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AdessoLaStoria


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attentato Isis a Istanbul

combattere il terrorismo e chi lo protegge

Durante la notte di Capodanno una  o più persone armate di mitra hanno fatto irruzione in una famosa discoteca di Istanbul - ove in centinaia festeggiavano il nuovo anno - ed ha aperto il fuoco, uccidendo 39 persone e ferendone 69, di più di una dozzina di nazionalità. Quest’ultimo attacco terrorista, in cui si combinano tecnica bellica, vigliaccheria e ferocia nel colpire persone inermi, è stato rivendicato dall’Isis ed è tipico del suo sanguinario modus operandi, simile all’attacco al Bataclan di Parigi. Proprio mentre perde terreno in Siria e Iraq, il terrorismo nazi-jihadista colpisce in altri paesi, in questo caso la Turchia e non a caso. Erdogan è stato fino a pochi mesi fa protettore occulto proprio dell’Isis e poi, con una brusca svolta politica, si è alleato con la Russia di Putin ed è impegnato a ritagliarsi spazio e influenza in Siria, confliggendo con lo stesso Isis. Il regime turco, caratterizzato da crescente autoritarismo e tratti fascistoidi, è quindi capace di imbavagliare la stampa e incarcerare in massa  giornalisti, ma non di difendere i suoi cittadini.
Nello scenario mediorientale diversi stati,  potenze regionali e internazionali si fronteggiano e combattono direttamente e indirettamente sul campo per ampliare la propria influenza nell’area e spartirsi le spoglie della Siria. In questo martoriato paese la società è stata ormai massacrata sia dal boia stragista Assad e dai suoi alleati, sia da forze nazijihadiste tra cui l’Isis (con i loro padrini e finanziatori). In Medio Oriente su scala bellica colossale - e in altri paesi attraverso gli attacchi terroristi - sono i civili e le persone inermi a pagare con la vita i giochi occulti di potere della politica e degli stati, le loro sporche guerre, il ricorso al  terrorismo di stato sia legalizzato che clandestino: tutte pratiche di uccidibilità condotte per fini inconfessabili e mascherate di ipocrisia democratica, patriottica o di retorica nazijihadista.
Nel condannare questo nuovo attacco terrorista, ribadiamo l’impegno a combattere e smascherare i suoi autori,  padrini e complici. Denunciamo l’insopportabile ipocrisia che accomuna diversi stati nell’appello all’”unità contro il terrorismo”: è il caso dell’ex padrino dell’Isis Erdogan; del terrorista di stato Putin, massacratore del popolo ceceno; del regime saudita finanziatore di diverse varietà di nazijihadisti o di governi europei e dell’Unione europea stessa che hanno assistito da complici passivi al massacro dei popoli siriani e alle morti quotidiane di immigrati/e nel Mediterraneo.
Samo vicini, come sempre, a tutte le persone colpite da quest’ultimo attacco terrorista e ai loro cari, così come a tutte le persone in Siria e Iraq colpite dai diversi terrorismi e dalle guerre; facciamo appello a tutte le persone, sia indigene che immigrate nel nostro paese, a denunciare e combattere i nazijihadisti e chi li protegge. Invitiamo infine ad essere vigili ed a fare attenzione perché non viviamo in una situazione di presunta “normalità” da difendere ma di costante pericolo e gli stati non ci proteggono, anzi.

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la guerra ad Aleppo, il terrorismo a Berlino e Ankara

gli Stati non ci proteggono

L’uccisione di Anis Amri, ritenuto l’attentatore di Berlino, avvenuto per mano della polizia italiana questa notte a Sesto San Giovanni, dove il nazijihadista era appena giunto dalla Francia, chiude momentaneamente il cerchio di una vicenda che ha mostrato una volta di più come gli Stati, tutti gli Stati, non si interessino della vita delle persone, né possano difenderla.
Ne è prova la possibilità che Amri ha avuto di potersi muovere per diversi giorni in tre paesi, Germania, Francia e Italia, attraversando frontiere, che invece rimangono sigillate per tanta gente del mondo in cerca di riparo da guerra e miseria. Per di più, da tempo i servizi segreti tedeschi sapevano di un possibile atto di terrorismo stragista contro i mercatini di Natale, eppure hanno scelto di non proteggerli, permettendo che 12 persone venissero uccise e quasi 50 ferite. Il coraggio di Lukasz Urban, l’autista polacco del Tir che a Berlino ha provato a costo della vita ad evitare la strage, è un segnale di come sia possibile reagire alla violenza dei nazijihadisti. La  mancanza di volontà e l’incapacità degli Stati sono moniti su quelli che sono i reali interessi dei potenti.
Gli Stati che operano e intervengono in Medio Oriente, in ragione dei loro sporchi interessi di potere, e della spartizione delle “spoglie” della Siria, non hanno voluto sconfiggere l’Isis, sottraendo le basi, i finanziamenti, il comando e la malefica ispirazione al terrorismo anche in Europa. Non si è voluto combattere seriamente lo Stato islamico né sostenere chi l’Isis lo ha combattuto, come hanno in una prima fase fatto le resistenze popolari, prime fra tutte quelle curde, anch’esse poi indebolite da scelte politico-statali problematiche se non criminali che le hanno portate a legarsi agli interessi delle diverse potenze. A ciò si aggiunga che con l’elezione del fascistoide Trump, il macellaio Assad e il suo mentore Putin, hanno avuto ancor più mano libera nel compiere un vero e proprio massacro nella già martoriata Aleppo. Il tragico destino della gente di Aleppo è testimonianza della situazione della Siria tutta, una vera e propria strage senza fine della popolazione civile, da parte di contendenti che sono mostri gemelli: Assad e soci da una parte, un arcipelago di forza nazijihadiste dall’altra. L’omicidio dell’ambasciatore russo ad Ankara è l’ennesimo frutto di questa sporca guerra. Pare che l’assassino fosse un poliziotto turco legato ad al Nusra, che del sostegno del regime di Erdogan ha del resto goduto per molto tempo.
In questo quadro le migliaia in fuga da Aleppo e dalla Siria tutta continuano a cercare rifugio e futuro altrove, e trovano l’ostilità e il rifiuto degli Stati europei, di nuovo contro la vita delle persone. L’accoglienza è un diritto ed un dovere umano in primo luogo, la conoscenza e l’incontro una garanzia di sicurezza. Spesso chi arriva anche in questo paese fugge da quegli stessi nemici che ci minacciano tutti. Saperlo ci permette di comprendere come fra i profughi e gli immigrati ci sono anche coloro possono essere amici ed alleati contro il terrorismo nazijihadista, che cerca di infiltrarsi nella società e nella stessa immigrazione.
Di fronte a tutto ciò, di fronte alle minacce che si rinnovano, ribadiamo la necessità di fare attenzione. Come abbiamo scritto su La Comune dopo Nizza: “Bisogna fare appello all’attenzione di tutti, alla capacità di prevenire ed evitare situazioni di potenziale pericolo, alla fiducia e alle capacità di autodifesa tra le persone che si conoscono, a distinguere tra le persone ben disposte e solidali da un lato e i violenti e gli assassini potenziali dall’altro, che possono essere in borghese o in divisa, di qualsiasi etnia, provenienza e credo.”

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Berlino: nuovo attacco filo-Isis

solidarietà, schieramento e vigilanza
contro il terrorismo bellico

Alle 20 di lunedì 19 dicembre un vigliacco atto di terrorismo bellico è stato perpetrato a Berlino utilizzando un tir contro persone inermi in un mercatino di Natale. Si tratta di un’azione condotta con una logica di guerra che ha provocato decine di vittime, 12 morti e 48 feriti alcuni molto gravi, in un momento che doveva essere di festa. Un gesto cinico ma anche disperato da chi si ispira all’Isis neonazista e vuole emulare attacchi simili che in questo mesi hanno colpito a Nizza, in Turchia, in Iraq, Pakistan, Afghanistan, Bangladesh. La logica di questi attacchi è quella di portare il terrore colpendo ovunque, cercando di recuperare un’odiosa credibilità per il Califfato nero che invece sullo scenario mediorientale di guerra sta perdendo ovunque terreno. Lo Stato islamico (Isis) avrebbe da tempo potuto essere sconfitto togliendo così anche alimento alle azioni del terrorismo sul piano internazionale se le potenze internazionale avessero realmente voluto. Ma i loro accordi ed i loro scontri rispondono fondamentalmente a sporchi interessi politici, economici e militari. L’Isis è un tentativo aberrante e genocida di creare uno stato di guerra permanente che non si è voluto veramente sconfiggere in maniera definitiva. Basta pensare a come invece le milizie determinate delle resistenze popolari - curde, yazide, arabe - hanno inflitto sconfitte fondamentali all’Isis. Sosteniamo le resistenze popolari laddove reagiscono al mostro dell’Isis, perché uniti possiamo sconfiggerlo. Se si guarda d’altra parte all’operato del regime siriano di Assad ci si rende conto che dell’Isis è un mostro gemello. Attacchi bellici come quello di Berlino, l’assedio di Aleppo da parte di Assad con sostegni criminali di Putin ed altri stati, sono lezioni che devono spingere a schierarsi per difendere l’umanità sotto attacco. I profughi sono fra le principali vittime del nazi-jihadismo dell’Isis che colpisce popolazioni musulmane, yazide, di altre fedi in Medio Oriente. Assieme ai profughi possiamo sconfiggere il terrorismo bellico ed il razzismo con l’accoglienza, la solidarietà attiva, una nuova convivenza. Come abbiamo sollecitato da tempo invitiamo tutte le persone ad assumere adeguatamente attenzione e  salvaguardia in ogni luogo ed in particolare quelli più affollati, in nome della difesa della vita di ciascuna e di ciascuno e dei suoi valori, di fronte alla manifesta incapacità e non volontà degli stati di difendere le persone.


20 dicembre 2016 ore 13.00

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De Luca, Sala, Laboccetta, Marra...

Istituzione a delinquere

Vincenzo De Luca è il presidente della Regione Campania, ex sindaco “sceriffo” di Salerno e volto noto del Pd. Da sempre in prima fila contro gli immigrati, è stato indagato per istigazione al voto di scambio, dopo essere stato già plurinquisito per decine di altri reati.
Giuseppe Sala, anch’esso del Pd, si è appena sospeso da sindaco di Milano dopo aver ricevuto un avviso di garanzia inerente gli appalti dell’Expo. Lui, che di quella kermesse multimilionaria – della quale non c’è ancora neppure un bilancio pubblico – era stato il commissario e che della sua “incorruttibilità” aveva fatto una bandiera. Che oggi si rivela sdrucita.
Amedeo Laboccetta è meno noto, ma non meno indagato. È un ex parlamentare del Popolo della libertà, che insieme alla famiglia Tulliani (parenti di Gianfranco Fini e esponenti di spicco della destra romana) aveva messo in piedi, secondo gli inquirenti, un giro di riciclaggio attraverso le slot machine.
Sono solo le notizie degli ultimi 7 giorni, culminati con l’arresto di Raffele Marra, braccio destro della sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi. Nato e cresciuto politicamente all’ombra dei neofascisti Polverini e Alemanno, Marra era passato armi e bagagli nella “banda degli onesti” del Movimento 5 stelle. Ed ora è in carcere per corruzione, misura adottata per la sua “pericolosità sociale”.
Questo ci dice che malaffare, malversazione e corruzione sono costitutivi della politica, di tutta la politica, di destra, di sinistra e di centro, nuova e vecchia, originale o d’annata. A questa politica, contrariamente alle loro menzogne, i 5 stelle non solo sono interni, ma ne incarnano pienamente l’essenza. Sono razzisti e prepotenti, sono corrotti e avidi, sono insomma un’espressione tipica delle logiche di conquista, difesa e mantenimento con ogni mezzo e per il proprio tornaconto di un potere negativo, fuori e contro la vita e le esigenze delle persone. Hanno per lungo tempo sbraitato di onestà, ora fanno i conti con la loro omertà.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

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 Aleppo occupata dall’esercito di Assad


con la popolazione contro i massacratori

 

Con la caduta di Aleppo sotto il controllo del macellaio Assad, la guerra siriana è a un punto di svolta. I filmati che circolano in rete mostrano gli effetti dei lunghi anni di guerra: un cumulo di macerie e pochissimi segni di vita per le vie dell’antica e cosmopolita metropoli che un tempo contava due milioni di abitanti. Solo il massiccio intervento militare russo a fianco del dittatore di Damasco ha reso possibile tale epilogo, con il rovesciamento totale delle sorti del conflitto: marciando sui corpi senza vita di centinaia di migliaia di suoi connazionali, Assad resta al suo posto grazie a Putin e può ambire a mantenere il potere se non su tutta almeno su una parte consistente di Siria.

In queste ore è cominciata l’evacuazione dei civili sopravvissuti: per lo più donne, anziani stremati e bambini sorprendentemente ancora capaci di sorridere; intanto l’accordo tra i belligeranti garantisce uno specifico corridoio per l’uscita dalla città, incluso quella, armi alla mano, dei miliziani. Ma mentre da un lato si garantisce la ritirata a gruppi quali Nureddin al-Zinki e Ahrar al-Sham (i qaedisti dell’ex Fronte al Nusra), dall’altro spesso si continua a sparare sui civili in fuga, come accaduto ad alcuni convogli fin da mercoledì scorso.

Anche da questi ultimi sviluppi, si conferma quanto da anni andiamo denunciando quasi in solitudine: il dittatore Assad da un lato e i macellai nel nome di dio dall’altro (Daesh e la miriade di formazioni jihadiste), pur in competizione tra loro, hanno svolto un ruolo speculare e convergente nel soffocare la rivoluzione popolare, senza fermarsi neanche di fronte alle stragi di bambini e costringendo alla fuga un intero popolo. Le grandi potenze planetarie – Usa e Russia in testa, ma anche Arabia saudita, Iran e Turchia, solo per citarne alcune – hanno coperto e legittimato tale crimine efferato di cui la battaglia di Aleppo è il più recente ma purtroppo non l’ultimo capitolo.

A ciò si aggiunga che oggi più che mai, di fronte all’ennesima strage, è importante ribadire il diritto all’accoglienza senza condizioni per tutti i profughi che giungeranno su questa sponda del Mediterraneo. Chi fugge dalla tragedia della guerra siriana in cerca di un futuro migliore, può e deve essere accolto. Ne va dell’umanità di tutti.

 

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