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Cda2020

        

                           

             
al 17 febbraio            
abbiamo raccolto          

202.874 euro    


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Il coraggio di difendere i bimbi e le bimbe

C’è chi prova a proteggere le bimbe e i bimbi, ma viene punito. Come J. C., maestra di una scuola primaria del pavese, che è stata sospesa per un giorno dal lavoro con decurtazione dello stipendio per aver cercato di salvaguardare una sua alunna denunciando le violenze subite dal padre.
Lungo tutto l’anno di scuola quella maestra aveva notato cambiamenti d’umore in Sara (nome di fantasia), per la paura che provava a casa. Poi ha cominciato a vedere i lividi sulle gambe, mentre Sara raccontava alle amiche che era stato il padre. J. C. ha comunicato alla preside ogni singolo fatto, scrivendo numerose relazioni come viene richiesto in queste occasioni. Ma nulla si è mosso: da parte dell’Istituto non è stata fatta segnalazione agli assistenti sociali né tanto meno alle forze dell’ordine. Una mattina la bimba è arrivata a scuola con le gambe tumefatte e ha raccontato di essere stata al pronto soccorso con la nonna dopo le botte ricevute. Scavalcando l’istituzione per cui lavorava, J. C. ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per denunciare ciò che da tempo accadeva a Sara. In conseguenza di questo gesto la preside ha preso provvedimenti contro la maestra per aver violato il “segreto d’ufficio”, per “avere tenuto una condotta non conforme alle responsabilità e ai doveri inerenti il ruolo” e causato un danno all’immagine della scuola. La maestra stessa, in un’intervista, ha dichiarato: “Mi sento ferita. Di certo non pensavo di essere messa in discussione umanamente e come insegnante. Un provvedimento che sembra invitare i docenti a tacere”.
La vita di Sara ora è salva – nonostante la preside non la ritenesse una priorità, relegandola in secondo piano rispetto al buon nome della scuola – grazie al coraggio e alla determinazione di J. C. Un esempio da seguire - anche firmando e facendo conoscere l'appello "Giù le mani dai bambini" pubblicato qui a fianco - per scalfire l’omertà che talvolta si respira nelle mura scolastiche. 

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Iran

Contro il regime stragista, per la libertà!

Centinaia di morti, migliaia di feriti, un’ondata di arresti: tra le maglie della censura filtrano le notizie della repressione feroce abbattutasi contro i manifestanti che da giorni protestano in numerose città a causa dall’aumento del prezzo dei carburanti. Denunciamo questa ennesima strage compiuta dal regime autocratico e reazionario degli ayatollah ed esprimiamo sdegno per il disprezzo della vita che esso ancora una volta dimostra.

Le condizioni di esistenza peggiorano per le grandi maggioranze, strette tra le sanzioni economiche internazionali (volute da Trump), le clientele di regime ed il lievitare delle spese militari. L’Iran è una potenza regionale che ha visto accrescere la propria influenza nella regione – in una competizione con altri regimi altrettanto reazionari ed oppressivi come l’Arabia saudita – ed ha contribuito a mantenere al potere Assad, massacratore del suo popolo in Siria. Oggi il regime iraniano è contestato anche da mobilitazioni popolari e giovanili in Libano ed Iraq.

In questo contesto ricordiamo che a più riprese, negli ultimi dieci anni, la gioventù e le donne iraniane hanno alzato la testa con coraggio, infrangendo i divieti asfissianti e la repressione aperta, affermando il proprio anelito di libertà. Siamo al loro fianco anche oggi, di fronte alla durezza della repressione condotta sotto la presidenza del presunto “moderato” Rouhani.

Contro la repressione stragista e contro tutte le misure liberticide – in queste ore l’Iran è isolato dal resto del mondo – ci schieriamo in difesa della gente comune e del diritto a manifestare.

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Bolivia

In difesa dei settori popolari!

Contro la violenza della destra e le minacce di colpo di stato e di intervento militare!

Contro l'arroganza e gli imbrogli di Evo Morales e compagnia!

Basta con la violenza!

Da quando Evo Morales si è dimesso dalla presidenza della Bolivia, la situazione è instabile e pericolosa ma, in realtà, il conflitto viene da prima, quando la frode elettorale del 20 ottobre causata da Morales ha provocato  indignazione in grandi settori, ancor più dopo che lo stesso Morales ha ignorato il risultato del referendum del 2016 che non lo autorizzava a un quarto tentativo di rielezione come presidente. La destra reazionaria e razzista (guidata da Luis Fernando Camacho) ha cavalcato queste giuste espressioni di protesta per guadagnare spazio e sostegno e cercare di conquistare alla propria causa la polizia e l'esercito. Tutto questo viene usato da Morales per difendere la sua arroganza e i suoi imbrogli di fronte alla denuncia di un colpo di stato che sarebbe stato consumato, per cercare di recuperare parte del sostegno popolare perso dopo tanti anni di caudillismo autoritario.
Certamente le maggioranze popolari sono le più vulnerabili e a rischio. Hanno, in realtà, subito una torsione sempre più prepotente del regime democratico che ha avuto inizio con lo stesso Evo che ha voluto perpetuarsi al potere a tutti i costi. Ora la situazione può peggiorare ulteriormente con la violenza della destra nel suo tentativo di vendicarsi dei settori popolari. È essenziale chiamare alla più ampia solidarietà con la popolazione boliviana, sia contro i rischi di intervento militare e di colpo di stato, sia contro la violenza razzista e padronale, ma anche contro gli appelli irresponsabili di Evo Morales, fuggito dal paese, a mobilitarsi per difendere le sue prepotenze e i risultati di quelle elezioni fraudolente

 

Bolivia

¡En defensa de los sectores populares!

¡Contra la violencia de la derecha y las amenazas de golpe y de intervención militar!

¡Contra la prepotencia y el fraude de Evo Morales y compañía!

¡Basta de violencias!

Desde que Evo Morales renunció a la presidencia de Bolivia, la situación es inestable y peligrosa pero, en realidad, el conflicto viene de antes, cuando el fraude electoral del 20 de octubre propiciado por Morales provocó indignación en amplios sectores, aún más después de que el mismo Morales ignoró el resultado del referéndum del 2016 que no lo autorizaba a un  cuarto intento de reelección como presidente. La derecha reaccionaria y racista (encabezada por Luis Fernando Camacho) se montó sobre estas justas expresiones de protesta para ganar espacio y apoyo y tratar de ganar para su causa a policía y ejército. Todo esto es utilizado por Morales para defender su prepotencia y fraude bajo la denuncia de un golpe que ya se habría consumado, para intentar recuperar algo del apoyo popular perdido después de tantos años de caudillismo autoritario.
Ciertamente las más vulneradas y en riesgo son las mayorías populares. Ellas han sufrido, en realidad, una torsión cada vez más prepotente del régimen democrático que comenzó con el mismo Evo al querer perpetuarse en el poder a toda costa. Ahora la situación puede empeorar todavía más con la violencia de la derecha en su intento de cobrarse revancha de los sectores populares. Es fundamental llamar a la más amplia solidaridad con la población boliviana, tanto contra los riesgos de intervención militar y de golpe, de la violencia racista y patronal, pero también contra los irresponsables llamados de Evo Morales, quien huyó del país, a movilizarse para defender sus prepotencias y los resultados de unas elecciones fraudulentas. 

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Gaza

un milione e mezzo di ostaggi

Tragica, puntuale, devastante, sempre uguale e sempre diversa, la morte si è abbattuta su Gaza. I missili  israeliani hanno bombardato la Striscia provocando oltre trenta vittime in poche ore, tra cui molti bambini.

Il copione di guerra, ripetitivo fino all’ossessione,  è simile a tante altre volte, con le reciproche accuse, le devastazioni (che colpiscono quasi esclusivamente i palestinesi), i “cessate il fuoco” che ripropongono la stessa situazione con tanti lutti e qualche maceria in più. L’asimmetria degli schieramenti – nelle loro radici storiche e soprattutto come forza di fuoco – è evidente: Israele è una potenza nucleare costruita sul dramma palestinese e da oltre un decennio controlla tutti i confini di Gaza. Ma le logiche che guidano le direzioni politiche israeliane e palestinesi appaiono del tutto speculari. Che a Gerusalemme governi Netanyahu o invece Gantz, che dalla Striscia di Gaza i razzi siano sparati dalla Jiahd islamica, come in questo caso, o per ordine di Hamas come in altri, cambia poco: tutti costoro utilizzano cinicamente la guerra e i morti per difendere o rinsaldare il proprio potere e non offrono alcuna prospettiva di miglioramento alla gente comune.

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“Indivisibili & Solidali” uniti in piazza il 9 novembre …e oltre

Circa 5.000 persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale contro il razzismo e per l’abolizione delle leggi sicurezza volute da Salvini e mantenute dal nuovo governo Conte. Salutiamo il coraggioso impegno di tante sorelle e fratelli immigrati e persone solidali che sono scese in piazza con Indivisibili & Solidali, sfidando anche la pioggia, in un contesto diverso e più complicato di quello del 10 novembre dello scorso anno.
Il cambio governativo può aver suscitato illusioni in persone di sinistra e impegnate nella soidarietà che hanno scelto di non mobilitarsi. Inoltre quest’anno non c’è stata la coesione solidale tra chi ha promosso la manifestazione. Il Forum Indivisibili & Solidali aveva convocato con una piattaforma solidale e antirazzista la manifestazione del 9 novembre, mentre contemporaneamente un raggruppamento di forze romane denominato “Energie in movimento” l’ha indetta parallelamente su contenuti che ne annacquavano e diluivano il carattere antirazzista. Gli accordi presi di promuoverla unitariamente sono stati in gran parte disattesi e ignorati da “Energie in movimento”. Ciò ha determinato confusione e ha inciso nella preparazione e nella pubblicizzazione della manifestazione. Anche per questi motivi il risultato della partecipazione non è stato certamente soddisfacente.
I problemi sono continuati anche nello svolgimento del corteo per le manovre burocratiche “vecchio stile” di “Energie in Movimento”. Attivisti e direzione di Usb, amici del dittatore criminale Assad e gli stessi che boicottarono la manifestazione del 10 novembre, hanno aggredito un compagno del Forum per entrare nel settore di testa insieme a “Energie in movimento” e mettere le proprie bandierine, contravvenendo a tutti gli accordi presi.
Il Forum Indivisibili & Solidali ha denunciato l’eggressione e ha deciso unitariamente di prendere le distanze da questi settori e dai loro metodi. Il Forum ha animato dalla propria amplificazione un settore accogliente e inclusivo con tanti immigrati /e con interventi e slogan solidali e antirazzisti, contro le leggi sicurezza e la repressione e in solidarietà con le Ong. C’è stata una positiva coesione e unità tra i Cobas, La Comune, i Centri Sociali del Nord Est e delle Marche, il Csa ex Canapificio di Caserta, che ha ricordato il loro fratello e compagno Mamadou Sy recentemente scomparso, l’Associazione “3 febbraio”, I collettivi dipende da noi donne, Nazione Rom, Rifondazione Comunista, l’Usi, l’Unicobas.
La coesione dimostrata in piazza dal Forum indivisibili & Solidali è da valorizzare e approfondire e per sviluppare l’importante processo di unione solidale che è cominciato lo scorso anno, per trarre tutte le lezioni da questa manifestazione e dalla comprensione che unire le forze migliori significa anche contrastare attivamente tutte le manovre burocratiche e divisioniste.

Ultimo Numero

 • n. 353


dal 10 al 24 febbraio 2020


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 Mai così tante persone a
Casa al Dono: 850 iscritti, 
di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
all'altra dell'oceano...



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