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AdessoLaStoria


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Alluvione in Kerala

Una tragedia e le sue cause

370 morti e 800.000 persone sfollate è il tragico bilancio delle vittime e dei danni provocati dalle piogge monsoniche che hanno colpito il Kerala, stato dell’India meridionale. Queste cifre, fornite dalle autorità, sono purtroppo destinate a salire, visto anche il protrarsi del monsone. Interi villaggi sono stati sommersi dalle acque, centinaia di migliaia di persone attendono soccorsi e sono rimaste senza tetto, acqua e cibo. Esprimiamo la nostra solidarietà alle popolazioni colpite e ai tanti immigrati del Kerala che si trovano all’estero, spesso lavorando in condizioni neoschiavistiche, come avviene per molti in Arabia Saudita e nelle monarchie del Golfo. Siamo a fianco e sosteniamo le molteplici iniziative di solidarietà che in diverse parti del mondo si stanno sviluppando. Nello stesso tempo è necessario fare chiarezza sull’origine non solo naturale di questa tragedia. Il monsone colpisce ogni anno regolarmente - da maggio a ottobre - l’India e il subcontinente indiano e quest’anno le piogge monsoniche che hanno interessato il Kerala sono le più intense da un secolo a questa parte. Ma è altrettanto vero che, con altrettanta tragica regolarità, tante persone perdono la vita e centinaia di migliaia sono sfollate a causa sia delle prevedibili conseguenze di queste piogge che delle condizioni in cui sono costrette a vivere. Per esempio, l’anno scorso tra India, Nepal e Bangladesh si sono contate 1200 vittime e 41 milioni di persone danneggiate. E ciò non avviene per caso. In India più del 40% della popolazione vive sotto la cosiddetta “soglia di povertà”: una cinica statistica che per centinaia di milioni di persone significa subire permanenti ingiustizie e violenze ma anche essere del tutto indifesi di fronte a qualunque fenomeno naturale pericoloso. Questa è la realtà della tanto decantata “India shining” (India scintillate) del primo ministro Narendra Modi e del suo BJP (Bharatiya Janata Party), un partito ultra nazionalista indù e ferocemente patriarcale al potere dal 2014. La natura talvolta può essere pericolosa, stati e politica lo sono sempre.

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dopo il crollo del ponte

insieme in piazza

Oggi quasi cinquemila persone nel tardo pomeriggio hanno risposto ad un passaparola e si sono incontrate nell'arco di tre ore in Piazza De ferrari a Genova. “Accantonare tastiera e video per incontrarsi e guardarsi in faccia” è l'appello lanciato da tre donne che fra un mese si ripeterà con la collaborazione di un palco e artisti.
Un lungo nastro di carta ha attraversato la piazza, dove, insieme ai disegni dei bimbi, in molti hanno espresso pensieri di compassione per le vittime e di speranza per il futuro, rabbia verso i responsabili della strage e in alcuni casi disillusione verso lo stato e la politica sintomaticamente espressa dalla scritta “è crollato il ponte con lo Stato”. Un pomeriggio di incontro e soprattutto di tanta voglia di parlare, scambiarsi, porsi domande e riflessioni fuori dalla retorica della politica e dei servizi giornalistici.Nel frattempo le persone sfollate di via Porro (la via sulle cui case grava una parte del ponte ancora in piedi) si stanno organizzando per fronteggiare i bisogni primari e fare fronte alle richieste più urgenti, e venerdì si svolgerà la prima assemblea degli abitanti del quartiere limitrofo di Certosa.

Per continuare nella riflessione e comprensione sulle possibili scelte di solidarietà e di impegno per ottenere verità e giustizia abbiamo distribuito il testo pubblicato su lacomuneonline "per le vittime della tragedia del ponte Morandi - uniamoci per far crescere la solidarietà e ripensare la vita denunciamo le logiche mortifere  dello Stato e della politica" dando appuntamento giovedì 23 agosto alle ore 18 presso piazza Rostagno (nei pressi dei Giardini Luzzati).

Genova, 19 agosto ore 23

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per le vittime della tragedia del ponte Morandi

uniamoci per far crescere
la solidarietà e ripensare la vita
denunciamo le logiche mortifere
dello Stato e della politica

Una tragedia annunciata: 43 persone sono morte e più di 500 persone sono state sfollate dalle proprie case. La nostra vicinanza e solidarietà va in primo luogo ai parenti e agli amici delle vittime, a chi di noi è stato colpito direttamente da questa tragedia. Ma siamo tutti, e non solo a Genova, profondamente colpiti da quello che è successo. Dopo l’incredulità dei primi momenti nel realizzare che un ponte lungo più di un chilometro è caduto - un ponte sopra il quale tutti noi siamo passati migliaia di volte, un ponte che incuteva timore e che da sempre ha avuto problemi - si affacciano sentimenti molto diversi, espressione della nostra natura umana. Sentiamo una grande prossimità con chi è stato colpito, un immenso dolore per le vittime e una sacrosanta rabbia verso i responsabili di questa tragedia. Responsabili: da società autostrade ai politici di ogni sorta e risma, che sprezzanti del valore della vita mettono al centro dei loro pensieri, azioni e progetti, il profitto e i loro interessi e ora vergognosamente celebrano tutti insieme i funerali di Stato. Ma c’è chi la vita anche in queste situazioni ha provato e prova a difenderla e affermarla andando anche controcorrente. Lo hanno fatto coraggiosamente 20 famiglie che hanno rifiutato i funerali di Stato. Lo ha fatto chi, in fuga su un ponte che stava crollando, si è fermato per incitare altri e altre a correre per salvarsi; chi ha impedito alle persone, che ancora non si erano accorte di quello che stava succedendo, di avvicinarsi al Morandi; chi, passato pochi secondi prima del crollo sotto il ponte, ha realizzato quanto è successo e ha provato a tornare indietro per aiutare immediatamente. E ancora: chi si sta organizzando per prendersi cura dei bimbi e delle bimbe che insieme alle loro famiglie non possono più raggiungere le loro case, chi sta mettendo a disposizione le proprie capacità per aiutarsi ed essersi vicini. Piccoli esempi che ci dicono di come la vita urga in ogni essere umano, di ogni etnia, di ogni provenienza sociale, di ogni fede religiosa e di come insieme possiamo imparare a pensarla meglio, altro che macchina degli aiuti!

Una scintilla di umanità si accende in tante persone e da qui possiamo ripartire, non per far sì che la vita torni “normale” come prima, perché la vita è cambiata. Possiamo invece provare a pensarla meglio assieme, per imparare a costruire relazioni di vicinanza e solidarietà quotidianamente, per dare fiato, corpo e pensiero ai sentimenti che stiamo provando per condividerli, capirli e farli crescere assieme, per interrogarci insieme su cosa significa in queste città mortifere, costruite osannando un’idea di progresso che sprezza il valore della vita e la relazione con la natura prima, pensare di mettere la vita al primo posto. Non solo nell’emergenza, ma ogni giorno: anche per affrontarla l’emergenza, per prevenirne altre, per vivere meglio assieme. Non ci sono risposte facili o immediate: coloro i quali le stanno dando con la costruzione di altri mostri ripropongono la loro normalità fatta di incuria e di morte e di profitto ad ogni costo. Da Di Maio che adesso apre alla Gronda (che peraltro vedeva nel ponte Morandi uno snodo fondamentale!) a Salvini che nelle ore immediatamente successive alla tragedia respinge persone in mare che sono alla ricerca di una vita migliore.

Non c’è una ricetta ma umilmente vogliamo provare a mettere in comune un cammino che abbiamo intrapreso insieme per costruire aggregati umani alternativi in cui imparare insieme ad ascoltarci, a esserci vicini, a ripensare la solidarietà e l’amicizia. Sappiamo che provare a costruire relazioni e aggregati umani così in questo contesto significa inseparabilmente combattere e denunciare chi tutto questo tenta di negarlo quotidianamente, significa superare abitudini contratte a pensare che nulla si può cambiare e che in fondo non dipende da noi, superando egoismi e lacerazioni. Vogliamo condividere un pensiero diverso della vita, ricercare e fondare una cultura della vita, un impegno nuovo che ci migliori da subito. Obiettivi che non possiamo delegare ad altri, a nessun Stato o istituzione, la cui decadenza evidente non può essere garanzia di sicurezza per nessuno.

Possiamo intraprendere insieme immediatamente questa strada a cominciare dalla battaglia per la ricerca di verità e giustizia, che giustamente familiari e gli amici di tante vittime stanno con coraggio rivendicando, e che richiede il più ampio sostegno e partecipazione.

Incontriamoci giovedi 23 ore 18 Piazzetta Rostagno (sotto i giardini Luzzati)

18 agosto 2018

La Comune - Genova
tel. 3291880678

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con il coraggio di Parisa

parisa foto

La fotografa iraniana Parisa Pourtaheiran riprende dai tetti le immagini delle partite del campionato nazionale di football. Così dà corso alla sua vocazione artistica e alla sua passione calcistica, sfidando uno dei tanti divieti che il regime impone alle donne: si impedisce loro l’ingresso negli stadi. Il suo gesto è un’altra espressione del coraggio femminile nella ricerca di libertà. L’ispirazione è forte. Non a caso la foto di Parisa ha fatto il giro del mondo fino a diventare notizia. Guardandola ci vengono subito in mente altre donne iraniane: le migliaia che negli ultimi anni hanno scelto di togliersi il velo nei luoghi pubblici in segno di protesta contro quello che considerano “il simbolo più visibile dell’oppressione femminile”.

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Tragedia a Genova, crolla il ponte. 
Stringiamoci e reagiamo assieme


L'A3f vuole esprimere vicinanza agli amici e parenti delle vittime del crollo del ponte Morandi, un augurio ai feriti e solidarietà ai circa 600 sfollati.
Tra di loro ci sono anche tante persone di varie provenienze ed origine.
In questi momenti sono molte le reazioni, le persone hanno cercato telefonicamente i propri conoscenti per rassicurarsi sul loro stato di salute, in tanti stanno inviando un messaggio di solidarietà ma anche di rabbia e di ricerca di giustizia.
Questa tragedia dimostra come la vita di tutti sia in costante pericolo.
Possiamo affidare la difesa della nostra vita ai politici che si stanno distinguendo come sciacalli pronti a ergersi salvatori e ad attribuire la tragedia ai partiti della controparte o, ovviamente, agli immigrati come nel vergognoso twitter di Daniela Santanchè relativo ai soldi spesi per l'accoglienza e non per le infrastrutture?
Non è da meno il ministro Salvini che anche nelle ore concitate del disastro esulta per il respingimento della nave Aquarius con a bordo 141 persone soccorse in mare.
Quelle istituzioni complici della devastazione del territorio, dedite alla corruzione e al malaffare ad ogni “grande opera” non possono essere garanzia per la nostra sicurezza. Gli stessi politici che non danno valore e non hanno nessun rispetto per la vita umana, infatti si battono contro il salvataggio delle persone in pericolo nel mediterraneo, non possono rappresentare una strada di tutela della vita di tutti.
Per questo ci sentiamo di promuovere e sostenere un protagonismo umano, diretto, indipendente e solidale come abbiamo fatto a Genova in seguito alle alluvioni che ha visto l'impegno di migliaia di volontari e la partecipazione di moltissimi immigrati che vennero definiti dai giornali gli angeli neri.
Invitiamo tutti, italiani e immigrati, a unirsi, superando divisioni ed egoismi, contrastando l'indifferenza e il razzismo, per affermare assieme la tutela e la difesa della vita di tutti in ogni suo aspetto e per costruire assieme una cultura, non solo una pratica, della solidarietà, dell'accoglienza e del mutuo aiuto per una vita migliore per tutti e tutte.

per info 3474217649 – mauroa3f@libero.it

 

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