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AdessoLaStoria


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Trump e Kim Jong-un

attenti a quei due

“Le armi sono pronte e cariche” ha affermato Trump, minacciando di attaccare la Corea del Nord. “Ridurremo l’America in cenere” gli risponde Kim Jong-un. La guerra verbale di questi due criminali politici ha già raggiunto nuove vette. La situazione è talmente tesa che il regime cinese, storico alleato della Corea del Nord, si propone per un ruolo di mediazione. E’ legittimo temere l’apertura di un nuovo conflitto?  
Le movenze aggressive dei due contendenti sorgono dalla volontà di affermare, difendere e conservare il potere che esercitano, incuranti delle conseguenze piuttosto che rispondere ad un progetto a largo raggio. Fermo restando le differenze tra lo stato presieduto da Trump e quello di Kim Jong-un, questa logica di potere sempre più fine a se stesso è comune ad entrambi ed è tipica dei poteri oppressivi in questa fase di decadenza. Fanno la voce grossa, minacciano di ricorrere a ciò che meglio riesce loro - uccidere, distruggere, fare la guerra con le armi più letali - perché serve a questa logica.  
Lo fa Trump - il multimiliardario ferocemente patriarcale e razzista, fascistoide e xenofobo, amico dei neonazisti assassini della Virginia - perché flettere i muscoli e mostrarsi a capo di una possibile nuova guerra può mettere in secondo piano le difficoltà interne che incontra: il Russia Gate, l’incapacità di liquidare l’Obama-care e gli ostacoli che incontra da parte di settori del partito repubblicano. Si augura insomma che anche solo una guerra minacciata gli possa far recuperare consensi interni, una risorsa che più volte i politici hanno sfruttato. Lo fa Kim Jong-un, a capo di una dittatura dispotica e criminale - uno degli ultimi sopravvissuti dei regimi stalinisti e maoisti - che sottopone la popolazione nordcoreana ad una oppressione feroce e insensata, alla miseria estrema, ma fornendosi al contempo di armi nucleari. Con le sue irresponsabili minacce alla superpotenza Usa cerca di proporsi come “figura” di statura internazionale pretendendo così di consolidare la sua dittatura in patria e nel consesso degli stati.
Pur essendoci una quota di bluff da entrambe le parti, esiste un pericolo reale di conflitto che grava su tutti/e noi, soprattutto considerando la logica di potere fine a se stesso dei contendenti e il grado crescente di irrazionalità e aggressività che li contraddistingue. Una ennesima prova di quanto i poteri oppressivi nella loro fase di decadenza e di crisi siano un pericolo per l’umanità intera.

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la Cei sceglie la legalità piuttosto che l’umanità

Sul tema dell’accoglienza degli immigrati e dell’operato delle Ong il presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti, il 10 agosto ha espresso un’opinione grave che si allinea all’idea che vengono prima le norme e poi le persone.
Senza tanti giri di parole ha sentenziato che per quanto riguarda l’agire umanitario del volontariato “si deve rispettare la legge” per evitare di fornire il pretesto di collaborare con gli scafisti, suggerendo implicitamente l’accettazione del codice del ministro Minniti.
Non è casuale che diversi quotidiani abbiano definito una “svolta” la dichiarazione del presidente dei vescovi. Effettivamente è una svolta sensibilmente negativa. Contraddice ciò che è stato espresso fino ad ora da Papa Francesco, da diversi esponenti della Chiesa, dallo stesso quotidiano Avvenire, organo ufficiale del Vaticano, e da una testata cattolica importante come Famiglia cristiana. È un monito a quei credenti che si sono schierati con chi salva le vite dei nostri simili nei mari e altrove. È una presa di distanza da quella solidarietà che oggi – come Medici senza frontiere – è sotto attacco perché non si sottomette ai codici statali razzisti e disumani.
Piuttosto che ispirata dal dettato e dai valori evangelici dell’accoglienza umana, quella della Cei è una dichiarazione che con tutta evidenza prende le mosse dalla ragion di Stato del Vaticano.
Noi auspichiamo che tante persone credenti non rispettino le indicazioni della gerarchia ecclesiastica di mettere al primo posto la legalità e che scelgano l’umanità e il bene della vita.
   

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a proposito delle vicende nei pressi della stazione centrale di Napoli di domenica 6 agosto

no alla violenza e al degrado
sì alla convivenza pacifica, alla solidarietà e all'accoglienza

In questi giorni la zona della stazione centrale di Napoli è al centro dell’attenzione dei media locali: domenica 6 agosto, infatti, una pattuglia dell’esercito si è resa protagonista di un ennesimo atto di repressione contro un immigrato, fermato e scaraventato a terra per un ordinario controllo. Contemporaneamente un gruppo di persone (la maggior parte nord africani, come la persona soggetta al controllo) ha protestato in maniera virulenta accerchiando i militari e trascinando via il ragazzo steso a terra.  Tutto ciò ha suscitato la protesta di diverse persone, tra cui il comitato “Vasto” (quartiere nei pressi della stazione centrale). Aldilà dell’episodio in sé, ci sembra significativo sottolineare l’esigenza espressa da questo comitato, che, denunciando il degrado crescente nella zona, esorta a non reagire in senso razzista, cosa sbagliata oltre che inutile. Inoltre, in un video postato successivamente sulla pagina facebook del comitato, si incita alla convivenza pacifica, a fare canti di pace (come si vede da un video di immigrati africani che cantano e ballano) e non risse e schiamazzi. Ci sembra un messaggio significativo, visto la situazione umana sociale che stiamo vivendo ultimamente. C’è una disumanizzazione che rischia di diffondersi, che viene dall’alto (come dimostra l’incedere del governo Gentiloni verso i profughi e le ONG), ma che si sta sviluppando anche dal basso, attraverso l’indifferenza o addirittura il cinismo di tante persone. Per questo è importante non alimentare la violenza ed il degrado, che è presente tra gli autoctoni come tra gli immigrati stessi, che però sono troppo spesso additati ingiustamente e strumentalmente come i primi o addirittura unici responsabili dei problemi (spesso non è così:  la strage del Gargano, per fare un ultimo esempio, sembra sia  ad opera della mafia locale, come altre volte è successo). Siamo convinti che oggi è fondamentale cercare solidarietà, pacificazione, unità tra persone migliori, da qualunque parte provengano, isolando così criminali, violenti e fautori di degrado. Può essere un beneficio ed un vantaggio per tutte e tutti.

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Làbas sgomberato e al Crash posti i sigilli

si attacca l’autogestione e la solidarietà!

Ancora un ennesimo sgombero sotto le Due Torri: questa volta è toccato al Làbas, realtà autogestita impegnata in tanti progetti cooperativi, nell’antirazzismo e nella solidarietà. Invece al Crash l’altra realtà autogestita sono stati messi i sigilli.
In questi mesi sono stati tanti gli sgomberi di case e spazi, abbiamo assistito persino a cariche inaudite e violente della polizia all’interno dell’università. Una spirale repressiva che non trova pause. Questura e Comune sono instancabili nel colpire i più deboli e bisognosi e chi prova ad aiutarli, con l’intento di fare di Bologna una città salotto, commerciale e normalizzata. Un progetto di città vetrina che vuole ipocritamente ignorare i bisogni e le aspirazioni di tanti. È una falsa e improponibile normalità! E infatti viviamo tempi in cui è “normale” attaccare e criminalizzare le ONG che salvano vite mentre si sigla accordi con bande al potere, come in Libia, condannando così tanta gente innocente a morte certa. Soluzioni inumane che non possono e non vogliono comprendere e né riusciranno a fermare le nostre sorelle e i nostri fratelli alla ricerca di una vita migliore.
Con ragioni diverse si attacca comunque la gente solidale e questo ci riguarda tutti: che tipo di società, che relazioni, che città vogliamo costruire? Lo schieramento, le scelte, l’impegno di ciascuno è decisivo, siamo di fronte ad un bivio: da una parte il vicolo cieco della cattiveria, della diffidenza, dell’egoismo, dall’altra la strada appassionante, a volte difficile ma di certo positiva, della solidarietà, della convivenza, della pacificazione tra le genti. Con il Làbas e con altre e diverse realtà stiamo condividendo un percorso che è partito con la costruzione della manifestazione dello scorso 27 maggio. Una manifestazione plurale che ha avuto il coraggio di dire a voce alta che una soluzione ai disagi che le maggioranze stanno vivendo c’è: si chiama accoglienza.
Vogliamo esprime la nostra vicinanza agli attivisti del Labas, ci sentiamo uniti a loro nell’affermazione di una solidarietà umana onesta e indipendente, nei nostri differenti percorsi e idee. Insieme per continuare ancora con più convinzione questa battaglia ideale e valoriale sempre più urgente e vitale.

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lo Stato attacca chi salva le vite in mare

reagire alla disumanizzazione e alle menzogne

Hanno cominciato i leghisti e i cinque stelle gettando fango e sospetti sui volontari che nel Mediterraneo cercano di salvare gli immigrati. Hanno continuato le procure di Catania e Trapani con accuse generiche di contatti tra Ong e scafisti e infine il governo italiano con l’imposizione di un codice di condotta che, come denuncia Medici Senza Frontiere – a cui va la nostra solidarietà per non averlo firmato – rende più difficile salvare vite umane. Intanto è libera di circolare in mare una nave di fascisti, dell’organizzazione Defend Europe, con il compito di intralciare i soccorsi. Tutto ciò inquadrato dall’azione militare con tanto di navi della Marina in aiuto della guardia costiera libica per riportare a terra chi prende il mare per cercare scampo da soprusi e violenze vissute in quel Paese. Già si vedono i frutti di questa azione: la crescita di un contesto bellico (la Guardia costiera libica ha anche sparato su una nave di una Ong spagnola), un clima negativo contro chi fa solidarietà, la crescita del sospetto e della paura contro gli immigrati, la repressione e l’indifferenza per la sorte di tanta gente. Continuano a morire in mare le persone, ma se tolleriamo tutto questo la nostra stessa umanità si spegne poco a poco. Lo sguardo rischia di annebbiarsi fino a non vedere più le sofferenze, ma soprattutto il bisogno di vita che muove i nostri simili. Le pratiche e le logiche statali disumanizzano chi le condivide, inoculando il veleno dell’indifferenza verso la gente bisognosa. Ci impediscono di riconoscerci come persone, tutte degne di accoglienza e rispetto innanzitutto. Alimentano una chiusura nel proprio egoismo che peggiora la vita di tutti. Il rischio della disumanizzazione è reale, emerge nei commenti sbrigativi da bar così come nelle campagne dei grandi media a sostegno dell’azione statale. Alcuni giustamente si sottraggono a tutto questo, è il caso di Emergency, del giornalista Roberto Saviano, di alcune associazioni del mondo religioso, ma rimangono ancora isolati. C’è bisogno di reagire all’odio razzista e alle menzogne contro chi fa solidarietà e si impegna per la vita degli esseri umani contrastando anche le leggi dello Stato. È in gioco l’umanità di ognuno di noi, la vita concreta dei nostri simili che attraversano il mare per salvarsi e la nostra stessa vita di gente che cerca il bene, la propria e altrui dignità. L’indifferenza, l’egoismo e ancor peggio la cattiveria sono contagiosi, immaginiamo quanto possano esserlo la generosità e l’altruismo. Reagire, unirsi, denunciare la disumanità della pratiche statali delle frontiere, delle stragi continue che avvengono in mare è tutt’uno con il costruire schieramento per l’accoglienza umana di tutti i profughi e immigrati. Impegniamoci giorno per giorno per affermare una cultura della vivibilità, cioè della possibilità di vivere per ogni essere umano, costruendo insieme una positiva convivenza.

Anche per questo ci mobilitiamo il 7 ottobre per una manifestazione nazionale a Roma.
Prepariamola insieme!

qui il testo dell'appello della Manifestazione del 7 ottobre

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