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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
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un’altra strage di Stato in mare

solidarietà e antirazzismo contro il governo e le sue leggi criminali

Il 19 gennaio 2019 si è consumata l’ennesima strage nel Mediterraneo. In due diversi naufragi sono morte oltre 170 persone, tra cui molte donne e bambini.
I soccorritori della nave dell'Ong Sea Watch sono riusciti a trarre in salvo pochissime persone e solo tre sono state quelle strappate alle acque dalla marina militare italiana.
Non vogliamo né dobbiamo assuefarci di fronte a queste continue tragedie la cui unica responsabilità è degli Stati europei, in primo luogo quello italiano. Tragedie che sono la conseguenza dei criminali accordi con i serial killer libici, della chiusura dei porti, della criminalizzazione delle Ong, della propaganda razzista, delle leggi assassine che rendono la traversata pericolosa e spesso fatale.
Il ministro fascioleghista Salvini con cinismo sempre più agghiacciante continua a riversare le colpe sulle Ong – le uniche che provano seriamente a salvare vite – ribadendo la chiusura dei porti: ciò significa decretare di fatto una condanna a morte. L’altro viceministro Di Maio altrettanto cinicamente dichiara “troppe lacrime di coccodrillo sulla strage” addirittura esprimendo il cordoglio per le vittime della tragedia in mare, pur essendo corresponsabile impunito della strage.
Allo stesso tempo sono ipocrite le rituali dichiarazioni di dolore e di sconforto di altri esponenti del governo e delle istituzioni perché sono posizioni solamente di facciata che non cambiano nulla.
È inumano e crudele, cinico e omicida accanirsi contro altri esseri umani indifesi, contro le donne e i bambini in fuga da guerre e povertà in cerca di una vita migliore, facendo propaganda sulla loro pelle. Questo governo e la sua azione criminale deve essere fermato: la chiamano politica sull’immigrazione ma in realtà è una guerra spietata contro persone innocenti ed inermi.
Per questo è urgente e importante unirsi, reagire, schierarsi e mobilitarsi: assume perciò ancora più rilevanza la settimana di mobilitazione nazionale contro il governo e il razzismo dal 5 al 9 febbraio per la solidarietà, l’antirazzismo e la denuncia chiara e netta delle responsabilità di queste stragi. La settimana di mobilitazione culminerà il 10 febbraio con un’assemblea nazionale a Macerata delle forze che hanno promosso la manifestazione del 10 novembre ma non solo, per continuare il percorso di costruzione di un Forum solidale e antirazzista.

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Rosa Luxemburg 100 anni dopo

Cento anni fa, la sera tra il 15 ed il 16 gennaio 1919, moriva Rosa Luxemburg, uccisa dai corpi franchi armati al servizio dei poteri oppressivi, criminali strumenti della controrivoluzione che aveva chiaro che uccidere Rosa voleva dire menare un attacco qualitativo all'idealità, alle speranze, all'esempio, al sentimento di una vita diversa e migliore per le donne e gli uomini che ella scelse di incarnare.

Ricordarla è motivo di appassionato apprendimento dalla sua straordinaria personalità, è fonte di responsabilità ed amore verso la vita, di lotta e determinazione contro le ingiustizie e le oppressioni. Rosa era di casa ovunque vi fossero nuvole, canto di uccelli e lacrime umane, vivendo ed amando la natura come parte della sua radicale umanità. Fu rivoluzionaria, l'unica che non si macchiò mai le mani di sangue, la sua rotta socialista pur senza infrangere la prigionia della politica rivoluzionaria e del socialismo scientifico fu unica e peculiare ergendosi e lottando contro la guerra ed il nazionalismo, per il riscatto cosciente degli ultimi, indicando un'altra via rispetto a quella che ha prevalso nel socialismo novecentesco. Il suo coraggio è per noi un esempio così necessario oggi.

Abbiamo raccolto l'eredità degli aspetti essenziali che ci offre, guardando alle lezioni della sua vita e del suo impegno, rinnovandoci perciò profondamente nei principi, nei fini e nei valori di un'ipotesi di liberazione, scegliendo di essere altro dalla politica in tutte le sue forme.

Nell'affermare una nuova prospettiva umanista socialista di libera ed intransigente ricerca del bene in comunanza, sentiamo imperituro il suo afflato che ci ispira.

Viva Rosa Luxemburg

Giornate di riflessione "Rosa Luxemburg, lezioni attuali di vita e di impegno" a Milano, Bologna, Roma e Napoli. Tutte le info nel banner qui a fianco

 

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educatori e educatrici solidali

contro le violenze sulle persone diversamente abili

L’ultimo episodio è avvenuto in provincia di Bari, dove 4 educatrici di una struttura di riabilitazione hanno perpetrato ripetute violenze fisiche e psicologiche contro dei giovani con autismo.
È un’ignobile espressione di violenta cattiveria contro persone indifese che denunciamo con forza e condanniamo inequivocabilmente.
Come educatrici e educatori vogliamo esprimere la nostra più piena solidarietà alle vittime di queste azioni infami e ai loro cari, mentre ci associamo allo sdegno di quella collega che ha denunciato le lavoratrici violente dando un importante esempio di reattività e coraggio.
Il nostro è un lavoro di cura e di vicinanza, rivolto a persone che diversamente ma similmente necessitano di sostegno e in nessun modo e in nessuna circostanza può essere concepito e operato diversamente da così,
Non esistono giustificazioni per la violenza vigliacca contro chi è affidato alla nostra cura.
In una società sempre più disgregata, come quella in cui viviamo, la violenza diffusa prolifera, promana dall’alto di un governo razzista e fascistoide e da tanti che con prepotenza si accaniscono spesso contro immigrati, donne, bimbe e bimbi o persone diversamente abili.
Scegliere di essere solidali e di fare della cura una professione è espressione di coraggio, per di più in un contesto nel quale le condizioni e la dignità lavorativa di tante educatrici e di tanti educatori sono precarie e messe sotto attacco di scelte politiche, sociali e padronali.
Ma proprio per questo non accettiamo nessuna giustificazione: chi è violento contro chi soffre o chi è più debole incarna gli stessi disvalori e agisce con la stessa logica di fascisti e di sfruttatori, di bulli e di prepotenti, contro cui ogni giorno combattiamo in virtù di valori affermativi e di una prospettiva di convivenza radicalmente alternativa.

Le educatrici e gli educatori de La Comune

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nuova strage terrorista a Nairobi

La scorsa notte un commando ha compiuto una strage in un albergo di Nairobi, in Kenia: è di 14 per ora il bilancio delle persone inermi uccise; immediatamente è arrivata la rivendicazione degli al-Shebab somali, affiliati ad al-Qaeda. Già in passato essi avevano colpito in questo paese: il Kenia, infatti, fa parte di una coalizione militare internazionale intervenuta in Somalia a sostegno del governo ufficialmente riconosciuto e contro gli stessi al-Shebab.

La distanza dagli avvenimenti, che per la stampa internazionale è sempre di più motivo di distrazione e sottovalutazione, non affievolisce in noi il dolore per le vittime e la implacabile volontà di lotta contro ogni forma di terrorismo assassino e nemico dell'umanità.

L'attentato di Nairobi ricorda a tutti l'attualità del pericolo, nonostante le periodiche dichiarazioni d'intenti alternate a sbrigativi e trionfali bilanci cui sono soliti i potenti della Terra. Se il progetto statale e territoriale di califfato dell'Isis ha subìto sconfitte decisive, ciò non significa affatto un generale arretramento del terrorismo di ispirazione islamica. Le reti affiliate, collegate, alleate di al-Qaeda proliferano in ampie regioni dell'Africa e dell'Asia e periodicamente colpiscono in Europa e America. Talvolta esse dispongono di basi territoriali da cui muovono i loro attacchi; spesso godono di connivenze politiche e legami economici interni agli ordinamenti esistenti; sempre si specchiano, come mostri gemelli, nei poteri statali cui si pretendono alternativi.

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Danzica

fermiamo l'odio che uccide

Il sindaco di Danzica Adamowicz è stato vittima di un inquietante omicidio politico: un uomo è salito sul palco mentre presenziava ad una serata di beneficienza e lo ha accoltellato di fronte a migliaia di persone.

Il crimine ha una esplicita natura politica, rivendicata dall'attentatore. Da oltre vent'anni popolarissimo sindaco della città baltica, Adamowicz era oggetto di quotidiani attacchi verbali da parte dell'estrema destra poiché rappresentava un argine alla politica xenofoba e reazionaria del governo centrale, poiché era a capo di una amministrazione locale aperta agli immigrati ed alle minoranze.

Come molti hanno commentato, il delitto è frutto del clima di razzismo e di egoismo sociale, di odio contro le persone diverse e gli inermi che si va diffondendo in Europa tanto nei palazzi governativi che in ampi settori di società. Le condanne di circostanza da parte di chi è impegnato quotidianamente ad alimentare l'intolleranza e a garantire l'impunità dei fascisti, non cambiano il quadro. Al contrario. Occorre piuttosto moltiplicare l'impegno per unire tutte le persone solidali, sviluppando una cultura e una prassi di accoglienza e di solidarietà e allo stesso tempo imparando insieme a non sottovalutare il pericolo e a difenderci. La città teatro di questo efferato delitto sia di ispirazione: dai cantieri navali di Danzica nell'agosto del 1980 prese vita una rivoluzione popolare, pacifica e combattiva in grado di mandare in crisi la dittatura burocratica.

Ultimo Numero

 • n. 332


dal 4 al 18 marzo 2019


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