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Sudan. In piazza con le uniformi di scuola

Li hanno definiti “terroristi” i 4 giovani ed un adulto uccisi dalle Forze speciali sudanesi e le centinaia di studenti delle scuole primarie e secondarie che lo scorso 29 luglio ad al-Obeid, capoluogo del nord del paese, hanno manifestato contro il governo dei militari, il carovita e la carenza dei beni di prima necessità. La brutale repressione non ha fermato le manifestazioni di giovani e giovanissimi che il giorno dopo scesi nelle piazze e nelle strade di tutto il paese indossando le uniformi scolastiche e scandendo slogan contro la repressione. Determinati a non fare marcia indietro ma a proseguire le manifestazioni non cedendo alla trappola della violenze hanno gridato “non daremo il nostro sangue per i vostri soldi”. Il Consiglio militare di transizione - che ha ipocritamente condannato l’eccidio – ha imposto la chiusura per un periodo indefinito delle scuole delle università e addirittura degli asili a partire da ieri (mercoledì 31 luglio). Dall’inizio di giugno scorso solo a Khartoum sono oltre 160 le vittime della repressione, come denunciano gli attivisti del Comitato dei medici sudanesi. “Nessun bambino dovrebbe essere seppellito con indosso la sua uniforme di scuola!”, gridano nelle piazze i giovani, ragazze e ragazzi spesso adolescenti e i loro fratelli più piccoli protagonisti insieme alle madri, alle nonne e i loro padri delle mobilitazioni che stanno già iniziando a cambiare la vita, le relazioni, la solidarietà e forse il futuro delle popolazioni del Sudan.

(ore 13.30)

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Conte dà il via libera

L’imbroglio della Tav non si ferma

Il ministro del consiglio ha rotto gli indugi e ha dichiarato, con tanto di diretta Facebook, che la Tav, la linea ferroviaria alta velocità Torino-Lione, si farà. È finito il misero balletto di questo ultimo anno fatto di dichiarazioni roboanti da parte dei 5 Stelle sull’inutilità dell’opera, dall’enigmatico studio costi-benefici che ha coinvolto maxi-esperti e il ministro pasticcione dei trasporti Toninelli, da campagne pro e contro su giornali e tv. Manca ancora formalmente il passaggio in Parlamento ma il Sì Tav conta su una maggioranza sicura, che va oltre la compagine governativa (Pd compreso).
Conte giustifica il suo sì all’imbroglio di un’opera, tanto dannosa per l’ambiente quanto ricettacolo di loschi affari, con la scusa che interrompere oggi i lavori - tra l’altro sul versante italiano ancora ad uno stadio preliminare - sarebbe un costo troppo gravoso per gli italiani. Il governo baratta cioè l’ambiente con i soldi promessi alla pletora di affaristi che vivono all’ombra delle grandi opere: si consuma il vecchio adagio della politica ovvero la difesa degli interessi delle minoranze.
La giravolta sulla Tav fa parte dello sgretolarsi delle striminzite promesse elettorali dei 5 Stelle che si sono rivelate per quello che erano, cioè menzogne, mentre il governo penta leghista vara il nuovo liberticida decreto sicurezza e attacca senza pudore la solidarietà, facendosi causa diretta della strage in mare delle nostre sorelle e fratelli immigrati.
Mobilitarsi contro l’imposizione della Tav a fianco della gente del luogo è urgente e necessario, riguarda una battaglia d’assieme contro il governo, per la difesa della natura e della nostra umanità fuori da ogni approccio minimalista e violentista.

La Comune

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Solidarietà umana per le vittime nel Mediterraneo

150 morti in mare, al largo della Libia, in un solo giorno. Persone che fuggivano dai lager chiamati centri di detenzione in Libia. Morti perché in mare non c’è più nessuno, come denunciano da tempo le poche ong rimaste a soccorrere chi cerca una speranza. Non ci sono le navi degli Stati europei e non sono rimaste che poche imbarcazioni delle ong che coraggiosamente hanno deciso di sfidare le sanzioni degli Stati. Non è vero, come dice il truce Salvini, che i morti in mare diminuiscono perché diminuiscono le partenze. I flussi umani di chi cerca di migliorare la propria vita sono inarrestabili e i dati dell’Unhcr sono inequivocabili: nei mari abbandonati dalle navi degli Stati europei e dalle ong costrette ad ritirarsi i morti sono sempre di più. È una tragica riconferma dell’asse concreto che c’è tra trafficanti di esseri umani e Stati, entrambi solo interessati ai loro loschi affari e non alle persone e alla vita. A fronte di queste tragedie, accentuate dal protrarsi del caos bellico in Libia, occorre reagire e schierarsi per la solidarietà e l’accoglienza umane, riconoscere e appoggiare l’opera delle ong rimaste nel mediterraneo, e pensare a come accogliere in senso più ampio le tante e tanti nostri simili che cercano la vita, una vita migliore.

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Strage a Tripoli

Quanto vale la vita di un immigrato?

Strage impunita, tragedia annunciata. Mercoledì 3 giugno, alla periferia di Tripoli, il centro di detenzione per immigrati di Tajoura è stato bombardato: sono più di quaranta le vittime, oltre cento i feriti. Un crimine orribile che colpisce persone inermi già private della libertà a causa degli osceni accordi che l’Europa e l’Italia hanno stipulato con diversi attori libici per fermare a tutti i costi l’immigrazione. Persone partite dal Sudan, dall'Eritrea, dalla Somalia in cerca di un futuro migliore e perciò, solo perciò, incarcerate in zona di guerra, impossibilitate a fuggire, ora vittime di un bombardamento.
È probabile che la responsabilità diretta della strage ricada sul generale Haftar che da mesi assedia Tripoli ma l’elenco di complici, padrini, responsabili anche indiretti è lunghissimo. Al punto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite non è neanche riuscito a mettersi d’accordo su una formale condanna dell’accaduto. Già due mesi fa il campo aveva subito un bombardamento che aveva causato due feriti e danneggiato il tetto; nessuno si è preoccupato di evacuare le persone lì detenute. A Tripoli c’è la guerra; altro che “porto sicuro” dove dovrebbero essere trasportate le persone soccorse in mare!
Mettiamoli in fila, i colpevoli di questa strage. Sono i signori della guerra libici, dal governo insediato a Tripoli fino al generale Haftar; sono i loro sostenitori internazionali, dalla Francia all’Egitto, dagli Stati uniti all’Arabia saudita; è l’Unione europea (con l’Italia in testa) che hanno sottoscritto accordi infami all’unico scopo di impedire agli immigrati l’approdo sulle coste settentrionali del Mediterraneo. Per tutti costoro, la vita di un immigrato non vale niente.

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Forum Indivisibili & solidali

Report dell'assemblea nazionale del 30 giugno

Domenica 30 giugno a Roma si è tenuta una nuova ‘tappa’ del percorso di #Indivisibili. In questi mesi, gli eventi hanno subito una ulteriore precipitazione, determinata dai provvedimenti decisi dal governo gialloverde. L’approvazione del primo Decreto Sicurezza e la produzione di nuovi dispositivi di disciplinamento, il susseguirsi di misure liberticide e autoritarie, hanno coinciso con i tentativi di fomentare la guerra tra poveri nei territori, di criminalizzare le pratiche di solidarietà e conflitto proprie dei movimenti sociali e di sgomberare le realtà sociali che le agiscono. In questo contesto, l’arresto di Carola Rackete avvenuto sulla base degli strumenti disposti dal Decreto Sicurezza Bis rappresenta un atto gravissimo: al tempo stesso la scelta della Capitana della nave Sea Watch di violare una legge palesemente ingiusta e disumana traduce in pratica la concreta possibilità della disobbedienza, che può trasformarsi in opposizione sociale dentro i territori contro gli ulteriori decreti e strumenti repressivi che verranno dispiegati nei prossimi mesi. Carola ora è libera poiché la Gip di Agrigento "non ha convalidato l'arresto, ritenendo che ha agito primariamente per salvare vite umane", di fatto sconfessando l’applicazione del decreto bis.
Per questa ragione, l’assemblea di Indivisibili e Solidali sostiene e rilancia la mobilitazione nazionale in opposizione all’approvazione del Decreto Sicurezza Bis, che costituisce un ulteriore passaggio nella guerra ai migranti e ai movimenti di opposizione sociale. In tale contesto si ritiene fondamentale intensificare le iniziative territoriali che giorno dopo giorno si diffondono e costruire processi di coordinamento e sincronizzazione per potenziarne l'efficacia.
L’assemblea ha inoltre assunto la necessità di convocare dopo l’estate un nuovo momento di discussione del Forum Indivisibili e Solidali, per sabato 14 settembre, che abbia all'ordine del giorno la ripresa delle iniziative per l'autunno e, in particolare, la costruzione di un momento assembleare dove sia possibile intrecciare i diversi percorsi di conflitto e di movimentazione sociale che si sono sviluppati in questi mesi in vista di una possibile manifestazione nazionale unitaria in opposizione al governo giallo-verde ed alle sue politiche liberticide e razziste.

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