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AdessoLaStoria


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Barcellona un anno dopo

Contro terrorismo e complicità istituzionali

Un anno fa un terribile attentato a Barcellona e Cambrils provocò la morte di 16 persone e centinaia di feriti. La reazione della gente si manifestó attraverso migliaia di gesti di solidarietà. Così come furono molti i tentativi di lenire le ferite contrapponendosi al razzismo e ai possibili richiami all'odio. Non possiamo però dimenticare le complicità dei vari settori dello Stato centrale e delle istituzioni della Catalogna. Prima dell'attentato infatti vennero ignorate le più elementari norme di sicurezza e prevenzione. Dopo, quasi all’unisono, cercarono di negare ogni responsabilità sull'accaduto. In primo luogo bisognava tornare alla normalità della Barcellona turistica e dei suoi interessi di facciata. Però la minaccia da parte dei neo-nazisti dell’ ISIS era tragicamente concreta come tanti indizi facevano presagire. Aveva seminato morte e distruzione in Siria contro la rivoluzione e in seguito in tante altre città. La stessa reazione di tanta gente in buona fede al grido "non ho paura" non aiutò a pensare più profondamente le radici del pericolo con cui ci si stava misurando delegando ancora una volta la propria sicurezza allo Stato. Per oggi 17 di agosto è stato convocato dal Comune di Barcellona un atto istituzionale con la partecipazione del Re. Non ci saranno discorsi. Una decisione in qualche modo coerente perché le stesse istituzioni non hanno molto da dire sulle ragioni più di fondo di questa tragedia. Purtroppo però neanche le manifestazioni alternative, ora come un anno fa, offrono elementi di riflessione utili, soffermandosi solo sulla critica della presenza della Monarchia e dei rappresentanti dello Stato centrale nell'atto ufficiale o attribuendo la responsabilità dell'attentato solo alle guerre del'imperialismo. Ancora una volta viene meno una denuncia chiara del terrorismo e delle complicità statali. Nel frattempo si cominciano a sentire le voci di protesta dei parenti delle vittime e dei sopravvissuti all'attentato che dichiarano sempre più apertamente di essersi sentite abbandonate nonostante le promesse. Le riecheggiamo per esprimere ancora una volta la nostra solidarietà.

 

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Barbaro attentato dell’Isis a Kabul

Solidarietà con le genti martoriate dell’Afghanistan

Mercoledì 15 agosto due attentatori suicidi si sono fatti esplodere in una scuola privata di Kabul, in una zona a maggioranza sciita, confessione religiosa minoritaria nel paese. Le vittime sono 34, tutte tra i 16 e i 18 anni, 67 i feriti. L’attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico (Isis). Poche ore dopo, un commando assaltava sempre nella capitale un centro di addestramento dei servizi di intelligence, mentre a 150 chilometri di distanza 6 bambine tra i 10 e 12 anni erano uccise dalla deflagrazione di un ordigno bellico inesploso. Tutto ciò si svolge nel quadro di un perdurante e sanguinoso conflitto tra il governo centrale e i talebani che controllano ampie zone del paese e tengono sotto attacco l’esercito afghano. Nel 2018 la violenza ha raggiunto un livello record rispetto agli ultimi 10 anni: sono già 1692 le vittime nei primi sei mesi, tra cui 363 bimbi/e morti e 992 feriti. Le genti dell’Afghanistan, per prime le donne, i bimbi e le bimbe, sono vittime di una terribile e caotica spirale bellica, terrorista e repressiva, dopo una guerra che dura da 17 anni e che non accenna a finire, di cui sono protagonisti le truppe di occupazione NATO (a cui partecipa pienamente l’Italia), gli ultrareazionari Talebani, vari signori della guerra ed un governo corrotto e repressivo. Nell’ultima fase si sono aggiunti anche gli sgherri neonazisti dell’Isis che – attraverso attentati di speciale crudeltà e barbarie come quest’ultimo - cercano un rilancio dopo i colpi subiti in Siria e Medio Oriente.

Dunque l’Isis e formazioni affini sono un pericolo tuttora vigente in alcune zone del mondo ove cercano di guadagnare spazio, ancora attuale anche in Europa e in questo paese. Per questo è tuttora necessario attivare la nostra attenzione, cura reciproca e vigilanza contro questi nemici dell’umanità.

Esprimiamo infine la nostra profonda solidarietà ai familiari e ai cari delle vittime del barbaro attentato dell’Isis, più in generale alle genti dell’Afghanistan vittime di queste insopportabili violenze.

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L’Aquarius approda,
ma non c’è pace per i profughi

Dopo due giorni in mare i 141 naufraghi raccolti dall’Aquarius possono ora approdare a Malta. Di qui saranno, come si dice nel gergo burocratico, “ridistribuiti” per l’Europa. Quest’ennesima vicenda è un’ulteriore manifestazione della disumanità di Stati e governi a cui assistiamo ogni volta che vengono salvate delle persone in mare. Le Ong che s’impegnano a salvare le vite invece di avere sostegno si trovano al centro di un continuo braccio di ferro tra gli Stati europei sulla destinazione delle persone salvate. Cominciando dai proclami del razzista Salvini che, di fatto, chiude i porti italiani, a cui seguono i rimpalli di responsabilità con Malta, mentre lo Stato criminale libico è stato addirittura abilitato a coordinare i soccorsi, nonostante da tutti i trattati internazionali, e per evidenti ragioni, i suoi porti siano stati dichiarati non “sicuri”. Così avviene che persone bisognose, che si muovono tra la vita e la morte, viaggiando in mare per cercare rifugio, diventano merce di pressioni e di scambi politici, causa di tanti morti, come ha denunciato l’Ong spagnola Open Arms qualche mese fa. Anche il coordinatore di Aquarius denuncia che sono oltre 700 le persone morte nell’ultimo mese in mare. Tra omissioni di soccorso, attacchi alle Ong (due navi sono tuttora ferme a Malta per questioni legate ad inchieste burocratiche), la mancanza di aiuto da parte di mercantili e pescherecci civili, preoccupati di finire in queste dispute tra Stati, si consuma una vera e propria guerra contro profughi e immigrati. Alcuni giusti proclami da parte di sindaci più sensibili per aprire i porti non possono avere seguito visti i rapporti di forza istituzionali. C’è bisogno di un impegno battente e permanente di unione e solidarietà tra la gente per fermare questa barbarie.

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Genova, ancora una strage annunciata

Uniamoci per reagire
e difendere insieme la vita

Un ponte autostradale lungo più di un chilometro, alto fino a 200 metri, è crollato all’improvviso in piena città. Ancora incerto il numero delle vittime e dei feriti: decine le auto precipitate, decine le persone ancora sotto le macerie … Ci stringiamo a chi è stato colpito direttamente dalla tragedia, agli abitanti dei quartieri che sono stati danneggiati e sgomberati per il rischio di fughe di gas ed esplosioni. Ma è tutta Genova che sta vivendo una tragedia senza precedenti , ancora una volta “annunciata” perché la struttura necessitava di manutenzione permanente (sin dalla sua costruzione avvenuta nel 1967), evidentemente inefficaci a garantirne la sicurezza. Una tragedia che si è consumata all’ombra delle logiche politiche ed economiche del “progresso ad ogni costo”, cioè a costo della vita delle persone e della tutela dell’ambiente. Le stesse logiche che ancora imperversano quando si tratta di lucrare sulla distruzione del territorio come avviene per la Gronda, la Tav e il Terzo Valico (le grandi opere che interessano la stessa zona). Logiche sempre più ciniche che purtroppo hanno intossicato tanta parte della popolazione che ha accettato le devastazioni, pur essendone a sua volta vittima, arrivando così a convivere con vere e proprie “bombe” (come i depositi dell’oleodotto Iplom) vicine alle proprie case.

È un ennesimo esempio di come la nostra vita nelle città sia a rischio costante e crescente. Tutto ciò può lasciare atterriti, ciascuno solo e impotente di fronte alle immagini; persino chi finora si è mobilitato in difesa della vivibilità dei propri quartieri, rimanendo drammaticamente inascoltato.

Ma sappiamo anche quanto la vicinanza umana, la solidarietà, l’interessamento vicendevole e il darsi da fare in prima persona ci hanno permesso di fronteggiare altri terribili momenti. Anche oggi possiamo attingere a queste risorse, impegnative e non scontate, ma ben più credibili delle promesse dei politici e delle strumentalizzazioni. Per questo nei prossimi giorni ci impegneremo per raccogliere informazioni, esplorare e offrire strade di reazione comune. Teniamoci in contatto su questo sito e non solo (tel.3291880678)

14 agosto 2018, ore 19

La Comune Genova

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Alle porte la quarta guerra
contro la popolazione di Gaza

L’escalation è cominciata la scorsa notte, quando le forze armate israeliane hanno colpito "oltre 140 obiettivi di Hamas" con il risultato di decine di feriti e omicidi mirati contro i membri della brigata paramilitare al-Qassam. Le forze armate israeliane hanno dichiarato di essere pronte "ad una operazione" terrestre nella Striscia di Gaza dopo che ieri sera altri sei razzi hanno colpito la città di Sderot nel territorio israeliano. I margini per fermare l’escalation sembrano essere sempre più labili: da una parte il primo ministro Benjamin Netanyahu che cerca di sopravvivere politicamente alle inchieste giudiziarie che lo chiamano in causa giocando l’unica carta a sua disposizione: la presunta minaccia alla sicurezza di Israele. Dall’altra parte Hamas che con il lancio di missili sul territorio israeliano e con la carta della resistenza armata cieca e inutile cerca una nuova legittimazione indirizzando contro l’occupante la rabbia e la mortificazione di una popolazione sempre più ridotta allo stremo. La popolazione di Gaza – verso il quale rinnoviamo la nostra solidarietà – è ostaggio dei due nemici che, sebbene non equiparabili, praticano una analoga logica di guerra e di uccidibilità, di terrore e di violenza. Le vittime innocenti della spirale di guerra sono sempre le donne e i bambini ma anche i giovani palestinesi incitati al suicidio quotidiano. I rapidi passi di questa ennesima spirale di guerra possono essere interrotti. Sottraendosi alla propaganda e alla logica di guerra e di vendetta e ricercando un compromesso umano che seppur difficile non è impossibile, ripensando alla propria storia e a quella altrui, immedesimandosi non nelle paure ma nelle speranze umane comuni, rifiutandosi di consegnare la propria vita nelle mani della politica criminale dell’una e dell’altra parte.

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dall'8 al 22 ottobre 2018


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