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AdessoLaStoria


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con il popolo palestinese contro il sionismo assassino

Oggi lo Stato di Israele ha perpetrato un nuovo orrendo crimine. Al confine con la striscia di Gaza l’esercito israeliano ha sparato contro i manifestanti palestinesi in occasione del primo giorno della grande marcia per il ritorno. Al momento sono 14 i morti e più di 1400 i feriti.
Ancora una volta lo Stato d’Israele ha scelto di uccidere e di mostrare la sua natura criminale e assassina. L’esercito e i suoi cecchini hanno sparato contro persone inermi e disarmate che stavano manifestando. Il tentativo di mettere sullo stesso piano la violenza dell’esercito sionista e persone che al massimo lanciano sassi é utile solo a coprire i responsabili del massacro.
Sono 70 anni che il sionismo ha occupato e saccheggiato le terre dei palestinesi, cacciandoli dalle loro case ed espellendoli. Le popolazioni palestinesi hanno il sacrosanto diritto umano al ritorno nelle loro terre di cui sono stati espropriati con la forza. Lo Stato d’Israele continua a difendere questa usurpazione con la violenza assassina e con la ferocia della guerra.  Denunciamo questa nuova strage esprimendo la nostra vicinanza umana e solidarietà alla popolazione palestinese.

30 marzo 2018  ore 22.00
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l'Isis rivendica l'attentato in Francia

pericolosi colpi di coda

Nell’aprile del 2013 al Baghdadi annunciava la nascita dell’Isis. Cinque anni dopo, venerdì 23 marzo, il terrorismo nazijihadista è tornato a colpire nel Sud della Francia.
Dall’apogeo del neonato Stato islamico (nell’agosto del 2014) ad oggi, l’Isis ha perso il 98% dei territori che aveva occupato, e ormai esercita il suo terribile dominio su una piccolissima zona di confine fra Siria e Iraq. La sua ascesa aveva attratto migliaia di foreign fighters, provenienti da tutta Europa ma anche da Russia e Balcani, che combattevano per il Califfo con la svastica, affascinati dallo sporco bottino promesso loro: depredare e violentare.
L’eroica resistenza curda a Kobane aprì una lunga serie di sconfitte sul terreno di guerra. La risposta dei nazijiahdisti era il terrorismo, in primis nei luoghi d’origine dell’Isis, ma anche e soprattutto all’estero. Da Parigi – prima Charlie Hebdo poi il Bataclan – passando per il Belgio, gli Usa, la Gran Bretagna, la Catalogna, la Tunisia, il Bangladesh e molti altri paesi, sempre più spesso i criminali attentati guidati o ispirati dallo Stato islamico hanno colpito gente inerme e impreparata. Gente che è stata vittima di vili vendette, di fronte alla crescente incapacità dello Stato islamico di reggere il conflitto sul campo, ad opera di terroristi fai da te soli ed isolati – provenienti spesso dalle fila della marginalità e della criminalità comune – o per mano di combattenti ritornati nei paesi di provenienza per ordine dei vertici degli uomini in nero.
In questo quadro non sorprende che un giovane ventiseienne dichiaratosi appartenente all’Isis, Redouane Lakdim, abbia prima rubato un auto – ferendo l’autista e uccidendo un passeggero –, si sia lanciato sparando su un gruppo di poliziotti a Carcassonne, per poi prendere numerosi ostaggi in un supermercato a Trebes. Il bilancio finale è stato di 4 morti e 16 feriti, ma avrebbe potuto essere ben più grave: fra le vittime c’è un gendarme che eroicamente si è offerto in ostaggio liberando numerose persone.
Si confermano tristemente anche in questa vicenda la manifesta debolezza e l’incapacità – e anche la non volontà – da parte degli Stati di proteggere le persone: Lakdim era noto alle forze di intelligence ma non gli è stato impedito di colpire.
Per questo, proprio oggi che la minaccia sembra scemata, è più che mai il momento per ciascuno di fare attenzione, di guardarsi attorno, di attivarsi e di impegnarsi per non abbassare la guardia di fronte ai pericolosi colpi di coda del terrore nazijihadista.

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a  Barcellona e Madrid

con la rivoluzione siriana 7 anni dopo

Il 15 marzo 2011 è una data cara alla memoria di chi ha visto incarnarsi il desiderio di libertà, di dignità e di uguaglianza nelle speranze di tante persone capaci, seguendo l’esempio dei bimbi di Dera’a, di sfidare in Siria una delle dittature più feroci, quella di Bashar al Assad. Una rivoluzione che univa le generazioni, le culture, le etnie e le religioni. Che esaltava il protagonismo femminile e giovanile. Che ci insegnò il principio rivoluzionario della pacificazione.
Quella rivoluzione è stata prima soffocata dalla guerra e poi sconfitta. Ma questo non vuol dire che abbia fallito né che sia stata cancellata. Dipenderà, come sempre, da chi vorrà coltivarne l’esempio e gli insegnamenti.
Questo anniversario cadeva in un momento particolarmente drammatico. Quasi contemporaneamente le truppe del regime di Assad, spalleggiate dall’aviazione russa, entravano nella regione di Ghouta orientale, mentre quelle turche e le milizie siriane al loro servizio, entravano nella città curda di Afrin, Da entrambi le località fuggivano migliaia di nuovi profughi, in entrambe le forze occupanti si dedicavano alla distruzione e al saccheggio.
A Barcellona e a Madrid, negli ultimi due mesi, come compagni e compagne di Socialismo libertario, abbiamo promosso o a cui abbiamo partecipato a diverse iniziative.
Nella capitale catalana, all’interno di Tadamon, una coordinazione unitaria di organizzazioni, singoli e associazioni pacifiste, solidali con il popolo siriano, abbiamo convocato due iniziative di dibattito per ricordare la rivoluzione di 7 anni fa e denunciare la situazione attuale. Nella prima il 15 febbraio con la presenza della scrittrice Leila Nachawati e in collegamento con la città di Duma assediata, la partecipazione è stata di oltre 50 persone, la seconda il 23 marzo, con lo scrittore siriano Mustafa Khalifa, circa 40. Tra le due iniziative abbiamo convocato un presidio per denunciare il bombardamento di Ghouta, senza dimenticare il dramma di Afrin, il 24 febbraio a cui hanno partecipato circa 300 persone. A Madrid abbiamo partecipato a un presidio il 17 marzo con alcune centinaia di partecipanti.
In questi momenti abbiamo potuto constatare non solo l’indignazione di fronte al dramma che si continua a vivere in Siria, grazie anche alla complicità internazionale, ma anche la determinazione di una nuova generazione solidale. Tante giovani e tanti giovani, provenienti dalla Siria o di origine siriana, desiderosi di continuare un impegno di solidarietà e di comprensione.
La rivoluzione siriana, insieme all’agorà rivoluzionaria di Piazza Tahrir in Egitto, è una delle fonti di ispirazione della Corrente umanista socialista, “un principio di umanità futura” come si spiega in due dei nostri testi fondativi, il manifesto Scegliere nel cambio storico e gli Intenti e proposte. Vogliamo continuare a farne motivo di riflessione, di scelta e di impegno. Imparare dalla rivoluzione siriana ha significato non smettere in tutti questi anni di riflettere e di mobilitarci, senza negare il dramma ma senza farci sopraffare da esso.
Abbiamo quindi organizzato un momento di discussione a Barcellona il 10 marzo con circa 20 persone, quasi tutte impegnate nella solidarietà con Siria. A Madrid avrà luogo il 15 aprile. Ci proponiamo di dar vita a organismi, ispirati nelle coordinate ideali e valoriali della rivoluzione della gente comune. Organismi che sviluppino sì la solidarietà – per la accoglienza di chi viene e per la vita di chi resta- ma che soprattutto raccolgano il lascito di ciò che inizio 7 anni fa, sappiano farne cultura e progetto per viverlo nel presente e prepararne il futuro. Domani anche in Siria.

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ti saluto Facebook

Che cosa aspetti per disdire il tuo account Facebook? Cos’altro deve succedere perché tu ti renda conto di che razza di trappola è quella in cui ti sei cacciato? I tuoi dati, il tuo profilo, le tue opinioni vengono vendute, rubate, scambiate e usate per gli sporchissimi interessi di una vasta e variegata associazione a delinquere mondiale che serve davvero solo ai potenti a cui fa gola un’umanità passiva e frastornata. Vieni manipolato e usato per estorcere soldi e voti, tartassarti di pubblicità e fake news. I gestori di Facebook non ti hanno nemmeno avvisato del furto in atto ai danni tuoi e di milioni di altre persone di cui erano a conoscenza da anni. Continuano a far soldi a vagonate e non intendono porre alcun freno  ai danni che stanno causando in primo luogo ai bambini e ai due miliardi di persone che si sono ubriacate abbeverandosi  a questo pozzo avvelenato. Chiedere vanamente più controlli sui social è una manifestazione di ingenuità che rasenta o equivale alla complicità. Qualunque dato, informazione o foto che posti è immediatamente nelle loro mani e ne fanno quello che vogliono. Non potrai rientrarne in possesso mai più.
Non ci sono scuse, l’unica cosa che puoi fare è tirartene fuori invitando i tuoi amici (quelli veri, in carne ed ossa) a fare altrettanto. E se loro fanno altrettanto con i loro amici, e i loro amici a loro volta...la catena si comincerà a svolgere al contrario, cioè nel verso giusto, quello di liberarsi da questa dipendenza che depriva le persone delle migliori capacità umane di comunicare, conoscere, valutare e decidere.
Decidere, appunto, di levare il terreno sotto ai piedi di questi truffatori in t shirt che finalmente stanno perdendo punti in borsa e contratti pubblicitari. Decidere di dire finalmente no, vi saluto, mi disconnetto, la smetto di perdere tempo ed energie appresso alla vostra fetida realtà virtuale. Non mi siete necessari, anzi mi danneggiate. Chi vuole avere mie notizie mi può scrivere, telefonare, cercare, parlare.
In questo modo starò meglio, la catena si sarà disfatta maglia per maglia e mi sarò presa pure la soddisfazione di dare una lezione a chi ha pensato che fossimo definitivamente prigionieri.
Chi scrive non è stato mai iscritto a Facebook ma ha amici e compagni, conoscenti e parenti che lo sono o lo sono stati ed avendo a cuore la loro felicità e quella dell’umanità tutta non si sente meno impegnata a svelare i truffatori di questo tempo inquietante che viviamo.

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Firenze, 10 marzo

solidarietà umana in cammino

Una galleria fotografica della manifestazione antirazzista di Firenze in risposta al brutale assassinio del nostro fratello Idy.

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• n. 317


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