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AdessoLaStoria


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il patriarcato prolifera sul web

unirsi tra donne contro la violenza

Chiacago, 21 marzo. Una ragazza di 15 anni, viene sequestrata per due giorni, torturata, stuprata da un branco di sei coetanei, che trasmettono la violenza in diretta su Facebook. Sono circa 40 le persone che assistono alla violenza via streaming, complici vigliacchi della rete. Solo uno di loro, per altro giovanissimo, dopo aver riconosciuto la ragazza, sceglie di avvertire la polizia e la famiglia della giovane donna, salvandole la vita. Le immagini sono state rimosse dal social network solo dopo che la polizia ha contattato direttamente Facebook. Ad oggi, la polizia è riuscita ad arrestare uno degli stupratori, di soli 14 anni.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a questa ragazza, vittima della ferocia patriarcale, incarnata da un branco di giovanissimi uomini. La brutale vicenda, già drammatica in sé, si aggrava grazie all’uso delle tecnologie digitali, che permette di ampliare l’agire del branco: fatto da stupratori concreti affiancati da quelli potenziali, uomini che da spettatori ne diventano complici. In rete, ancora una volta, sono le donne ad essere attaccate, umiliate, denigrate. Infatti il web facilita e amplifica il patriarcato, potendo reclutare in ogni parte del mondo uomini che con un solo click possono scagliarsi contro le donne, certi della loro impunità. E non ci stupisce che questo avvenga tramite strumenti che non solo sono adatti all’ uso, ma che fin dall’origine sono stati creati per questo uso. Facebook, infatti, nasce per spiare le donne e scambiarsi le foto e informazioni su di loro.
Per migliorare la vita delle donne e di tutti, possiamo sottrarci dalla violenza del patriarcato: in famiglia, per strada, e nel web. Possiamo imparare come donne a difenderci e tutelarci, per esempio stando fuori dai social. Possiamo unirci felicemente tra donne per impegnarci per la libertà, lottando coraggiosamente contro la violenza, dando vita a collettivi “Dipende da noi donne”, per costruire reti di relazioni improntate dal protagonismo di ciascuna e dalla solidarietà, baluardo di autodifesa.

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londracatenaumana

dalle donne di Londra un messaggio di speranza contro il terrorismo

A Londra, domenica 26 marzo, un centinaio di donne si sono incontrate a Westminster Bridge dove hanno formato una catena umana contro il terrorismo e in solidarietà con le vittime dall'attentato del 22. L'iniziativa è stata lanciata da Women's March on London, gruppo che fa riferimento a Women's March Washington, la realtà che il 21 gennaio scorso ha mobilitato, insieme ad altre associazioni, centinaia di migliaia di donne negli Usa. In questo caso non era la partecipazione massiva l'obbiettivo primario delle promotrici (l'iniziativa era stata organizzata attraverso una mail indirizzata alle sole iscritte alla mailing list), ma piuttosto rendere evidente un gesto ricco di significati e potenzialmente di promesse: una catena di donne (e alcuni uomini) di diversi credo – molte musulmane–, generazioni e provenienze, strette per mano e unite in difesa della vita e contro ogni terrorismo, come si evince dalle loro parole: "è importante affermare che il terrore non ci sconfiggerà e non ci dividerà, e portare rispetto per coloro che sono morti" . "La reazione del paese dopo mercoledì è stata incredibile. Le persone hanno rifiutato l'odio e la divisione, questo ci consegna un messaggio positivo: abbiamo bisogno di dialogare di più, non di meno. Ciò che è accaduto mercoledì è terribile e tragico, ma non lasceremo che sia ciò a definire le nostre relazioni, possiamo essere superiori a questo."

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l'ennesima vergognosa sentenza

solidarietà con Laura

contro la violenza maschilista e patriarcale


Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza a Laura (nome di fantasia) che con coraggio ha denunciato il suo stupratore. La giudice Diamante Minucci del tribunale di Torino, non le ha creduto, ha assolto l'uomo responsabile delle violenze e inoltre l'ha accusata di calunnia.
Laura lavora alla Croce Rossa di Torino e nel 2011 denuncia il suo responsabile per violenza sessuale. La polizia indaga e riprende con telecamere nascoste gli atteggiamenti molesti e aggressivi del suo responsabile sul posto di lavoro. Comincia il processo che si è concluso pochi giorni fa con una sentenza vergognosa per Laura e per tutte le donne: la violenza non sussiste perché lei avrebbe detto “solo” no basta più volte, non ha gridato e non ha chiesto aiuto. Inoltre secondo il giudice la donna esprime “ scarsa emotività di fronte all'abuso subito”. Anche le violenze subite in famiglia anni prima da Laura, vengono usate contro di lei. Queste motivazioni sono sufficienti ad assolvere l'uomo che ripetutamente l'ha molestata, palpeggiata e violentata, con la minaccia di peggiorare le sue condizioni di lavoro se non avesse accettato.
Siamo vicine a Laura e a tutte le donne che come lei scelgono di denunciare la violenza maschilista e patriarcale, ma che non trovano risposta in una giustizia che troppo spesso lascia impuniti gli stupratori e condanna le donne che scelgono di reagire. Condividiamo la forza e la determinazione della sua avvocatessa che non si ferma di fronte a questa sentenza e che le dice “ io combatterò fino alla fine”. E' sostenuta dai suoi colleghi di Croce Rossa che non l'hanno mai lasciata sola durante il processo, dalla solidarietà e l'aiuto offerto da D.i.Re, la rete nazionale dei centri antiviolenza.
Siamo ancora più convinte che per fronteggiare la violenza e i femminicidi che colpiscono tante donne sia fondamentale unirsi e costruire relazioni di solidarietà, vicinanza, mutuo aiuto.
Dopo il 26 novembre come donne de La Comune ci stiamo impegnando per costruire collettivi Dipende Da noi Donne in tante città, come spazi comuni di libertà, di protagonismo, in cui nessuna si senta più sola nel contrastare e fermare la violenza, dove poter cominciare a cambiare in meglio la vita per noi donne e per l'umanità, cominciando a cambiare le relazioni.
Uniamoci perché il coraggio e il bisogno di giustizia che Laura ha espresso, diventi un motivo comune di impegno per essere libere assieme.

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ancora una volta, dopo il grave attentato a Londra

uniamoci e difendiamoci dal terrorismo assassino

Un grave atto terrorista ha colpito Londra. Un uomo ha prima investito con l’auto decine di persone sul ponte di Westminster. Successivamente ha ferito a morte un poliziotto prima di essere ucciso. Al momento il tragico bilancio è di quattro morti e decine di feriti. A tutte le persone colpite e coinvolte va la nostra solidarietà.
Questo ennesimo attentato è un’espressione dell’imbarbarimento in atto e dei gravissimi pericoli che corriamo. Attualmente non sappiamo quale ne sia la precisa matrice, anche se l’Isis lo ha già cinicamente salutato. È però evidente che si tratta di un atto individuale senza una particolare organizzazione alle spalle. Mentre i neonazisti dell’Isis subiscono sconfitte militari sul campo i loro seguaci improvvisano attentati colpendo gente inerme. Ma da Londra giunge un ulteriore drammatico segnale di come la violenza diffusa, alimentata anche dalla democrazia decadente che fomenta odio, lacerazioni e violenza, muove persone frustrate e fuori di testa. È un “terrorismo fai da te” per certi versi ancor più pericoloso perché imprevedibile.
Nelle società delle cittadelle democratiche occidentali, che vivono nell’opulenza, cresce la disgregazione e la disperazione e gli Stati non sono in grado di difendere la vita. Persino in una metropoli come Londra, ovunque controllata con telecamere, la polizia non è riuscita a garantire nessuna sicurezza per le persone.
In questo contesto bisogna fare attenzione, non delegare alle istituzioni statali la nostra sicurezza e la difesa della vita. Bisogna imparare a esercitare il nostro sguardo, cercare di prevenire situazioni pericolose, contare su noi stessi.
Attivare la conoscenza e l’amicizia, stringersi insieme per difendere la vita, unirsi nella solidarietà tra persone brave e accoglienti, è una strada concreta per cominciare a vivere meglio e inseparabilmente per prevenire insieme i pericoli, per cercare di individuare persone pericolose e potenziali assassini. Che, come purtroppo ci suggerisce anche l’attentato di Londra, possono colpire all’improvviso e sempre persone innocenti.

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Arte e Accoglienza

Questo è il nome dell'iniziativa promossa dall'Associazione Antirazzista e interetnica 3 Febbraio a Napoli, che ha avuto il suo culmine nel concerto gratuito con il quale il il teatro S. Carlo il 28 febbraio scorso ha aperto le porte ad oltre 1300 profughi e immigrati. Un evento importante e di successo che è possibile rivivere attraverso il reportage che trovate sul numero 294 del nostro quindicinale La Comune e attraverso i tanti riscontri stampa raccolti in un'ampia rassegna pubblicata sul sito dell'Associazione3 Febbraio a questo link

https://www.a3f.org/it/content/gli-immigrati-al-teatro-san-carlo-di-napoli-grazie-alla3f-una-notizia-che-fa-il-giro-deuropa

Molto significativi anche i tanti contributi video che l'A3F ha raccolto sul suo canale youtube e che trovate raccolti in questa playlist

https://www.youtube.com/playlist?list=PLSZBmDp6yUi4ql1cnxRZSQGAvZ-euPt-J

Nella stessa pagina trovate anche i video al più recente concerto tenuto al Museo Archeologico di Napoli, all'interno della stessa iniziativa Arte e Accoglienza, anche della quale è disponibile una rassegna stampa a questo link

https://www.a3f.org/it/content/rassegna-stampa-sul-concerto-arte-e-accoglienza-al-mann-promosso-dallassociazione-3-febbra-0

 

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