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Mentre governo Usa e talebani trattano

L’Isis fa strage a Kabul

Sabato 17 agosto un attentatore suicida legato all’Isis si è fatto esplodere durante un matrimonio a Kabul uccidendo almeno 63 persone e ferendone circa 200, tra cui molti bimbi. Sui media italiani, la notizia ha avuto poco rilievo: per loro è parte della normalità che tanta gente comune, fuori dall’Occidente, sia vittima del terrorismo reazionario più feroce e di guerre senza fine. Invece è bene cercare di capire alcune cose confermate tragicamente anche da questo eccidio. L’Isis, sconfitto nel suo progetto di Stato totalitario, non è morto e non cessa di essere pericoloso. Mette all’opera i propri tratti originari: ha iniziato a prendere corpo circa 15 anni fa in Iraq conducendo una campagna stragista contro i musulmani sciiti, ha poi fatto del genocidio di altri musulmani che giudica “infedeli” un tratto distintivo del proprio califfato neonazista, oggi nella capitale afghana colpisce una festa della minoranza sciita degli hazara. Perse le proprie roccaforti in Iraq e Siria, le bande di Al Baghdadi puntano su altri scenari: oltre alla Libia, da anni sono presenti in Afghanistan e puntano al subcontinente indiano. Se l’inizio della sconfitta dell’Isis è avvenuto grazie all’eroismo di resistenze popolari, in primo luogo curde, questa lotta sacrosanta è stata poi espropriata dalle grandi potenze dedite a tutelare i propri interessi di potere negativo, non di certo i bisogni e le speranze dei popoli: per gli Usa come per la Russia, per la Turchia come per le monarchie reazionarie del Golfo Persico era utile ridimensionare l’Isis ma non era importante schiacciarlo definitivamente. Un’altra cosa da sottolineare è che, dal 2001, gli Usa sono intervenuti militarmente in Afghanistan per sconfiggere i talebani poiché “sponsor del terrorismo internazionale” causando ulteriori sofferenze ad una popolazione già martoriata da decenni di guerre e dal regime reazionario e ultrapatriarcale dei talebani stessi. Adesso gli stessi Stati Uniti sono in trattativa proprio con i talebani per poter giungere ad un “accordo di pace” e di questa trattativa sono parte altri attentati: il bellicismo dei potenti, tremendo ma inconcludente, non serve certo a difendere la vita e la libertà della gente comune contro il terrorismo reazionario di vario tipo. La lotta contro i terrorismi e le guerre ha bisogno del protagonismo diretto, della solidarietà attiva di chi ha a cuore una possibilità di pace e convivenza positiva tra i popoli.

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Hong Kong: una spina nel fianco dell’impero burocratico cinese

 

Dopo lo sciopero generale del 5 agosto, la scorsa domenica 18 agosto una moltitudinaria manifestazione ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone (1,7 milioni secondo gli organizzatori) nonostante le torrenziali piogge monsoniche.

L’ampiezza e la coesione della manifestazione pacifica hanno ribadito la volontà della grande maggioranza della popolazione della regione autonoma di continuare a lottare per la libertà e contro le violenze del governatorato di Carrie Lam, nominata e subalterna al regime burocratico-fascista di Pechino. Hong Kong dal 1997 è parte della Cina come regione speciale, formalmente retta dal principio “un paese, due regimi”. In realtà Pechino sta cercando di procedere all’assimilazione coatta. Uno dei provvedimenti in questa direzione, il decreto che avrebbe permesso al regime di Hong Kong di estradare senza processo in Cina gli accusati nella regione autonoma (quindi in primo luogo gli oppositori), è stata la scintilla che ha dato il via alle proteste. In questi mesi le mobilitazioni sono state permanenti e hanno coinvolto i settori più ampli e diversi della società. L’esito della manifestazione di domenica scorsa ha rafforzato tutto il movimento di lotta dando una risposta alle invettive ed alle minacce che non solo Carrie Lam ma la stessa Pechino hanno lanciato contro i manifestanti. Al tempo stesso la manifestazione ha, con la sua unità e lo spirito pacifico, riassorbito i rischi di sfrangiamento in un contesto difficilissimo. Che l’impatto sia stato enorme lo dimostra la reazione dell’amministrazione che, dopo aver sospeso la legge contestata, ha proposto una “piattaforma di dialogo”. È sicuramente una manovra, come contestano gli organizzatori della manifestazione di domenica scorsa, ma anche una prova delle difficoltà del potente impero burocratico.

È evidente che le proteste di Hong Kong, nonostante tutte le censure, giungono alle orecchie sensibili delle popolazioni cinesi del grande impero burocratico e ciò è difficilmente tollerabile. Al tempo stesso la proiezione planetaria e le relazioni che lo stato cinese ha costruito sul piano internazionale rendono più complessa l’opzione brutalmente repressiva, che pure non va esclusa. Da parte delle democrazie, al di là di parole di circostanza non c’è nessuna rivendicazione sostanziale delle mobilitazioni, prevalgono gli affari e gli interessi politici ed economici.

La popolazione di Hong Kong legittimamente non accetta di sottomettersi passivamente al tallone di ferro dello stato burocratico-fascista. Chiede libertà ed autodeterminazione, anche se non è facile sapere, al di là della comprensibile richiesta di elezioni libere, come sta pensando la loro realizzazione.

Le avanguardie della lotta hanno lanciato un appello internazionale per la solidarietà e la libertà, contro l’isolamento di queste proteste pacifiche. Alla popolazione, alle persone che lottano, alle vittime della repressione va la nostra solidarietà, l’impegno di controinformazione e di difesa della libertà.

 

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Solidarietà con i naufraghi accolti sulla Open Arms

Sbarco immediato e accoglienza

La Open Arms con 135 naufraghi è ancora al largo di Lampedusa dopo 15 giorni di navigazione. Continua la cattiveria di un governo che è diviso e in piena, per certi versi grottesca, crisi, ma reitera la chiusura dei porti. Il frangente della crisi ventilata non fa che rinfocolare proclami e propagande di ogni genere: Il ministro dell’interno Salvini che gioca a braccio di ferro sulla pelle degli immigrati, alcuni ministri 5 stelle che prima votano il decreto sicurezza e poi dissentono, il presidente del consiglio che equilibra furbamente concedendo qualcosa.

Il ministro degli interni è stato costretto a far sbarcare i minori. Tutto questo mentre la procura di Agrigento sta valutando l’ipotesi di procedere per sequestro di persona e abuso di ufficio, come nel caso della nave Diciotti.

La sostanza è che dopo inenarrabili vicende i nostri simili che sono sull’Open Arms non riescono a trovare pace. La disumanità degli stati, dei loro confini è eclatante ancora una volta. Ribadiamo la nostra piena solidarietà con tutti i profughi a bordo e con i nostri amici di Open Arms, con cui ci unisce un legame di solidarietà e impegno comune. Siamo stati insieme nel percorso della manifestazione del 10 novembre scorso e del Forum Indivisibili e Solidali. Facciamo appello a tutta la gente solidale, a non assuefarsi e a denunciare il razzismo, la cattiveria di questo governo, a schierarsi con chi salva le vite in mare e a continuare in un percorso di riaggregazione e unità per l’accoglienza. Ci sono ragioni umane che ci spingono a fronteggiare tutto questo e a dare forza ai segnali di reazione che pure emergono in questo Paese. Come deciso dal forum Indivisibili e Solidali ci ritroveremo a Roma il 14 settembre per discutere e promuovere una manifestazione nazionale in autunno contro il razzismo, il governo e il decreto sicurezza.

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Ad un anno dal crollo del ponte Morandi

DA NOI DIPENDE LA POSSIBILE SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE

La demolizione del ponte Morandi è arrivata in queste ore a conclusione. Le più alte cariche istituzionali, in piena crisi di governo, saranno presenti alle celebrazioni per l’anniversario del crollo del 14 agosto. È l’ulteriore conferma che la politica, soprattutto in crisi, ha bisogno di lucrare sulla sofferenza e la paura, sulla morte e la distruzione di cui è anche direttamente o indirettamente responsabile.

Una parte dei familiari delle vittime ha già pubblicamente preso le distanze dalle stesse istituzioni un anno fa in occasione dei funerali di Stato, e oggi altri si aggiungono nel volere ricordare i propri cari con i soccorritori e tutte le persone che si sono adoperate in quelle ore per salvare vite umane. A loro e tutte le persone colpite come un anno fa e in questi mesi va la nostra vicinanza e solidarietà.

Una tragedia annunciata che ha provocato 43 vittime, centinaia di persone che hanno perso i loro cari, altre centinaia che hanno perso la casa, diversi quartieri sconvolti ed esposti quotidianamente ai pericoli della demolizione e della ricostruzione. Ad oggi, malgrado le indagini della procura sul reperto 132 e le iscrizioni nel registro degli indagati di vari funzionari istituzionali, nessuno di questi è stato sospeso dal proprio incarico. Il grottesco teatrino di Conte, Toti e Bucci sul Decreto Genova ha significato fare arrivare velocemente molti soldi e prometterne molti di più, accompagnati da una battente e assordante propaganda sul ritorno alla normalità e sul rilancio dell’economia genovese a cui in molti hanno creduto e in cui diversi hanno cercato un egoistico vantaggio. A tutto ciò si è aggiunta la demagogia di Toninelli e Di Maio sulla minaccia di sospensione della concessione alla Società Autostrade dei Benetton che si perderà in un’annosa battaglia legale di ricorsi.

Nessuna di queste istituzioni vuole e può garantire verità e giustizia e tanto meno ad esse possiamo affidare la difesa della vita o la possibilità di migliorarla. Sono gli stessi co-responsabili di questa tragedia così come lo sono della morte di tante persone che ogni giorno perdono la vita nel Mediterraneo; sono gli stessi che con l’ultimo decreto sicurezza voluto da Salvini, e approvato da tutti, rappresentano un pericolo per tutte e tutti noi.

Alcuni tra i comitati, le maestre, gruppi di abitanti dei quartieri hanno in questi mesi compreso che la vita e la salute non solo non hanno prezzo, ma non possono essere delegati a nessuno: diverse sono state le iniziative promosse (le centraline di rilevazione delle polveri alternative, la conquista di una giornata per far giocare in sicurezza i bimbi il giorno dell’esplosione e tante altre) che sosteniamo e ci auguriamo si possano moltiplicare, estendere e incontrarsi.

Possiamo unirci per difendere la vita e pensarla meglio assieme, per rendere i nostri quartieri luoghi più vivibili e sicuri perché innanzitutto chi ci vive può provare in prima persona a costruire relazioni di vicinanza e solidarietà quotidianamente. Il protagonismo di ciascuno è ciò che può essere garanzia della cura e la difesa della vita in questi quartieri e in questa città, che potrà significare anche monitorare ad esempio lo sviluppo delle indagini, l’impatto ambientale e sulla salute di ogni processo o lo smaltimento dei rifiuti della demolizione.

Impegnarsi insieme per una città a misura dei bimbi e più umana e accogliente per tutti è il modo migliore, anche in questo 14 agosto, di guardare al futuro e non dimenticare.

13 agosto 2019

La Comune Genova

 

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cresce l’esigenza di unirsi

contro i nuovi pericoli delle destre 

La crisi del governo Conte porta con sé nuove minacce e pericoli perché è stata aperta dall’iniziativa del fascioleghista Salvini che ha fretta di raccogliere ciò che ha seminato con una battente campagna di razzismo, odio e cattiveria umana. Grazie all’alleanza e alla complicità del Movimento 5Stelle è riuscito a condurre una politica liberticida reazionaria di attacco alle libertà di tutte/i e alla solidarietà che mette sotto accusa le Ong che salvano le vite in mare. 
Mentre si consuma la farsa e la pagliacciata parlamentare dove si esprime senza limiti caos e impazzimento della politica, due navi della solidarietà con a bordo centinaia di immigrati, grazie anche alla nuova legge liberticida, vengono lasciate alla deriva e viene loro impedito di raggiungere un porto. Due mondi contrapposti: la logica disumana e mortifera della politica e l’umanità che si batte per la vita.  
Di fronte a questo dramma l’unica voce di rilievo viene dalla Chiesa di Francesco che non smette di denunciare la politica dei porti chiusi e dei respingimenti e le minacce alla convivenza rappresentate dalle forze reazionarie e nazionaliste.
Minacce e pericoli che vengono bellamente ignorate da ciò che resta della sinistra parlamentare. Mentre Salvini compatta la banda dei corrotti del centrodestra per spianare la strada ad un governo ancora più reazionario, la sinistra parlamentare si muove nel peggiore dei modi possibili. Non pronuncia una minima proposta di unire le forze mentre la massima concentrazione è sui tatticismi e sulle manovre parlamentari. Dominano intrighi e beghe interne che lasciano intravedere un’ennesima rottura del Pd. 
Un quadro deprimente e irresponsabile soprattutto perché alimenta lo sconcerto e la sfiducia e spinge alla rassegnazione tante persone di sinistra, solidali e di buona volontà che vorrebbero invece reagire per fermare la prepotenza e la minaccia rappresentata da Salvini. 
L’esempio delle proteste pacifiche riservate a Salvini Catania e Siracusa anche in questi giorni afosi di agosto va in questo senso.
L’unica possibilità di contrastare e fermare la minaccia razzista e fascioleghista risiede nell’iniziativa diffusa e nella mobilitazione unitaria. Nella possibilità che forze e associazioni antirazziste, comunità di credenti e realtà solidali, si possano finalmente incontrare e unire per affermare i valori della solidarietà, dell’accoglienza e della convivenza umana contro la logica disumana dell’odio e della cattiveria e la minaccia reazionaria di Salvini.
In questo senso acquista ancora più importanza l’iniziativa e la costruzione del Forum indivisibili & solidali. Acquista ancora più valore l’assemblea del 14 settembre a Roma dove decidere assieme una piattaforma per convocare una grande manifestazione nazionale unitaria contro il razzismo e le leggi liberticide.

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