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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
                                       abbiamo raccolto

                               389.128 euro

 


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Pubblichiamo di seguito, la presa di posizione del Circulo de Amigas Feministas di Buenos Aires che esprime solidarietà ad una compagna delle Femministe Indipendenti Radicali Argentine che ha subito un attacco verbale e fisico durante un'assemblea di Ni Una Menos svoltasi a Buenos Aires in preparazione dell’8 Marzo. Siamo pienamente d’accordo con quanto espresso nella presa di posizione. Siamo infatti impegnate con i Collettivi Dipende da Noi Donne a dare battaglia in questo paese perché si affermi un femminismo unito, autentico e plurale, contrastando anche in Italia chi si definisce femminista ma in realtà è pienamente interno alle logiche e pratiche patriarcali.

Nina Baldini

un attacco apertamente patriarcale all’assemblea di “Ni Una Menos”

Durante l’assemblea preparatoria verso l’8 marzo dello scorso 15 febbraio, una partecipante di questo stesso spazio ha attaccato e aggredito fisicamente una compagna del F.R.I.A (Femministe radicali indipendenti d’Argentina) durante il suo intervento, censurando la sua libertà d’espressione e mettendo a rischio la sua incolumità. Tutto questo si è dato con la complicità del collettivo “Ni Una Menos”, che convocava l’assemblea – che ha occultato vergognosamente l’accaduto nella sua relazione pubblica post-assemblea del 16/02 – e dell’organizzazione AMMAR. Vogliamo che la nostra piena solidarietà giunga forte alla compagna aggredita e alle organizzazioni che la accompagnavano.
Tale espressione di prepotenza patriarcale ci indigna, ma non ci sorprende. Da più di un anno stiamo rifiutando e denunciando l’intromissione di idee e metodi patriarcali all’interno del movimento delle donne per mano del collettivo NUM e di AMMAR. Queste organizzazioni vorrebbero censurare o espellere di fatto dall’assemblea le femministe autentiche, cioè quelle che rifiutano i tentativi assurdi di negare il genere femminile, che difendono senza condizioni la libertà delle donne e per questo sono contro la prostituzione, una delle più grandi oppressioni che milioni di donne subiscono sotto il patriarcato. Lo diciamo senza indugi: coloro che autonominandosi femministe negano il genere femminile e difendono la prostituzione come un lavoro- arrivando persino ad attaccare fisicamente le compagne che la pensano diversamente! -, rappresentano un nuovo volto del patriarcato all’interno del movimento delle donne, che stanno tradendo. Facciamo appello a tutte le persone e organizzazioni del movimento delle donne, in particolare alle organizzazioni rivoluzionarie che fanno riferimento al FIT o al nuovo MAS, a ripudiare chiaramente e apertamente questo attacco patriarcale e a denunciare i metodi burocratici del collettivo NUM, identici a quelli che la burocrazia sindacale peronista e violentista porta avanti contro lavoratrici e lavoratori e le loro organizzazioni all’interno del movimento operaio.
Come collettivi del Círculo de Amigas Feministas facciamo appello affinchè si costruiscano relazioni e alleanze con diverse donne e correnti femministe che riconoscano il valore e vedano la necessità di mettere in piedi uno spazio alternativo in franca e aperta rottura con le concezioni e i metodi nettamente patriarcali del collettivo NUM e AMMAR. Vogliamo impulsare insieme un ambito di femminismi autentici, che riconoscano l’indispensabile protagonismo femminile nel femminismo. Un ambito unitario, basato su principi comuni autodefiniti come per esempio la difesa della vita e della libertà delle donne, della loro dignità, contro la prostituzione e per la difesa di chi la subisce. Un ambito plurale nel quale, in base a idee comuni possano esprimersi liberamente e senza condizionamenti le differenze che ci connotano, rispettando la parola, apprendendo ad ascoltarci e a conoscerci. C’è bisogno di una rapida e coraggiosa reazione per architettare una vera alternativa per tante migliaia di donne che, questo 8 marzo e oltre, siano protagoniste della ricerca di una vita migliore. Uniamoci per questa prospettiva.

Círculo de Amigas Feministas

 

clicca qui per la versione originale in spagnolo

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razzismo contro bimbi e bimbe

l’emblema dell’odio

Melegnano: ingiurie e minacce vengono scritte sul muro della casa dove vive un giovane senegalese adottato da una famiglia del posto. Foligno: un insegnante, adducendo scuse pretestuose, addita pubblicamente in maniera razzista un piccolo bambino di origine nigeriano, colpevole, a suo dire, di essere brutto perché nero. Roma: un pregiudicato accusa un bimbo rom di furto e lo accoltella alla testa alla Stazione. Napoli: un gruppo di bimbi con le loro madri rischia la vita per l’incendio doloso all’edificio dove dormivano. Quattro episodi differenti, con un comune denominatore: la violenza verbale e/o fisica di chiara matrice razzista contro giovanissimi e bambini. Bimbi e bimbe o adolescenti feriti, aggrediti, minacciati, umiliati perché diversi, per odio razzista, in spregio alla vita che incarnano.
È il segno estremo della disgregazione sociale nella quale viviamo. È l’emblema della pericolosa crescita di un razzismo diffuso in una società avvelenata che trova alimento nell’odio che promana dal governo fascioleghista e pentastellato e che prolifera nei quartieri e nelle scuole, nelle periferie e nelle grandi città.
Ma la reazione dei compagni di classe e dei genitori di Foligno, la solidarietà di tanti a Melegnano, la reattività degli antirazzisti, con l'Associazione 3 febbraio in testa, a Napoli, ci danno coraggio e ci ribadiscono che è importante continuare l’impegno solidale e antirazzista. Per difendere giovani, bimbi e bimbe. Per difendere e affermare la vita.

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perché non aderiamo e non partecipiamo alla manifestazione studentesca indetta dal Fronte Giovani Comunisti per il 22 febbraio:

Non parteciperemo alla manifestazione studentesca “Bocciamo il governo” indetta dal Fronte Giovani Comunisti per venerdì 22 febbraio, perché chi la organizza è una formazione stalinoide con riferimenti che per noi sono moralmente inaccettabili. Infatti, appoggiano Maduro in Venezuela (che a sua volta è sostenuto da Putin, Erdogan e regime cinese), e sul loro sito parlano di un incontro che si è tenuto a Damasco nel 2015 senza dire una parola contro il regime criminale e stragista di Assad in Siria (regime sostenuto anche da Casa Pound, Forza Nuova e altre formazioni reazionarie). C'è un confine morale che ci divide dai regimi responsabili della morte di migliaia di persone, e di conseguenza, anche da chi quei regimi li sostiene. Vogliamo difendere e affermare la vita per questo ci impegniamo tutti i giorni anche nelle scuole. Inoltre, nel volantino (non firmato) che chiama alla mobilitazione e che vorrebbe essere contro il governo, non si parla a chiare lettere del clima di razzismo, odio ed intolleranza che in questo paese si respira proprio per colpa di questo governo. Per tutte queste ragioni noi non parteciperemo.

I giovani de La Comune

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le donne e i bambini di Dilley

[…] Ho scelto di andare a Dilley, Texas, come volontaria, intensificando quindi il mio impegno, quando ho saputo che i bambini venivano strappati dalle braccia dei loro genitori al confine. Molti altri nel gruppo hanno deciso di fare lo stesso.
Lo staff del Progetto Dilley ha ritenuto importante rendere noto a noi volontari che Dilley – il più grande centro di detenzione per immigrati degli Usa – è stato aperto nel 2014. Il trattamento che le donne ricevono e la realtà che incontrano non sono cambiati di molto da allora. È vero che Session & co. hanno modificato norme e inviato direttive nell’intento permanente di limitare le possibilità per il diritto di asilo, di aumentare le espulsioni e di escludere certi gruppi e certi tipi di persecuzioni – esempio eclatante, la violenza domestica – dal diritto di asilo. Costruire un caso diventa più difficile, ma non impossibile. Lo staff e i volontari continuano a svolgere il loro lavoro, facendo i conti con le norme che esistono oggi, domani, e dopodomani.
Il più grande centro di detenzione per immigrati degli Usa ospita donne e bambini, donne con bambini, bambini con le loro madri.
Vorrei scriverlo in grassetto corsivo e ricoprirlo di punti esclamativi. Ma non sono sufficienti le parole stesse?
Prima di partire per Dilley ho dovuto richiedere un’autorizzazione a usare il mio portatile all’interno della struttura; firmandola, ho accettato e certificato che: “Non userò lo strumento per registrare, mandare in onda, comunicare via Skype, trasmettere alcuna immagine video o suono audio”. Che io sappia non ho firmato alcunché che mi impedisca di usare i miei sensi, la mia memoria e le mie limitate capacità, per tradurre in forma scritta i pensieri e i sentimenti scaturiti, ciò che ho percepito.
Ho dovuto inoltre firmare un Accordo Volontario con il Progetto Pro Bono Dilley. In bold, al punto 2, si afferma che “I volontari con esperienza giornalistica non possono pubblicare pezzi riguardanti il loro soggiorno a Dilley, o dire di essere stati volontari a Dilley”. Io non sono una giornalista. Non sono nemmeno un avvocato. Perdonate le imprecisioni.

(Traduzione di Francesca La Sala)

Katherine Silver è una nota traduttrice di letteratura in lingua spagnola. Si impegna come interprete volontaria con i richiedenti asilo ed è ex direttrice della programmazione del BANFF International Literary Translation Centre. Vive nel Nord della California.
La versione completa del testo The Women and Children of Dilley è pubblicata in lingua originale in The Massachusetts Review: http://www.massreview.org/node/7173 e scaricabile qui

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San Ferdinando

ancora una vittima

Ancora morte nella tendopoli di San Ferdinando (RC). Vittima dell’incendio è oggi Moussa Ba, immigrato del Senegal di 29 anni, colto di sorpresa probabilmente nel tentativo di scaldarsi con mezzi di fortuna, tra abitazioni fatte di plastica e materiali di risulta. Da un anno a questa parte, la stessa sorte è toccata a  Becky Moses, una giovane donna e al diciottenne Suruwa Jaithe. Ma è lo stesso inferno dove è stato ucciso Soumaila Sacko solo perché cercava del materiale in una fabbrica dismessa e Sekinè Traore vittima di un colpo di pistola sparato da un carabiniere due anni fa. È la vita umana in pericolo, quella di nostri simili che in questi luoghi cercano lavoro e trovano la morte. La politica dell’odio e del razzismo, nel suo rappresentante più agguerrito, il ministro Salvini, non trova parole di pietà umana ma cerca di aizzare i benpensanti contro gli “illegali”, promettendo nuovi sgomberi. C’è bisogno di reagire contro la disumanità e la violenza, uniti e solidali a fianco di profughi e immigrati per difendere così la vita di tutti. Milioni di nostri simili, come anche questo caso ci dice, in questo Paese e non solo, sono sempre più minacciati da razzismo, sfruttamento e violenza. Nel ribadire la nostra solidarietà a tutte le vittime di San Ferdinando, chiediamo giustizia e continuiamo con ancora più forza a batterci per la dignità umana e l’accoglienza.

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 • n. 332


dal 4 al 18 marzo 2019


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