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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
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il coraggio di Rosa Luxemburg

Nei vari articoli e saggi apparsi per i cent’anni dall’assassinio della nostra Rosa Luxemburg non mancano sollecitazioni positive oltre alle letture socio-politiche, come sempre riduttive e/o superficiali. I motivi di assonanza e le sollecitazioni più utili rintracciabili accennano, magari lasciandolo implicito, al coraggio di Rosa nell’interpretare la vita, l’impegno e l’opera che la rende una figura gigantesca del socialismo rivoluzionario. Riflessione sviluppata da diversi decenni da noi1 e alla quale, contrariamente rispetto a un certo costume invalso a sinistra, si fa riferimento in diversi testi.
Il coraggio di Rosa nasce dal suo amore intenso e non di rado bruciante per la vita nelle sue molteplici espressioni e dalla sua idealità esplicita e votata al riscatto degli ultimi e di tutta l'umanità. Rosa dava importanza alle grandi come alle piccole questioni della vita. Era capace di indignarsi e immedesimarsi per la crudeltà di un soldato verso un bufalo ed era capace di soccorrere uno scarafaggio assalito dalle formiche. Era dedita alle sue amicizie e ai suoi amori, totalmente come si consacrava alla causa del socialismo per cui ha dato la vita nel 1919 rimanendo vittima della repressione da parte della controrivoluzione tedesca. Si infiammava per le vicende di lotta di classe e per la rivoluzione, di cui esagerava la valenza ma che per lei era la vita, la capacità degli ultimi di riscattarla e di autoemanciparla. Sapeva condannare i “proletari”, come i socialisti chiamavano gli oppressi, per essersi fatti trascinare nella barbarie della guerra del 1914-'18 dall’“amor patrio” che altro non è che l’inimicizia tra le genti al servizio della spietata e immorale borghesia imperialistica. Così come, pur rappresentando solo un embrione d’alternativa, sferzava i rivoluzionari russi come Lenin e Trotsky che nel 1917 pensavano di imporre il socialismo dall’alto, ponendo il partito al posto del più ampio protagonismo della gente capace di rigenerarsi materialmente e moralmente.
Il crollo delle sinistre e il degrado ideale che accresce rende difficile da interpretare2 l’eredità di Rosa Luxemburg. Ma la sua è “un’eredità difficile” anche perché ella visse una contraddizione fondamentale tra il proprio umanesimo, implicito, e il socialismo scientifico del suo adorato maestro Karl Marx3, di cui si considerava l’allieva più fedele e trasgressiva. Marx però aveva espulso dal suo pensiero e dalla sua idea della storia umana, anche se non definitivamente, i sentimenti e l’idealità come forze motrici fondamentali affidandole in modo determinante a impersonali forze produttive e all’economia. Per questo Rosa non riuscì a teorizzare e dunque a sviluppare il proprio amore per la vita e la sua idealità. Così il suo lascito propone sollecitazioni folgoranti ma anche vuoti clamorosi che hanno contribuito a spingerci, direttamente e indirettamente e ormai da diversi decenni, verso una fondazione umanista socialista d’assieme. Per essere degni del coraggio di questa nostra maestra nella ricerca per essere interamente se stessa, in una vita degna di essere vissuta.

1. Dario Renzi-Anna Bisceglie, Rosa Luxemburg, Prospettiva edizioni, Roma, 2006

2. Sergio Dalmasso, La donna chiamata rivoluzione, Redpress, Roma, 2018

3. Dario Renzi, Irrisolvibili del socialismo scientifico, in Dario Renzi-Anna Bisceglie, op.cit,

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scontro in Venezuela

due pessimi contendenti, la gente è vittima

Juan Guaidò, dopo un’ampia manifestazione dell’opposizione antichavista, si è autoproclamato presidente protempore del Venezuela, ritenendo illegittimo il mandato del presidente Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez. Sono in corso scontri tra la polizia e i sostenitori di Maduro da una parte e quelli di Guaidò dall’altra; sinora vi sono 16 vittime e la situazione può ulteriormente aggravarsi. Guaidò è leader dell’Assemblea Nazionale ed esponente di una variegata opposizione antichavista, legata agli Stati Uniti, che si agglutina intorno alla difesa degli interessi delle élite e delle classi dominanti tradizionali che tanto dolore nel passato hanno causato alla popolazione venezuelana. Questa opposizione cerca di sfruttare strumentalmente per i propri interessi politici il malcontento che ha suscitato il regime di Chavez prima e di Maduro poi. Infatti, dietro la demagogia populista e di “sinistra” questo regime – come abbiamo denunciato sin dal primo momento – ha protetto gli interessi di nuovi ricchi, i “boliburgueses” civili e militari che si sono ingrassati grazie al chavismo; ha represso brutalmente la popolazione concedendo qualche misera briciola economica all’inizio della sua gestione per comprare i favori dei più disagiati, per poi portare il paese al disastro e la gente allo stremo: 2.3 milioni di persone sono già scappati sinora dal Venezuela, la violenza impera impune nella società e l’inflazione è giunta quest’anno a 10.000.000 per cento!
Dietro ciascuno dei contendenti si sono schierati i loro degni compari e padrini, oppressori di tutte le risme: Trump, Bolsonaro e diversi governi latinoamericani con Guaidò; Putin, Erdogan insieme a Cuba, Bolivia e Nicaragua con Maduro. Trump ha addirittura dichiarato che “tutte le opzioni sono possibili”, inclusa quella di un intervento militare degli Usa in Venezuela.
Mentre sono ancora in corso avvenimenti dagli sviluppi imprevedibili, denunciamo sin d’ora ciascuno dei contendenti – Maduro e Guaidò – come parte della stessa famiglia, divisi solo sulle modalità del dominio e la quota di potere che gli spetta: nemici e affamatori della gente comune, delle libertà e dei diritti elementari. Smascheriamo la strumentalità politica e la violenza che entrambi utilizzano, i loro fini antipopolari mascherati dalla demagogia populista del primo o dal richiamo alla democrazia dell’altro. Denunciamo le gravissime minacce di Trump e ci pronunciamo contro qualunque intervento militare che servirebbe solo a peggiorare la situazione della popolazione. Purtroppo proprio la gente venezuelana, stretta tra due opzioni politiche negative, sta pagando il prezzo di questo scontro, vittima in suoi ampi settori dell’illusione nefasta che l’uno o l’altro contendente possa rappresentare uno sbocco migliore. Denunciamo infine le responsabilità di tutte quelle forze della sinistra che, anche in Italia, hanno scandalosamente alimentato per anni l’appoggio al regime chavista coprendone le malefatte e mentendo sul suo vero ruolo, schierandosi nei fatti contro gli interessi della gente comune venezuelana.
24.1.2019, ore 12

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in ricordo di Guido Rossa

Brigate Rosse assassine, reazionarie e antioperaie

Sono trascorsi 40 anni dal quel 24 gennaio del 1979 quando Guido Rossa, operaio del Pci e sindacalista della Cgil, fu barbaramente ucciso a Genova da un commando delle Brigate Rosse. Rossa aveva denunciato al Consiglio di fabbrica la presenza di brigatisti all’Italsider di Cornigliano, per questo i terroristi decisero di assassinarlo. Le B.R. dimostrarono, una volta di più, il loro volto reazionario e antioperaio colpendo una persona impegnata a lottare per il miglioramento della vita dei lavoratori. Vigliacchi e criminali assassini di un operaio, colpito a morte sotto casa mentre – indifeso e senza alcuna scorta – stava recandosi al lavoro: questi sono stati i Brigatisti! Noi siamo stati e siamo in prima fila nella lotta al terrorismo, per la sua natura borghese e statalista e per la sua logica reazionaria e disumana. Per questo denunciamo chi a quarant’anni di distanza a Genova continua ad inneggiare a questi criminali rivendicando questo brutale omicidio con vergognose scritte sui muri.

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cinismo, colonialismo e menzogne

Mentre proseguono le stragi in mare di centinaia di persone a causa delle leggi razziste e criminali vigenti in Italia e in Europa, continuano le espressioni di disumanità e di crudeltà dei rappresentanti del governo.  
L’ultima sortita della coppia pentastellata Di Maio e Di Battista è una vergognosa mistura di cinismo e di menzogne. Probabilmente i due hanno letto solo la prima pagina di un manuale di storia e hanno scoperto l’esistenza del colonialismo in Africa. Sono scesi in campo con interviste giornalistiche  e televisive per dimostrare che quello francese sarebbe il principale responsabile dello sfruttamento di gran parte del continente africano e di conseguenza dei flussi migratori verso l’Europa.  A loro dire l’Italia è un’altra cosa, non centra nulla con il colonialismo.  Tenendo presente lo spessore dei due, è difficile riconoscere dove finisce il cinismo e dove cominciano l’ignoranza e le menzogne.
Tacciono sulle responsabilità storiche che il colonialismo italiano ha avuto nel continente africano durante il fascismo quando sono stati occupati e invasi paesi come l’Etiopia, l’Eritrea e la Libia, massacrando le popolazioni, radendo al suolo città e uccidendo decine di migliaia di persone anche con l’utilizzo dei gas letali. I due studiosi hanno mai sentito parlare del generale fascista Rodolfo Graziani e dei crimini contro l’umanità che ha commesso?  Basterebbe leggere qualche pagina di storia in più, ma forse è uno sforzo eccessivo per i due capi politici del Movimento 5Stelle.
Sono molto occupati a occultare la verità. L’Italia ha compartecipato alla distruzione, all’oppressione, alla rapina e allo sfruttamento di molti paesi africani alla stessa stregua di altre potenze europee. Ma le responsabilità non si fermano a questo periodo storico.
L’imperialismo italiano continua a depredare l’Africa. I due tacciono sulla presenza di una grande azienda come l’ENI che prosciuga risorse naturali in Libia, Egitto, Nigeria, Congo, Angola e in altri paesi africani ricavando enormi profitti anche con il malaffare e la corruzione, come hanno pure confermato diverse inchieste e sentenze giudiziarie.
Tacciono sulle responsabilità dell’Italia nell’usare l’Africa – insieme ad altri paesi europei – come pattumiera di rifiuti tossici e letali che stanno causando morti e malattie alle popolazioni locali.
Ancora peggio tacciono sul colossale giro d’affari che ruota intorno alla florida industria di armi di aziende italiane quali Finmeccanica, Agusta, Oto Melara e altre ancora, che forniscono di qualunque tipologia di strumenti di morte – comprese le mine giocattolo che colpiscono i bambini – circa 10/11 paesi africani, incluso quelli coinvolti in guerre e conflitti.
Non è tutto, ma è sufficiente per svelare il vergognoso cinismo di coloro come Di Maio,  Di Battista e soci, ai quali si è aggregato il fascioleghista Salvini, che tentano di coprire lo sfruttamento, la devastazione ambientale e la rapina dell’imperialismo italiano scaricandolo solo su altri. In realtà è diversa l’unità di misura ma gli Stati europei (e non solo) sono tutti responsabili di una logica bellica e criminale.
Per quanto ci riguarda, Di Maio e Di Battista sono parte di un governo padronale, razzista e fascistoide e rappresentano uno Stato imperialista che sono diversamente complici dei crimini contro l’umanità e delle stragi in mare di centinaia di persone innocenti e inermi. Come tali continueremo a denunciarli e a fronteggiarli.

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nuovo capitolo nel conflitto siriano

Battaglia aerea nei pressi di Damasco e sulle alture del Golan: tra domenica e lunedì aerei israeliani e razzi iraniani hanno solcato ancora una volta i cieli della Siria portando distruzione e morte; tra le 11 vittime dichiarate vi sono anche alcuni civili. Dal 2015 ad oggi l'aviazione di Tel Aviv è intervenuta centinaia se non migliaia di volte contro obiettivi iraniani in Siria. La rimarchevole novità è che stavolta il raid è stato solennemente pubblicizzato in diretta allo scopo di sottolineare – dopo l'annunciato ritiro americano – la determinazione israeliana ad ostacolare con tutti i mezzi la presenza iraniana in Siria.

È la normale quotidianità della guerra che continua anche quando finisce. Dopo anni di devastante conflitto in cui potenze locali e planetarie sono intervenute direttamente o indirettamente per soffocare un principio di rivoluzione e contendersi le spoglie del paese, ora sembra cominciare un nuovo capitolo. Quello della relativa quiete intervallata dalle bombe; quella di una dittatura che sta in piedi solo grazie alla Russia; quella delle tensioni incrociate, della penetrazione turca e iraniana, dei raid israeliani.

Questa guerra più o meno finita non può certo chiamarsi pace. L'instabilità, la militarizzazione della vita, le devastazioni crescono come la possibilità di repentine escalation, a colpire ancora le popolazioni in loco e a minacciare sempre l'umanità tutta.

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dal 4 al 18 marzo 2019


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