiamo guadagnato i permessi di soggiorno, sono in corso cause di lavoro e, ultima notizia, il proprietario della fabbrica in questione, un cittadino del Bangladesh, è per ora oggetto di una custodia cautelare in carcere e di sequestro delle sue 4 fabbriche.
Questo ulteriore passo è una conferma della giustezza e serietà della nostra denuncia, ma soprattutto può essere un esempio per tutti coloro che vivono situazioni simili e possono trovare il coraggio per denunciare.
Gli interventi che si sono susseguiti hanno ribadito la forza del protagonismo degli immigrati, l'esemplarità di questo caso e il bisogno di unirsi e di espandere la solidarietà a fianco degli operai bengalesi. Erano presenti la CGIL, padre Alex Zanotelli, l'Associazione La Quercia di Poggiomarino (NA), La Comune, e attivisti che in questi anni ci hanno seguito.
Ora, aspettando l'apertura del processo, che riteniamo debba essere a breve, promuoveremo momenti di incontro e informazione per far crescere la lotta. A tutte le persone interessate, alle associazioni, ai gruppi e singoli che vogliono darci una mano a diffondere la notizia in tutte le forme che riterranno opportune saremo grati.

Chiunque ha a cuore l'umanità si schieri!

La Repubblica;
Il boss Alim e i bengalesi: "Così ci siamo ripresi la vita nella fabbrica degli schiavi", di Conchita Sannino:
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/10/11/news/il_boss_alim_e_i_bengalesi_cosi_ci_siamo_ripresi_la_vita_nella_fabbrica_degli_schiavi_-149510840/

TGR Rai Campania;
I nuovi schiavi. Sant'Antimo - la rete degli sfruttatori, di Francesca Ghidini:
http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/rubriche/ContentItem-8c63d9b6-01f4-43d1-8ba2-e2ff2f302c74.html


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Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato dell'Associazione Antirazzista Interetnica "3 Febbraio" - Napoli

Arresti per chi sfruttava gli operai bengalesi.
Lunedì 10 Ottobre, a Napoli, conferenza stampa e assemblea alla facoltà di Scienze Politiche

Cari amici e amiche,

con grande soddisfazione vi informiamo degli ultimi avvenimenti riguardanti la lotta degli operai bengalesi di Sant'Antimo (NA) da anni impegnati contro la schiavitù. A dimostrazione della credibilità della nostra denuncia, in queste ore abbiamo appreso che la squadra mobile di Napoli ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Napoli su richiesta della DDA. Tale provvedimento per ora ha portato agli arresti di 6 persone.

Ricordate bene come in questi anni il coraggio degli operai bengalesi, l'impegno dell'Associazione "3 Febbraio", e la solidarietà di tanti di voi hanno messo a nudo le condizioni di sfruttamento che vivono i lavoratori immigrati nella zona di Napoli nord. La nostra lotta ha permesso di svelare l'intreccio perverso che lega criminali locali a criminali delle stesse comunità immigrate, in questo caso del Bangladesh, ribadendo con forza il rispetto per la dignità di ogni ogni essere umano.
La nostra denuncia è stata sempre chiara, perché chi attacca l'umanità, da qualsiasi parte del mondo venga, va perseguito. Ciò di cui siamo fieri - sia chiaro - non è il fatto che qualcuno oggi vada in galera, ma del passo ulteriore che muoviamo nel senso dell'affermazione dei diritti, del riconoscimento della dignità umana e della prospettiva di dare voce alle persone sfruttate in un processo pubblico, che a breve riteniamo debba cominciare. Continuiamo quindi la nostra battaglia facendo di questo caso esemplare un motivo di incoraggiamento per tutti coloro che si battono per un lavoro degno e per una vita libera. Saremo ancora di più in prima fila contro ogni sfruttamento.

Per conoscere e discutere su questa vicenda convochiamo un'assemblea/conferenza stampa lunedì 10 ottobre 2016, presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Federico II di Napoli, in via Rodinò 22, alle ore 12.15, aula 3. Saremo ospiti del corso del Prof. Marco Musella, direttore del dipartimento di Scienze Politiche. Sarà presente il prof. Pasquale De Sena, ordinario di Diritto Internazionale presso l'Università cattolica di Milano e coordinatore per l'Associazione "3 Febbraio" del collegio di difesa degli operai bengalesi. Saranno presenti gli avvocati del collegio di difesa e i fratelli immigrati protagonisti di questa importante battaglia.

Siete tutti invitati.

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Peres

un ordinario amministratore dell’oppressione

All’età di 93 anni, è recentemente scomparso Shimon Peres già ministro, capo di governo e presidente dello Stato di Israele: “un genio”, secondo Bill e Hillary Clinton, e una “sfavillante icona internazionale della politica israeliana” secondo una certa stampa (Il Messaggero). Il coro è quasi unanime nel definirlo un grande uomo politico che avrebbe avuto il merito di favorire l’avvio di un “processo di pace” tra israeliani e palestinesi tanto da vedersi attribuire nel 1994 il premio Nobel insieme al rivale e compagno di partito Rabin e al palestinese Arafat.
Giudizi lusinghieri che vanno senz’altro respinti in base a un elementare schieramento etico; infatti nessun giudizio valoriale può mai prescindere da una verità storica elementare, cioè che Israele esiste sulla base della Nakba del 1948, la negazione ed espulsione dei palestinesi dalla loro terra. Peres – come tutti i capi sionisti, siano “falchi” o “colombe” – ne è stato protagonista negativo, in prima fila sin dall’inizio.
Completamente muti sul piano morale, i giudizi favorevoli espressi in questi giorni su Peres appaiono spropositati rispetto al suo reale spessore. Della sua carriera bisogna ricordare il ruolo svolto nella promozione dell’atomica israeliana, l’autorizzazione data ai primi insediamenti dei “coloni” in Cisgiordania, le numerose sconfitte elettorali (sia nelle elezioni generali che nelle primarie del partito laburista).
Per quanto riguarda il “processo di pace”, nonostante l’attribuzione del premio Nobel il suo ruolo non è stato quello del protagonista. In quel caso si trattò effettivamente di una svolta (da intendersi in senso opposto a quanto non suggerisca l’espressione: fondamentale per spegnere l’intifada e per cooptare i vertici dell’Olp) ma della quale fu protagonista soprattutto Rabin. Non a caso, l’estrema destra colpì quest’ultimo con l’attentato mortale del 1995, non Peres che pure si trovava nella stessa piazza.
Insomma non è morto “un genio” ma un politico sionista, un ordinario amministratore dell’oppressione.

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lo schermo di una sudicia decadenza

Aveva cercato di cambiare nome, perché anche quello, come tutto di lei, era stato abusato senza sosta dalla circolazione virale di un video hard che aveva molto incautamente girato e inviato ad alcuni amici. La giovane donna che si è suicidata in Campania pochi giorni fa era diventata, senza volerlo, fenomeno di un sudicio porno-baraccone virale: il volto più zozzo della decadenza culturale e sociale che milioni di persone non solo vivono, ma incarnano e alimentano. Zozzo non perché si parla di “video zozzi”, come li si definisce nella sub/incultura provinciale italiana e pecoreccia, quella del sesso pensato e praticato come uso e abuso del corpo delle donne, troppo spesso con il loro consenso, passando per il  buco della serratura e ghignando fra amici in caserma. No: zozzo semplicemente perché è squallido, vivere così. È squallido tutto, in questa vicenda in cui come troppo spesso avviene il prezzo più alto e più ingiusto, per gli errori che ha potuto commettere, lo ha pagato una donna. È una storia che ci può soltanto far capire una volta di più che le famose “cose concrete” da cui partire per cambiare non siamo altro che noi esseri umani, donne e uomini, a cominciare da tutto ciò che di più intimo ci contraddistingue e che muove le scelte umane. È l’intimo umano a essere chiamato in causa e in questa vicenda lo abbiamo visto depravato e degradato a vari livelli, con il concorso fin dal principio di tecnologie digitali che non soltanto sono perfette per l’uso, ma che sono state create per l’uso. La genesi di Facebook, non ce lo dimentichiamo, è quella: è nato per spiare le donne e per far circolare foto e informazioni sulle donne.
In questo sordido quadro di borghesia decadente e mortifera, la punta più marcia è stata forse il susseguirsi, su vari mass media, dei mea culpa di tanti maschi, giornalisti et similia, che hanno contribuito (non senza il concorso di molte donne, anche) a diffondere sui vari media il video. Te li riesci a immaginare intenti a masturbarsi guardando un porno a metà schermo del tablet da una parte, mentre dall’altra postano su Facebook l’ultima stupidaggine intellettualoide o una qualche bufala complottista. Esempi concreti di una decadenza culturale, sociale e umana, così invasiva e dilagante che in tempi come questi non ci si può sottrarre ad essa un po’ sì e un po’ no. Per non cadere in questa melma è necessario uno scarto assoluto: di schieramento etico, di riferimenti culturali, di scelte umane a tutto tondo.

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