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Amazzonia

La vita in fumo

L’Amazzonia brucia e questa volta le fiamme si levano alte ed estese. I potentati politici ed economici brasiliani (Bolsonaro in primis), strafottenti nei riguardi delle comunità autoctone, sordi agli allarmi degli scienziati in merito ai cambiamenti climatici che coinvolgono tutta la popolazione mondiale, insensibili alla perdita in termini di vite vegetali e animali, sono i responsabili di questo ulteriore sconsiderato scempio perpetrato in nome dei loro egoistici interessi. E ipocrite appaiono le preoccupazioni di queste ore dei potenti della Terra riuniti a Biarritz (Francia) per il G7 che, pur ammettendo siano motivate da reali timori per quanto succede al nostro pianeta, risultano sterili e vane dichiarazioni (a cosa hanno portato gli scorsi consessi internazionali al proposito?).

Siamo a fianco di chi sta scendendo in piazza per fermare questa distruzione e ci sentiamo vicini a tutti coloro che negli ultimi tempi si sono attivati nelle mobilitazioni “ambientaliste”, convinti più che mai dell’urgenza di denunciare e contrapporsi alle logiche antropocentriche e alle pratiche predatorie attuate in primo luogo dai poteri oppressivi che stanno portando il pianeta alla rovina. Ma affrontare in termini propositivi la questione riguarda in primo luogo interrogarsi sul modo di concepirsi come esseri umani nella natura più generale e sulla possibilità di elaborare e iniziare a sperimentare idee e modi di vita. Una vita alternativa finalmente all’insegna di un rispettoso rapporto di conoscenza dell’ambiente e di un oculato impiego delle sue risorse, per un’autentica ricongiunzione col pianeta, in cui la nostra specie è inevitabilmente integrata, e con la natura prima, di cui la naturalità umana, nella sua specialità, è espressione e parte indissolubile.

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riceviamo e pubblichiamo

Basta incendi in Amazzonia. Bolsonaro è responsabile

Difendiamo la Natura e la vita

La situazione nell’Amazzonia brasiliana non è solo preoccupante ma urgente e drammatica. Qui si registra la metà dei più di 70.000 incendi che ha subito il Brasile solamente in quest’ultimo anno. Ciò colpisce in primo luogo le comunità indigene locali. Queste devastazioni costituiscono altresì un problema per tutti e tutte: come sappiamo l’Amazzonia è la maggiore riserva ecologica del pianeta e, in quanto tale, gioca un ruolo fondamentale nella regolazione del clima mondiale, nella purificazione dell’aria che tutti respiriamo, nella produzione di acqua dolce e nella conservazione di centinaia di specie animali e vegetali.
La spiegazione di ciò che sta avvenendo sta nella sete di guadagni dei grandi proprietari terrieri e allevatori, delle industrie agro-alimentari e dei grandi latifondisti che radono al suolo i boschi con incendi dolosi per sfruttare zone sempre più estese da adibire all’agricoltura e al pascolo. Sanno di godere della totale impunità e sono incoraggiati dalla politica e dalle affermazioni del neofascista Jair Bolsonaro che, appena può, insulta i popoli originari e le organizzazioni ambientaliste ( ha perfino accusato le ONG di provocare gli incendi per screditarlo) e attacca le istituzioni che ammoniscono sui pericoli della deforestazione. Bolsonaro è espressione peculiare del disprezzo della vita e della completa irrazionalità dei poteri oppressivi mondiali, delle grandi imprese e degli Stati che – con l’ossessione del controllo, della depredazione e sfruttamento della natura - stanno procurando danni enormi al pianeta, alcuni dei quali già irreversibili.
Un impegno per una vita migliore deve comportare, oggi più che mai, la difesa della natura. Ci conviene, ci compete e riguarda le prossime generazioni. Possiamo trarre slancio dalle mobilitazioni delle donne indigene del Brasile che stanno reagendo o dalla gioventù che sta iniziando a sensibilizzarsi a livello mondiale. Pensiamo sufficientemente al fatto che, come specie umana, siamo parte della natura, senza dubbio una parte molto speciale perché siamo l’unica in grado di pensare la nostra relazione con l’ambiente in cui viviamo, e pertanto di cambiarla? Una vita e una cultura diversa e migliore non dovrebbe includere un nuovo modo di relazionarci e pensarci nella natura, dalla quale siamo emersi? Oggi, come non mai, si pongono con urgenza queste domande essenziali invitando a sviluppare un impegno, anche ecologista, contro i nemici della vita e dell’umanità.

 

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riceviamo da San Paolo e pubblichiamo

Il giorno è diventato notte


L'irrazionalità dimostrata in questi primi mesi del governo di Jair Bolsonaro è arrivata, il 20 agosto 2019, nella più grande metropoli del paese, sotto forma di un'enorme e densa onda di fumo nero che, in meno di cinque minuti, ha trasformato il giorno in notte. Tra stupore e preoccupazione, la popolazione guardava il cielo senza capire il fenomeno che sembrava un film di fantascienza. Respirare è diventato difficile a San Paolo, respirare è difficile nel paese di Jair Bolsonaro. Foraggiati dalle scelte criminali del presidente rispetto all’ambiente, ruralistas e latifondisti hanno decretato il cosiddetto “giorno del fuoco”, il tentativo di accelerare il processo di approvazione dello sfruttamento economico delle aree amazzoniche protette dai trattati nazionali e internazionali. Da anni, la regione affronta lunghi periodi di siccità, conseguenza del cambiamento climatico in corso. Questo, sommato agli incendi criminali, ha propagato il fuoco e, secondo gli istituti di meteorologia, ha facilitato l' espansione del corridoio di fumo proveniente dalle aree bruciate verso l'ovest, nel sud Est e nel sud del Brasile, persino verso paesi vicini come l'Argentina, l’Uruguay, il Perù e la Bolivia. Nonostante l'indignazione di settori della società, delle ONG e la convocazione di proteste realizzate nei i mesi scorsi, il ministro dell’ambiente Ricardo Salles, avallato dal suo capo, ha dichiarato che “esiste un sensazionalismo ambientale” in atto su scala globale e che l’ Amazzonia ha bisogno di una ”soluzione capitalista“. Al di là dell’ enorme livello di follia, decadenza e uccidibilità che questo governo rappresenta, non solo per il Brasile ma per l’umanità, esistono focolai di emersione umana che nascono dalla popolazione brasiliana che, in modo molto iniziale, inizia a reagire a questo contesto. Esempio ne è stata la manifestazione delle donne indigene all’inizio di Agosto dove duemila donne di circa duecento diverse tribù degli Stati dell’Amazzonia, dell’Acre, del Para', di Marahnao, di Roraima, del Mato Grosso del Sud e di paesi confinanti, hanno marciato verso Brasilia contro le misure che Bolsonaro tenta di instaurare nei territori indigeni. Il tema era “Il territorio: nostro corpo, nostro spirito“, qualcosa di numericamente ridotto , ma dal grande significato.
La marcia delle donne indigene ha rotto l’assordante silenzio dei maggiori partiti politici del paese, compresi i cosiddetti “partiti verdi” ed “ecosocialisti” che hanno in Marina Silva la loro rappresentante più nota e che, nonostante l’ambiguità delle loro dichiarazioni, sono stati obbligati a schierarsi in difesa della foresta. La rinascita delle comunità originarie come protagoniste nel contesto attuale è un segnale importante che, nonostante il percorso difficile, i potenti del mondo non riusciranno ad arrestare la spinta vitale e umana di cercare di vivere bene e vivere meglio assieme.

22 Agosto 2019

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Crisi di governo: intrighi e miserie della politica


Stiamo assistendo in questi giorni al teatrino della politica, sempre più distante e contrapposta alle esigenze e alla vita delle persone comuni. È il Festival dell’ipocrisia e dell’intrigo, uno spettacolo con risvolti farseschi come le giravolte del truce razzista fascioleghista Salvini. Prima provoca la crisi del governo, poi successivamente ripropone l’alleanza con i 5 Stelle con Di Maio presidente del Consiglio. I 5 Stelle dopo 14 mesi di governo rivendicati con Salvini ora lo attaccano come il peggiore dei mali senza un minimo di autocritica. Come avevamo detto quello 5 Stelle-Lega era un governo di collusione tra una forza genericamente protestataria e empirica ed una razzista e fascistoide. Due forze che si basano sulla cattiveria e la litigiosità. Sono stati cattivi insieme contro gli immigrati, le donne, i giovani e attaccando la libertà di tutte/i. Ma la cattiveria non significa forza perché in primo luogo il truce Salvini sta dando prova di debolezza. Quello a cui stiamo assistendo è una prova dell’irrazionalità del sistema e della politica e di come sia contrapposta agli interessi della gente. Sembra si stia profilando un accordo Pd-5 Stelle che sarebbe un governo diverso dal precedente, meno peggio ma comunque antipopolare. In questo contesto è però possibile ogni irrazionale sorpresa: ci sono ancora settori di 5 Stelle che tifano per un accordo con la Lega e il Pd non è proprio tanto unito. Non sono ancora del tutto escluse possibili elezioni anticipate. Quello che è certo è che dalla politica non ci si può aspettare niente di buono, al massimo il meno peggio.

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Finalmente a terra!

Sono sbarcati gli ultimi 83 naufraghi messi in salvo dalla nave della ONG Open Arms, dopo 19 giorni sull’imbarcazione, lasciati in condizioni al limite della decenza e dell’umana tollerabilità. Ancora una volta la determinazione di sorelle e fratelli immigrati, di Open Arms, le spinte solidali e il successivo intervento della magistratura, che ha disposto il sequestro preventivo della nave, hanno garantito la discesa a terra delle persone. Già il TAR del Lazio, però, su ricorso della ONG aveva dichiarato l’illegittimità dell’ignobile ordine di divieto all’ingresso perché in contrasto con “le norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso”. Interdizione, tuttavia, che il ministro fascioleghista Salvini con accanimento razzista ha reiterato mentre, chiedendo pieni poteri, apriva un’inedita crisi di governo. Tanta la gente solidale e perbene, anche volti noti hollywoodiani, si è schierata, sostenendo l’impegno coraggioso profuso dalle ONG per la salvezza delle vite umane. Continuare nell’impegno di unione della gente antirazzista e solidale è decisivo per valorizzare l’opera ideale e concreta svolta da ciascuno in difesa della vita e della libertà di tutti. Questo abbiamo iniziato con la costruzione del Forum nazionale “Indivisibili&solidali”, che si riunirà il prossimo 14 settembre a Roma.


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