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Carola Rackete è libera

Il diritto di salvare le vite

Carola Rackete è stata scarcerata: gran parte dele accuse rivoltele sono state smentite dal Gip. La capitana della Sea Watch 3, con il suo equipaggio, ha effettivamente operato in uno stato di necessità per salvare vite umane in pericolo in mezzo al mare. L'inumano trattamento a cui sono stati sottoposti i naufraghi, lasciati senza un porto sicuro per decine di giorni dal cinismo razzista del fascioleghista Salvini e del governo italiano, è stato svelato per quello che era: solo un bieco gioco politico da parte del ministro dell'interno. E le sue accuse e le sue minacce si sono rivelate prive di fondamento giuridico. La sua rabbia e il suo livore dopo la scarcerazione, la dicono lunga sulla frustrazione del maschio razzista sconfitto da una giovane donna solidale.
Ma quel che più conta è che il processo di criminalizzazione della solidarietà con questo provvedimento subisce una pesante battuta d'arresto. Viene sancito, in questo caso, il dirito a salvare vite e quindi ad operare in questo senso da parte delle Ong attive nel Mediterraneo, che, a fronte di accuse infamanti da parte della Lega e anche dei 5Stelle, continuano invece la loro preziosa opera in difesa della vita.
Continueremo a sostenere il loro operato e a impegnarci per l'accoglienza, la solidarietà umana e la difesa della vita di immigrati e immigrate in ogni occasione possibile. Il coraggio e la dignità di Carola sono un significativo esempio; la solidarietà di tanti e tante che l'hanno appoggiata un frutto prezioso da coltivare e far crescere. 

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Libertà immediata per Carola Rackete! 

Giù le mani dalla Sea Watch!

L’azione di Salvini e del governo Lega/5 Stelle contro la Sea Watch rappresenta un salto di qualità sul piano repressivo e militare. L’accanimento e il cinismo messi in atto esprimono il livello raggiunto dal razzismo politico e statale sotto il segno fascistoide del decreto sicurezza bis voluto da Salvini.
La posta in gioco è difendere concretamente la vita contro la logica di morte che viene codificata anche per decreto.
Salvare dei naufraghi in mare è diventato un reato. Salvare vite umane diventa un crimine.
Perciò è importante reagire e mobilitarsi. E’ importante farlo cercando la più ampia unità possibile come sta già avvenendo in tante località grandi e piccole con presidi e manifestazioni. In questo senso sono particolarmente importanti le iniziative a Catania e soprattutto la manifestazione unitaria di martedì 2 luglio indetta a Palermo.  
La Comune si sta impegnando a costruire le iniziative di mobilitazione per far crescere la reazione, il protagonismo e la coscienza della posta in gioco.
Condividiamo questo impegno con il Forum indivisibili & solidali  partecipando e sostenendo tutte le iniziative di solidarietà con l’equipaggio della Sea Watch. 
Nello stesso tempo l’assemblea del Forum indivisibili & solidali del 30 giugno ha deciso di verificare con altre realtà le possibilità di costruire assieme una manifestazione nazionale in autunno, ancora più ampia di quella dello scorso 10 novembre, contro il governo razzista e liberticida che attacca le libertà di tutte/i, dandosi un appuntamento per il 14 settembre a Roma.
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Sudan

Moltitudini per la libertà, la pace, la giustizia, un governo civile

E’ successo in tutto il Sudan: folle oceaniche di donne e uomini di ogni età, condizione sociale e provenienza etnica hanno riempito strade e piazze “per la libertà, la pace, la giustizia”, per il passaggio del potere a un “governo civile” e la fine della giunta militare, per un Sudan migliore per tutte e tutti. Doveva essere la “marcia del milione” ma probabilmente erano molti di più. Contemporaneamente, attorno alle comunità sudanesi della diaspora, si sono tenute manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo.
Queste immense mobilitazioni hanno tanto più valore perché sono state realizzate malgrado ostacoli enormi: dopo la strage del 3 giugno a Khartoum, con uno stato d’assedio di fatto, una repressione costante, provocazioni di ogni tipo per fomentare violenze, il blocco delle connessioni internet e un contesto internazionale molto difficile con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto che sostengono con armi e soldi la giunta militare.
E’ difficile prevedere quali saranno i prossimi sviluppi con le forze del regime che anche ieri hanno ucciso almeno 8 persone e ne hanno ferite altre 180. Si può dire, però, che, se con l’attacco del 3 giugno al sit-in di Khartoum è stato colpito l’epicentro qualitativo e creativo del protagonismo della gente comune, non è stata spezzata però la sua forza primaria e diffusa. Quella che ha permesso, attraverso la vicinanza umana e l’impegno capillare di tanti, di dare vita alla straordinaria giornata di ieri.
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Verso l’assemblea del Forum indivisibili & solidali

Con Carola Rackete, contro Salvini e il governo dell’odio

Vogliamo esprimere la nostra più piena solidarietà a tutto l’equipaggio della Sea Watch 3 e in particolare a Carola Rackete, capitana della nave, che è stata fermata dalla Guardia di finanza italiana non appena approdata a Lampedusa. L’accusa che le è rivolta è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di resistenza e violenza contro nave da guerra, per avere, durante l’approdo, compiuto una manovra che ha eluso il tentativo di una motovedetta dei finanzieri che tentava di bloccarle l’accesso alla banchina.
Questi i fatti formalmente intesi. Nella sostanza il suo è un reato di solidarietà: ha salvato delle vite umane e questo per il governo fascioleghista e pentastellato è inaccettabile. Il ministro Salvini, con razzismo, cinismo e vergognosa protervia, ha lasciato deliberatamente in mezzo al mare più di 40 persone sopravvissute ad un naufragio ed ha su questa cattiveria cercato e trovato il consenso di molti.
Carola, il suo equipaggio e la sua Ong che l’ha sostenuta, hanno invece scelto la vita, di salvarla, di affermarla e di difenderla; hanno scelto la solidarietà. umana e l’accoglienza verso persone in cerca di una vita migliore.
Ci fa piacere il diffuso moto di solidarietà che verso di lei e verso Sea Watch 3 c’è stato da più parti in questo paese: è il segno di un possibile e incipiente risveglio dap arte di tante persone comuni, realtà organizzate, antirazzisti. A tutti e tutte loro ci rivolgiamo per mobilitarsi e unirsi, con il Forum Indivisibili & solidali, la cui prossima assemblea nazionale si terrà a Roma, il 30 giugno prossimo, alle ore 11, presso via del Porto Fluviale 12.

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I crimini di Trump contro i bambini.
Chiamatelo Erode! 

«Ci passavamo un piccolo pettine, sdentato, per cercare di toglierci i pidocchi dai capelli e dalla barba», racconta Primo Levi sulla vita ad Aushwitz. Accade ancora…«Mercoledì abbiamo saputo che c’è stata un’epidemia di pidocchi in una delle celle in cui si trovavano circa 25 bambini. Sei di loro sono stati trattati con degli shampoo, mentre agli altri avevano dato due pettini sottili da condividere, cosa che non si dovrebbe mai fare quando è in corso un’epidemia di pidocchi. Uno dei pettini è andato perduto e gli agenti della polizia di frontiera si sono arrabbiati a tal punto che hanno deciso di togliere le coperte e i materassi ai bambini che, per punizione, sono stati costretti a dormire sul pavimento». Racconta Warren Binford legale americana che ha fatto parte della delegazione che in questi giorni si è recata a Clint in Texas, nel centro di detenzione destinato ai bambini immigrati separati dai loro genitori. Le condizioni di vita dei piccoli sono estreme: epidemie di morbillo, influenza e altre malattie contagiose. Non possono lavarsi – in alcuni casi da settimane –, mancano i pannolini e sono costretti a dormire per terra, i loro vestiti sono macchiati di escrementi, vomito e urina. Sono i più grandi ad occuparsi dei più piccoli, mentre i carcerieri della polizia di frontiera fanno iniezioni di sedativi per placare la disperazione dei piccoli. Un inferno voluto dalla politica di Donald Trump come disumano, criminale e oltraggioso deterrente per scoraggiare l’immigrazione dal Messico di cui sono solo le ultime vittime della “legalità” dell’Erode americano la piccola Angie Valeria, annegata nel Rio Grande insieme a suo padre, ad altri due bambini, ad una neonata e sua madre.

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