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AdessoLaStoria


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locandina 25-11-17

25 novembre giornata internazionale
contro la violenza sulle donne

la libertà delle donne è la libertà di tutti

VOGLIAMO ESSERE...
...LIBERE… di vivere cercando la felicità: lottando contro la violenza e la cultura
maschilista e patriarcale!
di amare ed essere amate sempre con reciprocità, lealtà e rispetto.
di esprimere la nostra bellezza e la nostra creatività fuori dai modelli e dai ruoli imposti.
di muoverci in sicurezza e senza più paura.
Difendiamo la vita e la libertà delle donne per difendere la vita di tutta l’umanità!
…INSIEME… Cercando il nostro bene come principio di una vita migliore per tutti
contro razzismo, bullismo, omofobia e prostituzione.
Offrendo solidarietà e costruendo sorellanza: perché nessuna resti più sola.
Vivendo da protagoniste dirette il cambiamento senza attese e deleghe, contro le ingerenze
degli Stati e delle Chiese.
Difendendo il nostro diritto a scegliere sempre e su ogni aspetto della vita.
Affermando Coltivando la nostra coscienza come il luogo delle scelte possibili.
Diamo vita a Collettivi Dipende Da noi Donne nei luoghi dove siamo
per dialogare e conoscerci, per prendere coraggio,
per cominciare a vivere la libertà che cerchiamo.

Costruiamo un settore unitario
“la libertà delle donne è la libertà di tutti”

25 novembre ore 14
piazza della Repubblica • Roma

(davanti ad Eataly)

Incontriamoci con i Collettivi Dipende Da noi Donne
26 novembre ore 10
Casa della Comune, Via di Porta Labicana 56/a • Roma

(vicino a Porta Maggiore)

logo ddelc

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Roma

fermiamo lo sfratto della Casa internazionale delle donne 

La Casa internazionale delle donne di Roma è sotto sfratto. Per il Comune e la sua sindaca Raggi, è solo un caso contabile, in realtà è un attacco a uno spazio delle donne, luogo d’incontro di associazioni vecchie e nuove, che promuovono tutela legale, sostegno psicologico, prevenzione e salute per le donne, sede di biblioteche e centri di documentazioni.
Noi Compagne de La Comune che siamo impegnate per la vita e la libertà delle donne e quindi dell'umanità, conosciamo il valore degli spazi per le donne. Da sempre ci battiamo per la difesa e la conquista di luoghi indipendenti per la ricerca di una strada di autodeterminazione delle donne, per questo esprimiamo la nostra solidarietà all’APS “Consorzio Casa internazionale delle donne”e ci uniamo all'appello per fermare questo sfratto. 

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attentato a New York, stragi a Mogadiscio, nucleare in Corea…
la tempesta assassina non si ferma

l’urgenza di un impegno per la vita

Ieri a New York, un giovane uzbeko, residente negli usa dal 2010, ha compiuto un attentato nel cuore della città. Con tragiche modalità ormai note si è lanciato con un furgone su persone inermi e indifese, per poi scendere e sparare. Ha provocato 8 morti e una dozzina di feriti, seminando il panico. Neutralizzato dalla polizia, si è proclamato appartenente all’Isis, che ha rivendicato l’atto terroristico. È anche questo un tragico rituale: dopo la liberazione di Raqqa, così come era avvenuto spesso dopo ogni sconfitta sul campo, lo Stato islamico vigliaccamente inneggia e incita all’azione di singoli attentatori in giro per il mondo, spesso persone mentalmente instabili, affascinate delle terribili ideologie assassine dei nazijihadisti, che agiscono da sole e incontrollate, sfruttando anche le incapacità degli Stati a difendere la vita delle persone, e le loro complicità. Perché gli Stati sono all’origine del bellicismo e dell’uccidibilità.
Il terrorismo dello stato islamico è una minaccia per tutti, così come lo sono altre, non meno pericolose. Nel giro di due settimane infatti, due diversi attentati rivendicati da al Shabaab – legati ad al Qaeda – hanno provocato in un mercato ed in un hotel di Mogadiscio in Somalia quasi 300 morti ed innumerevoli feriti. Di nuovo si colpiscono persone impreparate e indifese.
Tutti gli Stati sono canaglia e pericolosi: i venti di guerra che da Washington spirano verso la Corea del Nord, si incontrano con le terribili aspirazioni nucleari del dittatore Kim Yong Un: oltre 200 morti secondo alcune fonti, in un sito di test atomici, dovuti al crollo di un tunnel, in seguito ai terremoti che le bombe nordcoreane generano nel paese.
Cronache di una tempesta assassina che non si ferma e che travolge il pianeta: ciò ci impone una volta di più di ribadire come sia urgente e indispensabile rilanciare e rafforzare un impegno per la vita, cercando e provando a affermare il meglio della nostra umanità, per provare, assieme, a vivere meglio, fuori e contro il bellicismo degli stati e l’uccidibilità dilagante.

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pubblichiamo il nuovo testo di volantino di Socialismo libertario di Spagna sulla vicenda catalana: le versioni in spagnolo e catalano si trovano qui

Con i sentimenti di indipendenza,
per la libertà, la dignità e la giustizia
dei popoli e della Catalogna

Contro la ragione totalitaria dello Stato monarchico, del Regime del 1978, del governo Rajoy e del fronte PP – Ciudadanos – Psoe

Per la libertà immediata di Jordi Cuixart e di Jordi Sánchez
Giù le mani dello Stato spagnolo dalla Catalogna, dalle sue istituzioni, da associazioni, organizzazioni culturali, sociali e politiche

Di fronte all’articolo 155, solidarietà e grande unità in difesa delle libertà

Gli avvenimenti si susseguono con vertiginosa velocità quando la decadenza degli assetti, degli Stati e delle società sono molteplici. Quella che viviamo qui e ora è l’espressione particolare della epocale tempesta assassina che colpisce il mondo. Essa si ripercuoterà in Europa, i cui Stati non hanno avuto alcun dubbio nel serrare le fila in difesa dello Stato spagnolo.
Appena due mesi fa il re, Rajoy e Puigdemont facevano tutti insieme appello alla “normalità” (e con loro tutte le forze politiche, istituzionali e “alternative”) di fronte agli attentati dell’Isis: come se l’uccidibilità e la violenza dilaganti fossero “danni collaterali” a cui l’umanità dovesse abituarsi cinicamente o che dovesse subire con rassegnazione.
Oggi lo Stato di Felipe VI, brandendo la costituzione del 1978, decrepita e repressiva sin dalla sua nascita, ha lanciato un attacco totalitario contro i sentimenti di indipendenza, di libertà e di autodeterminazione di molte persone e contro le istituzioni catalane di autogoverno – sentite come proprie da buona parte della popolazione – con l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione stessa. Accentua così ulteriormente la propria logica bellicista, che ha in comune con tutti gli Stati.
A 40 anni dalla ricostituzione della Generalitat (il parlamento catalano, 23 ottobre 1977) lo Stato spagnolo esige nuovamente rassegnazione e sottomissione al proprio “ordine costituzionale”. Lo fa liquidandola, come già fecero nel 1925 la dittatura monarchica di Primo de Rivera, nel 1934-35 il governo repubblicano di destra – che nel frattempo soffocava nel sangue e nel fuoco la rivoluzione sociale nelle Asturie –  e poi ancora nel 1939 Franco: totalitariamente, perché la saldatura originaria dello Stato non tiene conto della storia e, specialmente nel caso spagnolo, non tollera i sentimenti di indipendenza né gli aneliti di libertà, giustizia sociale e dignità di molte e di molti in Catalogna e nel resto della Spagna, né – tantomeno – gli scontri interni alla stessa borghesia.
Lo abbiamo già detto in altri momenti: ci opponiamo a tutti gli Stati e alle loro argomentazioni legali – costituzionali o meno – di violenza concentrata, di uccidibilità e di repressione normalizzata, di logica totalitaria e patriarcale. Caratteristiche costitutive anche degli Stati democratici, in cui oppressione e dominio sulle persone e sui popoli coesistono – a seconda delle convenienze – con limitate libertà formali.
La repressione dello scorso 1 ottobre, l’arresto dei dirigenti della ANC e di Omnium Cultural, i processi per sedizione e/o ribellione contro membri della Generalitat, gli interventi del governo statale su televisione e radio autonomiste e sui Consigli, la destituzione del presidente e del Governo catalani, il controllo sul Parlamento… e l’arrivo di Rajoy e dei suoi ministri per prendere il controllo del territorio catalano mostrano la dinamica dello Stato spagnolo.
Siamo di fronte ad una involuzione statalista reazionaria storica, cominciata in Catalogna ma che non si fermerà qui. Colpisce e riguarda tutte le persone sensibili che considerano la libertà, la dignità e la giustizia necessarie come l’aria.
Difenderle significa per noi farlo attraverso un’ampia unità solidale. Ma in modo indipendente, perché crediamo che la logica politica e statalista corrompa ciò che è più essenzialmente umano: le coscienze e la costruzione di relazioni umane benefiche. Essa è un ostacolo diretto alla possibilità di comunità aperte, includenti ed autodeterminate.
Di fronte a questa logica, la costruzione di comunanze di valori ideali ed etici è l’opera quotidiana del nostro umanesimo socialista e la tessitura teoretica di un’alternativa di autoemancipazione possibile e praticabile.

Barcellona, 24 ottobre 2017
Socialismo libertario

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ius soli

sono bambini, nessuno è straniero!

Sono rumeni, cinesi ed ecuadoriani, arabi e senegalesi, italiani del sud e del nord, sono bambine e bambini, giocano e crescono assieme, per questo nessuno di loro è straniero. Sono nati qui o ci sono arrivati, nella migliore delle ipotesi con i propri genitori, e ora questa è la loro casa. Parlano già l’italiano o lo impareranno da chi avrà cura di comunicare con loro, tra i banchi di scuola o nel quartiere facendo sport o nel tempo libero.
Ad alcuni piace la pasta al pomodoro, altri preferiscono cous cous, empanadas e kebab e tanti potranno assaggiarli tutti grazie ai giovani amici. Gli asili e le scuole di un paese a natalità zero hanno scongiurato il pericolo di chiudere grazie a questi nuovi piccoli abitanti del mondo.
Il mondo è cambiato, il mondo è qui, e mai come ora il mondo dei bambini, la loro quotidianità, è di tutti i colori. Diritti uguali per tutti, riconosciuti solo da uno ius soli autentico, è davvero il minimo che si meritano.
Invece in Senato interessi politici e di partito fermano uno ius soli “temperato”, che vincola questi diritti a condizioni stringenti, e quindi motivo ancora di discriminazioni a danno dei bambini.
Gli accordi con lo Stato libico, i confini e le leggi dello Stato italiano sono motivo di morte ed esclusione per centinaia di migliaia di persone, e crescentemente di bambini.
L’accoglienza umana è un’esigenza vitale per tutti coloro che sono in cammino verso un’esistenza migliore, ma è anche un’opportunità di incontro e conoscenza, di miglioramento, per chi vive lungo questo cammino o lì dove finalmente giunge. L’accoglienza ha un valore per tutti e si basa su valori che ci rendono persone migliori. Chi lavora e si impegna nel mondo dell’insegnamento e dell’educazione conosce l’importanza di questi valori, del rispetto della dignità umana di ciascuno, della solidarietà e dell’amicizia che permettono la migliore convivenza. Per questi motivi le educatrici e gli educatori e insegnanti della Comune umanista socialista stanno promuovendo da tempo il Manifesto per un’educazione umanista e radicale (disponibile qui) e in questo mese di mobilitazioni ti invitiamo a conoscerlo e sottoscriverlo.

le insegnanti e gli insegnanti de

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