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AdessoLaStoria


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Londra

terrorismo razzista contro i musulmani

A Londra un uomo ha ucciso una persona e ne ha ferite altre otto investendole con un furgone , a Seven Sister Road, all'uscita di  una moschea al termine della preghiera notturna durante il ramadan. È un nuovo vile atto di terrorismo contro gente innocente: questa volta l’autore è un uomo bianco razzista che ha voluto colpire la comunità islamica con modalità  analoghe a quelle usate a Westmister e al London Bridge.
L’attentatore è stato bloccato dalla pronta reazione della gente presente che ha scelto di non ucciderlo per consegnarlo alla polizia. Questa reazione comune ha impedito con tutta probabilità che il numero delle vittime fosse superiore e dimostra come sia possibile e fondamentale reagire uniti per difendere la vita.
La dinamica infernale del terrorismo ispirato dai neonazisti dell’Isis - che nello stesso tempo ha colpito a Bamako nel Mali uccidendo quattro persone e ferendone 14 dopo averle sequestrate in un resort - alimenta specularmente quello delle destre nazistoidi, fasciste e razziste in una spirale infernale.
Di fronte a questo dilagare della violenza terrorista che attenta alla vita umana è importante unirsi per reagire e difendersi, coltivando insieme sentimenti di solidarietà, accoglienza e pacificazione tra gente di credo differenti, contro il terrorismo di tutte le matrici.

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abbiamo ricevuto e pubblichiamo questo comunicato dell'Associazione Antirazzista Interetnica "3 Febbraio" di Napoli su un fatto a cui è giusto dare risalto per l'esempio che rappresenta

un matrimonio antirazzista nel cuore di Napoli

Care amiche e amici,tra le tante notizie negative, tra gli egoismi e i razzismi quotidiani, ci piace far conoscere la bella notizia di due persone che si vogliono bene e hanno scelto di dedicare il loro matrimonio alla gente del mondo.
Nunzia Ricigliano e Marco d'Avanzo, giovani di origini umili ma dal cuore grande, hanno chiesto all'Associazione 3 Febbraio di far arrivare a tutti i fratelli e le sorelle immigrati l'invito ad assistere alla loro cerimonia che si terrà lunedì 12 giugno 2017 alle ore 11.30 nella Chiesa del Santissimo crocifisso e Santa Rita a Napoli in via Scipione Rovito, 25.
Persone del genere, che si ricordano dei nostri fratelli e sorelle immigrati anche nel momento della loro gioia più personale, ci incoraggiano e lanciano un messaggio di grande valore. Non cambieranno così le sorti del mondo, ma in questo modo danno un esempio che la prima accoglienza nasce dal cuore, nasce dall'umanità e dal sentirsi sempre insieme agli altri in qualunque momento della vita.
Nunzia e Marco andranno nel loro viaggio in Africa proprio per la loro volontà di conoscere più da vicino la vita di un continente così bello e anche così maltrattato.
È la prima volta che ci succede di essere invitati ad una iniziativa del genere e pensiamo sia la prima volta che in questo Paese è espressa così chiaramente la volontà di accogliere la gente del mondo in una occasione di questo tipo.
Riflettano quindi i razzisti, gli ignoranti, la gente che ha paura dell'altro, ma riflettano ancora di più le persone solidali e chi cerca di vivere una vita più degna giorno per giorno.
La solidarietà che esprimono questi ragazzi è davvero ammirevole e beneaugurante per il futuro di tutti. Così facciamo nostro l'invito e con i nostri fratelli e sorelle immigrati saremo con loro in questa bella giornata.
Chi ha a cuore l'umanità sia felice!

Associazione Antirazzista Interetnica "3 Febbraio" - Napoli
Web: www.a3f.org - Mail: napoli@a3f.org
Tel: (+39)3465708065
Twitter: @Ass3Febbraio ; FaceBook: Ass3Febbraio

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doppio attentato a Teheran

terrorismo bellico nella capitale iraniana

Continua l’ininterrotta scia di attentati che in tutto il mondo colpisce persone spesso inermi; oggi è accaduto nella capitale iraniana, teatro di un doppio attacco terroristico in due luoghi di Teheran altamente simbolici per il potere: il Parlamento e il mausoleo di Khomeini. I morti sono almeno 12, decine i feriti. Tra le notizie, ancora parziali, vi è quella della rivendicazione da parte dello Stato islamico. Per quanto si sa su dinamica, obbiettivi scelti, presenza di almeno due gruppi di fuoco, appare evidente trattarsi di una espressione del terrorismo bellico che ha già colpito in altre occasioni.
La scelta di Teheran aggrava il già tragico bilancio. In Iran il recente verdetto delle urne ha dichiarato una netta sconfitta dei candidati più reazionari del regime: riflesso elettorale di un diffuso e al contempo vago anelito di libertà. Anche contro di essa esplodono le bombe di oggi.
Soprattutto, però, gli attentati rinfocolano i numerosi scenari di guerra che insanguinano il Vicino oriente. L’Iran, infatti, è una potenza impegnata sul campo in Siria – al fianco di Assad, massacratore del suo stesso popolo – e dietro le quinte in numerosi altri conflitti latenti o conclamati (come in Yemen). La tragedia odierna non può che rinfocolare la fitna, il secolare scontro, riveduto e corretto, che contrappone paesi di cultura islamica sunnita come l’Arabia saudita e sciita come l’Iran. Lacerazioni antiche che si rinnovano e si alimentano in un contesto di crescente competizione bellica di cui le formazioni terroristiche sono a pieno titolo protagoniste. È una realtà e un pericolo che incombe in primo luogo sulle persone comuni di quell’area del mondo ma che ci riguarda tutti e tutte. Una realtà e un pericolo da comprendere nelle origini e nelle conseguenze, contro cui reagire in ragione di un possibile miglioramento della vita insieme, unendosi nella comune umanità differente, vigilando contro una logica di uccidibilità che attraverso guerre e terrorismo irrompe nella vita quotidiana colpendola e cambiandola.

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Torino

uniamoci per difendere la vita

Nella serata di sabato 3 giugno circa 30.000 persone si sono ritrovate in piazza San Carlo a Torino per seguire sul maxischermo la finale di Champions League. Per cause ancora da chiarire, probabilmente lo scoppio di alcuni petardi, nella folla raccolta in piazza dilaga il panico: il timore tra i presenti è che si tratti di un attentato. Nel tentativo di mettersi in salvo molte persone cercano di trovare riparo nelle case private, nei cortili dei palazzi,  nei negozi rimasti aperti. Purtroppo molti  nella fuga sono stati calpestati da altre persone; a tutt’oggi i feriti sono circa 1500 tra cui molti bambini, infatti il più grave ha solo di sette anni. Le istituzioni, in questo caso il Comune di Torino, dimostrano ancora una volta di non essere in grado di difendere anche elementarmente la vita umana: non erano state organizzate vie di fuga e piani di evacuazione per un evento di tale portata.  Tutto questo accade nella stessa notte in cui Londra, ancora una volta, è stata teatro di un attacco terroristico rivendicato dall'ISIS. Questa è la normalità a cui ci chiedono di tornare i politici e le diverse istituzioni nelle loro varie espressioni, è una quotidianità intrisa di uccidibilità che va dall'attentato terroristico all'omicidio per futili motivi o ad eventi come quelli di Torino. Ciò che è successo ci restituisce ancora di più l'importanza di impegnarci tutti i giorni per difendere la nostra e altrui vita senza delegare la sicurezza a Stati e istituzioni nazionali e locali.  Possiamo scegliere di fare attenzione, di non andare in alcuni luoghi perché più insicuri di altri, ad esempio perché molto affollati come dimostra questa triste vicenda. Possiamo comprendere che questa normalità ci spinge a pensare che non sia cambiato nulla, che la vita debba andare avanti come prima ma non è così:  perché la nostra vita è già cambiata. Prenderne coscienza significa scegliere di difendere il bene più prezioso che abbiamo: la vita umana.

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bomba a Kabul

la normalità fa strage, eccezionale è difendere la vita

Un camion-bomba è esploso questa mattina a Kabul nel quartiere delle ambasciate e del palazzo presidenziale, una delle zone ritenute più sicure della capitale afgana. Le vittime sono almeno 80, i feriti oltre 350. Anche l’ospedale di Emergency è rimasto danneggiato. L’attentato è avvenuto nell’ora di punta e ha colpito tante persone comuni. A loro, ai loro cari, alla popolazione di un paese lacerato dalle violenze di bande assassine locali e degli eserciti di una poderosa coalizione internazionale che lo occupa militarmente da quasi vent’anni va il nostro pensiero addolorato e solidale.

Questa efferata violenza non è una novità che squarcia la vita quotidiana, ma la sostanza di una normalità – non solo in Afghanistan – alla quale si vorrebbe fossimo tutti assuefatti. Una normalità che trasuda disprezzo per la vita umana perfino nei confronti dei più piccoli, come purtroppo dimostrano la recente strage al concerto di Manchester o quelle al centro commerciale di Baghdad (luglio 2016) e nel parco di Lahore (Pasqua 2016) in cui sono stati colpiti particolarmente giovani e giovanissimi, che sono anche un costante bersaglio nelle guerre incrociate che devastano l’amata Siria.

Al contrario di quanto ossessivamente ripetuto da politici e commentatori all’indomani degli attacchi – “non gliela daremo vinta, non cambieremo le nostre abitudini, la vita deve continuare a scorrere normalmente” – la vita a molti è stata recisa e per tutti è già cambiata. Non è possibile ignorare l’uccidibilità dilagante che dai fronti di guerra tracima nei mercatini natalizi. La scelta da compiere è piuttosto quella tra subire una normalità sempre più imbarbarita o intraprendere l’eccezionalità di un impegno per difendere la vita e, possibilmente, migliorarla assieme.

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