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Milano, una giovane aggredita si salva grazie all’aiuto di un’altra donna

Unite contro la violenza

Milano, 7,15 di sabato 28 settembre. Una giovane di 17 anni sta raggiungendo delle amiche sul tram 5. Un ragazzo di 24 anni la vede da sola, le si avvicina, le si rivolge con parole pesanti e inizia a toccarla. Al tentativo di opporsi da parte della ragazza, il molestatore tira fuori una mannaia e pretende che “obbedisca ai suoi ordini”, ma lei riesce a guadagnare tempo e alla prima fermata scende dal tram correndo. Lui la segue, ma non è sola come credeva, perché un’altra donna è scesa dal tram e si è avvicinata alla studentessa per rassicurarla e chiamare il numero di emergenza: con il suo intervento l’aggressore è scappato ed è stato poi arrestato. Sembra che non fosse la prima volta che agiva in zona, ma un fatto è certo: lo sguardo attento di una donna verso un’altra ha permesso di raccontare una storia molto diversa da quelle che purtroppo sentiamo ogni giorno. L’attenzione e la solidarietà sono state il primo fondamentale aiuto affinché la giovane si salvasse, e non è la prima volta che questo accade. L’isolamento, infatti, è spesso la prima arma che uomini violenti usano contro le donne, allora, prestare attenzione le une alle altre sui mezzi pubblici, per strada, a lavoro, tra vicine di casa, è il primo passo per sentire che invece non siamo sole, che altre donne possono essere con noi, che possiamo aiutarci e sostenerci le une con le altre.

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Napoli: ancora violenza criminale e razzista

Solidarietà con il giovane ivoriano ferito

Ieri a Napoli nel quartiere Sanità, luogo noto per aggressioni, violenze criminali e razziste, dove giovani innocenti hanno perso la vita nelle "stese" della camorra, un ragazzo della Costa D'Avorio è stato aggredito e ferito. Ora non è in pericolo di vita ma ha rischiato, visto che il colpo di coltello sferratogli alla schiena solo per caso non è diventato letale. È un nostro amico,una persona solidale, impegnato con l'Associazione 3 febbraio da anni in lotte importanti e coraggiose e protagonista in tante iniziative con La Comune. È arrivato in Italia dove ha chiesto asilo ed è attivo in vari ambiti della solidarietà, tanto che ieri con lui oltre a noi c'erano associazioni religiose, solidali, la gente del quartiere che gli ha espresso solidarietà. Quella che è avvenuta è una violenza criminale e razzista ed è necessario reagire con forza, uniti e solidali. Infatti nel contesto di Napoli, in un tessuto già degradato e dove la criminalità è diffusa, contro chi è considerato diverso si scatena ancora di più il male. Nello stesso quartiere solo qualche mese fa, ad un uomo africano, giovani balordi avevano spruzzato spray urticante e lo avevano pestato. Nel mese di agosto contro un ragazzo del Bangladesh si erano accaniti con violenza gruppi di ragazzini, e così in tanti casi di un vivere quotidiano sempre più difficile e rischioso. Bisogna difendersi, essere uniti e comprendere come il contesto in cui viviamo mette a rischio la nostra vita e ancor più quella dei fratelli e sorelle immigrati. Il clima di odio e di razzismo come abbiamo sempre detto è diffuso e non basta un cambio di governo per superarlo, bisogna combatterlo quotidianamente. Esprimiamo solidarietà al giovane ivoriano, e con lui, con la gente che gli sta dando sostegno denunciamo e contrastiamo violenza e razzismo. È importante unirsi e trovare una strada per reagire, insieme al Forum Indivisibili e Solidali, alle realtà solidali, alle comunità degli immigrati, all'associazionismo religioso e laico, a chi ha a cuore l'umanità.

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27 settembre in piazza per l’ambiente

Iniziamo a vivere il futuro che sogniamo

Ieri nelle città di tutta Italia decine di migliaia di giovani si sono dati appuntamento per il terzo sciopero globale per il clima, lanciato per la prima volta dalla sedicenne Greta Thunberg ormai un anno fa. Da tanti anni in questo paese non vedevamo manifestazioni giovanili così partecipate, seppure caotiche. C’è chi loda questi giovani ipocritamente – Conte fa finta di dimenticare le promesse mancate del suo governo a proposito dell’Ilva di Taranto e il via libera dato ai lavori per la Tav in Val di Susa – e chi li offende su giornali che propagandano cattiveria per mestiere. Noi eravamo in piazza col giornale La Comune, e abbiamo incontrato decine di giovani interessati a occuparsi del futuro di tutti. Al di là della volontà di alcuni organizzatori di tacere sulla vitale accoglienza per migranti e profughi, che purtroppo ha facilitato la presenza in piazza anche di alcune formazioni fasciste (è successo a Palermo, dove per fortuna non sono stati ben accolti dal corteo..), la maggior parte dei giovani scesi in piazza sembra interessata quanto meno ad interrogarsi sulla possibilità di un futuro migliore, per l’umanità e per la Terra che abitiamo. Ci si chiede infatti: come vivremo su questa Terra tra qualche decina di anni? Ci si rende conto che, nonostante diavolerie tecno-illogiche abbiano invaso il nostro presente facendoci illudere che le macchine possano sostituire il contatto con la realtà, siamo dopotutto anche noi parte della natura. E se il pianeta si ammala, è difficile immaginare un futuro per le umane e gli umani. È vero, in tanti non sanno esattamente cosa accade al nostro pianeta e magari non si sono mai impegnati per pulire un parco in città e non hanno lottato per la difesa di specie animali e vegetali in via di estinzione… ma non è mai troppo tardi per imparare (anche per chi scrive!) e soprattutto si sente il bisogno di incontrarsi face to face, di sperimentare una qualche forma di protagonismo, magari realizzando con del materiale di scarto un cartellone assieme ai propri amici e insegnanti mentre ci si informa e si condividono le proprie idee…Ad esempio a Palermo un gruppo di giovani insieme ai compagni della Comune e ai COBAS hanno affermato nel corteo di venerdì che la Terra è di tutti, e perciò tutti dobbiamo prendercene cura mentre difendiamo il diritto delle persone a spostarsi e a vivere dove si vuole nel mondo. Certo l’illusione che qualche potente della Terra possa realizzare le speranze in un futuro migliore è pericolosa: non converrebbe farla crescere questa voglia di protagonismo dal basso? Non sono forse Stati e Governi che martoriano l’umanità e distruggono il Pianeta? Sono proprio loro che esportano la guerra e chiudono le porte a chi cerca aiuto emigrando e che per i loro profitti inquinano il nostro Pianeta. E allora forse questa speranza in un futuro migliore possiamo coltivarla assieme. Magari iniziando a conoscere ciò che ci sta a cuore ma che ignoriamo, come la natura che ci circonda. Iniziando a incontrandoci dal vivo per migliorare i luoghi che abitiamo, rendendoli più sani e puliti ma anche più accoglienti per le persone. Perché come qualcuno ha detto parlando da un megafono venerdì :“Se impariamo a rispettare le persone, possiamo imparare a rispettare l’ambiente”.

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Greta Thunberg all’ONU

Abbiamo già dato

Greta Thunberg nel passaggio chiave del suo discorso ai capi di stato riuniti all’Onu ha affermato: “Non voglio credere che voi abbiate veramente capito – la gravità della questione climatica, ndr - e tuttavia continuiate a non fare nulla. Non lo voglio credere perché in questo caso voi sareste delle persone malvage (…) se voi sceglierete di deluderci, non vi perdoneremo mai”. Le sue parole contengono una contraddizione insanabile e – col dare ancora fiducia a chi non la merita – possono fuorviare l’impegno di tanti/e sul clima. L’ONU è un consesso di capi di stato, persone che rappresentano – tutte, in gradi diversi – proprio la malvagità dei poteri oppressivi: sono responsabili di guerre senza fine, di violenze contro donne, bimbe/i e persone comuni, di ingiustizie globali e, non ultimo, della distruzione dell’ambiente. Questo non c’è da verificarlo ulteriormente. Da molte generazioni gli stati hanno ben più che “deluso” l’umanità, l’hanno massacrata: su questo abbiamo già dato. Né possono invertire il loro corso distruttivo: gli stati per la loro genesi, storia e natura sono bellicisti, patriarcali, razzisti e brutalmente antropocentrici – non possono e non vogliono cambiare natura. Anzi, vivono in questa fase di decadenza una deriva sempre più irrazionale e irresponsabile, specialmente distruttiva e pericolosa – ben incarnata da Trump e Bolsonaro, quest’ultimo capace di sostenere all’Onu che gli incendi in Amazzonia sono “fake news”. Settori politici minoritari meno incoscienti della gravità della situazione non possono né sanno andare oltre rimedi parziali e inefficaci: palliativi – dalla “green economy” allo “sviluppo sostenibile” – che non sono in grado di invertire la linea di tendenza. Perdipiù, ciascuno stato pretende di fare gli “interessi nazionali” quindi quelli di una porzione di umanità che domina e “rappresenta”: tutti e ciascuno con la propria bandiera nazionale sono incapaci di affrontare un problema – come quello climatico – che per definizione è dell’umanità nel suo complesso. Il cambiamento climatico non farà che accentuare l’egoismo degli stati che saranno sempre più divisi anche sulle sue conseguenze: per esempio, lo stato russo conta di trarne addirittura vantaggi (per la nuova disponibilità di terre e risorse liberate dai ghiacci) mentre in Bangladesh porzioni del territorio saranno sommerse. Gli stati dividono e fanno guerre, la gente comune e i popoli hanno bisogno di unirsi e affratellarsi per affrontare questo problema.

Di fronte alla gravità della situazione è realistico, utile e giusto chiedere – come fa Greta Thunberg - agli stati di cambiare la situazione ed offrire loro anche solo una “ultima chance”? Non è piuttosto una disarmante illusione e un vicolo cieco proprio per chi si sta giustamente impegnando sul clima? Non merita di meglio proprio le mobilitazioni sul clima dei giovani e della gente in questi mesi?
E’ una iniziativa indipendente e radicale della gente comune che può fare la differenza, smascherando gli stati e le lobby politiche, i potentati economici e militari. Soprattutto una iniziativa che promuova un grande dibattito e una profonda riflessione volti al cambiamento ora e qui della vita in relazione alla natura e a come vivere insieme, una iniziativa che sappia al contempo dotarsi di obbiettivi efficaci per contrastare davvero il riscaldamento climatico e difendere gli ecosistemi minacciati, in solidarietà con le numerose mobilitazioni nel mondo intraprese da tempo da comunità, popoli indigeni e gente comune in difesa dell’ambiente dell’umanità.

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Trump sotto impeachment

Il peggior presidente americano di sempre ha chiesto al leader ucraino Voldymyr Zelensky di fargli il favore di indagare sul figlio di Joe Biden, cioè di colui che potrebbe essere il suo antagonista alle prossime elezioni presidenziali. Per “convincere” il suo interlocutore, Trump ha previamente sospeso gli aiuti finanziari americani all’Ucraina. Così, dal più alto scranno della più potente democrazia del mondo ha ancora una volta dato prova della sua profonda immoralità.
I democratici statunitensi hanno alla fine deciso di avviare la procedura di impeachment nei suoi confronti. La prima reazione di Trump è stata quella di definirsi vittima di una caccia alle streghe. Ve lo figurate? Uno degli uomini più potenti del mondo che veste i panni della vittima! Dal canto loro, per i democratici si tratta di un calcolo politico a lungo soppesato ed ha ben poco a che vedere con la preoccupazione per le questioni morali effettivamente in campo.
Trump è, indubbiamente, una incarnazione odiosa e greve della democrazia decadente ma non rappresenta una eccezione. Al contrario. Il suo incedere rende solo più evidenti (e insopportabili) caratteristiche proprie di tutta la politica, incluso delle democrazie: abusare dell’enorme potere concentrato nelle mani di pochi e mentire sistematicamente fa parte delle regole del gioco.

Ultimo Numero

 • n. 349


dal 2 al 16 dicembre 2019


 

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Casa al Dono: 850 iscritti, 
di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
all'altra dell'oceano...



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