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Sudan

cade il dittatore, il regime vacilla

Mentre scriviamo sono già numerose le vittime della repressione dell’esercito in Sudan contro le manifestazioni che, dopo la caduta di Omar al Bashir, chiedono la libertà e denunciano le manovre dei vertici militari. Il movimento popolare è iniziato il 19 dicembre contro il peggioramento delle condizioni di vita e in particolare contro i ripetuti aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità. Le manifestazioni – con un deciso protagonismo femminile – si sono poi concentrate contro il regime di al Bashir. Secondo Human Rights Watch e Amnesty International la repressione ha causato almeno 40 vittime. Dopo la caduta di Bouteflika in Algeria le mobilitazioni hanno assunto un ritmo quotidiano e un carattere sempre più radicale per quanto pacifico, riponendo una certa fiducia verso l’esercito, a cui si chiede di deporre il dittatore. Il movimento esige, tra le altre cose, immediate e libere elezioni: “Non vogliamo più un altro dittatore”, si grida nelle strade di Khartoum. Il Sudan è una realtà importante per il mondo arabo e quello africano. Ha vissuto nel 2011 la separazione del Sudan del Sud. Bashir, al potere da trent’anni dopo un colpo di Stato, incarnava un regime arabo africano di stampo totalitario con caratteristiche islamico militariste, è tra i principali responsabili del genocidio della popolazione del Darfour e su di lui pende la richiesta di estradizione dai tribunali internazionali, oltre a essere il primo leader arabo a visitare nel dicembre scorso il suo omologo sanguinario siriano, Bashar al Assad.
La sua caduta è merito del movimento popolare ma si é data attraverso una congiura di palazzo che ora rappresenta la principale minaccia per le richieste di libertà della popolazione. Il Rassemblement des professionnels soudanais, la più importante forza di opposizione, ha rifiutato il piano dei militari. L’Egitto e gli Emirati del Golfo sono in piena attività per difendere i propri interessi in Sudan, all’opposto gli attivisti egiziani delle rivoluzioni della gente comune del 2011 invitano i loro amici sudanesi a mantenere l’iniziativa e a non fidarsi dei militari.

(tratto da La Comune n. 336)

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Libia

con la popolazione, contro i signori della guerra

Decine di vittime e migliaia di sfollati tra la popolazione inerme: in pochi giorni è già drammatico il bilancio provvisorio della escalation militare in Libia. Uno dei signori della guerra, il generale Haftar, inviando truppe e aerei a bombardare la capitale libica ha riacceso il conflitto mai risolto tra due poteri altrettanto estranei e oppressivi: quello di Tobruk, di cui è l’uomo forte con il sostegno di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia (e la Francia, almeno fino a l’altro ieri); e quello di Tripoli, dove vi è un governo insediato da altre potenze mondiali (tra cui l’Italia) e dall’Onu. Cinicamente, Haftar ha preso l’iniziativa sapendo che difficilmente può riuscire a prendere il controllo dell’intero paese: si prepara alla prossima trattativa a suon di bombe. Intanto, in altre regioni del paese il terrorismo dell’Isis torna a colpire.

Siamo solidali con la popolazione civile presa tra due fuochi, con le sue sofferenze e preoccupazioni, con le sue legittime speranze tante volte frustrate in questi anni dal clamore delle armi.

Le attenzioni internazionali nei confronti dell’ennesima crisi libica sono di tutt’altro genere. Stabilità a qualunque costo è il credo di Parigi e Roma, pur in competizione tra loro, e degli altri “mediatori” internazionali; l’obbiettivo per loro è sempre quello di garantire gli affari delle multinazionali degli idrocarburi e soprattutto impedire o perlomeno frenare l’emigrazione verso l’Europa. Famigerato è il ruolo dei governi italiani – e in particolare di quello attuale che vi si è applicato con maggior ferocia – che hanno promosso la Libia a proprio gendarme con accordi e finanziamenti. Braccati per mare e incarcerati e torturati in terra, nel conflitto in corso gli immigrati sono vittime tra le vittime.

 

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Pubblichiamo il volantino in vista della manifestazione promossa dal collettivo studentesco del Liceo Anco Marzio di Ostia in risposta all'aggressione razzista e fascista ai danni di uno studente, che si svolgerà ad Ostia sabato 6 Aprile.

uniti e solidali per reagire al razzismo

Ad Ostia uno studente nero viene aggredito verbalmente e fisicamente da un branco di dodici uomini, mentre passeggiava con un'amica. Al quartiere Parioli, una donna senegalese viene pestata mentre tiene in braccio un figlio e ha l'altro nel passeggino. A Torre Maura, le donne i bambini e gli uomini della comunità rom appena trasferiti nel centro di accoglienza sono vittime delle violenze dei militanti delle organizzazioni neofasciste Casa Pound e Forza Nuova, e vengono nuovamente deportati dalle forze dell'ordine in un altro centro di accoglienza, secondo il patto non scritto stabilito tra le istituzioni capitoline e i neofascisti.

Questo è il clima di violenza diffusa e di odio razzista che dilaga in una società sempre più avvelenata e disgregata, alimentato dal governo fascio leghista e pentastellato con le sue leggi sull'immigrazione e la legittima difesa, che promuovono il disprezzo della vita e una logica di uccidibilità.

Di fronte a tutto ciò c'è bisogno di reagire e di unirsi, come hanno fatto gli studenti di Ostia scegliendo di mobilitarsi dopo il pestaggio del loro compagno di scuola, come ha fatto Simone, un giovane di quindici anni che a Torre Maura con grande coraggio si è opposto a Casa Pound e Forza Nuova, come abbiamo fatto assieme a centinaia di associazioni e persone solidali dando vita alla manifestazione unitaria antirazzista del 10 novembre scorso. C'è bisogno di impegnarsi assieme per mettere al centro valori umani postivi come la solidarietà umana e l'accoglienza, per difendere la nostra comune umanità, per non soccombere alla rassegnazione, ma essere insieme protagonisti di una vita migliore per tutti e tutte.

Per questo rivolgiamo un appello a tutte le persone e le organizzazioni solidali e antirazziste ad unirsi e mobilitarsi insieme per un 25 Aprile di liberazione dal razzismo, dalle minacce fasciste e dal governo.

Incontriamoci lunedì 8 Aprile alle ore 17 per preparare insieme il 25 Aprile presso l'Associazione Scup in via della Stazione Tuscolana

La Comune - Roma

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solidarietà ai bambini, alle donne, a tutta la comunità Rom vittime di violenza e deportazioni

Torre Maura, trasferiti il 2 aprile come pacchi da una periferia all'altra di Roma, 33 bambini 22 donne e una quindicina di uomini adulti di etnia Rom appena arrivati nel centro di accoglienza immediatamente vengono investiti da una azione in perfetto stile squadrista. Un centinaio di persone, di cui alcune del quartiere, hanno dato vita ad un carosello di azioni violente accompagnate da grida dal significato inequivocabile: "andate via" "dovete morire tutti" "dobbiamo bruciarli vivi" "scimmia esci che ti ammazzo". I protagonisti di questa aggressione sono militanti delle organizzazioni neofasciste Casa Pound e Forza Nuova impegnate da tempo nelle degradate periferie romane ad indirizzare la rabbia e la frustrazione di settori minoritari della popolazione in senso razzista e violento. A riprova della loro natura fascista hanno accompagnato le loro azioni ripugnanti col grido di battaglia "Italia, fascismo, rivoluzione" e saluti romani.

I delegati in piazza delle istituzioni capitoline, Comune e Prefettura, hanno aperto delle vere e proprie "trattative" di strada, riprese in video, con alcuni degli sgherri fascisti riconoscendone il ruolo e la legittimità, il cui esito è stata la ripresa di una nuova deportazione delle famiglie Rom, ad opera delle forze di polizia, per allontanarli da Torre Maura. Queste violenze e deportazioni richiamano alla memoria il trattamento subìto dalle comunità Rom per mano dei nazisti in questa stessa città che facevano leva sui pregiudizi secolari che sono esistiti e continuano ad esistere nei confronti della comunità Rom.

La sindaca Raggi tardivamente ha cercato di nascondere l'operato dei suoi rappresentanti con una denuncia pubblica delle "infiltrazioni" razziste nelle proteste. La connivenza, l'incoraggiamento e il senso di impunità di cui fattualmente godono i neofascisti è la conseguenza velenosa del clima di odio e razzismo che viene direttamente dagli atti e le dichiarazioni del governo. Questa impunità alimenta la loro arroganza che li porta ad annunciare una prossima manifestazione a Roma per salutare i successi ottenuti dalle loro azioni criminali.

Rivolgiamo un appello a tutte le persone e le organizzazioni solidali e antirazziste ad unirsi di fronte a questo pericolo e, riprendendo lo spirito solidale e antirazzista della manifestazione nazionale del 10 Novembre, mobilitandosi insieme per un 25 Aprile di liberazione dal razzismo, dalle minacce fasciste e dal governo.

4 aprile 2019

La Comune - Roma

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Pubblichiamo un nostro contributo per l'incontro nazionale che si terrà sabato 13 aprile a Roma delle forze promotrici della manifestazione nazionale del 10 novembre. Valorizzando il percorso unitario già cominciato avanziamo delle proposte che riteniamo utili per la discussione e la costruzione di un Forum solidale e antirazzista permanente di cui avvertiamo una crescente esigenza e urgenza.

contributo per l’incontro nazionale del 13 aprile di Michele Santamaria e Renato Scarola (de La Comune)

proviamo ad avanzare assieme

In preparazione dell’incontro del 13 aprile intendiamo offrire un contributo che possa essere utile per operare dei passi in avanti in ragione del percorso unitario che abbiamo realizzato prima e dopo il 10 novembre.
Non vogliamo rimuovere i problemi che sono emersi nell’assemblea a Macerata, sui quali ci sono opinioni e valutazioni diverse, ma pensiamo sia importante collocarli e inquadrarli nel percorso d’assieme.
Perciò - come hanno scritto i Centri sociali delle Marche dopo l’assemblea di Macerata - condividiamo l’esigenza di dimensionarli dandoci il tempo per far maturare il confronto e la conoscenza reciproca e soprattutto di concentrarci sulla possibilità di favorire l’allargamento e la diffusione del percorso unitario valorizzando i risultati ottenuti.  
Dare continuità e prospettiva a ciò che abbiamo cominciato sulla base della piattaforma del 10 novembre - la prima manifestazione nazionale antirazzista contro il governo - è tuttora ed è sempre stato il nostro principale interesse, anche quando sono emerse differenze di contenuto e di criteri di funzionamento.
Siamo sempre più convinti dell’esigenza e dell’urgenza di costruire un’unione solidale antirazzista permanente, perché ci sono motivi di ripresa sociale a cui offrire un punto di riferimento per fronteggiare le pessime azioni del governo e l’inconsistenza delle opposizioni.
Questo avrebbe un valore complessivo per tutti noi, per i fratelli e le sorelle immigrate, per il volontariato e le realtà solidali e per tante persone che vivono una condizione di oppressione e di esclusione sociale e umana.
Siamo intenzionati a proseguire il percorso svolto fino ad ora valorizzando l’unità raggiunta e cercando le mediazioni possibili per rafforzarla e approfondirla. Crediamo che ci siano molteplici ragioni per convergere verso questo obiettivo.

Le ragioni di fondo che ci possono unire

C’è l’esigenza di consolidare l’aggregazione di centinaia di associazioni coinvolte il 10 novembre e sappiamo che si stanno dando le condizioni per ampliarla ulteriormente ad altre realtà. Le diverse iniziative diffuse che sono state realizzate in questi mesi, spesso promosse da soggetti che non hanno fatto parte del nostro percorso, ce lo testimoniano.
Ci sono tante associazioni e persone motivate da una spinta umana genuina, a volte prevalentemente antirazzista altre volte più solidale, che esprimono segnali promettenti e incoraggianti. Nel contesto difficile in cui viviamo ci sono minoranze significative che esprimono la volontà di reagire ad un governo razzista della cattiveria e ad una società avvelenata di disvalori e negatività.
Ci sono tante persone solidali e di sinistra che stanno cercando una strada per sottrarsi alla rassegnazione mentre le sinistre organizzate vivono una storica decadenza, stanno scomparendo perché sta sparendo la loro già debole identità.
Di fronte a questo scenario - a nostro avviso - emerge con evidenza la centralità solidale e antirazzista come grande questione umana epocale. Emerge l’esigenza crescente di costruire un’unione ampia e permanente come un punto di riferimento generale che dia coraggio e fiducia e offra la possibilità di reagire e agire assieme contro ogni razzismo e discriminazione da qualunque parte provengano. Per fronteggiare gli attacchi del governo alla solidarietà che colpiscono diversamente il volontariato, le Ong, le realtà solidali come Baobab e il Centro Sociale di Caserta.
Non è un obiettivo semplice, soprattutto per i tempi difficili che viviamo, ma sappiamo che si tratta di una prospettiva sempre più utile e urgente verso la quale abbiamo cominciato i primi passi con la costruzione di un Forum.

Concezione e funzionamento del Forum

Lo possiamo costruire e offrire come luogo per coordinare e rafforzare l’iniziativa e la mobilitazione unitaria consapevoli che la lotta contro ogni forma di razzismo, di discriminazione e di esclusione sociale e umana rappresenta un impegno di ampio respiro e quotidiano in ogni luogo di vita, di studio e di lavoro.
Lo possiamo configurare come uno spazio plurale, aperto, inclusivo e accogliente che possa essere utile per unire e aggregare forze, associazioni, comunità di immigrati, centri sociali, sindacati, collettivi, realtà del volontariato, gruppi e persone solidali.
Per essere accogliente e attraente, efficace ed operativo è importante che il Forum abbia un funzionamento assembleare e applichi un criterio consensuale nel prendere le decisioni, in ragione di una logica di condivisione che favorisca lo sviluppo e l’ampliamento del processo unitario. Poniamo anche l’esigenza di un coordinamento stabile tra le forze che ne fanno parte che funzioni anch’esso con un criterio consensuale.
Con queste caratteristiche auspichiamo che si possa estendere con un’articolazione territoriale ampliando e coinvolgendo altre realtà, associazioni e persone solidali sulla base della medesima piattaforma e degli stessi criteri di funzionamento.

Possiamo andare oltre

Siamo convinti che esistano motivi importanti di condivisione per avanzare nel percorso unitario di cui siamo protagonisti.
Per queste ragioni esprimiamo la nostra disponibilità a trovare una soluzione condivisa anche sulla denominazione del Forum, che non è cosa di poco conto perché - per noi - non si tratta di una discussione di carattere nominalistico ma rimanda a questioni di contenuto e di sostanza. Nello stesso tempo non vogliamo trasformarla in un motivo di divisione. E quindi abbiamo cambiato idea.
Recependo le considerazioni e le argomentazioni che giungono anzitutto dai Centri sociali delle Marche e del Nord est, proponiamo una denominazione del Forum in grado di venire incontro alle diverse sensibilità e opinioni che possa essere: indivisibili & solidali.
In questo quadro siamo d’accordo sull’esigenza di concretare le diverse iniziative di mobilitazione, come stanno proponendo in tanti, a partire da quella per i porti aperti, per il diritto alla regolarizzazione e all’iscrizione anagrafica. Inoltre può essere importante realizzare come deciso a Macerata il 25 aprile di liberazione dal governo e dal razzismo con mobilitazioni locali. Così come per il 9 maggio potremmo decidere una nostra presenza unitaria sulla base dei contenuti del 10 novembre.    
Realizzare assieme queste iniziative e partire in primo luogo dal valore positivo e complessivo del percorso unitario, per noi significa - come abbiamo accennato all’inizio – inquadrare diversamente i problemi e le differenze e provare a trovare le mediazioni più appropriate e più utili per proseguire.
L’intenzione di questo contributo è di andare in questa direzione.

fraterni saluti e un abbraccio

Renato e Michele

Vallombrosa, 2 aprile ’19

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