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AdessoLaStoria


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solidarietà con Camilla

uniamoci contro la violenza maschilista e patriarcale

Siamo solidali e vicine a Camilla, la donna che ha denunciato pubblicamente la violenza subita da tre uomini la sera del 24 luglio nell’androne del palazzo di via Chiaia, nel pieno centro di Napoli, dove stava rientrando. Camilla ha scelto di rendere pubblico l’accaduto in un post sulla pagina di Non una di Meno Napoli, in cui racconta di come sia stato difficile provare a reagire contro i tre vigliacchi stupratori e delle sue urla inascoltate (in un popoloso palazzo di sei piani), fino all’arrivo di un ragazzo che l’ha soccorsa mettendo in fuga i suoi aguzzini. Questo ennesimo gravissimo episodio avviene a pochi giorni dalla coraggiosa denuncia di una giovane quindicenne dello stupro di gruppo subito circa un mese fa sulla spiaggia di Mare Chiaro. Uomini frustrati e violenti, purtroppo anche giovanissimi, che si muovono in branco e che si accaniscono con ferocia sulle donne, forti dell’impunità di cui spesso godono e dell’omertà che li circonda. Siamo con Camilla e con tutte le donne che quotidianamente reagiscono contro le violenze maschiliste e patriarcali, e che non trovano alcuna difesa nella giustizia statale. Saremo presenti al corteo che si terrà oggi, venerdì 28 luglio, alle 19 con partenza da Piazza Amedeo, per difendere la nostra libertà, perché nessuna si senta sola. Siamo convinte che se costruiamo relazioni di vicinanza, solidarietà, mutuo aiuto nei luoghi in cui viviamo saremo più sicure. Anche per questo abbiamo dato vita in tante città a collettivi Dipende da noi Donne, spazi comuni di libertà di cui poter essere protagoniste insieme per migliorare la vita di tutte.

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finito il Convegno Internazionale

istantanee di una ricerca in comune

Si è concluso domenica 23 il Convegno Internazionale "Per cercare in comune un nuovo sguardo sull'umanità".
Quasi 600 persone hanno animato l'appuntamneto che si è svolto a Casa al Dono, nello splendido scenario della foresta di Vallombrosa.
Incontri, dibattiti, teatro, musica, relax, svago, cultura... un esperimento di comunanza che ha permesso di riflettere assieme su alcuni dei grandi temi che riguardano l'esistenza e l'essenza umana.
Un racconto ampio e dettagliato sarà pubblicato sul prossimo numero de La Comune, in uscita il 1 agosto prossimo. Intanto qui trovate un'ampia galleria fotografica per ricordare a chi c'era quello che è successo, per incuriosire chi non c'era e per dare a tutti e tutte l'idea di ciò che è stato.

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Solidali con l'importante vittoria ottenuta dai nostri fratelli dell'Associazione 3 febbraio, pubblichiamo il loro comunicato stampa

Tribunale di Napoli

i lavoratori bengalesi vincono contro il loro schiavista.

Conferenza stampa Giovedì ore 11, a Napoli

Care amiche e cari amici,
Un altro passo è stato compiuto, per la dignità e l'accoglienza, contro lo sfruttamento e la schiavitù.
Per la prima volta in questo Paese, lo schiavismo lavorativo, pratica purtroppo diffusa oggi, riceve, dal tribunale penale di Napoli, una prima sanzione giudiziaria esemplare. Le condanne sono pesanti e gravissimi i reati.
La Giudice dell’Udienza preliminare, Dott.sa De Ruggero, ha riconosciuto la responsabilità degli imputati per tutti i capi di imputazione: sono colpevoli di associazione a delinquere finalizzata al grave sfruttamento lavorativo e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante del reato transnazionale.
Sheik Mohammed Alim, il capo, viene condannato a 8 anni; gli altri (Popy Kathun , Moniruzzam Tipu, Sheik Akbar e Mohammad Aziz) a pene variabili tra i 6 e i 5 anni. Inoltre, sono stati condannati a centinaia di migliaia di euro di multe, oltre che al risarcimento dei denuncianti e al pagamento delle spese legali e processuali (la pena è stata ridotta, perché gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato).
Questo è il risultato di una lotta di diversi anni, che ha visto coinvolta in prima fila il meglio della gente solidale e antirazzista di questo Paese: l’Associazione antirazzista interetnica “3 Febbraio”, che ha promosso e sostenuto insieme ai lavoratori bengalesi un fronte solidale ampio. Dal prof. Pasquale de Sena, ispiratore e coordinatore dell'intero progetto di difesa legale, agli avvocati Bruno Botti e Benedetta Piola Caselli con Pierluigi Umbriano, insieme agli avvocati dell’ASGI Amarilda Lici e Alessandro Del Piano; e grazie al grande impegno, umano e professionale, profuso dall'Avv. Maurizio D'Ago e dal suo studio, sia nelle cause davanti al Giudice del Lavoro, sia in sostegno all'azione penale.
Alla battaglia legale, inseritasi in un percorso di lotta e di impegno quotidiano, si sono uniti docenti universitari solidali, giornalisti attenti all'umanità (trovate le rassegne stampa sul nostro sito web); le associazioni che ci hanno sostenuto, a cominciare da La Comune Umanista Socialista; la gente solidale di Sant’Antimo (in particolare, i giovani dell’Associazione Agorà), e di altre parti d’Italia e del mondo: dal Bangladesh alla Germania, dall'incontro in Vaticano con il Papa agli innumerevoli gesti di sostegno avuti da genti di tanti paesi immigrati qui.
Questa sentenza è molto importante, a più livelli. È un primo passo, fondamentale, per vincere la schiavitù che vige ed è tollerata nell'Italia democratica.
Per parlarne ed approfondire, indiciamo una Conferenza stampa pubblica a Napoli, presso lo studio legale Botti, in corso Umberto I n° 23, Giovedì 13, alle ore 11.
Tutte le persone e le associazioni solidali sono invitate a partecipare insieme con noi.

Chi ha a cuore l'umanità si schieri!

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verità e giustizia per Ibrahim
basta razzismo e disumanità
diritto alla cura e diritto alla vita!

L’episodio della morte di Ibrahim Manneh, 24 anni, di nazionalità ivoriana, avvenuta lunedì 10 luglio a Napoli, rappresenta un ulteriore grave caso di razzismo e disumanità cinica che purtroppo si sta diffondendo in questo paese. Secondo quanto denunciato dal centro sociale ex OPG, Ibrahim –da sette anni in Italia e provvisto di regolare permesso di soggiorno – è morto perché in diversi non hanno voluto accompagnarlo all’ospedale e curarlo: più volte è stata chiamata l’ambulanza e chiesto aiuto – tra gli altri – anche ai carabinieri, che non hanno voluto prestare soccorso al ragazzo. Per questo motivo è arrivato in ritardo all’ospedale Loreto Mare di Napoli – accompagnato a piedi dai suoi amici – dove, dopo svariate ore, si è saputo del decesso.
In questo caso si combinano razzismo, omissione di soccorso e malasanità: l’episodio di Ibrahim ci riguarda direttamente tutti, perché la cura della salute e della vita umana è un bene da difendere ed affermare nell’interesse di autoctoni e immigrati. Più si diffonde questa logica malsana, più la tutela della nostra salute e della qualità della vita è in pericolo.
Esprimiamo piena solidarietà ai familiari e vicini di Ibrahim ed agli attivisti dell’ex OPG (qui il loro comunicato), dove il ragazzo era solito recarsi collaborando allo sportello rifugiati.
Saremo presenti al corteo che si terrà oggi, mercoledì 12 alle ore 16,00, con partenza da Piazza Garibaldi (Na) per chiedere con forza verità e giustizia per Ibrahim e tutte le vittime del razzismo criminale e dell’indifferenza!


12/07/2017, La Comune NapolI
Info: 081-3447895 (dal Mercoledì al Venerdì, 17:30 - 20:30); 3392485595 lacomune.napoli@gmail.com

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la chiusura dei porti italiani

una misura grave e disumana.

Il ministro Minniti fa la voce grossa e minaccia di chiudere i porti alle navi di salvataggio delle ONG non italiane. Fautore dell’omonimo decreto, con il quale si sono ridotte le tutele giuridiche per i richiedenti asilo, ampliando, invece, i poteri di repressione dei sindaci e delle forze dell’ordine, il ministro, oggi, propone un “blocco navale” una vera e propria misura di guerra. Il mancato rispetto del blocco, infatti, dovrebbe comportare l’uso della forza. Peraltro, il governo, impedendo l’attracco, violerebbe il divieto dei respingimenti collettivi, proibiti da tutti i trattati UE e internazionali. La misura avanzata, ad ora più ad effetti propagandistici, comunque è di una gravità inaudita perché svela le reali intenzioni del governo ossia restringere ulteriormente l’accoglienza minacciando misure repressive eccezionali. Misure che serviranno solo a peggiorare le già provate condizioni di vita dei profughi e degli immigrati. Respingere ha un solo effetto: mandare alla deriva e a sicura morte persone innocenti, negando loro ogni forma di aiuto. C’è bisogno di uno nuovo e più appropriato sguardo alla nostra umanità anche per rinnovare il nostro impegno per l’accoglienza e la solidarietà. Viviamo tempi inediti davvero eccezionali in cui siamo chiamati a operare delle scelte. Dal 17 al 23 luglio prossimo ci troveremo a Vallombrosa, a Casa al Dono, per vivere il Convegno internazionale dal titolo «Per cercare in comune un nuovo sguardo sull’umanità». Un momento di confronto, di dialogo, di unione e, quindi, di schieramento concreto contro ogni forma di oppressione e di razzismo, che vogliamo offrire e, già stiamo costruendo, con tanta brava gente animata da buona volontà. Medici senza frontiere, don Giusto della Valle della parrocchia di Rebbio (CO), l’associazione nazionale antirazzista e interetnica “3 febbraio” hanno già dato la loro disponibilità a partecipare alla tavola rotonda «Alle radici della solidarietà e dell’accoglienza» che si svolgerà martedì 18 luglio. Assieme possiamo nobilitare i sentimenti e i valori che ci costituiscono umani.
  

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