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AdessoLaStoria


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Berlino: nuovo attacco filo-Isis

solidarietà, schieramento e vigilanza
contro il terrorismo bellico

Alle 20 di lunedì 19 dicembre un vigliacco atto di terrorismo bellico è stato perpetrato a Berlino utilizzando un tir contro persone inermi in un mercatino di Natale. Si tratta di un’azione condotta con una logica di guerra che ha provocato decine di vittime, 12 morti e 48 feriti alcuni molto gravi, in un momento che doveva essere di festa. Un gesto cinico ma anche disperato da chi si ispira all’Isis neonazista e vuole emulare attacchi simili che in questo mesi hanno colpito a Nizza, in Turchia, in Iraq, Pakistan, Afghanistan, Bangladesh. La logica di questi attacchi è quella di portare il terrore colpendo ovunque, cercando di recuperare un’odiosa credibilità per il Califfato nero che invece sullo scenario mediorientale di guerra sta perdendo ovunque terreno. Lo Stato islamico (Isis) avrebbe da tempo potuto essere sconfitto togliendo così anche alimento alle azioni del terrorismo sul piano internazionale se le potenze internazionale avessero realmente voluto. Ma i loro accordi ed i loro scontri rispondono fondamentalmente a sporchi interessi politici, economici e militari. L’Isis è un tentativo aberrante e genocida di creare uno stato di guerra permanente che non si è voluto veramente sconfiggere in maniera definitiva. Basta pensare a come invece le milizie determinate delle resistenze popolari - curde, yazide, arabe - hanno inflitto sconfitte fondamentali all’Isis. Sosteniamo le resistenze popolari laddove reagiscono al mostro dell’Isis, perché uniti possiamo sconfiggerlo. Se si guarda d’altra parte all’operato del regime siriano di Assad ci si rende conto che dell’Isis è un mostro gemello. Attacchi bellici come quello di Berlino, l’assedio di Aleppo da parte di Assad con sostegni criminali di Putin ed altri stati, sono lezioni che devono spingere a schierarsi per difendere l’umanità sotto attacco. I profughi sono fra le principali vittime del nazi-jihadismo dell’Isis che colpisce popolazioni musulmane, yazide, di altre fedi in Medio Oriente. Assieme ai profughi possiamo sconfiggere il terrorismo bellico ed il razzismo con l’accoglienza, la solidarietà attiva, una nuova convivenza. Come abbiamo sollecitato da tempo invitiamo tutte le persone ad assumere adeguatamente attenzione e  salvaguardia in ogni luogo ed in particolare quelli più affollati, in nome della difesa della vita di ciascuna e di ciascuno e dei suoi valori, di fronte alla manifesta incapacità e non volontà degli stati di difendere le persone.


20 dicembre 2016 ore 13.00

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De Luca, Sala, Laboccetta, Marra...

Istituzione a delinquere

Vincenzo De Luca è il presidente della Regione Campania, ex sindaco “sceriffo” di Salerno e volto noto del Pd. Da sempre in prima fila contro gli immigrati, è stato indagato per istigazione al voto di scambio, dopo essere stato già plurinquisito per decine di altri reati.
Giuseppe Sala, anch’esso del Pd, si è appena sospeso da sindaco di Milano dopo aver ricevuto un avviso di garanzia inerente gli appalti dell’Expo. Lui, che di quella kermesse multimilionaria – della quale non c’è ancora neppure un bilancio pubblico – era stato il commissario e che della sua “incorruttibilità” aveva fatto una bandiera. Che oggi si rivela sdrucita.
Amedeo Laboccetta è meno noto, ma non meno indagato. È un ex parlamentare del Popolo della libertà, che insieme alla famiglia Tulliani (parenti di Gianfranco Fini e esponenti di spicco della destra romana) aveva messo in piedi, secondo gli inquirenti, un giro di riciclaggio attraverso le slot machine.
Sono solo le notizie degli ultimi 7 giorni, culminati con l’arresto di Raffele Marra, braccio destro della sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi. Nato e cresciuto politicamente all’ombra dei neofascisti Polverini e Alemanno, Marra era passato armi e bagagli nella “banda degli onesti” del Movimento 5 stelle. Ed ora è in carcere per corruzione, misura adottata per la sua “pericolosità sociale”.
Questo ci dice che malaffare, malversazione e corruzione sono costitutivi della politica, di tutta la politica, di destra, di sinistra e di centro, nuova e vecchia, originale o d’annata. A questa politica, contrariamente alle loro menzogne, i 5 stelle non solo sono interni, ma ne incarnano pienamente l’essenza. Sono razzisti e prepotenti, sono corrotti e avidi, sono insomma un’espressione tipica delle logiche di conquista, difesa e mantenimento con ogni mezzo e per il proprio tornaconto di un potere negativo, fuori e contro la vita e le esigenze delle persone. Hanno per lungo tempo sbraitato di onestà, ora fanno i conti con la loro omertà.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

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 Aleppo occupata dall’esercito di Assad


con la popolazione contro i massacratori

 

Con la caduta di Aleppo sotto il controllo del macellaio Assad, la guerra siriana è a un punto di svolta. I filmati che circolano in rete mostrano gli effetti dei lunghi anni di guerra: un cumulo di macerie e pochissimi segni di vita per le vie dell’antica e cosmopolita metropoli che un tempo contava due milioni di abitanti. Solo il massiccio intervento militare russo a fianco del dittatore di Damasco ha reso possibile tale epilogo, con il rovesciamento totale delle sorti del conflitto: marciando sui corpi senza vita di centinaia di migliaia di suoi connazionali, Assad resta al suo posto grazie a Putin e può ambire a mantenere il potere se non su tutta almeno su una parte consistente di Siria.

In queste ore è cominciata l’evacuazione dei civili sopravvissuti: per lo più donne, anziani stremati e bambini sorprendentemente ancora capaci di sorridere; intanto l’accordo tra i belligeranti garantisce uno specifico corridoio per l’uscita dalla città, incluso quella, armi alla mano, dei miliziani. Ma mentre da un lato si garantisce la ritirata a gruppi quali Nureddin al-Zinki e Ahrar al-Sham (i qaedisti dell’ex Fronte al Nusra), dall’altro spesso si continua a sparare sui civili in fuga, come accaduto ad alcuni convogli fin da mercoledì scorso.

Anche da questi ultimi sviluppi, si conferma quanto da anni andiamo denunciando quasi in solitudine: il dittatore Assad da un lato e i macellai nel nome di dio dall’altro (Daesh e la miriade di formazioni jihadiste), pur in competizione tra loro, hanno svolto un ruolo speculare e convergente nel soffocare la rivoluzione popolare, senza fermarsi neanche di fronte alle stragi di bambini e costringendo alla fuga un intero popolo. Le grandi potenze planetarie – Usa e Russia in testa, ma anche Arabia saudita, Iran e Turchia, solo per citarne alcune – hanno coperto e legittimato tale crimine efferato di cui la battaglia di Aleppo è il più recente ma purtroppo non l’ultimo capitolo.

A ciò si aggiunga che oggi più che mai, di fronte all’ennesima strage, è importante ribadire il diritto all’accoglienza senza condizioni per tutti i profughi che giungeranno su questa sponda del Mediterraneo. Chi fugge dalla tragedia della guerra siriana in cerca di un futuro migliore, può e deve essere accolto. Ne va dell’umanità di tutti.

 

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da Istanbul al Cairo

fermiamo il terrorismo assassino!

Nel fine settimana appena trascorso, una lunga e sanguinosa scia di attentati ha ferito a morte tante persone in diverse località e paesi, da Istanbul (Turchia) al Cairo (Egitto), da Mogadiscio (Somalia) a Maiduguri e a Madagali (Nigeria). Diversi i contesti umani e sociali, i responsabili, le reazioni statali; simili le orribili conseguenze, il dolore, la rabbia.
A Istanbul l’esplosione nei pressi dello stadio – rivendicata da un gruppo sorto da una scissione del curdo Pkk – ha colpito agenti di polizia ma anche inermi passanti. È stata l’occasione per il governo Erdogan di compiere arresti di massa di esponenti del Hdp, partito curdo che ha preso le distanze dai metodi terroristici e ciò nonostante è nel mirino della censura. Al Cairo 12 chili di tritolo sono stati fatti esplodere in una chiesa copta: tra le 25 vittime almeno 6 sono bambini. Nei pressi del porto di Mogadiscio la formazione al Shebaab sottolinea con circa 30 vittime la sua opposizione al processo elettorale. A Madagali, 57 morti e centinaia di feriti. Presso un mercato di Maiduguri, due bambine sono state fatte esplodere provocando così decine di feriti: l’atroce modalità porta la firma di Boko Haram, gruppo di assassini affiliato allo Stato islamico.
Esprimiamo i nostri sentimenti di dolore e di solidarietà verso le vittime e i loro cari, di collera e di sdegno nei confronti dei responsabili e dei loro crimini efferati.
Gli attentati, quasi in simultanea, ci ricordano quanto attuale sia la lotta e l’impegno contro il terrorismo assassino. Esso è specchio e fratello gemello della guerra che imperversa in tanti luoghi della Terra e soprattutto devasta il Vicino oriente e la martoriata Siria. Gli aspiranti oppressori che compiono attentati non promettono niente di meglio dei vecchi oppressori aggrappati ai loro Stati: entrambi impegnati, nella loro competizione, a fare scempio della vita umana.

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la scomparsa di Castro

qualche verità su Fidel

La scomparsa di Fidel Castro ha visto levarsi un coro di apprezzamenti positivi da parte di leader politici. Poche voci lo hanno contraddetto, spesso di personaggi reazionari come Trump o della destra cubana in esilio, mentre a sinistra c’è chi coglie l’occasione della scomparsa del leader maximo per continuare a celebrarlo.
Un interrogativo è rimbalzato nei commenti: Castro è stato un rivoluzionario o un dittatore? Entrambe le cose in fasi diverse della sua vita, ciò spiega la sua trasversale e duratura popolarità. Egli è stato alla guida della rivoluzione cubana del 1959: un movimento con spiccati tratti politico-militari, debole di contenuti umani e mai diventato socialista, che ha visto la combinazione di un movimento guerrigliero capeggiato da Castro e Guevara con l’aspirazione della popolazione a liberarsi della feroce dittatura di Batista, lacchè della Casa Bianca. Castro e il suo gruppo guerrigliero, con la loro concezione nazionalista, giacobina e borghese della rivoluzione, hanno condotto la lotta contro Batista da avanguardia elitista e militarista, agendo in nome del popolo, guadagnandosene in gran parte la simpatia, poi il sostegno una volta fatto cadere Batista. Il nuovo potere instaurato da Castro è stato in continuità con queste concezioni: autoritario e repressivo sin dall’inizio, segnato da violenza e giustizia sommaria, ben presto anche da campi di detenzione e “rieducazione” di oppositori, “nemici della rivoluzione” veri o presunti, omosessuali. Lo “stato rivoluzionario” cubano ha sancito l’installarsi al potere di una nuova minoranza, una casta politico-militare privilegiata che si ammantava di retorica antimperialista. Essa ha concesso alcune migliorie materiali alla popolazione in cambio della privazione della libertà, del sacrificio della dignità e della verità, della sottomissione coatta.
Lo schieramento organico di Cuba con l’URSS, ha permesso ad uno dei mostri reazionari del XX secolo di godere di una copertura “a sinistra” per i suoi crimini verso le rivoluzioni e i popoli, mentre L’Avana ha potuto stabilizzare il suo regime grazie al “fraterno aiuto economico” di Mosca, almeno fino all’89. Castro ha così svolto diligentemente il suo ruolo funzionale al subsistema sovietico: ad esempio, appoggiando l’ingresso dei tank del Kremlino a Praga nel ’68, adoperandosi perché la rivoluzione nicaraguense del ’79 non travalicasse confini ed argini sociali, addirittura sostenendo la dittatura genocida di Videla in Argentina che intratteneva buoni rapporti con Mosca. L’insofferenza della Casa Bianca verso Castro nulla toglie al ruolo sostanzialmente funzionale del regime cubano alla preservazione dei poteri oppressivi su scala internazionale, di cui era parte. L’odioso embargo contro Cuba da parte degli Usa è risultata una misura che nel concreto ha colpito la gente cubana e non il regime, anzi ne ha rafforzato la legittimità e la retorica antimperialista.
La nostra corrente, da sempre impegnata a nel denunciare i poteri oppressivi, siano essi a Washington, Mosca o Pechino, per più di 40 anni ha detto la verità su Castro e il suo regime oppressivo controcorrente rispetto a quasi tutta la sinistra. Nel ribadirla oggi ci auguriamo che la sua scomparsa sia ulteriore motivo di riflessione sulle false alternative antimperialiste, politico-militari e di stato e sulla possibilità di percorsi davvero alternativi al sistema e all’uccidibilità per valori, etica e morale che incarnano.

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