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AdessoLaStoria


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solidarietà contro le persecuzioni omofobiche in Cecenia

Oltre cento persone sono state arrestate, internate nel campo di detenzione di Argun, vicino la capitale Grozny, torturate ed in alcuni casi uccise dalle forze di sicurezza e da militanti vicini al governo fascistoide di Ramzan Kadyrov, fedele amico e vassallo di Vladimir Putin. Il presidente ceceno ha vergognosamente rinnegato l’esistenza di questo centro, sostenendo che “non si possono detenere persone che non esistono nella Repubblica Cecena” e che se ci fossero “i loro parenti li manderebbero in un luogo da cui non c’è più ritorno”. Queste dichiarazioni esprimono il carattere criminale di questo personaggio -a capo della repubblica facente parte della Federazione Russa- anche perché, come denunciato dalla Rete LGBT russa, alcune persone che vengono mandate via dal campo sono consegnate ai propri familiari, con il compito di ucciderli per ristabilire l“onore” della famiglia.

Ad un livello diverso anche a Napoli non sono mancati episodi di intolleranza omofoba in questi giorni, come nel caso di due donne che sono state intimate da alcuni militari dell’esercito a lasciare la centrale Piazza Dante perché “scoperte” a baciarsi.

Siamo e saremo sempre al fianco di chi si impegna e lotta contro ogni discriminazione e omofobia, perché pensiamo che la libertà di scelta e di espressione, a partire dalla sfera affettiva, sia un valore fondamentale da affermare e difendere per il bene di ciascuno e di tutte/i.

La Comune - Napoli
Via Nardones 14
Info: lacomune.napoli@gmail .com

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alle realtà, alle forze e alle personalità del pacifismo e della solidarietà

La quotidiana strage di innocenti in Siria, tra cui molti bambini, colpisce i nostri sentimenti e ci ha motivato a raggiungere diverse forze, realtà, associazioni e personalità per verificare la possibilità di una mobilitazione nazionale per la pace e l’accoglienza in solidarietà con la gente in Siria contro la guerra e il terrore.
Si è aperto un positivo percorso che vede come protagonisti anzitutto alcuni settori della comunità siriana (che hanno promosso già un appello insieme a diverse personalità ), realtà impegnate nella solidarietà, associazioni di immigrati e La Comune per promuovere una manifestazione nazionale la più ampia e unitaria possibile.   


Perciò vi invitiamo a partecipare ad un incontro nazionale a Roma
Sabato 22 aprile alle ore 15.00
presso la Casa de La Comune in via di Porta Labicana 56/a.

 

Per info:
Casa della Cultura: 055.8622714 – 055. 8622393
Renato Scarola (347.0772376)
Michele Santamaria (340.7903971)

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libertà e giustizia per Gabriele Del Grande
e per tutte le vittime della repressione di Erdogan

Dal 10 aprile scorso il documentarista e blogger italiano Gabriele Del Grande è in stato di fermo in Turchia. È stato fermato dalle autorità turche al confine con la Siria perché ritenuto non in possesso dei titoli per esercitare il suo mestiere di giornalista nel paese. È ancora trattenuto nel paese e per questo ci associamo a chi ne chiede l’immediata liberazione ed esprimiamo la nostra piena solidarietà a lui e a i suoi cari.
Ma Gabriele Del Grande -- che è da tempo impegnato nella testimonianza e nelle denuncia dei pericoli a cui vanno incontro gli immigrati che cercano di giungere sulle sponde nord del mediterraneo, prima con il suo blog Fortress Europe e poi con il documentario Io sto con la sposa –   è solo una delle migliaia di vittime della repressione che Erdogan ha scatenato contro la gente di Turchia. Dopo il fallito golpe del luglio scorso, infatti, sono stati decine di migliaia gli arresti, le epurazioni, le intimidazioni verso giornalisti e oppositori, mentre non si ferma la guerra contro la minoranza curda. Il recente referendum costituzionale, sul cui risultato c’è più di un sospetto di brogli, ha adesso concesso a Erdogan ulteriori poteri, forieri di nuovi pericoli per la gente di quel paese. Per questo unendoci a chi chiede la libertà di Gabriele Del Grande, ci sentiamo e ci schieriamo al fianco di coloro che, tra i giornalisti, le donne, i giovani, le minoranze e gli attivisti della solidarietà e del pacifismo, ogni giorno in Turchia si contrappongono al regime repressivo ed oppressivo del sultano democratico Erdogan.

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la verità sul Decreto Minniti

meno tutele e più repressione

Il Parlamento ha dato il via libera al decreto proposto dal ministro Minniti. La legge approvata, nel fronteggiare l’afflusso degli immigrati, restringe da una parte le tutele, soprattutto giudiziarie, per i richiedenti asilo; dall’altra, inasprisce i dispositivi repressivi a cominciare dalla riapertura in ogni regione dei CIE (oggi CPR), fino a prevedere di una sorta di Daspo urbano contro gli “abusivi” e il “degrado”, facendo dei sindaci degli sceriffi.  Nella sostanza peggiorerà le già difficili condizioni di vita degli immigrati. Il ministro si fa vanto di aver accelerato le procedure per l'asilo. Poco importa, però, se lo fa minando un diritto minimo e fondamentale: quello di poter fare ricorso ai giudici contro le decisioni delle Commissioni. La legge prevede, infatti, tutta una serie di norme dissuasive. Si elimina il grado di Appello, si rende insignificante il contraddittorio nel processo e si creano le sezioni “specializzate” dei Tribunali, diminuendo così il numero dei giudici a cui potersi rivolgere per fare ricorso (ci sarà una sezione ogni capoluogo di regione). Insomma a decidere sui permessi di soggiorno saranno unicamente le Commissioni territoriali, organismi sottomessi alle valutazioni politiche in materia di asilo. Risultato: meno permessi e, quindi, aumento esponenziale degli “irregolari” cui applicare le inasprite misure repressive del decreto. Migliaia gli immigrati che saranno costretti alla clandestinità e quindi allo sfruttamento, al ricatto e alla marginalizzazione. Queste norme, in definitiva, non tutelano nessuno, prefigurano un abuso delle misure repressive e non tutelano la sicurezza di nessuno. Invece, come da sempre diciamo, l'accoglienza umana conviene a tutti e il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario per i profughi e per tutti gli immigrati è una prima misura utile e umana. Continueremo nella nostra battaglia per l’accoglienza unendoci ai tanti che hanno già espresso la loro ferma contrarietà a questa legge illegittima e disumana. 

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Le donne de La Comune condividono questo testo importante scritto dalle nostre amiche del Cìrculo de Amigas Feministas di Buenos Aires. Insieme a loro e alle donne argentine ci uniamo al grido “Siamo tutte Micaela”.  Facciamolo conoscere a tante e tanti.

“siamo tutte Micaela”

E' questo il grido di migliaia di donne che sentono l’assassinio di Micaela come un attacco alla dignità di tutte e di ognuna. Anche noi lo sentiamo e lo pensiamo così, per questo esprimiamo la nostra più profonda solidarietà a tutti i suoi cari. Micaela aveva 20 anni, era una giovane solidale e militante del movimento Evita. Sebastian Wagner è un patriarca frustrato e invidioso, nonostante avesse già violentato due donne, con l’aiuto del giudice Carlos Rossi è uscito dal carcere prima di terminare la sua pena. Così ha potuto esprimere contro di lei la sua rabbia maschilista e assassina. Questo “errore” giudiziario non è un caso isolato. Rimane, una volta di più, l’evidenza del carattere patriarcale e irriformabile della giustizia che, come tutte le istituzioni statali di qualsiasi segno politico, ha il bisogno costante di garantire un ordine oppressivo, soprattutto contro le donne, i bambini e i più deboli.
Vogliamo riaffermare che la cosa più importante e benefica per affrontare la violenza maschilista è costruire relazioni di solidarietà e sorellanza tra donne; educarci all’autodifesa, all’attenzione e alla cura reciproca, rompendo il cerchio dell’isolamento e dell’individualismo.  Così possiamo riprendere e sviluppare lo spirito di “Ni una Menos”. Per questo proponiamo e promuoviamo la formazione di collettivi indipendenti di donne. Per rafforzare il nostro protagonismo, la nostra coscienza e cominciare a cambiare la nostra vita facendo valere il nostro pensiero e i nostri sentimenti. Facendo sentire la forza delle nostre idee e la nostra voce e costruendo libertà per ognuna e per tutte le donne e quindi per tutti.

Giustizia per Micaela! Basta stupri e femminicidio!
Autodifesa e protagonismo femminile indipendente!
Costruiamo collettivi indipendenti di donne contro la violenza e per la libertà!

Cìrculo de Amigas Feministas
www.facebook.com/circulodeamigasfemistas - circulodeamigasfemistas.blogspot.com

traduzione a cura di Simona De Martino

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