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AdessoLaStoria


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21 dicembre: le elezioni catalane difendono la Repubblica e sconfiggono Rajoy

Il fronte indipendentista, o repubblicano, vince le elezioni catalane del 21 dicembre 2017. Junts per Catalunya ottiene 34 seggi, Esquerra Republicana de Catalunya 32 seggi e la Candidatura de Unitat Popular 4 seggi. Insieme raggiungono la maggioranza assoluta parlamentare con 70 seggi (68 sono quelli necessari). Malgrado il risultato di Ciudadanos, 37 seggi, il fronte unionista, che appoggia l’azione repressiva dello Stato e del governo Rajoy, esce sconfitto, con il Partido Socialista de Catalunya a 17 seggi e il PP con 3 seggi. Cioè un totale di 57 seggi. Catalunya en Comù, situato al di fuori dei due blocchi –cioè contro il 155 e contro la Dichiarazione unilaterale di indipendenza  - scende a 8 seggi.
È un risultato importante. Una chiara sconfitta del governo Rajoy che con l’applicazione dell’articolo 155 – commissariamento della Generalitat, dissoluzione del Parlament e destituzione del Govern-  e la convocazione di elezioni sperava in una maggioranza parlamentare unionista. Con Rajoy esce sconfitta anche l’azione repressiva e intimidatoria dello Stato centrale, che tuttavia non si fermerà.
È un risultato che difende e aiuta le aspirazioni di moltissima gente riguardo a una repubblica catalana. Un risultato che si dà in un contesto elettorale particolarmente avverso. Un’offensiva mediatica antindipendentista ossessiva da parte delle televisioni, della stampa e della radio di ambito nazionale, pubbliche e private. Una campagna dei vertici imprenditoriali e finanziari che pronosticavano sventure in caso di un mancato trionfo unionista. Senza dimenticare la campagna del potere giudiziale e i suoi effetti: il capolista di Junts per Catalunya, Carles Puidgemont a Bruxelles per evitare la prigione, il suo numero due, Jordi Sànchez, così come il capolista di Esquerra, Oriol Junqueras, in carcere e senza poter fare campagna.
Erano elezioni speciali. Al punto che, anche noi, normalmente poco inclini a queste istanze, abbiamo dato un’indicazione di voto. Un voto per la libertà e la repubblica, contro la monarchia. Perché ciò che era in gioco nelle elezioni del 21 dicembre erano proprio le speranze di libertà ed autodeterminazione delle donne e degli uomini di Catalunya contro la repressione dello Stato spagnolo. Evidentemente ciò non significa nessun appoggio alla politica antipopolare del Govern catalano, ai tagli ai servizi sociali e alla limitazione dei diritti. Significa sì immaginare una dinamica progressiva in cui, assieme alla possibilità di autodeterminazione, esistano anche maggiori possibilità di difendere gli interessi materiali della gente comune e delle maggioranze svantaggiate.
La fase che si pare non sarà più facile. Assisteremo a scenari ancora più complessi e inediti. In primo luogo la delicata composizione di una maggioranza parlamentare capace di rispettare il mandato dell’1 Ottobre. Quindi, il probabile presidente della Generalitat che si troverà in carcere nel momento stesso in cui metta piede sul territorio spagnolo. Deputati che chiederanno un permesso per uscire di prigione per ricevere il proprio mandato parlamentare. Nel frattempo la macchina giudiziale e repressiva contro personalità indipendentiste con ogni probabilità si ingrandirà. Ed evidentemente ci saranno anche ulteriori mobilitazioni a difesa della libertà e della Repubblica.
Nella sua decadenza accelerata il regime spagnolo mette in mostra quanto siano ridotti i margini politici che ha per misurarsi con i problemi che stanno facendo precipitare la sua stessa fine. Rajoy è forse la migliore fotografia dell’arroganza e dell’incapacità che lo connota.
La crisi dello Stato spagnolo è solo cominciata. Difendere ed approfondire le speranze di una repubblica catalana indipendente richiederà l’iniziativa diretta ed aut organizzata, che sta si sta esprimendo. Ha bisogno anche di ambiti di iniziativa, sensibilizzazione e riflessione su quale può essere una prospettiva di liberazione in questa fase storica di fronte alla crisi dello Stato spagnolo. Una Repubblica indipendente di Catalunya è possibile se la pensiamo come primo passo verso l’autodeterminazione delle altre popolazioni di questa penisola. Una nuova possibilità di solidarietà e cooperazione che significa dire “abbasso la monarchia” in nome di una Confederazione di Repubbliche libere dei popoli iberici. A questa prospettiva, come socialisti libertari, vogliamo dedicare i nostri sforzi. Noi non pensiamo che la liberazione si possa realizzare attraverso la costruzione di strutture statali. Sì crediamo che questo processo di autodeterminazione contro l’oppressione dello Stato spagnolo sia un passaggio progressivo e che aiuti la possibilità di immaginare meglio e di avanzare verso il nostro impegno per la costruzione di comunità libere basate sull’autogestione e una prospettiva etica.

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Como
No all'ordinanza del sindaco di como contro i senzatetto

difendiamo la comune umanità
fermiamo la cattiveria al potere

Con Centinaia di volontari/e, attivisti/e attiviste singoli/e o aderenti di tante associazioni solidali, ad alcune parrocchie siamo stati protagoniste/i di un importante moto di solidarietà a fianco delle migliaia di profughi/e che sono stati ospiti di questa città tra l'estate e l'inverno del 2016. Ancora adesso in tanti continuiamo a prodigarci in aiuto di quanti non hanno niente, italiani/e  e immigrati/e. Si tratta della parte migliore della società che ha espresso ed esprime gli aspetti migliori dell'umanità di tutti e tutte.
 La recente ordinanza della Giunta Municipale di Como che vieta il soccorso ai senzatetto e la loro presenza nelle vie del centro storico è un attacco gratuito e vergognoso a chi non ha nulla e offende la dignità e il senso di solidarietà e di giustizia di ogni persona. Secondo gli amministratori della città, essere poveri è un crimine da punire con multe e sequestro di beni (cartoni, coperte, ecc.); è stato anche vietato offrire beni di conforto a chi dorme fuori e al freddo. Secondo lor signori la presenza dei clochard disturba e turba lo shopping natalizio. Prima di tutto gli affari!
 La nostra umanità e la nostra dignità viene ogni giorno ferita ed offesa da razzismo, discriminazioni, violenze di ogni tipo, ma anche dalla prepotenza e dalla cattiveria che sgorgano dal bassoventre della società, incarnate dalle destre e riecheggiate dal potere politico che ne fa azioni di governo.
A partire dal grande moto di solidarietà espresso negli ultimi anni, le persone di buona volontà, le associazioni solidali e quanti sono schierati con i più deboli, unendosi, possono contrastare la cattiveria montante nella società e nelle istituzioni. Insieme possiamo proporre e suscitare idee e pratiche di pacificazione e di bene, per la difesa ed il miglioramento della vita di tutti e tutte.
 Come La Comune sosteniamo tutte le iniziative di solidarietà a fianco dei più deboli con la consapevolezza che questo contribuisce a migliorare la vita di tutti e rafforza la nostra convinzione e il nostro impegno per una controffensiva culturale di affermazione della  vivibilità in contrapposizione alla cattiveria e all’uccidibilità portati avanti in questi anni soprattutto da media, stampa e politici di destra.

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9 dicembre, Como

in piazza per l'accoglienza e contro il fascismo

Una piazza piena di gente (circa 3000 persone) alla manifestazione indetta dal PD  per dire no alle provocazioni fasciste come quelle che il 28 novembre hanno visto vittime gli amici di Como SF. Forse il PD ha voluto solo cercare di utilizzare la vicenda in chiave elettoralistica, ma la gente è scesa in piazza per esprimere solidarietà alle persone impegnate per l'accoglienza e contro il razzismo come le/gli attiviste/i di Como SF, di Como Accoglie, della Parrocchia di Rebbio.... e quanti in tutta Italia stanno cercando affermare ciò che l'”onda nera” vuole osteggiare. Si è trattato di una prima e iniziale risposta al fascioleghismo montante nel Paese. In piazza oltre noi erano presenti gruppi di sindacalisti di CGIL e CISL, dell'ARCI, dell'ANPI e alcune associazioni locali. Noi de La Comune Umanista Socialista siamo stati alla manifestazione con una quarantina di compagne e compagni, con le nostre bandiere, i nostri libri, il nostro giornale...le nostre idee. Abbiamo distribuito l'appello all'unità di tutte le forze e le personalità antifasciste che trovate qui sotto, per coordinarci allo scopo di fermare l'onda nera mettendo in atto iniziative di sensibilizzazione e ponendo il problema  dell'autotutela e dell'autodifesa, degli attivisti e delle attiviste, delle sorelle e dei fratelli immigrati. L'intervento dal palco più significativo e interessante è stato quello di AnnaMaria  Francescato di Como SF che oltre a denunciare la provocazione subita  ed il fenomeno fascista che si sta diffondendo, non ha mancato di condannare gli accordi del governo italiano con le bande libiche che gestiscono le prigioni che trattengono i profughi in condizioni disumane. 

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lettera aperta agli antifascisti

uniamoci contro la nuova minaccia nazifascista

per difendere la libertà di tutti

Picchiano giornalisti alleandosi con la malavita come a Ostia. Aggrediscono e organizzano raid razzisti contro gli immigrati. Intimidiscono attivisti solidali e antirazzisti come è avvenuto a Como. Minacciano sacerdoti solidali come è successo a Pistoia. Si scagliano contro gli omosessuali e i diversi. Insultano e assalgono le donne, attaccano la libertà di scelta e di vivere diversamente.
Sono i nuovi seguaci di Hitler e Mussolini, dei totalitarismi che hanno prodotto guerre e distruzioni, di chi ha deportato e ucciso milioni di ebrei, rom, oppositori e diversi. Si sentono forti e impuniti, mettono le loro bandiere nelle caserme dei carabinieri come a Firenze. Spargono veleni razzisti e usano grossolane menzogne per alimentare odio e violenza in nome di una presunta difesa degli italiani.
Da Casa Pound a Forza Nuova l’universo nazifascista sta minacciando le nostre libertà e le nostre vite.
Sono un pericolo per tutti, soprattutto per le persone più indifese: vanno contrastati e fermati subito!
La crescita della violenza nazifascista viene alimentata dal contesto di decadenza culturale e di disgregazione valoriale, dal dilagare della violenza, della prepotenza e dell’intolleranza nella società, per questo non va minimizzata e relativizzata.
Quella di Como non è una “bravata”, è un’azione squadrista contro la solidarietà.
Condividendo la stessa preoccupazione di ciò che sta avvenendo crediamo sia necessario e urgente unirci e incontrarci come realtà antifasciste, per confrontarci e decidere assieme come fronteggiare la crescita dell’onda nera.
Perciò rivolgiamo un caloroso appello a tutte le persone solidali, antirazziste e amanti della pace e della libertà, alle forze della sinistra, ai sindacati, alle associazioni del volontariato, alle associazioni delle donne, ai collettivi giovanili e studenteschi, alle comunità di credenti, ai giornalisti, ai centri sociali, alle associazioni Lgbt, e a tutti coloro che vogliono reagire comunemente e mobilitarsi per difendere la libertà dal nuovo propagarsi della peste bruna.
Possiamo unirci in ragione dei valori di libertà, accoglienza, solidarietà e convivenza pacifica, per costruire controinformazione e autodifesa e fermare subito la minaccia nazifascista.

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scarica qui la lettera aperta impaginata

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Gerusalemme

Trump dà fuoco alle polveri

Con un discorso di forte impatto simbolico, il presidente Trump ha preannunciato il trasferimento dell’ambasciata degli Stati uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, allineandosi alla linea storica di Israele che definisce quest’ultima capitale dello Stato sionista. Se per l’attuazione di tali intenzioni potrà passare del tempo, il gesto ha già immediate e drammatiche conseguenze. Le sue dichiarazioni sono state accolte con giubilo dal governo Netanyahu, con disappunto dalle Nazioni unite e da quasi ogni altro governo nel mondo, con rabbia e frustrazione dalle direzioni politiche palestinesi. Perfino la società israeliana è attraversata dalla preoccupazione per la gravità della posizione assunta dalla Casa Bianca, mentre quella palestinese scende ancora una volta nelle piazze, scontrandosi con una feroce repressione da parte dello Stato di Israele. Dopo i primi giorni di proteste - a cui si associano quelle di tanti profughi palestinesi della diaspora in giro per il mondo - si parla di oltre 1600 feriti fra la popolazione e almeno due palestinesi uccisi.
Il presidente degli Stati uniti sancisce così, anche formalmente, quanto accade ogni giorno in politica e nei rapporti tra Stati cioè che la brutalità e la forza militare sono il fondamento di ogni diritto. Infatti, Gerusalemme è territorio occupato: sin dalla fondazione di Israele per quanto riguarda i suoi quartieri occidentali e dal 1967 nel caso di Gerusalemme est, come perfino l’Onu riconosce in decine di risoluzioni.
Dal Palazzo di vetro all’Eliseo viene rispolverato il logoro discorso sul “processo di pace” – vecchio ormai un quarto di secolo – e l’improbabile formula di “due popoli, due Stati”. Proprio come Trump (che infatti dichiara paradossalmente di voler proseguire l’impegno americano “per la pace”) costoro nascondono una verità duramente appresa dal popolo palestinese sulla propria pelle: non sarà una formula politica a sanare l’ingiustizia storica da esso subita, né a garantire la pace per le popolazioni di diversi credo, cultura e provenienza che vivono in Terra santa. Urge perlustrare nuove strade, per quanto impervie esse possano essere; urgono soluzioni umane di pacificazione tra le persone e tra le comunità. Purtroppo, la mossa di Trump va nella direzione opposta.

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dal 19 febbraio
al 12 marzo 2018


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