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SARDINE PER LA PACE

Tornare nelle piazze e incontrarsi ancora fra persone di sinistra, antirazziste e antifasciste, ricercare la positività e unirsi contro le logiche dell’odio: tutto ciò ci dà speranza.

A maggior ragione considerando ciò che si sta scatenando in Medio Oriente e nel mondo e che rafforza ancora di più l’esigenza di contrastare il truce Salvini e abolire i decreti sicurezza accogliendo fratelli e sorelle che scappano dalle guerre.

Bisogna, però, andare più in profondità: ok votare candidati antirazzisti ma è il momento di guardare al mondo e schierarsi per la pace perché lottare contro l’odio significa anche lottare contro le guerre e il terrorismo degli Stati.

È fondamentale ampliare lo sguardo e rispecchiarsi nelle esigenze di libertà e autodeterminazione della gente in Medio Oriente, ricordare chi ha dato vita in Egitto e in Siria alle rivoluzioni della gente comune per la dignità, la pacificazione, la convivenza tra persone di diversi credo; scandalizzarsi e ribellarsi contro la prepotenza di Trump e le sue idiozie da presunto signore del mondo, contro il disprezzo della vita che esprimono gli Stati democratici e teocratici, schierarsi e far schierare, sensibilizzare e mobilitarsi per la pace e per il ritiro di tutte le truppe occupanti.

Ma soprattutto: credere nell’idea e sperimentare nella vita quotidiana la pacificazione fra le persone, inventare da protagonisti nuove forme aggregative durevoli che si basino sulle spinte umane più positive, sull’incontro e la conoscenza, la tolleranza, la solidarietà, l’amore per l’umanità e che imparino a convivere.

10 gennaio 2020

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scarica qui il volantino impaginato

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Libia

La diplomazia armata

La guerra in Libia entra nella gestione di Putin e Erdogan. Patrocinatori militari delle principali fazioni in lotta, rispettivamente delle forze ribelli di Khalifa Haftar e del Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj, presidenti di Russia e Turchia hanno lanciato una proposta di tregua e stanno negoziando il futuro del territorio libico e delle sue risorse.
I contendenti-alleati vogliono così estendere nel Mediterraneo il modello che hanno sperimentato in Siria. Stanno così dimostrando la maggior efficacia dell’azione “diplomatica” basata sull’intervento militare diretto. Che il cuore della politica sia la guerra non è una novità e lo è sempre di più in questa epoca. Lo è l’uso disinvolto che ne fanno due regimi particolarmente autoritari che grazie a ció rubano spazio e inizitiva a una stanca e divisa Unione europea. Le vittime sono invece sempre le stesse: la popolazione libica sottoposta all’arbitrio delle milizie e, soprattutto, le persone inmigrate bloccate nell’inferno libico e per le quali dobbiamo esigere la libertá di movimento e un’accoglienza degna sulle coste europee.

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Scontro Usa-Iran

Si abbassano i toni, i pericoli rimangono

Dopo l’assassinio terrorista di Soleimani da parte degli Usa la rappresaglia del regime teocratico iraniano è stata di profilo relativamente basso: attacchi con missili a due basi in Irak con militari Usa, peritandosi di non fare vittime per evitare una escalation alla guerra aperta. Trump ha preso atto e reagisce con sanzioni economiche ma senza, per ora, ulteriori interventi militari.
I toni si abbassano, ma i pericoli di guerra rimangono tutti e per tutti/e noi. Perché l’Iran deve difendere il suo ruolo di aggressiva e reazionaria potenza politico-militare nella regione. Perché la criminale politica estera Usa è improvvisata e irrazionale, finalizzata da Trump a trarre profitto nella difficile situazione interna (vedi impeachment ed elezioni future). Perché entrambi i regimi rispondono ad una tendenza di questa fase storica: gli stati sono sempre più contro la gente, assassini e bellicisti; la politica - in crisi e decadenza - tende a ridursi al suo nocciolo duro, cioè la guerra. Ne hanno già fatto le spese dopo il 2011 le rivoluzioni della gente comune in Egitto e Siria. Oggi questi ulteriori rigurgiti di guerra li soffre chi mesi fa si è mobilitato nell’Iran stesso contro il regime reazionario, chi continua coraggiosamente a manifestare contro i regimi corrotti e assassini di Iraq e Libano. A loro e alle genti martoriate di questa area va la nostra solidarietà.

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Raid Usa contro l’Iran

Crescono i pericoli per tutti e tutte

In un raid aereo in Irak gli Stati Uniti hanno ucciso – su ordine di Trump – il generale Qassem Soleimani, influente figura militare e politica iraniana, responsabile delle attività militari all’estero di Teheran che ha già minacciato “vendetta” contro Stati Uniti e Israele. Sono quindi possibili ulteriori e terribili sviluppi – persino una guerra aperta Usa-Iran – in una già martoriata regione che aveva però visto in questi mesi anche tanta gente in piazza contro i regimi reazionari in Iran, Libano e Irak.

I motivi dell’escalation bellica della Casa Bianca – sede del principale terrorismo di stato planetario – contro l’Iran stanno in quel mix di strapotere militare distruttivo e senza costrutto, di crisi, improvvisazione e irrazionalità che caratterizza l’azione di Trump in politica estera, laddove “flettere i muscoli” serve anche agli interessi domestici di un presidente alle prese con un impeachment e con elezioni presidenziali nel 2020. Dal canto suo, il regime teocratico iraniano deve difendere il ruolo di potenza regionale che si è guadagnato negli anni, recentemente anche col pieno sostegno al macellaio siriano Assad.

L’irrazionalità e l’irresponsabilità, la crisi e gli sporchi interessi dei potenti sono sempre più motivo di guerre e terrorismo: una minaccia per tutti e tutte noi, per la gente comune del Medio Oriente e del mondo intero.

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Offensiva russa a Idlib

Giovedì 19 dicembre, truppe siriane e russe hanno avviato una nuova offensiva contro la regione di Idlib nel Nord Ovest della Siria, causando, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, 10 morti e 2000 sfollati. Il numero di vittime è andato crescendo in questi giorni. Ci sono già 25.000 persone che si sono trasferite da Idlib in Turchia, ma si prevede che saranno circa 80.000 nei prossimi giorni.
Nel frattempo, il 20 dicembre, la Russia e la Cina hanno posto il veto a una risoluzione della Germania e del Belgio alle Nazioni Unite per fornire aiuti umanitari alla popolazione siriana attraverso l'Iraq e la Turchia per un anno.
Ancora una volta, la guerra e il cinismo causano dolore e morte al popolo siriano. Ancora una volta, tutto questo si consuma con il silenzio dei media e l'indifferenza della cosiddetta "comunità internazionale".
Chi soffre le devastazioni della guerra è soprattutto la popolazione civile. Sono donne e uomini che, in questi anni, sono fuggiti da Assad in nome di una speranza di libertà e dignità, rivendicando pace e giustizia. Persone che ora sono letteralmente tra il fuoco delle truppe di Putin, alleato del dittatore siriano e del gruppo jihadista Hayat Tahrir al Sham, sorto da Al Qaeda.
Persone che meritano rispetto e solidarietà di fronte all'ennesima tragedia che stanno soffrendo.

Ofensiva rusa en Idlib

Jueves 19 de diciembre las tropas sirias y rusas han iniciado una nueva ofensiva contra la región de Idlib, en el Nord Oeste de Siria, causando, según el Observatorio sirio por los derechos humanos 10 muertos y 2000 desplazados. La cifra de las victimas ha ido creciendo durante estos días. Ya son 25.000 personas que se han trasladado de Idlib a Turquía pero se prevé que serán cerca de 80.000 durante los próximos días.
Mientras tanto, el 20 diciembre, una resolución de Alemania y Bélgica en la ONU para proporcionar ayuda humanitaria a la población siria a través de Iraq y Turquía durante un año ha sido vetada por Rusia y China.
Una vez más, la guerra y el cinismo causan dolor y muerte a la gente de Siria. Una vez más, esto se consuma con el silencio de los medias y la indiferencia de la llamada “comunidad internacional.
Quien sufre lo estragos de la guerra es sobre todo la población civil. Son mujeres y hombres que, durante estos años, han huido de Asad en nombre de una esperanza de libertad y de dignidad, reclamando paz y justicia. Personas que ahora se encuentran literalmente entre el fuego de las tropas de Putin, aliado del dictador sirio, y del grupo yihadista Hayat Tahrir al Sham, procedente de Al Qaeda.
Personas que merecen respeto y solidaridad ante la enésima tragedia que está sufriendo.

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