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AdessoLaStoria


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l’incubo americano e le nostre speranze

Nelle urne prevale l’America di chi odia le donne e di chi accetta di essere sottomessa, prevale il razzismo e la xenofobia, prevale la logica della violenza e dell’uccidibilità, prevale una protesta sorda dei poveri di portafoglio e di spirito, prevale l’interesse dei ricchi che difendono i propri privilegi. Dunque nelle urne vince Trump, il multimiliardario reazionario che è un Berlusconi in peggio e con più potere.
Un voto che ha conseguenze su scala mondiale, quindi per ciascuno di noi, a questo conviene pensare senza rimozioni ed andando al di là della costernazione.
La politica attuale dimostra per l’ennesima volta che di fronte a due pessime alternative tende a vincere la peggiore. Questa è l’unica democrazia che conosciamo, l’unica possibile. Le proteste, le ribellioni, le opposizioni di per sé non hanno alcuna possibilità di cambiare qualitativamente le cose. Perché si muovono all’interno del quadro esistente. Perché si uniscono intorno alla negazione di qualcosa senza proporre un’alternativa complessiva positiva e chiara. Perché si riferiscono alle rivendicazioni materiali più urgenti e ignorano i bisogni più profondi.
Invece più che mai è necessario e possibile ripartire dalle esigenze essenziali e dalle caratteristiche umane migliori. Possiamo riconoscerci come persone e smetterla di alienarci come sudditi, possiamo cambiare le relazioni interindividuali uscendo dalla gabbia dei rapporti coatti, possiamo affermare una nuova idea e pratica di comunanza basata sui valori morali sottraendoci ai disvalori statali dominanti.
Possiamo riflettere e lottare preparando la manifestazione del 26 novembre per dire sì alla libertà delle donne che è la libertà di tutti e per fronteggiare la violenza che le colpisce e peggiora la vita di tutti.

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9 novembre 2016

Casa della cultura
Casa al Dono 96 - Reggello (Vallombrosa - FI)
Tel. +39 055 8622714 - 055 8622393
csutopia@tiscali.it

 

scarica qui il volantino impaginato

volantino trump_cus

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neonazisti in ritirata

Mentre il primo ministro iracheno annuncia l’inizio dell’offensiva su Mosul – popolosa e importante città da due anni sotto il controllo dell’Isis – in Siria gli uomini del califfato neonazista sono costretti a ritirarsi da Dabiq, nel nord del paese. In questo caso si tratta di un piccolo centro al confine con la Turchia, di scarsa importanza strategica ma di cui, sin dall’inizio, la propaganda del califfato nero ha sottolineato la grande valenza simbolica: secondo la loro particolare interpretazione, proprio a Dabiq si consumerebbe lo scontro finale tra i “veri musulmani” e gli infedeli; non a caso Dabiq è anche il nome scelto per la rivista online, principale strumento propagandistico di al Baghdadi.
Le notizie che vedono l’Isis perdere terreno e ritirarsi proprio dove ha cercato di costituirsi in un vero e proprio Stato islamico vanno salutate con soddisfazione: troppo grande è il pericolo che esso rappresenta per tutta l’umanità, nella regione e non solo. Si tratta perciò di successi importanti ma che – non va dimenticato – non sono purtroppo sufficienti a fermare la drammatica tenaglia bellica che soffoca la gente di Siria e di cui le centinaia di migliaia di civili assediate ad Aleppo dalle truppe del boia dittatore Assad sono solo la punta dell'iceberg

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immigrati contro il terrorismo

una lezione preziosa

Dopo due giorni di caccia all’uomo, ieri in Germania è stato arrestato un giovane legato all’Isis, fortemente sospettato di essere in procinto di compiere un attentato. È la conferma, purtroppo, di quanto attuale sia il pericolo terrorista.

Notizia nella notizia è la modalità della cattura e l’identità dei protagonisti: giovani rifugiati siriani, al pari del potenziale attentatore.

Già braccato dalla polizia, Jaber Albakr era fuggito a Lipsia dove, nei pressi della stazione centrale, aveva chiesto aiuto a due connazionali. Questi lo hanno invitato a casa propria ma, resisi conto di chi era, lo hanno immobilizzato e poi consegnato alla polizia.

La cronaca dunque conferma quanto sosteniamo da tempo: contro il terrorismo, accogliere i profughi può essere una delle principali risorse, al contrario di odio e paura alimentati dalle politiche razziste ed escludenti. Infatti, chi ha più interesse a sconfiggere il terrorismo dei tanti costretti a fuggire da esso? L’alleanza attiva e solidale tra chi arriva e chi accoglie – nella maggioranza dei casi, persone di buona volontà – è non solo un principio benefico ma anche un’elementare misura di salvaguardia di cui ciascuno può beneficiare. Viceversa, erigere muri alimenta diffidenza e rancore, paura e insicurezza per tutti.

 

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Riceviamo e pubblichiamo questo importante comunicato dall'Associazione Antirazzista Interetnica 3 Febbraio - Napoli

immigrati contro la schiavitù

Cari amici e amiche,

ieri, lunedì 10 ottobre nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Federico II di Napoli abbiamo vissuto un momento importante di impegno e di riflessione sul tema della lotta contro la schiavitù.

Alla presenza di tanti studenti, ospiti del Prof. Marco Musella titolare della cattedra di Economia Politica, abbiamo raccontato la vicenda degli operai del Bangladesh che da 3 anni conducono a Sant'Antimo (NA) una lotta per la dignità contro i padroni che li hanno ridotti in schiavitù. Grazie alle loro denunce finora abbiamo guadagnato i permessi di soggiorno, sono in corso cause di lavoro e, ultima notizia, il proprietario della fabbrica in questione, un cittadino del Bangladesh, è per ora oggetto di una custodia cautelare in carcere e di sequestro delle sue 4 fabbriche.
Questo ulteriore passo è una conferma della giustezza e serietà della nostra denuncia, ma soprattutto può essere un esempio per tutti coloro che vivono situazioni simili e possono trovare il coraggio per denunciare.
Gli interventi che si sono susseguiti hanno ribadito la forza del protagonismo degli immigrati, l'esemplarità di questo caso e il bisogno di unirsi e di espandere la solidarietà a fianco degli operai bengalesi. Erano presenti la CGIL, padre Alex Zanotelli, l'Associazione La Quercia di Poggiomarino (NA), La Comune, e attivisti che in questi anni ci hanno seguito.
Ora, aspettando l'apertura del processo, che riteniamo debba essere a breve, promuoveremo momenti di incontro e informazione per far crescere la lotta. A tutte le persone interessate, alle associazioni, ai gruppi e singoli che vogliono darci una mano a diffondere la notizia in tutte le forme che riterranno opportune saremo grati.

Chiunque ha a cuore l'umanità si schieri!

La Repubblica;
Il boss Alim e i bengalesi: "Così ci siamo ripresi la vita nella fabbrica degli schiavi", di Conchita Sannino:
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/10/11/news/il_boss_alim_e_i_bengalesi_cosi_ci_siamo_ripresi_la_vita_nella_fabbrica_degli_schiavi_-149510840/

TGR Rai Campania;
I nuovi schiavi. Sant'Antimo - la rete degli sfruttatori, di Francesca Ghidini:
http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/rubriche/ContentItem-8c63d9b6-01f4-43d1-8ba2-e2ff2f302c74.html


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Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato dell'Associazione Antirazzista Interetnica "3 Febbraio" - Napoli

Arresti per chi sfruttava gli operai bengalesi.
Lunedì 10 Ottobre, a Napoli, conferenza stampa e assemblea alla facoltà di Scienze Politiche

Cari amici e amiche,

con grande soddisfazione vi informiamo degli ultimi avvenimenti riguardanti la lotta degli operai bengalesi di Sant'Antimo (NA) da anni impegnati contro la schiavitù. A dimostrazione della credibilità della nostra denuncia, in queste ore abbiamo appreso che la squadra mobile di Napoli ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Napoli su richiesta della DDA. Tale provvedimento per ora ha portato agli arresti di 6 persone.

Ricordate bene come in questi anni il coraggio degli operai bengalesi, l'impegno dell'Associazione "3 Febbraio", e la solidarietà di tanti di voi hanno messo a nudo le condizioni di sfruttamento che vivono i lavoratori immigrati nella zona di Napoli nord. La nostra lotta ha permesso di svelare l'intreccio perverso che lega criminali locali a criminali delle stesse comunità immigrate, in questo caso del Bangladesh, ribadendo con forza il rispetto per la dignità di ogni ogni essere umano.
La nostra denuncia è stata sempre chiara, perché chi attacca l'umanità, da qualsiasi parte del mondo venga, va perseguito. Ciò di cui siamo fieri - sia chiaro - non è il fatto che qualcuno oggi vada in galera, ma del passo ulteriore che muoviamo nel senso dell'affermazione dei diritti, del riconoscimento della dignità umana e della prospettiva di dare voce alle persone sfruttate in un processo pubblico, che a breve riteniamo debba cominciare. Continuiamo quindi la nostra battaglia facendo di questo caso esemplare un motivo di incoraggiamento per tutti coloro che si battono per un lavoro degno e per una vita libera. Saremo ancora di più in prima fila contro ogni sfruttamento.

Per conoscere e discutere su questa vicenda convochiamo un'assemblea/conferenza stampa lunedì 10 ottobre 2016, presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Federico II di Napoli, in via Rodinò 22, alle ore 12.15, aula 3. Saremo ospiti del corso del Prof. Marco Musella, direttore del dipartimento di Scienze Politiche. Sarà presente il prof. Pasquale De Sena, ordinario di Diritto Internazionale presso l'Università cattolica di Milano e coordinatore per l'Associazione "3 Febbraio" del collegio di difesa degli operai bengalesi. Saranno presenti gli avvocati del collegio di difesa e i fratelli immigrati protagonisti di questa importante battaglia.

Siete tutti invitati.

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