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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         al 7 gennaio
                                       abbiamo raccolto

                               165.275 euro

 


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dopo il ballottaggio in Brasile

davvero un fascista presidente

Era prevedibile ma molto preoccupante: alla fine un fascista come Jair Bolsonaro è davvero diventato presidente del Brasile con il 55% dei voti nel ballottaggio del 28 ottobre. Un personaggio nostalgico della dittatura militare brasiliana, sostenitore della tortura e della repressione, misogino, apologeta della violenza contro le donne, razzista e miltarista: un degno esponente delle peggiori miserie di cui è capace la politica democratica nella sua fase di decadenza. Ciò avviene in un paese che ha influenzato i destini e i sviluppi dell’area latinoamericana, ove il PT di Lula fu alla testa dell’auge politico-democratico durato fino a pochi anni fa. Oggi possiamo valutare, in tutta la sua drammaticità, la fine di quelle speranze annegate negli scandali della corruzione del PT, a conferma che la fiducia nella politica democratica sistemica è sempre più dannosa, oltre che effimera. Ma non necessariamente doveva finire così, con circa 58 milioni di persone che hanno votato un Bolsonaro, segnale del degrado morale di ampi settori della popolazione. E non è stato casuale che siamo state le donne brasiliane del movimento “Ele não” (“Lui no”) a fronteggiarlo durante la campagna elettorale. Siamo così di fronte ad un significativo manifestarsi dei drammi e delle speranze nel mondo attuale, della polarizzazione tra un’emersione umana caotica e una decadenza che trova espressione anche nella corruzione valoriale dei sostenitori e votanti di Bolsonaro.

(traduzione di Piero Neri)

después del ballotage en Brasil

efectivamente, un fascista como presidente

Previsible pero altamente preocupante: finalmente un fascista como Jair Bolsonaro se convertirá en presidente de Brasil con el 55% de los sufragios en el ballotage del 28 de octubre. Un personaje nostálgico de la dictadura militar brasileña, partidario de la tortura y la represión, misógino, apologista de la violencia contra las mujeres, racista, militarista: un fiel exponente de las peores miserias de la que es capaz la política democrática en su fase de decadencia. Esto se produce en un país que marca tendencias con respecto a los destinos y desarrollos de esta parte del planeta. Por lo menos ha sido así cuando el PT de Lula encabezó la fase de auge político-democrático de los últimos años en la región. Hoy podemos apreciar con toda su crudeza el fin abrupto de aquellas esperanzas engullidas por los escándalos de corrupción petista, confirmando que la confianza en la política democrática sistémica es cada vez más dañina, además de efímera. Sin embargo, no necesariamente esto tenía que terminar así, con cerca de 58 millones de personas votando a alguien como Bolsonaro, una señal de degradación moral de amplios sectores de la población. No por casualidad, han sido las mujeres brasileñas del movimiento “Ele não” las que más le han plantado cara durante la campaña. Gran manifestación de los dramas y las esperanzas del mundo de hoy, de la polarización entre la emersión humana caótica y las expresiones de decadencia que también se expresan en la corrupción valorial de los partidarios y votantes de Bolsonaro.

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Firenze

Il reato di essere antirazzisti

Mercoledì 24 ottobre alcune ed alcuni giovani, appartenenti al Collettivo Antagonista Studentesco (Cas) e al Collettivo femminista le Spine, hanno chiamato ad una conferenza stampa in piazza Duomo a Firenze per annunciare la manifestazione di studenti contro il razzismo che si sarebbe svolta venerdì mattina. La polizia ha denunciato tre di loro per vilipendio alle massime cariche dello Stato visto che hanno esposto uno striscione di denuncia contro Salvini. Vogliamo far arrivare la nostra solidarietà alle persone denunciate, impegnate contro il razzismo.

Oltre che una ingiustizia, un ulteriore conferma dellattacco in corso alle libertà e alle condizioni di vita di tutte e tutti, a partire da quelle degli immigrati. E il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo. Stiamo costruendo un fronte unitario degli antirazzisti e solidali che può vedere nella manifestazione del 10 novembre un importante passaggio: Uniti e solidali contro il governo del razzismo e il decreto Salvini.

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riceviamo e pubblichiamo il comunicato dei Collettivi Dipende da Noi Donne di Roma in merito alla terribile vicenda di Desirée Mariottini

con Desirée

al fianco di tutte le donne stuprate e uccise
vogliamo vivere liberamente!

Nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana, Desirée Mariottini di soli 16 anni di Cisterna di Latina viene trovata morta in una capannone abbandonato in Via dei Lucani a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Dopo giorni viene identificata e fatta chiarezza sull’efferata brutalità. Desirèe è morta abbandonata dopo essere stata drogata e stuprata da un gruppo di immigrati spacciatori. Siamo vicine ai familiari di Desirèe, alle sue amiche e amici: a loro va tutta la nostra solidarietà. Come si può morire a 16 anni? E perchè la questura ha fatto passare giorni prima di far trapelare la gravità dell’accaduto? E’ possibile che solamente un ragazzo senegalese abbia sentito le sue urla e nessuno del vicinato?
Le donne hanno lottato e messo in ginocchio il patriarcato, che continua a mostrare il suo volto violento e brutale. Ci sentiamo in pericolo in ogni luogo, tanto nelle nostre case come nelle nostre città ormai di estranei, dove spesso siamo prede, corpi da molestare e stuprare. La violenza patriarcale è trasversale: non ha colore, nè classe sociale. Finora non sono state le istituzioni patriarcali a difenderci e a darci giustizia e non lo farà oggi il governo Lega-Cinque stelle. Dei reati commessi dagli immigrati Salvini ne ha fatto un uso strumentale. Con le campagne contro gli immigrati ha alimentato le paure e le insicurezze delle persone (non solo delle donne) verso di loro, in chiave razzista.
In questa fase di grande decadenza e di disgregazione umana, cresce sempre di più tra la gente l’individualismo, la violenza, la rabbia, l’ inimicizia, l’insicurezza, il razzismo. Per questo stiamo costruendo Collettivi Dipende da Noi Donne. Per trovare in comune strade di vita e di libertà, impegnandoci direttamente e senza deleghe contro le logiche negative e di morte, cercando di percorrere assieme strade benefiche, affermative e salvifiche, perché nessuna sia più sola, per essere sicure e libere assieme.
Per questo ci siamo unite all’appello antirazzista per la manifestazione nazionale del 10 novembre a Roma: per l’accoglienza contro il razzismo, per la libertà delle donne contro la violenza, contro la tratta e la prostituzione, per una vita migliore per tutte e tutti.

Siamo con Desirée nel cuore.

I collettivi Dipende da Noi Donne di Roma
We Got Life e Women Rise Up

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Francesco ancora contro le donne

Nell'Udienza generale del 10 ottobre papa Francesco ha parlato del quinto comandamento: non uccidere. Ha cominciato sottolineando il valore basilare della vita nei rapporti umani, fornendo argomentazioni vergognose, immorali e velenose. Non una parola questa volta sulle migliaia di persone che muoiono in mare o in viaggio verso queste terre e non solo, considerati non degni di una vita migliore da parte del governo attuale e, purtroppo, di tante altre persone in questa società. Nessuna denuncia della violenza contro donne e bimbi e bimbe, perpetuata quotidianamente da tanti uomini frustrati, malgrado avesse, disgraziatamente, diversi esempi a cui rifarsi soltanto in questa settimana. Bergoglio ha scelto invece di spendere parole durissime contro le donne e il diritto d’aborto a proposito del quinto comandamento. Senza definirle esplicitamente assassine ma dando tutti gli elementi per arrivarci, ha dichiarato che le donne “fanno fuori” delle vite per risolvere problemi contattando dei “sicari” perché questo avvenga. Ha colto così l'occasione per ribadire le posizioni della chiesa sull'aborto. Dopo la vittoria storica delle donne irlandesi che hanno conquistato il diritto d’aborto, dopo i milioni di donne argentine che stanno scendendo nelle piazza per conquistarsi questo diritto, il patriarcato ha paura e deve difendere e ribadire le proprie leggi contro la libera autodeterminazione delle donne. Allora ecco che Bergoglio confeziona questo pericoloso attacco, forte anche degli alleati antiabortisti che trova nel governo italiano della Lega Nord e dei Cinque Stelle. All’indomani della vergognosa mozione votata a Verona per stanziare fondi alle associazioni antiabortiste, il Papa ribadisce la loro lotta contro la libertà di scelta delle donne, contro le donne stesse. È la loro sovversione: le donne creatrici di vita, garanti della cura e della crescita di altri esseri umani sono le assassine, le prime peccatrici, quelle che si vogliono togliere i “problemi facendo fuori delle vite” in nome dei loro diritti. Sembra che a Francesco non interessi considerare gli stupri, la tratta di donne e bambine e, ancora meno, gli abusi sessuali della sua chiesa quando parla di rispetto della vita e degli altri. Preferisce esacerbare il significato morale di scegliere di non portare avanti una gravidanza, caricare le donne di ulteriori colpe, mentre cerca alleanze convenienti con veri e propri assassini. Non dobbiamo sottovalutare il significato di questo messaggio. I diritti conquistati sono a rischio, l’attacco alle donne è quotidiano. Per questo noi donne dobbiamo e possiamo difenderci: per la libera scelta di ogni donna, per il diritto d’aborto, perché la legge 194 non si tocca!

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Napoli

report della riunone cittadina del comitato promotore

Martedì 9 ottobre, alla riunione del comitato promotore dell'Appello Uniamoci contro il razzismo per l'accoglienza di tutti/e senza condizioni e per la difesa della vita, che ormai conta centinaia di adesioni in tutta Italia (lo trovate in allegato), si sono riunite a Napoli un centinaio di persone, espressione di uno schieramento ampio e variegato.
Dai richiedenti asilo ai lavoratori bengalesi che lottano contro la schiavitù, dalle comunità africane a quelle dello Sri Lanka alla gente dall'est Europa a tante personalità del mondo della sinistra, della musica e della cultura, alle organizzazioni (La Comune, Associazione 3 Febbraio, Santa Fede Liberata, Laboratorio Insurgencia, CSA Ex-Canapificio, Movimento Migranti e rifugiati di Caserta).
La necessità di rispondere al razzismo, all'odio e ai disvalori che questo governo sta seminando si è sentita forte negli interventi. Comincia a delinearsi il bisogno di un fronte unitario contro il razzismo, che crei un tessuto di impegno più forte e riapra strade positive di aggregazione, ma siamo all'inizio. In particolare, sono emersi l'impegno a continuare e l’intento di far crescer lo schieramento intorno all'Appello.
L'idea di una manifestazione nazionale a metà novembre è stata raccolta da tutti con convinzione, così come il bisogno di sollecitare le persone migliori oggi a reagire e ad unirsi a questo processo.

Il prossimo appuntamento è l'assemblea nazionale del 14 ottobre a Roma alle ore 10:30 presso la Locanda Atlantide, Via dei Lucani 22.

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 • n. 328


dal 7 al 21 gennaio 2019


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