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AdessoLaStoria



Genova: assemblea degli sfollati di Via Porro

esigenze umane e illusioni pericolose

 

A Certosa si è svolta una partecipata assemblea degli sfollati di via Porro. Circa 400 persone, “sopravvissute” alla tragedia del crollo del ponte Morandi si sono riunite per avere chiarimenti da parte delle istituzioni cittadine. Solo a loro era data la parola per sottoporre domande e richieste di chiarimenti agli assessori comunali e regionali. Esigenze sacrosante come quelle espresse da Luca (uno dei portavoce del comitato di via Porro) di mettere in sicurezza il moncone di ponte che incombe sulle case: “vogliamo riprenderci le nostre vite che sono lì! Non potete prendere decisioni sulle nostre teste!”. Richieste immediate e urgenti: “il mio mutuo è ancora attivo, mi faranno pagare gli interessi? Io non posso lavorare la mia attrezzatura è in cantina, come posso fare? Io ho vissuto 59 anni in quelle vie – dice piangendo Giancarla – voglio stare con i miei vicini! Mi avete proposto una casa sotto un altro ponte autostradale, non ci voglio andare!” Esigenze umane immediate per chi non può rientrare nelle proprie case e si sente in una “zona di guerra”. Tante le promesse degli assessori che hanno offerto ascolto e rimborsi immediati, in termini monetari, per far fronte all'emergenza cercando di “accontentare” tutti. Rimborsi, agevolazioni, coperture economiche per chi ora è considerato un numero, uno “sfollato”, hanno il sapore dell'inganno e qualcuno chiede: “fra un anno, quando sarà finita l'emergenza?”.  Applausi hanno chiuso l'assemblea che si aggiornerà nei prossimi giorni. 

E’ giusto pretendere che chi è responsabile o complice delle malefatte ripari ai danni provocati assolvendo ad esigenze materiali basilari. Ma appunto è molto importante identificare i responsabili e i colpevoli di una strage, fra cui anche il governo di destra e i nuovi amministratori della città. Sono dunque pericolose le illusioni della gente verso l’ipocrisia della politica.

 

 

per le vittime della tragedia del ponte Morandi

uniamoci per far crescere
la solidarietà e ripensare la vita
denunciamo le logiche mortifere
dello Stato e della politica

L'incontro previsto a Genova giovedi 23 alle ore 18 è stato rimandato perchè in contemporanea ci sarà l'assemblea degli sfollati in Valpolcevera.

La nuova data dell'incontro è quindi il giorno successivo, venerdì 24 agosto alle 18 in Piazzetta Rostagno (sotto i giardini Luzzati).

La Comune - Genova
tel. 3291880678

Ponte Morandi

Ipocrisia di tutta la politica

In questi giorni stanno emergendo sempre di più fatti sconcertanti e prove concrete sulle responsabilità della strage che vedono coinvolti istituzioni statali, potentati economici finanziari e i diversi governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. È una verità che si sta cercando in tutti i modi di negare. Emerge un groviglio di profitti, di prebende e di corruzione da cui nessuno può tirarsi fuori.

Eppure le dichiarazioni dell’attuale governo e dei partiti di opposizione tendono a scaricare tutte le responsabilità solo e unicamente sulle società private che gestiscono migliaia di chilometri di strade e ponti. Viceversa è evidente che l’agire cinico e criminale del concessionario (società Autostrade) è inseparabile da quello del concedente (Stato e governi). C’è una prolungata e sporca complicità che non può essere occultata. Eppure il ministro fascioleghista Salvini si presenta spavaldamente come parte lesa, tuona contro la società Autostrade e punta il dito esclusivamente sulle responsabilità del Partito democratico, mentre risulta che Autostrade per l’Italia abbia finanziato tanti partiti – incluso la Lega – e che lo stesso Salvini durante uno dei governi Berlusconi abbia approvato la concessione super milionaria alla stessa società della famiglia Benetton. Di Maio e Salvini hanno sfruttato persino i funerali di Stato per autocelebrarsi come rappresentanti del governo, presentandosi con una claque di sottomessi e di fan più interessati ad un selfie con i loro idoli piuttosto che a stringersi nel dolore con le vittime. Non si era mai visto niente del genere.
È l’espressione di una decadenza irrefrenabile della politica che si approfondisce e che alimenta a sua volta il decadimento morale dilagante nella società.
Vogliamo denunciare questa insopportabile mistura di ipocrisia e cinismo di tutta la politica che esprime un profondo disprezzo verso tutti coloro che stanno soffrendo e pagando le conseguenze della strage.

Tragedia del Pollino

Incuria della vita e irresponsabilità umane

“Non è una fatalità, perché il tempo a monte non era stabile. È colpa dell’uomo che ha sfruttato il Raganello, senza conoscerlo a fondo. È colpa di chi ha gestito il territorio. Mancano perfino dei cartelli che vietino l’ingresso in caso di condizioni di tempo instabili”. A parlare è un abitante del luogo all’indomani della tragedia del Pollino. Contusi, feriti gravi, persone sotto shock, sei donne e quattro uomini che hanno perso la vita. Alle vittime del disastro va la nostra solidarietà e vicinanza mentre è importante riflettere su come ancora una volta siamo di fronte a una strage evitabile. C’era un’allerta meteo, le condizioni climatiche avverse erano note ed era già successo che piene improvvise avessero riempito le gole del torrente. Altre volte escursionisti e turisti si erano salvati per un pelo, stavolta non ce l’hanno fatta.
Vertici del parco nazionale del Pollino, autorità preposte alla gestione del territorio, politici locali e nazionali hanno sfruttato le risorse naturali della zona trasformandole in attrazioni turistiche senza badare troppo alla vita delle persone, fino “a trasformare il parco in un luna-park”, come hanno detto alcuni. Guide private hanno ingrossato i gruppi di escursionisti evidentemente con una dose importante di irresponsabilità. A tutto questo si deve purtroppo aggiungere il diffondersi di una distorsione antropologica nel rapporto con la natura. “Vivi l’adrenalina sui fiumi italiani” recita lo slogan pubblicitario della più nota impresa che organizza escursioni di torrentismo (o canyoning) e rafting (discese delle ripide in gommone). Questo fascino di vacanze avventurose, adrenaliniche appunto, non si può scambiare per amore per la natura. Il rispetto dell’ambiente in cui viviamo implicherebbe anche la conoscenza dei limiti umani nella sua esplorazione. La ricerca di “emozioni forti”, logiche vitalistiche irresponsabili, la facilità con cui si scambiano i pericoli per divertimento, dettati talvolta dalla voglia di “sentire la vita” più intensamente, sono in realtà scelte sbagliate e molto pericolose.

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La nave Diciotti bloccata

Uniamoci per l’accoglienza

Il governo italiano continua ad esercitare la sua violenza contro chi rischia la vita in mare per cercare scampo. E’ quello che si consuma in queste ore, con 177 persone ferme al porto di Catania senza poter scendere dalla nave Diciotti dopo aver passato cinque lunghi giorni in mare. E’ il risultato della protervia del Ministro dell’Interno Salvini che continua a negare loro accoglienza e che nei giorni scorsi aveva minacciato, in spregio a qualsiasi senso di umanità, di ricondurli in Libia. I due barconi già alla deriva, carichi di persone allo stremo, sono stati raccolti in mare dalla nave della Guardia costiera italiana Diciotti che come è giusto, li avrebbe dovuti condurre in un porto sicuro. Non sembrano esserci limiti al livello di disumanità di questo governo che continua a giocare le sue partite, a speculare con la sua propaganda, sulla pelle di gente che non ha commesso nessun crimine e che cerca scampo da guerre e miserie, rischiando la propria vita in mare. E’ un’espressione di barbarie a cui il governo sta abituando la gente di questo Paese, inoculando razzismo e indifferenza, creando assuefazione e persino un attivo e pericoloso consenso in settori della popolazione. Non è la prima volta che questo avviene e proprio per questo è ancora più preoccupante e deve chiamarci ad una reazione pronta. A pochi giorni dalla tragedia di Genova e da altre che in questo Paese si consumano per l’incuria e il malaffare, è un altro segnale di disprezzo della vita, ancora una volta contro persone inermi, bisognose di cura e meritevoli di accoglienza. Siamo a fianco delle persone a bordo della nave Diciotti e ci impegniamo ad appoggiare le iniziative di cui c’è bisogno, affinché subito possano sbarcare e per far sì che questo ennesimo atto di disumanità non si ripeta. Facciamo appello a chi si sta mobilitando, sapendo che le reazioni sono ancora deboli e frammentate, ad unire le forze per l’accoglienza per tutti i profughi e gli immigrati.

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