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AdessoLaStoria


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elezioni

fuori dai giochi del potere oppressivo,
per un’alternativa di vita

La campagna elettorale che si svolge in Italia mostra, come e più del solito, un quadro desolante.
Le forze accreditate di maggior consenso si assomigliano sempre più, con qualche differenza significativa.
Il Pd, reduce da una disastrosa esperienza di governo, si è dimostrato incapace di rappresentare un argine serio al peggioramento delle condizioni di vita di tanta parte della popolazione, malgrado alcune prese di posizione meno forcaiole di altre nei confronti dell’emigrazione e del genere femminile.
Il centro-destra ripropone gli slogan padronali e demagogici tipici del berlusconismo, conditi da accenti crescentemente repressivi e razzisti; nella coalizione è cresciuta la presenza di una Lega aggressiva che punta sul più becero malcontento in settori di ceto medio e di lavoratori. Al suo interno trovano posto fascisti dichiarati come lo stragista di Macerata. Sintomaticamente altri raggruppamenti esplicitamente fascisti e xenofobi, direttamente collegati ad ambienti mafiosi e malavitosi, agiscono indisturbati nella società ed appaiono sul proscenio elettorale.
Il Movimento 5 stelle, presunta novità nel teatrino della politica, propone un inquietante cocktail di qualunquismo arrivista, furberia italiota, ignoranza politichese, sottomissione aziendale, cretinismo tecnoillogico e sete di potere: si tratta del “nuovo” che ci fa andare indietro. Non stupisce che anche nelle sue fila trovi posto la becera intolleranza verso chi viene da altri paesi o la pensa diversamente.
I principali gruppi di potere oppressivo sono anche comitati di affari loschi, popolati da personaggi di malaffare e fuorilegge, talvolta inquisiti più spesso impuniti, dediti in qualunque modo ad accaparramenti, ruberie e corruzioni di vario tipo. Rappresentano il definitivo divorzio tra morale e politica. Perciò suonano sardonici gli allerta dei loro ministri sul “pericolo di condizionamenti malavitosi del voto”, come dire che i partiti statali devono guardarsi da se stessi!
Questi aggregati sono parte integrante, con diversi accenti, del sistema democratico globale e ne incarnano la decadenza in atto, che ha in Trump il rappresentante di punta. Mai come ora emerge evidente però la sintonia tra questo devastante ed ulteriore disfacimento della politica tradizionale e i fermenti negativi presenti nella società. La soggettività collettiva macroscopica, che chiamiamo società statale, è sempre più segnata da una condizione coatta di estraneità e competitività dove attecchisce l’odio. Così si spiega la crescita di una reazione scomposta ai processi storici ed antropologici che sconvolgono la vita della nostra specie, una reazione che acquista tratti violentisti e fascistoidi. Questa tendenza si manifesta e si rafforza sotto diverse forme su scala internazionale nel carattere sempre più apertamente totalitario, militarista e repressivo degli Stati. Russia, Siria, Turchia, Iran, Israele sono alcuni degli esempi più eclatanti del primato bellico imperante sia all’interno dei confini che nei rapporti interstatali. La recrudescenza dell’uccidibilità e della prepotenza colpisce anche in questo paese. Ne sono vittime innanzitutto le donne, i più deboli, i bambini, gli immigrati o anche semplicemente gli italiani di “colore” (è significativo che i signori di cui sopra non hanno sancito neppure l’atavico ius soli), ma più in generale ne sono minacciate tutte le persone di buona volontà e migliori intenzioni. Siamo convinti che per difendere efficacemente gli interessi di questa parte della popolazione sia fondamentale un progetto alternativo ed affermativo di soggettività comune, che contempli e permetta libertà relazionale e sviluppo delle personalità nel rispetto reciproco e in una logica di pacificazione. Una tale prospettiva ha solide basi antropologiche, neurobiologiche e psicologiche, che devono tradursi in teoria, in valori etici e morali, in pratica conseguente. È questo il nostro impegno che si colloca chiaramente, definitivamente e positivamente al di fuori dell’orizzonte politico esistente, ma non può e non deve ignorarlo se non altro perché concerne e rischia di avvelenare la gente comune.
In questa ottica valutiamo le dinamiche delle varie formazioni di sinistra politica presenti nella competizione elettorale, che dovrebbero costituire una qualche speranza di cambiamento. Risulta però che Liberi e Uguali, recente rottura del Pd ma saldamente ancorata alle vecchie illusioni riformiste, e i diversi raggruppamenti di estrema sinistra come Potere al popolo, Sinistra Rivoluzionaria, Partito Comunista sono tutti, con argomenti ed accenti diversi, dentro una logica statalista che porta persino alcuni di loro ad essere schierati al fianco dei peggiori assassini seriali del pianeta. Nessuna di queste formazioni ha messo in discussione le proprie radici novecentesche ormai palesemente fallimentari, ognuna è attraversata da un rifiuto della ricerca e della formazione teorica quale premessa indispensabile di innovazione e liberazione. Soffermandoci sulla più stretta attualità: non mostrano particolare interesse a confluire in un fronte unico contro la crescita dell’onda nera.
Considerando il quadro d’assieme e in virtù dei nostri progetti, riteniamo che la posizione più coerente nelle prossime elezioni sia astenersi o annullare la scheda. D’altra parte teniamo in conto e rispettiamo l’opinione di tanti compagni ed amici che ritengono necessario votare per mandare un segnale di cambiamento seppur flebile. Però, come è emerso anche dal dibattito svoltosi sul nostro giornale, per un motivo o per l’altro nessuna sigla presente nella competizione risponde pienamente neppure a questa esigenza elementare. Allora a chi proprio non riesce a stare lontano dalle urne, il suggerimento è a non farsi illusioni e di votare per chi si crede possa rappresentare una qualche controspinta alle dinamiche reazionarie. La presunta efficacia concreta del voto è una menzogna: sappiamo tutti che con le elezioni non cambia molto e ancor più difficilmente migliorano le nostre esistenze. Al contrario nulla è più concreto dello scoprire e valorizzare la propria umanità. Quindi soprattutto l’invito è a considerare i propri interessi in una prospettiva affermativa non solo difensiva. A ragionare sentimentalmente come protagoniste e protagonisti di una scelta di libertà, di bene, di bellezza, di autenticità, di equità: valori condivisi per realizzare la propria personalità, le proprie relazioni, la propria comunanza umana. Una via alla felicità possibile contrastando le tragedie dell’epoca, un indirizzo inevitabilmente alternativo al freddo e misero raziocinio dell’individualismo alienante, dei rapporti coatti, della estranea società statale. Vi offriamo di conoscere, valutare, sperimentare ciò che le donne e gli uomini de La Comune cercano di essere, quotidianamente.

Segreteria della Confederazione de testata160px
22 febbraio 2018

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solidarietà al centro sociale Magazzino 47 di Brescia

La notte tra il 22 e il 23 febbraio, ignoti hanno appiccato un incendio all’interno del centro sociale Magazzino47 di Brescia. Gli autori hanno agito in classico stile fascista, ammucchiando e dando fuoco ai libri della loro biblioteca. Questo episodio è il terzo sospetto che si verifica negli ultimi quindici giorni a Brescia: il 10 febbraio sono esplose due bombe carta in un complesso di casette occupate in via Gatti ed il giorno seguente è stato appiccato un incendio al campo rom di via Orzinuovi.
Denunciamo questo criminale atto fascistoide ed esprimiamo la nostra solidarietà al Magazzino47, fermo restando la netta distanza di intenti e metodi che ci separa da loro. L’attacco che hanno subito avviene in una città che ha una lunga storia e un pesante passato per quanto riguarda gli attacchi della destra estrema: la strage di piazza Loggia è sempre parte della nostra memoria. Questo episodio si inserisce in un quadro preoccupante in questo paese e non solo, in cui fascismo e xenofobia rialzano la testa rapidi e sfacciati.
E’ fondamentale scuotersi e reagire a questo pericolo, come in tanti hanno fatto dopo la strage fascioleghista di Macerata. Possiamo contrastarli e combatterli con la sensibilizzazione e la solidarietà, con l’autodifesa e l’unità contro chi semina odio e razzismo, non con atti estremisti e violenza minoritaria.

La Comune - Brescia



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Siria

offensiva turca al nord, massacri governativi al sud

L’offensiva militare lanciata in gennaio dalla Turchia contro le province settentrionali della Siria, da anni sotto il controllo curdo – operazione grottescamente chiamata “ramo d’ulivo” – sta entrando in una fase cruciale. L’artiglieria di Ankara bombarda la città di Afrin, dove nel frattempo milizie legate al regime siriano stanno affluendo per impedire il completo accerchiamento dei curdi: il rischio di un confronto militare diretto tra gli eserciti di Siria e Turchia si fa più concreto. Intanto a sud, alle porte di Damasco, il governo del macellaio Assad scatena una nuova offensiva nella regione di Ghouta est, provocando centinaia di morti tra i 400 mila civili intrappolati e ridotti allo stremo. Anche questa volta è altissimo il numero delle piccole vittime, a testimonianza della ferocia dei contendenti.

Dopo sei anni di guerre, la Siria è devastata; metà della popolazione che l’abitava è morta, in esilio, in fuga o in armi; l’altra metà cerca di vivere, nonostante le bombe e le distruzioni.

L’iniziativa militare turca voluta da Erdogan al nord evidenzia i paradossi di queste guerre incrociate. Russia e Stati uniti, Iran e Turchia, Siria e Israele, quanto rimane dell’Isis, Hezbollah libanese, le milizie foraggiate dagli Stati del Golfo: ciascuno persegue i propri progetti oppressivi alleandosi e poi combattendosi, o addirittura alleandosi in un luogo e allo stesso tempo combattendosi altrove. Ciò vale anche per le direzioni curde del Rojava; ai curdi, impegnati in una legittima lotta di autodeterminazione – oggi sotto il furioso attacco turco – tale disinvoltura non può certo giovare.

Oggi anche i piani di Putin sembrano in crisi. Non c’è progetto coerente, nelle mosse dei contendenti; solo lotta sorda per la supremazia sulle ceneri del mosaico siriano e nel sangue della rivoluzione del 2011.

 

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No al divieto di manifestare a Macerata

contro fascismo e razzismo

Di fronte alla gravissima tentata strage fascista e razzista di sabato 3 febbraio a Macerata è più che mai necessario unirsi, schierarsi e mobilitarsi. Per questo è grave l’appello del sindaco di Macerata ad annullare la manifestazione del 10 febbraio, mettendola sullo stesso piano di quella convocata dall’estrema destra fascista. Sciaguratamente l’Anpi, la Cgil, l’Arci e Libera lo hanno accolto ritirandosi dalla manifestazione. È un invito ipocrita, e oltre modo pericoloso, alla “normalità”, teso a far rientrare la sana reazione e protagonismo di tanti che non vogliono lasciare campo libero a razzisti e fascisti.
Non è “abbassando i toni” e sminuendo la gravità di quello che è successo che si combattono fascisti e razzisti !
Ancor più grave è la decisione di Minniti e della Prefettura di Macerata di vietare tutte le manifestazioni e quindi anche quella antifascista del 10 febbraio.
È un gravissimo attacco alla libertà di manifestazione e di espressione che calpesta gli stessi “loro” principi democratici che dicono di voler difendere, equiparando una manifestazione antifascista a quella dei fascisti, che hanno comunque dichiarato di volerla mantenere.
Perciò sosteniamo la decisione delle diverse realtà e persone che, nonostante questi divieti, hanno deciso di svolgere ugualmente il corteo e saremo presenti a Macerata.

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attentato razzista e stragista a Macerata

uniamoci per fermare il razzismo assassino e la minaccia nazifascista

A Macerata, sabato 3 febbraio, Luca Traini, razzista e fascista dichiarato, candidato per la Lega Nord nel 2017, ha sparato all’impazzata e ferito vigliaccamente sei persone immigrate, usando come pretesto la vendetta per il barbaro assassinio di Pamela Mastropietro, di cui è stato accusato un immigrato nigeriano.
Quello che è accaduto a Macerata è un fatto estremamente grave: rappresenta un salto di qualità. La tentata strage non è l’atto di un folle e di uno squilibrato ma la conseguenza del riemergere e del diffondersi di un nuovo nazifascismo che in un clima di impunità compie ronde razziste, pestaggi di immigrati e intimidazioni contro l’associazionismo solidale, seminando odio, violenza e ideologia di morte e di uccidibilità.
Non a caso la teppaglia nera di Forza Nuova ha rivendicato “il patriota” Traini ed è pronta a sostenerlo nelle spese legali del processo.
Le bande nazifasciste trovano sponde nel contesto di odio, cattiveria e razzismo che serpeggia in una società sempre più violenta e disgregata alimentato cinicamente dai poteri statali, governativi e politici.
Infatti, il fascio-leghista Salvini ha giustificato l’attacco criminale e razzista dando la responsabilità “all’invasione degli immigrati”.
È urgente unirsi per contrastare e fermare il riemergere della peste nera. È il momento di costruire un fronte ampio e plurale contro la nuova orda nazifascista che minaccia la vita e la libertà, non solo degli immigrati, ma di tutti noi, unendoci di più e meglio per proteggerci e difenderci assieme.
Siamo convinti che la violenza razzista, quella patriarcale contro donne e bimbi, quella che colpisce la vita delle persone più indifese, ovunque e ogni giorno, hanno la stessa radice nella logica bellica e di morte che sgorga dai poteri oppressivi e dalla disgregazione valoriale e rappresenta una minaccia per l’umanità.
Facciamo appello alle persone solidali, agli amanti della libertà e agli antifascisti per costruire iniziative unitarie in ragione della difesa della vita, per affermare i valori positivi della solidarietà, dell’accoglienza, della tolleranza attraverso cui crediamo sia possibile una positiva convivenza tra persone di diverse etnie, provenienza geografica, differenti generazioni e credo religiosi.
È la strada su cui come umanisti socialisti siamo impegnati per essere protagonisti di una aggregazione umana benefica e migliore.

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