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AdessoLaStoria


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libertà e giustizia per Gabriele Del Grande
e per tutte le vittime della repressione di Erdogan

Dal 10 aprile scorso il documentarista e blogger italiano Gabriele Del Grande è in stato di fermo in Turchia. È stato fermato dalle autorità turche al confine con la Siria perché ritenuto non in possesso dei titoli per esercitare il suo mestiere di giornalista nel paese. È ancora trattenuto nel paese e per questo ci associamo a chi ne chiede l’immediata liberazione ed esprimiamo la nostra piena solidarietà a lui e a i suoi cari.
Ma Gabriele Del Grande -- che è da tempo impegnato nella testimonianza e nelle denuncia dei pericoli a cui vanno incontro gli immigrati che cercano di giungere sulle sponde nord del mediterraneo, prima con il suo blog Fortress Europe e poi con il documentario Io sto con la sposa –   è solo una delle migliaia di vittime della repressione che Erdogan ha scatenato contro la gente di Turchia. Dopo il fallito golpe del luglio scorso, infatti, sono stati decine di migliaia gli arresti, le epurazioni, le intimidazioni verso giornalisti e oppositori, mentre non si ferma la guerra contro la minoranza curda. Il recente referendum costituzionale, sul cui risultato c’è più di un sospetto di brogli, ha adesso concesso a Erdogan ulteriori poteri, forieri di nuovi pericoli per la gente di quel paese. Per questo unendoci a chi chiede la libertà di Gabriele Del Grande, ci sentiamo e ci schieriamo al fianco di coloro che, tra i giornalisti, le donne, i giovani, le minoranze e gli attivisti della solidarietà e del pacifismo, ogni giorno in Turchia si contrappongono al regime repressivo ed oppressivo del sultano democratico Erdogan.

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la verità sul Decreto Minniti

meno tutele e più repressione

Il Parlamento ha dato il via libera al decreto proposto dal ministro Minniti. La legge approvata, nel fronteggiare l’afflusso degli immigrati, restringe da una parte le tutele, soprattutto giudiziarie, per i richiedenti asilo; dall’altra, inasprisce i dispositivi repressivi a cominciare dalla riapertura in ogni regione dei CIE (oggi CPR), fino a prevedere di una sorta di Daspo urbano contro gli “abusivi” e il “degrado”, facendo dei sindaci degli sceriffi.  Nella sostanza peggiorerà le già difficili condizioni di vita degli immigrati. Il ministro si fa vanto di aver accelerato le procedure per l'asilo. Poco importa, però, se lo fa minando un diritto minimo e fondamentale: quello di poter fare ricorso ai giudici contro le decisioni delle Commissioni. La legge prevede, infatti, tutta una serie di norme dissuasive. Si elimina il grado di Appello, si rende insignificante il contraddittorio nel processo e si creano le sezioni “specializzate” dei Tribunali, diminuendo così il numero dei giudici a cui potersi rivolgere per fare ricorso (ci sarà una sezione ogni capoluogo di regione). Insomma a decidere sui permessi di soggiorno saranno unicamente le Commissioni territoriali, organismi sottomessi alle valutazioni politiche in materia di asilo. Risultato: meno permessi e, quindi, aumento esponenziale degli “irregolari” cui applicare le inasprite misure repressive del decreto. Migliaia gli immigrati che saranno costretti alla clandestinità e quindi allo sfruttamento, al ricatto e alla marginalizzazione. Queste norme, in definitiva, non tutelano nessuno, prefigurano un abuso delle misure repressive e non tutelano la sicurezza di nessuno. Invece, come da sempre diciamo, l'accoglienza umana conviene a tutti e il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario per i profughi e per tutti gli immigrati è una prima misura utile e umana. Continueremo nella nostra battaglia per l’accoglienza unendoci ai tanti che hanno già espresso la loro ferma contrarietà a questa legge illegittima e disumana. 

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Le donne de La Comune condividono questo testo importante scritto dalle nostre amiche del Cìrculo de Amigas Feministas di Buenos Aires. Insieme a loro e alle donne argentine ci uniamo al grido “Siamo tutte Micaela”.  Facciamolo conoscere a tante e tanti.

“siamo tutte Micaela”

E' questo il grido di migliaia di donne che sentono l’assassinio di Micaela come un attacco alla dignità di tutte e di ognuna. Anche noi lo sentiamo e lo pensiamo così, per questo esprimiamo la nostra più profonda solidarietà a tutti i suoi cari. Micaela aveva 20 anni, era una giovane solidale e militante del movimento Evita. Sebastian Wagner è un patriarca frustrato e invidioso, nonostante avesse già violentato due donne, con l’aiuto del giudice Carlos Rossi è uscito dal carcere prima di terminare la sua pena. Così ha potuto esprimere contro di lei la sua rabbia maschilista e assassina. Questo “errore” giudiziario non è un caso isolato. Rimane, una volta di più, l’evidenza del carattere patriarcale e irriformabile della giustizia che, come tutte le istituzioni statali di qualsiasi segno politico, ha il bisogno costante di garantire un ordine oppressivo, soprattutto contro le donne, i bambini e i più deboli.
Vogliamo riaffermare che la cosa più importante e benefica per affrontare la violenza maschilista è costruire relazioni di solidarietà e sorellanza tra donne; educarci all’autodifesa, all’attenzione e alla cura reciproca, rompendo il cerchio dell’isolamento e dell’individualismo.  Così possiamo riprendere e sviluppare lo spirito di “Ni una Menos”. Per questo proponiamo e promuoviamo la formazione di collettivi indipendenti di donne. Per rafforzare il nostro protagonismo, la nostra coscienza e cominciare a cambiare la nostra vita facendo valere il nostro pensiero e i nostri sentimenti. Facendo sentire la forza delle nostre idee e la nostra voce e costruendo libertà per ognuna e per tutte le donne e quindi per tutti.

Giustizia per Micaela! Basta stupri e femminicidio!
Autodifesa e protagonismo femminile indipendente!
Costruiamo collettivi indipendenti di donne contro la violenza e per la libertà!

Cìrculo de Amigas Feministas
www.facebook.com/circulodeamigasfemistas - circulodeamigasfemistas.blogspot.com

traduzione a cura di Simona De Martino
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Siria

guerra e terrore contro la gente comune

I bambini e le bambine e tutta la nostra gente in Siria sono vittime di un’infernale spirale di terrore e guerra, sottoposti a sofferenze inaudite. Dopo l’ennesima feroce strage perpetrata da Bashar al Assad, che ha usato armi chimiche contro persone inermi, c’è stato il bombardamento ordinato dal reazionario Trump contro una base militare siriana. L’intervento di Trump non c’entra nulla con la difesa della martoriata popolazione siriana, né con la possibilità di mettere fine alle guerre in Siria, dove diversi nemici dell’umanità, da anni, si alleano e si scontrano per affermare i propri interessi di spartizione nella zona. L’azione bellica di Trump risponde a questi stessi intenti reazionari ed esprime le dinamiche irrazionali e incontrollate della politica. Basti pensare che fino a qualche giorno fa Trump ha usato parole di apprezzamento verso il satrapo Putin, principale sostenitore del dittatore di Damasco. Siamo di fronte ad una dinamica bellica e di terrore fuori controllo e in espansione, che colpisce ulteriormente le popolazioni della zona e ci minaccia tutti.
 
All’origine di questa tragedia c’è la guerra scatenata da Assad sei anni fa contro la straordinaria rivoluzione della gente comune che, affermando pacificazione, voleva cacciarlo. L’inaudita violenza con cui è stata sconfitta la rivoluzione ha alimentato nuovi mostri, come i neonazisti dell’Isis che si sono aggiunti al terrore di Assad. Centinaia di migliaia sono le vittime, milioni i bambini, le donne, gli uomini che stanno fuggendo da questo inferno.
Gli Stati democratici hanno lasciato fare ed hanno chiuso le loro frontiere a chi fuggiva, mentre Putin continuava a foraggiare e sostenere direttamente Assad. La Siria e l’Iraq sono così diventati il regno dei signori della guerra. L’attuale ritirata dell’Isis non è più frutto dell’azione delle resistenze popolari, che sono state messe in un angolo o si sono sottomesse, ma ormai di contendenti tutti di segno reazionario.
Le guerre in atto, il diffondersi della violenza e del terrorismo sono una minaccia crescente ed agente per tutti.

Per questo facciamo appello a tutti i pacifisti, alle persone solidali e di buona volontà a mobilitarsi e ad unirsi costruendo pacificazione e accoglienza per tutti i profughi, contro questa spirale di guerra, terrore, divisioni ed odio.

A fianco della gente comune in Sirialogo corrente_col
Mobilitiamoci per la pacificazione e la vivibilità
Contro Trump, Putin, Assad mostri gemelli

 

 

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scarica qui il volantino impaginato

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nuovo massacro a Idlib in Siria

un popolo sotto attacco

Sono ormai più di settanta – ma il tragico bilancio è destinato a salire – le vittime dell’attacco con armi chimiche portato ieri a Idlib, in Siria, dall’aviazione del boia Bashar al Assad. Si tratta per lo più di bambini e donne, uccisi con bombe al Sarin o dai successivi bombardamenti sugli ospedali. È l’ennesima dimostrazione dell’intento genocida del macellaio di Damasco contro il suo popolo. Un massacro iniziato oramai sei anni fa, contro la straordinaria esperienza della rivoluzione siriana, e che si è ulteriormente complicato con la macabra discesa in campo delle formazioni nazijihadiste, Isis e Al Qaeda in primis.
La martoriata gente di Siria –  4 milioni di persone profughe all’estero, 7 milioni sfollate nel paese – stretta nella morsa terribile di diversi terrorismi assassini, continua a soffrire ogni giorno drammi inenarrabili, con la complicità delle potenze coinvolte nella guerra. La Russia che esplicitamente difende il massacratore e gli si affianca nelle azioni militari, gli Usa che si tacciono e nei fatti si accodano a Putin, la Turchia che conduce la sua personale guerra contro la minoranza curda. Mentre l’Isis continua a soggiogare e schiacciare milioni di persone.
Per questo, oggi più che mai, è urgente ribadire l’importanza dell’accoglienza per chi arriva nel nostro paese e in Europa, fuggendo da questa guerra. Un’umanità in cammino in cerca di futuro chiede di essere accolta: è un nostro impegno concreto acccoglierla.

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