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AdessoLaStoria


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riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dell'Associazione interetnica antirazzista 3 Febbraio

contro Trump e l'odio razzista

Durante un incontro alla Casa Bianca con alcuni parlamentari, il presidente USA Donald Trump avrebbe detto “Perché permettiamo a tutte queste persone che vengono da paesi di merda di arrivare qui?”.
Trump avrebbe rilasciato questa dichiarazione durante un incontro su un progetto di legge per la giusta regolarizzazione dei cosiddetti dreamers; ossia, gli immigrati irregolari, in gran parte provenienti da alcuni paesi africani e dall’America latina, giunti bimbi negli Stati Uniti e che oggi studiano, lavorano e hanno una famiglia.
Un’affermazione razzista e volgare, come le altre dichiarazioni offensive dette da Trump contro le donne, i poveri o i credenti nell’Islam. Guai a considerare queste dichiarazioni bizzarre o folkloristiche, purtroppo, esse rappresentano il modo di pensare di tanta gente, non solo statunitense. Viviamo in società sempre più egoiste, dove cresce il razzismo e l’indifferenza e dove cresce pericolosamente la violenza, in particolare, quella sulle donne. Le affermazioni di Trump per questo sono rischiose e disumane perché incoraggiano e accrescono l’odio e la violenza razzista. Sono affermazioni che manifestano il programma politico del presidente il quale, peraltro, con molta irresponsabilità minaccia guerre, alza muri, toglie visti d’ingresso e nega la regolarizzazione degli immigrati. L’America bianca e razzista si sente ben rappresentata da Trump! Da tutto questo non verrà nulla di buono per nessuno e Trump è un pericolo per tutti!
Anche in Italia, tali dichiarazioni hanno incoraggiato le peggiori affermazioni razziste: da testate che diffondono l'odio verso gli immigrati, come Il Giornale, fino al candidato del centrodestra alla presidenza della regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha addirittura riesumato concetti palesemente fascisti, quali la difesa della “razza bianca” [sic!].
Noi siamo convinti, come tante persone di buona volontà, molte della quale in questi mesi hanno manifestato contro Trump, che l’incontro, l’accoglienza e la solidarietà possono essere una possibilità di miglioramento della vita di tutti. Oggi più che mai, ci vogliamo riconoscere nella nostra comune umanità differente contro l’ingiustizia dei confini statali. Perciò crediamo, oggi più che mai, che ci sia bisogno di una battaglia implacabile contro tutti i razzismi, contro tutti i rigurgiti neofascisti e contro la violenza del terrorismo, affermando i valori di solidarietà e accoglienza. Uniamoci in nome di tutto questo!

Chi ha a cuore l’umanità si schieri!

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sosteniamo la giusta protesta delle maestre

Il 20 dicembre scorso a ridosso delle vacanze di Natale il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso per l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento dei diplomati magistrali.
Si è trattato di una decisione vergognosa che colpisce circa il 50% del personale docente della scuola primaria e dell'infanzia, circa 50 mila persone, in stragrande maggioranza donne adulte che dopo decenni di lavoro vengono ritenute idonee solo a svolgere le supplenze. Per circa 6000 di loro che nel frattempo sono state assunte in ruolo, c'è il rischio di licenziamento.
Nonostante la chiusura delle scuole per le vacanze di Natale è montata la reazione immediata tra le insegnanti che hanno attivato canali più diversi come il tam tam e le reti di conoscenze tra colleghe. Così alla riapertura della scuole l'8 gennaio in diverse città ci sono state manifestazioni e presidi di protesta di cui quello centrale a Roma particolarmente significativo.
Dalla mattina presto le scalinate di fronte al Ministero della Pubblica Istruzione sono state presidiate e animate da alcune migliaia di maestre che con giusta rabbia e determinazione hanno iniziato a chiedere giustizia, denunciando l'attacco alla loro dignità di insegnanti che questo provvedimento e le sue conseguenze comportano: Protagoniste molte donne che hanno restituito dai microfoni messi a disposizione dai Cobas, le loro vicissitudini. Come chi è stata costretta a licenzarsi dalla scuola privata in cui insegnava (e sono dvierse) essendo stata immessa in ruolo tramite il ricorso ed ora rischia di perdere il posto. O come chi ha dovuto tasferirsi per accettare la cattedera e ora non sa cosa succederà.
Tanta la rabbia ma anche la determinazione a non essere considerate merce di scambio elettorale.
Significativa la presenza di tutti i sindacati di base così come dell'Anief l'associazione che è nata sull'organizzazione dei ricorsi.
È stata una prima reazione importante che ha bisogno di essere fatta conoscere e sostenuta da tutto il mondo della scuola, intorno alla quale costruire solidarietà per difendere e affermare la dignità di tutti gli insegnanti.

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8 gennaio: sciopero della scuola

lettera aperta agli insegnanti e ai genitori
 

Care colleghe e cari colleghi e cari genitori,
siamo le maestre e i maestri dei vostri figli, siamo i colleghi e le colleghe con cui parlate e vi confrontate tutti i giorni e vi scriviamo perché molte di noi hanno ricevuto un dono amaro per Natale e un beffardo “Buon 2018” dal Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso per l’inserimento nelle GaE (graduatorie ad esaurimento) dei diplomati magistrale. Questo provvedimento colpisce circa il 50% del personale docente della scuola dell’infanzia e della primaria – stiamo parlando di almeno 50.000 persone – che, poiché non possiede una laurea, è ritenuto idoneo a svolgere solo le supplenze.
Questa sentenza è ingiusta e colpisce la dignità di tutte quelle persone, in maggioranza donne, perché vengono considerate incapaci di insegnare con continuità, e che invece da anni, tutti i giorni, con una precarietà anche decennale, insegnano a migliaia di bimbi e bimbe, se ne prendono cura, si relazionano con i genitori, scelgono e discutono le diverse pratiche didattiche, sono tenute alla formazione professionale come prevede il Ministero dell’istruzione.
I primi a pagare a caro prezzo questa sentenza saranno proprio le bimbe e i bimbi, in particolare disabili, perché molte delle loro maestre forse saranno licenziate, o in ogni caso cambieranno ogni anno, se non ogni mese.
Questo provvedimento è umanamente assurdo e crudele, ed è un ennesimo attacco nei confronti della scuola portato avanti in questi anni dai governi che si sono succeduti, sulla base di logiche impersonali, divisioniste e falsamente meritocratiche, acuite dall’approvazione della legge sulla buona scuola.
Possiamo reagire a questo provvedimento ingiusto unendoci e sostenendoci tra insegnanti e con i genitori, per la dignità e per il rispetto di chi lavora nella scuola, per tutelare anche il diritto allo studio delle bimbe e dei bimbi, e i diritti delle e degli insegnanti colpiti da questa sentenza. Sosteniamo e partecipiamo alle assemblee e agli incontri per informare, per scegliere insieme le strade ed i contenuti che riteniamo migliori per avviare e indirizzare uno schieramento di solidarietà, tanto elementare quanto indispensabile, e perciò come insegnanti de La Comune prepareremo lo sciopero dell’8 gennaio e parteciperemo alla manifestazione nazionale a Roma e ai presidi che si svolgeranno in tante altre città.

Solidarietà con le e gli insegnanti colpiti da questo provvedimento
Riconoscimento ed equipollenza del diploma magistrale
Riapertura delle GaE
Stabilizzazione del personale con 36 mesi di servizio
Riconoscimento di tutto l’organico di fatto in organico di diritto
 

Le insegnanti e gli insegnanti de La Comune


scarica qui la lettera aperta impaginata

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col popolo iraniano per la libertà contro la repressione

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Da ormai una settimana in molte città dell’Iran si moltiplicano significative mobilitazioni di protesta. Nate per il malcontento popolare contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione dilagante, si sono presto trasformate in manifestazioni per la libertà, contro il regime degli ayatollah, con un forte protagonismo giovanile e femminile: sono decine di migliaia i giovani scesi in piazza e fra loro le giovani donne svolgono un ruolo decisivo, che svela la protervia della repressione. Una repressione brutale nella quale si contano già decine di morti, tra cui almeno un bambino, e centinaia di arresti. Le mobilitazioni, i cui sviluppi sono ancora da decifrare, vedono protagonista una minoranza coraggiosa, che potrebbe attrarre settori più ampi, e comunque espressione di un profondo e diffuso malessere sociale e d’assieme per l’impoverimento generale di ampi settori di popolazione e come espressione di un insopprimibile anelito di libertà. Alle vittime della violenza poliziesca e ai loro cari, a  coloro che oggi mettono a repentaglio la propria vita manifestando, esprimiamo solidarietà e vicinanza.
Gli avvenimenti in corso sono estremamente emblematici. Nel momento in cui a livello internazionale il regime iraniano miete i maggiori successi bellici all’estero, una parte della popolazione ha la forza di rialzare la testa e contestare il potere autoritario e corrotto degli ayatollah. In questi anni Teheran ha investito con successo uomini, mezzi e armi nelle guerre in corso in tutto il Medio Oriente: ha svolto insieme alla Russia un ruolo di primo piano a fianco del boia Assad nel soffocare la rivoluzione siriana ed è protagonista di una competizione per l’egemonia contro potenze altrettanto oppressive (come l’Arabia saudita) regionali e planetarie. Una parte consistente delle proteste si rivolge proprio contro questo ingente sforzo bellico, che sottrae risorse ad una popolazione provata da una grave situazione economica, chiedendo che le truppe lascino la Siria e il Libano.
La violenza della repressione di questi giorni spazza il campo da imbrogli ed equivoci: nonostante le parole relativamente concilianti di un presidente “moderato”, le leve del potere politico, militare ed economico in Iran restano saldamente nelle mani dell’alto clero sciita, che lo esercita – pur nelle divisioni che lo caratterizzano – con immutata violenza e prepotenza. Ma non si può dimenticare che tale potere fu consegnato quarant’anni fa agli ayatollah da un popolo in rivoluzione, della cui vitalità e coraggio sono testimonianza anche le mobilitazioni odierne.

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Firenze: aggressione fascista a una giovane

Uniamoci contro il pericolo nazifascista

Subito prima di Natale, nel centro storico di Firenze, alcuni giovani fascisti appartenenti al Blocco Studentesco (vedi Casa Pound) hanno aggredito e picchiato una studentessa, impegnata nel collettivo femminista Le Spine, “colpevole” di aver rifiutato il volantino razzista che stavano distribuendo.
Solidarizziamo con la giovane donna aggredita e con il collettivo che ha giustamente denunciato questo grave episodio, avvenuto nell'indifferenza dei passanti.
È un'ulteriore riprova dell'urgenza di reagire assieme al pericolo nazifascista che rappresenta una minaccia per tutte e tutti, mettendo al centro valori radicalmente alternativi, innanzitutto il valore dell'umanità che loro vorrebbero sottomessa. Odiano le donne e i bambini, usano la violenza fisica e verbale contro i più indifesi, in primo luogo chi emigra in questo paese, e contribuiscono a seminare tra la gente comune il peggiore veleno razzista, spalleggiati dentro le istituzioni dai fascio-leghisti di Salvini.
Chiamiamo tutte le persone e le realtà antifasciste cittadine, collettivi e associazioni, comunità immigrate e religiose, sindacati e partiti della sinistra a reagire a questa minaccia crescente, iniziando ad incontrarci, discutere e mobilitarci insieme.

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• n. 310


dal 19 febbraio
al 12 marzo 2018


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