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Cda2020

        

                           

             
al 17 febbraio            
abbiamo raccolto          

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Roma

Solidarietà con la libreria La pecora elettrica

La Libreria “ La pecora elettrica” di Roma, nel quartiere Centocelle in Via delle Palme, dopo essere stato incendiato vigliaccamente la notte del 24/25 Aprile, di nuovo il 6 novembre è stata dato alle fiamme.
In questi 6 mesi grazie alle sottoscrizioni di tante persone solidali e alle iniziative di locali e associazioni del territorio la libreria avrebbe dovuto riaprire il 7 Novembre dopo quel rogo nella notte tra il 24/25 Aprile scorsi mentre ci apprestavamo a partecipare alla nutrita manifestazione antifascista e antirazzista nel municipio contro il fascismo, il governo, il Ministro Salvini che col suo odio ha permesso alle vecchie e le nuove destre di rialzare la testa.
La pecora elettrica è conosciuta per il suo schieramento antirazzista, solidale, antifascista, di sinistra. Per questo scomoda: con i libri ha cercato di coltivare una speranza, provando essere un punto umano aggregativo e qualificato all’interno di un quartiere periferico e disgregato.Non è chiaro se dietro gli attentati c'è la mano della criminalità o della estrema destra, ma come è evidente con "mafia capitale" è sempre più difficile distinguerle nella loro forte commistione.
Noi della Comune assieme alla gente, centri sociali, associazioni della zona immediatamente abbiamo partecipato alla in manifestazione, dove eravamo in centinaia e centinaia la sera del 6 novembre in solidarietà con la Pecora Elettrica senza aspettare risposte dal Campidoglio, istituzioni, politici e governi fintamente amici.Per vincere e non subire la paura ma reagire insieme e in prima persona alle aggressioni di diversa natura sia fascista che della malavita; con tanta gente stanca di vivere nell’insicurezza, nel degrado e nella disgregazione umana e culturale, accendendo luci di speranza.
Purtroppo però all'alba del 9 Novembre è stato dato fuoco anche al locale Baraka Bistrot dopo che aveva espresso solidarietà con La pecora elettrica: è il terzo rogo in pochi giorni. Un motivo in più per non abbassare la guardia

 

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Contro le destre e il razzismo

Il 9 novembre tutti a Roma

Uniamoci per difendere e migliorare la vita

Il 9 novembre scendiamo in piazza a Roma:

per difendere la vita contro i fascioleghisti e le destre che alimentano il razzismo, l’odio e la cattiveria.
per affermare le esigenze dei fratelli e delle sorelle immigrate, dei giovani, delle donne e dei più oppressi perché non c’è da avere nessuna fiducia nel governo 5 Stelle, Pd, Leu, Iv, lo stesso che mantiene le leggi sicurezza di Salvini, sostanzialmente continua a tenere i porti chiusi e si appresta a rinnovare gli accordi con i torturatori libici.
per affermare la nostra umanità e le libertà di tutte/i contro la violenza che si diffonde nella società in disgregazione, per costruire ambiti umani solidali e indipendenti. Un’alternativa benefica per vivere meglio assieme può crescere facendo leva sulle migliori caratteristiche umane, suscitando e valorizzando il protagonismo diretto contro la delega su cui poggia la politica democratica sempre più in crisi e contrapposta alle esigenze più profonde e alle speranze della gente comune.

Scendi in piazza con noi de La Comune nel settore del Forum Indivisibili & Solidali per sostenere la costruzione di un’unione tra diverse forze e realtà indipendente, solidale e antirazzista cominciata con la manifestazione del 10 novembre dello scorso anno.

9 novembre manifestazione nazionale a Roma
Concentramento ore 14.00 al Colosseo

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 scarica qui il volantino impaginato

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Tutti in piazza il 9 novembre ore 14 al Colosseo

No ai criminali accordi con i torturatori libici

"Tutte le donne che erano con noi, una volta alloggiate all'interno di quel capannone, sono state sistematicamente e ripetutamente violentate da due libici e tre nigeriani che gestivano la struttura. Eravamo chiusi a chiave. I due libici e un nigeriano erano armati di fucili mitragliatori, mentre gli altri due nigeriani avevano due bastoni". Questa è una delle tante drammatiche testimonianze di chi è riuscito a sfuggire ai campi di tortura libici.

Gli stessi rapporti dell'Onu denunciano torture, stupri e uccisioni. Il governo 5 stelle, Pd, Iv, Leu ha vergognosamente rinnovato questi accordi con i torturatori libici che scadevano il 2 novembre.

Chi ha a cuore l'umanità si schieri e scenda in piazza il 9 novembre a Roma.

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Trump è un bugiardo

Al Baghdadi è morto, ma non l’Isis

Al Baghdadi, capo dell’Isis, è morto in una operazione svolta dalle forze speciali Usa. Trump mente dicendo che la sua morte rende “il mondo un posto molto più sicuro” e presentando gli Usa come i protagonisti della lotta contro l’Isis. La Casa Bianca a suo tempo ha colpevolmente lasciato tempo e spazio all’Isis per crescere e rafforzarsi e la lotta sul campo contro questi neonazisti è stata condotta soprattutto delle forze kurde siriane. L’Isis e affini sono tuttora un pericolo: la violenza bellica e i massacri contro le genti della Siria da parte di Assad, di Erdogan, di Putin e soci, le lacerazioni tra i popoli creano un terreno favorevole a queste forze islamiste ultrareazionarie; l’invasione di Erdogan contro la popolazione kurda a cui Trump ha dato semaforo verde offre nuove opportunità all’Isis.
Trump con le sue bugie cerca di sfruttare l’operazione di liquidazione di al-Baghdadi per prendere ossigeno visto il pericolo di impeachment in patria e le critiche che ha ricevuto la sua politica sconsiderata e irrazionale in Medio Oriente. I bugiardi e i terroristi di Stato come lui non garantiscono affatto una lotta efficace contro l’Isis, al Qaeda e affini.

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Libertà di manifestazione in Cile!

Via i militari dalle strade!

La decisione del governo antipopolare di Sebastian Piñera di aumentare il prezzo del biglietto della metropolitana a Santiago (decisione oggi ritirata) ha causato in Cile una esplosione di rabbia e indignazione, di cui sono protagonisti soprattutto giovani. Vi sono saccheggi e scontri con la polizia ma anche “cacerolazos” (proteste con pentole e stoviglie - ndt) e manifestazioni pacifiche nei quartieri della capitale e in altre città. Il governo ha risposto con repressione, coprifuoco notturno e stato d’emergenza con militari che pattugliano le strade, cosa che non succedeva dai tempi della dittatura sanguinaria di Augusto Pinochet (1973-1990). A tutto ciò - già molto grave - vanno purtroppo aggiunti i dieci morti in diversi incidenti e le centinaia di feriti e detenuti.
Sono previste nuove mobilitazioni contro il governo ed i manifestanti denunciano la presenza di infiltrati che alimentano gli episodi di violenza. Piñera ricorre a tutto questo per seminare il panico e screditare la protesta. E’ necessario difendere la libertà di espressione e di manifestazione della gente comune in Cile e denunciare le inaccettabili e reazionarie misure del governo di Piñera in un paese in cui sono ancora aperte le ferite causate dall’ultima dittatura militare.

Por la libertad de manifestación en Chile

¡Fuera los militares de las calles!

La decisión del gobierno antipopular de Sebastián Piñera de aumentar el boleto de subterráneo (medida hoy suspendida) ha producido en Chile una explosión de rabia y de indignación, sobre todo protagonizada por jóvenes. Hay saqueos y enfrentamientos violentos pero también “cacerolazos” y protestas pacíficas en los barrios de Santiago y otras ciudades. El gobierno respondió con represión, toque de queda por las noches y estado de emergencia con los militares patrullando las calles, algo que no sucedía desde los tiempos de la sangrienta dictadura de Augusto Pinochet (1973-1990). Se trata de un hecho muy grave, que se suma a los diez muertos por diversos incidentes y a los cientos de heridos y detenidos.
Están previstas nuevas movilizaciones en repudio al gobierno mientras que los manifestantes denuncian la presencia de infiltrados que alientan episodios de violencia. De esto se vale Piñera para sembrar el pánico y desacreditar la protesta. Se hace urgente defender la libertad de expresión y manifestación de la gente común de Chile y denunciar las inaceptables y reaccionarias medidas del gobierno de Piñera en un país con las heridas aún abiertas por la última dictadura militar.

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dal 10 al 24 febbraio 2020


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