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Violenza contro le donne

Unite per affermare e difendere la vita

Ieri a Crema è stato arrestato un uomo di 29 anni che ha violentato due bambine, vicine di casa, la settimana scorsa a Foligno una donna di 28 anni è stata rapita e segregata dal suo ex per tre giorni, picchiata e violentata. È riuscita a scappare grazie al suo coraggio, gettandosi dall’auto in corsa durante un viaggio verso Roma e grazie alla solidarietà di alcuni passanti che l’hanno difesa quando l’uomo l’ha aggredita per costringerla a risalire in auto. Negli stessi giorni una giovane ragazza di 14 anni è stata violentata da un uomo a Roma, a Campo dei Fiori, dove lei stava passeggiando. Bimbe, donne, storie diverse che purtroppo ci dicono ancora una volta dell’efferatezza e della brutalità di un patriarcato in crisi, ma non per questo meno pericoloso. Patriarcato sempre più legittimato da un clima di cattiveria, odio e violenza che questo governo in crisi ha alimentato costantemente contro gli immigrati, le donne e chiunque compia scelte diverse dalla normalità e che purtroppo ha ritrovato risonanza in diversi settori della società (‘Crisi di governo: la Lega cerca la forzatura’). Proprio perciò non è pensabile affidare la difesa della vita delle donne agli Stati e alle stesse istituzioni, che promuovono queste logiche di inimicizia ed estraneità, ma richiede di partire dal coraggio di queste per unirsi e difendersi, per costruire ambiti in cui affermare la propria libertà, sapendo che la libertà delle donne è la libertà di tutti. E proprio questo è il titolo del terzo incontro di sorellanza che svolgeremo alla Casa della Cultura dal 13 al 15 settembre: per unirci e reagire contro il maschilismo e la violenza quotidiana, per confrontarci e pensare meglio e assieme il nostro genere avendo come orizzonte la famiglia umana, per progettare la costruzione di collettivi Dipende da noi donne in cui costruire relazioni di sorellanza, vicinanza e sostegno.

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Crisi di governo: la Lega cerca la forzatura

Nelle ultime ore si è aperta la crisi del governo Conte-Di Maio-Salvini nato 14 mesi fa dopo le elezioni politiche, nonostante la supponenza delle altisonanti dichiarazioni di voler durare per tutta la legislazione. È una crisi ancora in via di formalizzazione ed il cui esito appare tutt’altro che definito. Una cosa però è chiara, la crisi nasce dall’iniziativa del settore reazionario, razzista e fascistoide più all’offensiva, cioè la Lega e Salvini.
Forte di due risultati significativi ottenuti negli ultimi giorni – uno nella guerra agli immigrati ed alla solidarietà (il decreto sicurezza bis), l’altro a sostegno degli appetiti delle superborghesie (il rilancio della Tav) – e basandosi su di un crescente consenso popolare, Salvini vorrebbe ottenere rapidamente un risultato politico ed elettorale che lo rafforzi nella sua scalata al potere che si traduce in un intento di ulteriore approfondimento del carattere razzista ed autoritario della democrazia. La crescita del consenso alla Lega è frutto di un quadro di decadenza, disgregazione ed incattivimento della società e di ampli settori popolari. In questi mesi la crescita della Lega si è avvantaggiata della sudditanza, della complicità e dell’ignavia del Movimento 5 Stelle uscito anche fortemente ridimensionato dalle recenti elezioni europee. D’altra parte la sinistra parlamentare, il Pd innanzitutto, non ha rappresentato un argine alla crescita delle destre e del razzismo.
Sin dall’inizio caratterizzavamo il governo Lega-5 Stelle come un governo di collusione tra forze spurie tuttavia legate dalla sete di potere e convergenti nel dar vita ad una logica di inimicizia e di cattiveria, in particolare verso gli immigrati e la solidarietà, verso le donne e verso chi compie scelte diverse dalla normalità, verso i giovani ed i più deboli. Così è stato.
In questi mesi abbiamo visto un crescendo di cattiveria ed attacchi alle libertà, un incedere intriso di trucchetti e colpi bassi, bugie e corruzione che sono la quintessenza della politica. Di ciò si è avvantaggiata la forza che più concentra il peggio, cioè la Lega con il suo tratto reazionario, prepotente e fascistoide. Oggi con particolare protervia cerca una ulteriore forzatura possibilmente in combutta con altre forze della destra. Ciò è evidentemente un pericolo da denunciare e combattere.
Di fronte a questo scenario e nel contesto di decadenza che vede aggravarsi caos ed impazzimento della politica vi sono da rilevare contraddizioni negli stessi ambiti democratici.
Ma la possibilità di una reazione positiva nella prossima fase risiede nella contrarietà di importanti settori di credenti, in particolare cattolici della Chiesa di Francesco, nelle reazioni di associazioni, di Ong e di persone solidali, negli interrogativi e nelle spinte positive di persone di sinistra.
Ciò dà maggiore importanza all’impegno per rafforzare la preziosa opera unitaria iniziata con la costruzione del Forum indivisibili & solidali. Continuando a seguire lo sviluppo di questa crisi ci impegniamo nella denuncia e nella spiegazione, nel dialogo e nella ricerca di unità per la difesa della solidarietà e delle libertà di tutti e tutte, nella lotta contro le destre, nello schieramento con gli ultimi.

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Modi e il Kashmir

Un pericolo per tutti

Il parlamento indiano ha deciso la revoca dello statuto autonomo della regione del Kashmir che era già sotto la sua giurisdizione. Il Kashmir, già diviso tra una parte controllata dal Pakistan, una dall’India ed una porzione anche dalla Cina, è l’unica regione indiana a grande maggioranza musulmana - a differenza degli altri stati della federazione che sono a maggioranza indù. New Delhi per garantirsi il controllo del Kashmir lo occupava militarmente sin dalla nascita dello stato indiano, ma concedendogli uno statuto autonomo che prevedeva alcune relative concessione formali e sostanziali. Ora tutto ciò è stato cancellato d’imperio, l’occupazione militare si è intensificata, sono in corso arresti di centinaia di persone e ci sono le prime vittime della repressione delle proteste. In primo luogo, nel denunciare l’occupazione e la repressione dello stato indiano in Kashmir, la nostra solidarietà va alle popolazioni e alle persone colpite.
Questa misura draconiana e il giro di vite repressivo sono volute dall’attuale premier Modi e dal suo partito, il BJP: si tratta di un nazionalismo indù spiccatamente bellicista, patriarcale e razzista con tratti nazistoidi che ha vinto con grande margine le recenti elezioni. Pezzi forti della campagna elettorale di Modi sono stati un raid aereo proprio nel Kashmir pakistano e la promessa di “liberare” tutta la regione. Sono certamente preoccupanti le dinamiche di degrado morale e culturale in atto nella società indiana, testimoniate dall’ampio appoggio di cui godono Modi e il nazionalismo indù. Nello stesso tempo pericoli di guerra si addensano di nuovo nella regione del Kashmir – già al centro di diversi conflitti aperti tra India e Pakistan, entrambi bellicosa potenze nucleari – e in tutto il subcontinente. La democrazia indiana, come tutte le democrazie, è stata sin dalla sua nascita autoritaria e bellicista, segnata peraltro dal terribile bagno di sangue dello scontro tra indù e musulmani nella partizione del ’47. Essa vive però oggi - come anche in altri paesi – un’ulteriore torsione ancor più bellicista, autoritaria e razzista. Tutto ciò è un pericolo concreto per le popolazioni del Kashmir, del subcontinente indiano e per tutti noi.

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Le mobilitazioni ad Hong Kong in un momento cruciale 

La convocazione dello sciopero generale del 5 agosto scorso ad Hong Kong in sostegno alle proteste che da settimane scuotono il Territorio autonomo segna un ulteriore approfondimento della mobilitazione popolare contro l’amministrazione filo-Pechino della governatrice Lam. Le proteste, nate per contestare una famigerata legge sulla giustizia che avrebbe permesso l’estradizione nello Stato cinese di oppositori e persone scomode, si sono estese ed acutizzate in questo mese anche dopo l’ottenimento della sospensione del provvedimento da parte delle autorità. Centinaia di migliaia di persone, in alcuni casi fino a due milioni, continuano a riversarsi nelle piazze per chiedere l’abrogazione definitiva del provvedimento, la cacciata della governatrice (longa manu del regime cinese) ed una inchiesta sull’operato criminale della polizia e di squadracce che hanno attaccato i manifestanti (probabilmente legate ad organizzazioni criminali e mafiose).

Alla testa delle proteste fino ad ora vi erano in prevalenza giovani e giovanissimi, con lo sciopero generale che ha toccato numerosi settori produttivi e dei trasporti, il coinvolgimento si è esteso a significativi ambiti di lavoratori.

E’ la più grave crisi dal 1997, come hanno ammesso le stesse autorità di Hong Kong, da quando cioè il territorio autonomo (che in passato era stato sotto il dominio inglese) ha avviato un’assimilazione con lo Stato cinese.

La popolazione dell’area è in maggioranza cinese ma, soprattutto fra i giovani, si estende la paura e l’ostilità verso la crescente annessione e sottomissione al tallone di ferro del dominio imperiale e burocratico di Pechino. L’attuale amministrazione transitoria è sempre più soggetta alle pressioni della potente e contigua dittatura e la situazione sembra avvicinarsi ad un punto critico. Pechino ha già “offerto” la disponibilità ad un intervento miliare diretto, anche se evidentemente preferirebbe strangolare o riassorbire la rivolta tramite le forze in loco. Per la dottrina imperiale cinese, ribadita dall’attuale leadership di Xi Jin Ping è essenziale che non venga messa in discussione la sovranità di ciò che viene considerata una parte indivisibile della madrepatria. D’altra parte – come gli stessi manifestanti hanno capito – nonostante la censura e la cappa oppressiva del regime totalitario e fascista di Pechino, l’immagine delle mobilitazioni moltitudinarie di Hong Kong giunge sottotraccia anche alle popolazioni dello Stato cinese e ciò non è certo gradito dentro le mura dei palazzi imperiali dominati dal Partito comunista.

Denunciamo dunque le minacce di Pechino e la repressione delle autorità locali del governatorato ed esprimiamo la nostra solidarietà alla popolazione vittima di violenze ed arresti mentre lotta per la difesa delle proprie libertà.

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uniamoci e reagiamo

contro un decreto legge razzista e liberticida

Il fascioleghista Matteo Salvini con la piena complicità del Movimento 5stelle incassa al Senato l’approvazione del suo decreto razzista e liberticida. Fiero di avere tra le mani un’arma più efficace per colpire il mondo della solidarietà, la vita delle persone immigrate e le libertà di tutti si mostra ancora più truce e prepotente.
Il nuovo decreto contiene norme e misure repressive che configurano un salto di qualità rispetto a quello precedente varato lo scorso anno.
Prevede pesanti sanzioni, divieti e limitazioni fino al sequestro delle navi delle Ong e l’arresto dei rispettivi comandanti. Si sancisce più organicamente che la solidarietà umana è un crimine.
Inoltre inasprisce i reati e le pene per le manifestazioni, le lotte, i presidi e le proteste di piazza. Si sancisce la limitazione delle libertà di espressione e di mobilitazione consegnando ancora più potere e arbitrio al ministro degli interni e alle forze repressive. Non a caso Salvini ha esultato per la vittoria salutando le “ruspe democratiche” contro le occupazioni di case e i Centri sociali.
La nuova legge incarna una più spiccata torsione autoritaria e liberticida nella costituzione materiale dello Stato democratico introducendo tratti e aspetti di carattere fascistoide. Sul piano legislativo segna un salto di qualità nel razzismo di Stato, nell’attacco alla solidarietà e alla libertà di tutte/i.
Ma il nuovo decreto legge contiene qualcosa di più pericoloso e corrosivo sul piano umano, morale e culturale.
Corrode le coscienze perché spinge a ritenere che sia normale punire e criminalizzare chi salva in mare la vita dei profughi e degli immigrati.
Inquina l’animo perché in nome della difesa dei confini statali alimenta una logica di cinismo e una pratica di morte del “vivi e lascia morire”. La posta in gioco è affermare il valore primario della vita contro un processo di disumanizzazione e di incattivimento.
Diverse personalità della cultura e del mondo religioso stanno giustamente denunciando il carattere disumano del decreto invitando alla disubbidienza. D’altra parte i segnali di reazione che si sono espressi negli ultimi mesi contro la prepotenza e la cattiveria razzista di Salvini sono incoraggianti e vanno sviluppati.
Perciò è importante unirsi e reagire contro questa legge razzista e liberticida del governo Salvini/Di Maio in ragione della difesa della vita e dell’umanità, della difesa della solidarietà e delle libertà di tutti per vivere meglio assieme.
Perciò invitiamo le realtà solidali e antirazziste a partecipare all’assemblea nazionale del Forum indivisibili & solidali che si terrà a Roma il 14 settembre dove poter decidere assieme – sulla base della mobilitazione dello scorso 10 novembre - una grande manifestazione nazionale unitaria contro il razzismo, il governo e la nuova legge razzista e liberticida.

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 • n. 345


dal 7 al 21 ottobre 2019


 

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 Mai così tante persone a
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di differentei paesi e
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all'altra dell'oceano...



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