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AdessoLaStoria


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a proposito delle vicende nei pressi della stazione centrale di Napoli di domenica 6 agosto

no alla violenza e al degrado
sì alla convivenza pacifica, alla solidarietà e all'accoglienza

In questi giorni la zona della stazione centrale di Napoli è al centro dell’attenzione dei media locali: domenica 6 agosto, infatti, una pattuglia dell’esercito si è resa protagonista di un ennesimo atto di repressione contro un immigrato, fermato e scaraventato a terra per un ordinario controllo. Contemporaneamente un gruppo di persone (la maggior parte nord africani, come la persona soggetta al controllo) ha protestato in maniera virulenta accerchiando i militari e trascinando via il ragazzo steso a terra.  Tutto ciò ha suscitato la protesta di diverse persone, tra cui il comitato “Vasto” (quartiere nei pressi della stazione centrale). Aldilà dell’episodio in sé, ci sembra significativo sottolineare l’esigenza espressa da questo comitato, che, denunciando il degrado crescente nella zona, esorta a non reagire in senso razzista, cosa sbagliata oltre che inutile. Inoltre, in un video postato successivamente sulla pagina facebook del comitato, si incita alla convivenza pacifica, a fare canti di pace (come si vede da un video di immigrati africani che cantano e ballano) e non risse e schiamazzi. Ci sembra un messaggio significativo, visto la situazione umana sociale che stiamo vivendo ultimamente. C’è una disumanizzazione che rischia di diffondersi, che viene dall’alto (come dimostra l’incedere del governo Gentiloni verso i profughi e le ONG), ma che si sta sviluppando anche dal basso, attraverso l’indifferenza o addirittura il cinismo di tante persone. Per questo è importante non alimentare la violenza ed il degrado, che è presente tra gli autoctoni come tra gli immigrati stessi, che però sono troppo spesso additati ingiustamente e strumentalmente come i primi o addirittura unici responsabili dei problemi (spesso non è così:  la strage del Gargano, per fare un ultimo esempio, sembra sia  ad opera della mafia locale, come altre volte è successo). Siamo convinti che oggi è fondamentale cercare solidarietà, pacificazione, unità tra persone migliori, da qualunque parte provengano, isolando così criminali, violenti e fautori di degrado. Può essere un beneficio ed un vantaggio per tutte e tutti.

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Làbas sgomberato e al Crash posti i sigilli

si attacca l’autogestione e la solidarietà!

Ancora un ennesimo sgombero sotto le Due Torri: questa volta è toccato al Làbas, realtà autogestita impegnata in tanti progetti cooperativi, nell’antirazzismo e nella solidarietà. Invece al Crash l’altra realtà autogestita sono stati messi i sigilli.
In questi mesi sono stati tanti gli sgomberi di case e spazi, abbiamo assistito persino a cariche inaudite e violente della polizia all’interno dell’università. Una spirale repressiva che non trova pause. Questura e Comune sono instancabili nel colpire i più deboli e bisognosi e chi prova ad aiutarli, con l’intento di fare di Bologna una città salotto, commerciale e normalizzata. Un progetto di città vetrina che vuole ipocritamente ignorare i bisogni e le aspirazioni di tanti. È una falsa e improponibile normalità! E infatti viviamo tempi in cui è “normale” attaccare e criminalizzare le ONG che salvano vite mentre si sigla accordi con bande al potere, come in Libia, condannando così tanta gente innocente a morte certa. Soluzioni inumane che non possono e non vogliono comprendere e né riusciranno a fermare le nostre sorelle e i nostri fratelli alla ricerca di una vita migliore.
Con ragioni diverse si attacca comunque la gente solidale e questo ci riguarda tutti: che tipo di società, che relazioni, che città vogliamo costruire? Lo schieramento, le scelte, l’impegno di ciascuno è decisivo, siamo di fronte ad un bivio: da una parte il vicolo cieco della cattiveria, della diffidenza, dell’egoismo, dall’altra la strada appassionante, a volte difficile ma di certo positiva, della solidarietà, della convivenza, della pacificazione tra le genti. Con il Làbas e con altre e diverse realtà stiamo condividendo un percorso che è partito con la costruzione della manifestazione dello scorso 27 maggio. Una manifestazione plurale che ha avuto il coraggio di dire a voce alta che una soluzione ai disagi che le maggioranze stanno vivendo c’è: si chiama accoglienza.
Vogliamo esprime la nostra vicinanza agli attivisti del Labas, ci sentiamo uniti a loro nell’affermazione di una solidarietà umana onesta e indipendente, nei nostri differenti percorsi e idee. Insieme per continuare ancora con più convinzione questa battaglia ideale e valoriale sempre più urgente e vitale.

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lo Stato attacca chi salva le vite in mare

reagire alla disumanizzazione e alle menzogne

Hanno cominciato i leghisti e i cinque stelle gettando fango e sospetti sui volontari che nel Mediterraneo cercano di salvare gli immigrati. Hanno continuato le procure di Catania e Trapani con accuse generiche di contatti tra Ong e scafisti e infine il governo italiano con l’imposizione di un codice di condotta che, come denuncia Medici Senza Frontiere – a cui va la nostra solidarietà per non averlo firmato – rende più difficile salvare vite umane. Intanto è libera di circolare in mare una nave di fascisti, dell’organizzazione Defend Europe, con il compito di intralciare i soccorsi. Tutto ciò inquadrato dall’azione militare con tanto di navi della Marina in aiuto della guardia costiera libica per riportare a terra chi prende il mare per cercare scampo da soprusi e violenze vissute in quel Paese. Già si vedono i frutti di questa azione: la crescita di un contesto bellico (la Guardia costiera libica ha anche sparato su una nave di una Ong spagnola), un clima negativo contro chi fa solidarietà, la crescita del sospetto e della paura contro gli immigrati, la repressione e l’indifferenza per la sorte di tanta gente. Continuano a morire in mare le persone, ma se tolleriamo tutto questo la nostra stessa umanità si spegne poco a poco. Lo sguardo rischia di annebbiarsi fino a non vedere più le sofferenze, ma soprattutto il bisogno di vita che muove i nostri simili. Le pratiche e le logiche statali disumanizzano chi le condivide, inoculando il veleno dell’indifferenza verso la gente bisognosa. Ci impediscono di riconoscerci come persone, tutte degne di accoglienza e rispetto innanzitutto. Alimentano una chiusura nel proprio egoismo che peggiora la vita di tutti. Il rischio della disumanizzazione è reale, emerge nei commenti sbrigativi da bar così come nelle campagne dei grandi media a sostegno dell’azione statale. Alcuni giustamente si sottraggono a tutto questo, è il caso di Emergency, del giornalista Roberto Saviano, di alcune associazioni del mondo religioso, ma rimangono ancora isolati. C’è bisogno di reagire all’odio razzista e alle menzogne contro chi fa solidarietà e si impegna per la vita degli esseri umani contrastando anche le leggi dello Stato. È in gioco l’umanità di ognuno di noi, la vita concreta dei nostri simili che attraversano il mare per salvarsi e la nostra stessa vita di gente che cerca il bene, la propria e altrui dignità. L’indifferenza, l’egoismo e ancor peggio la cattiveria sono contagiosi, immaginiamo quanto possano esserlo la generosità e l’altruismo. Reagire, unirsi, denunciare la disumanità della pratiche statali delle frontiere, delle stragi continue che avvengono in mare è tutt’uno con il costruire schieramento per l’accoglienza umana di tutti i profughi e immigrati. Impegniamoci giorno per giorno per affermare una cultura della vivibilità, cioè della possibilità di vivere per ogni essere umano, costruendo insieme una positiva convivenza.

Anche per questo ci mobilitiamo il 7 ottobre per una manifestazione nazionale a Roma.
Prepariamola insieme!

qui il testo dell'appello della Manifestazione del 7 ottobre

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la decadenza feroce del chavista Maduro

Il Venezuela scosso dalle manifestazioni popolari, dalla repressione cinica di Maduro, dalla crisi economica e dalle crepe nel regime, vive giorni inediti e sanguinosi. Il rais Maduro porta sulla coscienza centinaia di morti, sopravvive con frodi, atti liberticidi e vessatori svelando nel declino in maniera eclatante la sua natura reazionaria ed antipopolare. Appare in tutta la sua brutalità ciò che era inscritto nella genesi e nelle caratteristiche originarie del regime di Chavez: autoritarismo militarista e poliziesco, repressione feroce ogniqualvolta necessario, corruzione, privilegi e menzogna di stato. Ciò che era malamente occultato dalla demagogia populista e da temporanee e parziali concessioni del regime ai ceti popolari possibili grazie ai proventi petroliferi, si svela per l’esplodere della crisi economica, per il progressivo distacco dal regime anche di chi lo aveva sostenuto, per l’odio crescente di tanta parte della popolazione.
Maduro e Chavez sono della stessa pasta, per questo il chavismo della decadenza non può rinunciare al potere e non può che difenderlo accentuando i suoi tratti più brutali. Una parte significativa della sinistra cosiddetta antagonista ed antimperialista, con la complicità di stati corrotti e presuntamente “progressivi” come il Brasile di Lula, la Bolivia di Evo Morales, l’Argentina di Kirchner, la Cuba dei fratelli Castro  hanno permesso che questo regime criminale si ammantasse per anni della patente di “amico” dei popoli e della loro liberazione. Niente di più falso, come la nostra Corrente umanista socialista ha da sempre affermato con nettezza sin dall'ascesa al potere di Chavez, contrastando i suoi tifosi a sinistra.
Chi a sinistra ha veramente a cuore le sorti dei popoli deve oggi trarre un bilancio onesto e rigoroso su questo regime e sulle complicità di cui ha goduto.
Le mobilitazioni popolari contro Maduro che da mesi scuotono il Venezuela vedono un eterogeneo e spesso caotico aggregarsi di tante esigenze e tanti protagonisti diversi: da ampli settori popolari, studenteschi e di lavoratori e lavoratrici assieme a settori reazionari e minoranze che cercano di lucrare nel caos.
E’ evidente che i leader dell’opposizione politica a Maduro - spesso provenienti dalle stesse fila del regime o da altri ambienti reazionari – sono un fattore di inquinamento delle proteste.  Non sono affatto un’alternativa:  anzi si tratta di personaggi ispirati da una logica speculare ed analoga a quella del caudillo.
L’autodeterminazione e il riscatto del popolo venezuelano passano per la possibilità di intraprendere un cammino indipendente che consenta di liberarsi del regime reazionario chavista e della trappola delle attuali e nefaste opposizioni politiche.

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le ultime mosse del governo

attacco alla solidarietà e guerra agli immigrati

Le vicende degli ultimi giorni ci parlano di scenari preoccupanti che si stanno delineando nel mar Mediterraneo a causa dell’accelerazione repressiva compiuta dall’Europa contro le migliaia di persone, nostri simili, che scelgono la via del mare per cercare scampo da fame, guerre e miserie. Mentre continuano le stragi in mare il governo italiano si impegna militarmente a sostenere la Libia nel riportare a terra le barche degli immigrati intercettate e impedisce alle ONG oneste di poter agire. È il caso questo del nuovo codice di condotta imposto dal ministro Minniti alle ONG impegnate nelle operazioni di salvataggio. Questo codice rende i soccorsi più difficili con il rischio di perdere tante altre vite umane. Per queste ragioni Medici Senza Frontiere, a cui rinnoviamo la nostra solidarietà, ha rifiutato di firmarlo. Così anche la nave tedesca Juventa con a bordo giovani volontari che da un anno si sono impegnati a salvare vite in mare protestando contro l’indifferenza e la complicità dei governi. In questo caso la procura di Trapani con accuse generiche ha bloccato la nave accusandoli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in quanto non hanno salvato gli immigrati “in chiare situazioni di rischio per la vita”. Siamo arrivati al reato di solidarietà! Così è avvenuto anni fa quando i pescatori siciliani hanno dato accoglienza sulle proprie barche agli immigrati. Tutta la solidarietà che non si sottomette ai codici degli Stati è sotto attacco. Uno Stato che muove forze repressive armate, che fa accordi con i peggiori criminali a loro volta capi di Stato, come con Gheddafi nel passato e ora con i nuovi boss della Libia, attacca chi spende la propria vita per salvarne altre. Denunciamo questo indegno attacco alla solidarietà e chiamiamo tutti a reagire. Ci battiamo per l’accoglienza per tutti senza condizioni, unica strada per impedire altre morti innocenti e per far sì che gli esseri umani possano cercare scampo ai mali che i diversi poteri oppressivi provocano nel mondo. Con più forza invitiamo tutte le persone solidali e antirazziste, i gruppi, le associazioni che vivono la solidarietà onesta e indipendente, i fratelli e le sorelle immigrati ad unirsi e preparare con noi la manifestazione nazionale del 7 ottobre 2017 a Roma.

Accoglienza per tutti i profughi e immigrati
A fianco del popolo siriano
Contro le guerre e i terrorismi
A fianco delle ONG che salvano le vite in mare

 

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