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AdessoLaStoria


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col popolo iraniano per la libertà contro la repressione

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Da ormai una settimana in molte città dell’Iran si moltiplicano significative mobilitazioni di protesta. Nate per il malcontento popolare contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione dilagante, si sono presto trasformate in manifestazioni per la libertà, contro il regime degli ayatollah, con un forte protagonismo giovanile e femminile: sono decine di migliaia i giovani scesi in piazza e fra loro le giovani donne svolgono un ruolo decisivo, che svela la protervia della repressione. Una repressione brutale nella quale si contano già decine di morti, tra cui almeno un bambino, e centinaia di arresti. Le mobilitazioni, i cui sviluppi sono ancora da decifrare, vedono protagonista una minoranza coraggiosa, che potrebbe attrarre settori più ampi, e comunque espressione di un profondo e diffuso malessere sociale e d’assieme per l’impoverimento generale di ampi settori di popolazione e come espressione di un insopprimibile anelito di libertà. Alle vittime della violenza poliziesca e ai loro cari, a  coloro che oggi mettono a repentaglio la propria vita manifestando, esprimiamo solidarietà e vicinanza.
Gli avvenimenti in corso sono estremamente emblematici. Nel momento in cui a livello internazionale il regime iraniano miete i maggiori successi bellici all’estero, una parte della popolazione ha la forza di rialzare la testa e contestare il potere autoritario e corrotto degli ayatollah. In questi anni Teheran ha investito con successo uomini, mezzi e armi nelle guerre in corso in tutto il Medio Oriente: ha svolto insieme alla Russia un ruolo di primo piano a fianco del boia Assad nel soffocare la rivoluzione siriana ed è protagonista di una competizione per l’egemonia contro potenze altrettanto oppressive (come l’Arabia saudita) regionali e planetarie. Una parte consistente delle proteste si rivolge proprio contro questo ingente sforzo bellico, che sottrae risorse ad una popolazione provata da una grave situazione economica, chiedendo che le truppe lascino la Siria e il Libano.
La violenza della repressione di questi giorni spazza il campo da imbrogli ed equivoci: nonostante le parole relativamente concilianti di un presidente “moderato”, le leve del potere politico, militare ed economico in Iran restano saldamente nelle mani dell’alto clero sciita, che lo esercita – pur nelle divisioni che lo caratterizzano – con immutata violenza e prepotenza. Ma non si può dimenticare che tale potere fu consegnato quarant’anni fa agli ayatollah da un popolo in rivoluzione, della cui vitalità e coraggio sono testimonianza anche le mobilitazioni odierne.

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Firenze: aggressione fascista a una giovane

Uniamoci contro il pericolo nazifascista

Subito prima di Natale, nel centro storico di Firenze, alcuni giovani fascisti appartenenti al Blocco Studentesco (vedi Casa Pound) hanno aggredito e picchiato una studentessa, impegnata nel collettivo femminista Le Spine, “colpevole” di aver rifiutato il volantino razzista che stavano distribuendo.
Solidarizziamo con la giovane donna aggredita e con il collettivo che ha giustamente denunciato questo grave episodio, avvenuto nell'indifferenza dei passanti.
È un'ulteriore riprova dell'urgenza di reagire assieme al pericolo nazifascista che rappresenta una minaccia per tutte e tutti, mettendo al centro valori radicalmente alternativi, innanzitutto il valore dell'umanità che loro vorrebbero sottomessa. Odiano le donne e i bambini, usano la violenza fisica e verbale contro i più indifesi, in primo luogo chi emigra in questo paese, e contribuiscono a seminare tra la gente comune il peggiore veleno razzista, spalleggiati dentro le istituzioni dai fascio-leghisti di Salvini.
Chiamiamo tutte le persone e le realtà antifasciste cittadine, collettivi e associazioni, comunità immigrate e religiose, sindacati e partiti della sinistra a reagire a questa minaccia crescente, iniziando ad incontrarci, discutere e mobilitarci insieme.

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21 dicembre: le elezioni catalane difendono la Repubblica e sconfiggono Rajoy

Il fronte indipendentista, o repubblicano, vince le elezioni catalane del 21 dicembre 2017. Junts per Catalunya ottiene 34 seggi, Esquerra Republicana de Catalunya 32 seggi e la Candidatura de Unitat Popular 4 seggi. Insieme raggiungono la maggioranza assoluta parlamentare con 70 seggi (68 sono quelli necessari). Malgrado il risultato di Ciudadanos, 37 seggi, il fronte unionista, che appoggia l’azione repressiva dello Stato e del governo Rajoy, esce sconfitto, con il Partido Socialista de Catalunya a 17 seggi e il PP con 3 seggi. Cioè un totale di 57 seggi. Catalunya en Comù, situato al di fuori dei due blocchi –cioè contro il 155 e contro la Dichiarazione unilaterale di indipendenza  - scende a 8 seggi.
È un risultato importante. Una chiara sconfitta del governo Rajoy che con l’applicazione dell’articolo 155 – commissariamento della Generalitat, dissoluzione del Parlament e destituzione del Govern-  e la convocazione di elezioni sperava in una maggioranza parlamentare unionista. Con Rajoy esce sconfitta anche l’azione repressiva e intimidatoria dello Stato centrale, che tuttavia non si fermerà.
È un risultato che difende e aiuta le aspirazioni di moltissima gente riguardo a una repubblica catalana. Un risultato che si dà in un contesto elettorale particolarmente avverso. Un’offensiva mediatica antindipendentista ossessiva da parte delle televisioni, della stampa e della radio di ambito nazionale, pubbliche e private. Una campagna dei vertici imprenditoriali e finanziari che pronosticavano sventure in caso di un mancato trionfo unionista. Senza dimenticare la campagna del potere giudiziale e i suoi effetti: il capolista di Junts per Catalunya, Carles Puidgemont a Bruxelles per evitare la prigione, il suo numero due, Jordi Sànchez, così come il capolista di Esquerra, Oriol Junqueras, in carcere e senza poter fare campagna.
Erano elezioni speciali. Al punto che, anche noi, normalmente poco inclini a queste istanze, abbiamo dato un’indicazione di voto. Un voto per la libertà e la repubblica, contro la monarchia. Perché ciò che era in gioco nelle elezioni del 21 dicembre erano proprio le speranze di libertà ed autodeterminazione delle donne e degli uomini di Catalunya contro la repressione dello Stato spagnolo. Evidentemente ciò non significa nessun appoggio alla politica antipopolare del Govern catalano, ai tagli ai servizi sociali e alla limitazione dei diritti. Significa sì immaginare una dinamica progressiva in cui, assieme alla possibilità di autodeterminazione, esistano anche maggiori possibilità di difendere gli interessi materiali della gente comune e delle maggioranze svantaggiate.
La fase che si pare non sarà più facile. Assisteremo a scenari ancora più complessi e inediti. In primo luogo la delicata composizione di una maggioranza parlamentare capace di rispettare il mandato dell’1 Ottobre. Quindi, il probabile presidente della Generalitat che si troverà in carcere nel momento stesso in cui metta piede sul territorio spagnolo. Deputati che chiederanno un permesso per uscire di prigione per ricevere il proprio mandato parlamentare. Nel frattempo la macchina giudiziale e repressiva contro personalità indipendentiste con ogni probabilità si ingrandirà. Ed evidentemente ci saranno anche ulteriori mobilitazioni a difesa della libertà e della Repubblica.
Nella sua decadenza accelerata il regime spagnolo mette in mostra quanto siano ridotti i margini politici che ha per misurarsi con i problemi che stanno facendo precipitare la sua stessa fine. Rajoy è forse la migliore fotografia dell’arroganza e dell’incapacità che lo connota.
La crisi dello Stato spagnolo è solo cominciata. Difendere ed approfondire le speranze di una repubblica catalana indipendente richiederà l’iniziativa diretta ed aut organizzata, che sta si sta esprimendo. Ha bisogno anche di ambiti di iniziativa, sensibilizzazione e riflessione su quale può essere una prospettiva di liberazione in questa fase storica di fronte alla crisi dello Stato spagnolo. Una Repubblica indipendente di Catalunya è possibile se la pensiamo come primo passo verso l’autodeterminazione delle altre popolazioni di questa penisola. Una nuova possibilità di solidarietà e cooperazione che significa dire “abbasso la monarchia” in nome di una Confederazione di Repubbliche libere dei popoli iberici. A questa prospettiva, come socialisti libertari, vogliamo dedicare i nostri sforzi. Noi non pensiamo che la liberazione si possa realizzare attraverso la costruzione di strutture statali. Sì crediamo che questo processo di autodeterminazione contro l’oppressione dello Stato spagnolo sia un passaggio progressivo e che aiuti la possibilità di immaginare meglio e di avanzare verso il nostro impegno per la costruzione di comunità libere basate sull’autogestione e una prospettiva etica.

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Como
No all'ordinanza del sindaco di como contro i senzatetto

difendiamo la comune umanità
fermiamo la cattiveria al potere

Con Centinaia di volontari/e, attivisti/e attiviste singoli/e o aderenti di tante associazioni solidali, ad alcune parrocchie siamo stati protagoniste/i di un importante moto di solidarietà a fianco delle migliaia di profughi/e che sono stati ospiti di questa città tra l'estate e l'inverno del 2016. Ancora adesso in tanti continuiamo a prodigarci in aiuto di quanti non hanno niente, italiani/e  e immigrati/e. Si tratta della parte migliore della società che ha espresso ed esprime gli aspetti migliori dell'umanità di tutti e tutte.
 La recente ordinanza della Giunta Municipale di Como che vieta il soccorso ai senzatetto e la loro presenza nelle vie del centro storico è un attacco gratuito e vergognoso a chi non ha nulla e offende la dignità e il senso di solidarietà e di giustizia di ogni persona. Secondo gli amministratori della città, essere poveri è un crimine da punire con multe e sequestro di beni (cartoni, coperte, ecc.); è stato anche vietato offrire beni di conforto a chi dorme fuori e al freddo. Secondo lor signori la presenza dei clochard disturba e turba lo shopping natalizio. Prima di tutto gli affari!
 La nostra umanità e la nostra dignità viene ogni giorno ferita ed offesa da razzismo, discriminazioni, violenze di ogni tipo, ma anche dalla prepotenza e dalla cattiveria che sgorgano dal bassoventre della società, incarnate dalle destre e riecheggiate dal potere politico che ne fa azioni di governo.
A partire dal grande moto di solidarietà espresso negli ultimi anni, le persone di buona volontà, le associazioni solidali e quanti sono schierati con i più deboli, unendosi, possono contrastare la cattiveria montante nella società e nelle istituzioni. Insieme possiamo proporre e suscitare idee e pratiche di pacificazione e di bene, per la difesa ed il miglioramento della vita di tutti e tutte.
 Come La Comune sosteniamo tutte le iniziative di solidarietà a fianco dei più deboli con la consapevolezza che questo contribuisce a migliorare la vita di tutti e rafforza la nostra convinzione e il nostro impegno per una controffensiva culturale di affermazione della  vivibilità in contrapposizione alla cattiveria e all’uccidibilità portati avanti in questi anni soprattutto da media, stampa e politici di destra.

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9 dicembre, Como

in piazza per l'accoglienza e contro il fascismo

Una piazza piena di gente (circa 3000 persone) alla manifestazione indetta dal PD  per dire no alle provocazioni fasciste come quelle che il 28 novembre hanno visto vittime gli amici di Como SF. Forse il PD ha voluto solo cercare di utilizzare la vicenda in chiave elettoralistica, ma la gente è scesa in piazza per esprimere solidarietà alle persone impegnate per l'accoglienza e contro il razzismo come le/gli attiviste/i di Como SF, di Como Accoglie, della Parrocchia di Rebbio.... e quanti in tutta Italia stanno cercando affermare ciò che l'”onda nera” vuole osteggiare. Si è trattato di una prima e iniziale risposta al fascioleghismo montante nel Paese. In piazza oltre noi erano presenti gruppi di sindacalisti di CGIL e CISL, dell'ARCI, dell'ANPI e alcune associazioni locali. Noi de La Comune Umanista Socialista siamo stati alla manifestazione con una quarantina di compagne e compagni, con le nostre bandiere, i nostri libri, il nostro giornale...le nostre idee. Abbiamo distribuito l'appello all'unità di tutte le forze e le personalità antifasciste che trovate qui sotto, per coordinarci allo scopo di fermare l'onda nera mettendo in atto iniziative di sensibilizzazione e ponendo il problema  dell'autotutela e dell'autodifesa, degli attivisti e delle attiviste, delle sorelle e dei fratelli immigrati. L'intervento dal palco più significativo e interessante è stato quello di AnnaMaria  Francescato di Como SF che oltre a denunciare la provocazione subita  ed il fenomeno fascista che si sta diffondendo, non ha mancato di condannare gli accordi del governo italiano con le bande libiche che gestiscono le prigioni che trattengono i profughi in condizioni disumane. 

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dal 9 al 23 aprile 2018


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