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AdessoLaStoria


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28 settembre: giornata internazionale per la depenalizzazione dell'aborto

interamente  libere

scegliere sul nostro corpo è scegliere sulle nostre vite

Ci uniamo alla voce di tante donne del mondo ed esigiamo il diritto per tutte a scegliere se portare avanti o meno una gravidanza. Ricordiamo che in molti paesi l'aborto è ancora proibito e migliaia di donne continuano a morire perché costrette a ricorrere alla clandestinità. In Italia, nonostante  l’ottenimento della legge 194 conquistata dal movimento femminista, la possibilità di abortire è sempre più ostacolata dalla massiccia presenza nelle strutture sanitarie di obiettori di  coscienza.

Non possiamo tollerare nessun passo indietro: pretendiamo la piena garanzia della libertà di scelta per tutte.  Stati e chiese, patriarcali per statuto fondativo, ostacolano senza tregua la piena affermazione delle donne legiferando e sindacando sulle nostre vite, sul nostro corpo, sulla nostra interezza. Governi ipocriti e assassini, mettono bocca su quando e come avere figli mentre lasciano morire in mare migliaia di bimbi immigrati.

Per riappropriarci della nostra interezza abbiamo bisogno di andare in profondità, di ripensare ogni aspetto della vita a partire dal nostro essere parte del genere femminile.
Essere libere vuol dire innanzitutto essere responsabili del nostro bene, scegliere come vivere le relazioni con le altre e gli altri, curare la nostra salute in tutti i sensi.
Abbiamo bisogno di  informazione, di scambio, di un’educazione da non delegare allo Stato. Abbiamo bisogno di incontrarci, di aiutarci, di ascoltarci e di riprendere le redini delle nostre vite, della nostra sessualità, della nostra arte di generare, delle nostre capacità, tanto naturali quanto incredibili.

Abbiamo una proposta che comincia a realizzarsi: Collettivi Dipende da noi donne in ogni città, in ogni università, in ogni scuola. Su questi e altri argomenti, mettendo al centro la libertà delle donne come possibilità di libertà per tutti. Sei interessata?

autodeterminazione per tutte le donne!

Le donne de La Comune

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pubblichiamo il testo scritto da Socialismo libertario di Spagna sulla vicenda del referendum per l'indipendenza della Catalogna
su http://www.socialismolibertario.org/ si possono trovare le versioni in spagnolo e catalano 

con il sentimento di indipendenza
contro la ragione di Stato

No alla repressione e alla prepotenza dello Stato spagnolo e del governo Rajoy
per comunità autodeterminate e liberamente scelte
per la convivenza e la solidarietà fra i popoli

Undici esponenti governativi, una funzionaria amministrativa, due lavoratori e un imprenditore detenuti, in alcuni casi anche senza mandato giudiziario, per aver preparato il referendum del 1° ottobre 2017.
Confisca da parte della Guardia Civil di materiale elettorale in corso di stampa, perquisizioni nei dipartimenti della Generalitat (il governo catalano), nelle sedi dei partiti e nelle abitazioni private di esponenti della Generalitat stessa.
Invio di nuovi contingenti della Guardia Civil e della Polizia nazionale e sospeensione delle ferie e dei permessi per gli appartenenti alla Guardia Civil e alla polizia nazionale di stanza a Barcellona.
Umiliazione della Generalitat. Una situazione di aggressione senza precedenti da parte dello stato centrale alle libertà di espressione, riunione, opinione, sbandierando come giustificazione le leggi della democrazia e la Costituzione del 1978. Questo è ciò che sta avvenendo in Catalogna. Gli stati, siano democratici o meno, concedono libertà limitate, ingabbiate, non sempre vigenti, come dimostra ciò che stiamo vivendo.
Nella decadenza in atto il governo del Pp (Partido popular) mostra ancor più chiaramente il suo vero volto colpendo con tutto l'apparato statale spagnolo (giudiziario, mediatico, poliziesco e politico) il diritto a decidere, sguainando la forza dello stato di diritto contro le aspirazioni che - come affermato da Rajoy, dal Psoe (Partito socialista) e da Ciudadanos - “non si attengono alle leggi della democrazia”.
L'indignazione delle popolazioni catalane indipendentiste e non, come di altre popolazioni non catalane (basti vedere le espressioni di solidarietà a Madrid, Valencia, Bilbao e nelle isole) è in nome della giustizia contro l'ingiustizia e l'umiliazione della Catalogna.
Ci uniamo a queste voci per porre fine immediatamente alla repressione statale e perché siano liberate le persone arrestate.
Nella difesa del diritto a decidere, stiamo dalla parte del sentimento di indipendenza. L'indipendenza come facoltà di decisione e di liberazione sia individuale che collettiva contro ogni forma di oppressione. Proprio per questo siamo contro la ragion di stato, tanto nella sua logica quanto in come si esprime nelle istituzioni oppressive. Ciò vale nei confronti degli stati esistenti, come quello spagnolo. Altrettanto vale di fronte a possibili stati futuri, come quello catalano.
La mobilitazione in difesa delle libertà non significa quindi prendere partito nello scontro fra le istituzioni autonomiche locali e quelle dello stato centrale, che è un conflitto statalista fra una borghesia e l'altra. Proprio come avviene nell'utlizzo strumentale dell'indignazione da parte del Governo catalano e dell'Anc (Assemblea nazionale catalana) che, significativamente, antepongono la “difesa delle istituzioni” alla difesa della libertà.
E lo fanno perché fin dal suo sorgere il progetto indipendentista ha tratti di totalitarismo democratico e dinamiche incerte, tuttora imprevedibili e con protagonisti irresponsabili.
Crediamo che si debba sfuggire più che mai alla morsa politica che sottomette i popoli perché non c'è un'alternativa di libertà e di autodeterminazione nel quadro dei progetti statali.
Per quanto possa apparire difficile e lento immaginare, pensare, discutere e condividere la costruzione di comunanze - come abbiamo già cominciato a fare – e di comunità libere da qualunque stato, questa è la strada che abbiamo scelto noi umaniste/i socialiste/i di Socialismo libertario e la proponiamo a tutte e tutti, misurandosi con le differenze e le diverse sensibilità, ma nella convinzione che risponda a aspirazioni umane e non alla politica dei poteri oppressori, quali che siano le loro bandiere.

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riceviamo e pubblichiamo dall'Associazione antirazzista e interetnica 3 febbraio questo comunicato in merito alle dichiarazioni di Papa Francesco sull'accoglienza

il dramma degli immigrati bloccati in Libia

i passi indietro di Papa Francesco sull’accoglienza …

Nostri simili, che cercano salvezza, sfuggendo a guerre e privazioni, questa è la gente che emigra. Lottiamo con loro, e la loro speranza di vivere meglio è anche la nostra.
Per queste ragioni abbiamo salutato positivamente l’impegno di Papa Francesco per l’accoglienza agli immigrati. Dal viaggio a Lampedusa alla messa celebrata al confine tra Usa e Messico, alle parole contro i potenti che non aprono il cuore e le loro porte agli immigrati, alla proposta di ospitare in ogni parrocchia una famiglia di profughi. Nell'incontro mondiale dei movimenti popolari a cui la nostra associazione è stata invitata in Vaticano il 5 novembre 2016, ha ribadito tutto questo.
Oggi invece, mentre milioni di persone sono maltrattate e torturate in Libia dagli stessi aguzzini che prima li mettevano sui barconi e ora, foraggiati dallo Stato italiano, ne impediscono le partenze, dice nell’incontro con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Colombia: “credo, ho l’impressione che il governo italiano sta facendo di tutto per lavori umanitari, di risolvere anche problemi che non può assumere”. E aggiunge: “il problema dei migranti è: primo, un cuore aperto, sempre anche per un comandamento di Dio, ricevere… Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza” e per essere più chiaro continua: “ Cosa significa? Primo. Quanti posti ho.”
Dov'è quella visione dell’umanità finora propugnata contro l’indifferenza e la logica dello scarto? Dobbiamo ribadire anche a lui che il posto sulla terra c’è? Pensiamo al patrimonio immobiliare dismesso e inutilizzato in questo Paese o a interi centri abitati che si spopolano! È un problema di numeri? Nell’Europa così grande e ricca dove il calo delle nascite è conclamato, il problema è il posto che non c’è per chi viene da fuori? E, seppure i nodi sono inestricabili a causa di un sistema che genera povertà e guerre, perché dare la croce a chi fugge? Qual è il problema: il posto che non c’è o i cuori che dovrebbero aprirsi, non meno delle menti, con fiducia nel prossimo e nei mezzi che abbiamo per accogliere?
Francesco merita rispetto per quei barlumi di umanità dimostrati stando a fianco dei bisognosi, ma ancora di più lo meritano i nostri fratelli e sorelle che emigrano per salvarsi. Le sue parole sono gravi e ingiuste. In nome della salvezza di vite umane non possiamo accettare nessun calcolo politico, non c’è convenienza che tenga. Siamo al loro fianco insieme alla gente di buona volontà che ha a cuore veramente l’umanità: dai volontari delle Ong che non si piegano ai diktat del governo, ai giuristi, ai giornalisti coraggiosi, agli stessi religiosi che si impegnano per l’accoglienza. La nostra è senza condizioni per tutti i profughi e gli immigrati.

Chiunque ha a cuore l’umanità si schieri!

Associazione Antirazzista Interetnica 3 febbraio www.a3f.org 3465708065

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Report della riunione del 9 settembre del comitato promotore della manifestazione del 7 ottobre

Pace e libertà per il popolo siriano e tutti i popoli oppressi!
Accoglienza, senza condizioni, per tutti i profughi e gli immigrati!

Siamo ad un mese dalla manifestazione e siamo convinti delle ragioni che ci hanno spinto a convocarla. Salutiamo con soddisfazione la notizia che per lo stesso giorno è convocata una manifestazione sugli stessi contenuti del nostro appello a Barcellona, città così gravemente colpita dalla violenza assassina del terrorismo mentre è stata protagonista della più grande manifestazione in Europa contro il razzismo e per l’accoglienza di chi cerca scampo da guerre, dittature, miseria e terrore.
Gli sviluppi della realtà confermano e precisano le ragioni di fondo che già a maggio ci avevano spinto a decidere insieme che di fronte al bombardamento chimico di Assad, a quelli di Trump e all’imperversare del terrorismo fosse necessario reagire. Abbiamo fin dall’inizio unito la solidarietà con il popolo siriano e quelli mediorientali ed oppressi alla lotta contro il razzismo per accogliere, senza condizioni, profughi ed immigrati. Questa tragica estate ha visto approfondirsi la catena di stragi terroriste come a Barcellona e nel Burkina Faso, continuare il dramma delle morti di innocenti nei mari, ulteriormente facilitate dagli accordi criminali con il governo e banditi libici, mentre si attaccano vergognosamente le Ong.  
Abbiamo deciso, per rendere più chiara l’unitarietà della lotta contro le guerre e il terrorismo di cui il popolo siriano è una delle vittime principali e quella per l’accoglienza, di enfatizzare nel titolo la proposta di accoglienza già presente nell’appello della manifestazione. Si è deciso anche di lanciare un appello ai testimoni della lotta per la verità e la giustizia, a partire da chi si batte per l’accoglienza, per la verità e la giustizia per Giulio Regeni e tutte le vittime della repressione in Egitto, contro la normalizzazione dei rapporti con i regimi tirannici e assassini. La manifestazione quindi si intitolerà: “Pace e libertà per il popolo siriano e tutti i popoli oppressi! Accoglienza, senza condizioni, per tutti i profughi e gli immigrati!”.  Si è conseguentemente deciso di realizzare un manifesto stampato che avrà questo titolo e a seguire le parole d’ordine dell’appello già deciso nelle precedenti riunioni.
Nelle prossime settimane cominciamo a prepararla ed è auspicabile che si costituiscano comitati promotori locali, che si impegnino nella promozione di incontri, dibattiti e nell’organizzazione della partecipazione alla manifestazione nazionale, che si snoderà da Piazza della Repubblica a Piazza Madonna di Loreto ed è già stata notificata e autorizzata dalla Questura di Roma. Rivolgiamo un caloroso appello a tutte le forze e le realtà pacifiste, dell’antirazzismo, alle comunità immigrate ad aderire e mobilitarsi per il 7 ottobre.
Per pubblicizzare la manifestazione si è deciso di formare a Roma una commissione per l’informazione. Si sono ribadite le decisioni già prese per l’autofinanziamento ed è indispensabile cominciare a versare i soldi per realizzarlo. Ricordiamo che abbiamo deciso una quota di 300 euro per le forze nazionali, di 50 per quelle locali e sottoscrizioni libere per le personalità. Per fare lo striscione, stampare i manifesti, prendere l’amplificazione ecc. c’è bisogno di soldi quindi mettiamoci all’opera per l’autofinanziamento. Si è costituita una commissione organizzativa che varerà un preventivo e successivamente un bilancio delle spese e delle entrate. 

Per i versamenti è stata presa un postepay, gli estremi sono: Carta Postepay Evolution, dal tabaccaio o con un bonifico: carta n. 5333171049903053     IBAN (per i bonifici) IT13B076010513821 1552211553 intestata a Germano Mario Federico Monti.  Causale: 7 ottobre a Roma.                                                         

Nelle città si stanno prenotando i pullman, è importante che si comunichino tempestivamente orari e luogo di partenza all’email aromaperlasiria@libero.it.

La prossima riunione del Comitato promotore si svolgerà sabato 30 settembre alle 10,30 alla Casa della Comune di Roma.

Per il comitato promotore,  Renato Scarola e Germano Monti

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un impegno per la vita

contro la tempesta assassina che attraversa il mondo

È possibile vivere diversamente e cominciare ad essere felici, seppure in un contesto devastato come quello in cui ci troviamo. Perché ciò avvenga c’è bisogno di un impegno diretto per difendere la vita dalla tempesta assassina in atto. Possiamo attingere alle risorse più intime e benefiche di cui disponiamo umanamente riconoscendoci nell’altrui umanità e unendoci tra persone più disponibili e generose che intendono migliorarsi. Abbiamo cominciato questo cammino nell’umanesimo socialista perseguendo una speranza concreta. Ci uniscono idee e pratiche di una vita diversa, una ricerca di valori positivi, di ascolto, di rispetto e un’affettività grazie a cui fronteggiamo l’odio che muove tutti i nemici dell’umanità.
Mai come ora dobbiamo difendere la vita da questi nemici, infrangendo indifferenza ed assuefazione, non cadendo nella trappola mortifera del ‘preservare la normalità’. Di quale normalità stiamo parlando? Quella per cui la vita ha sempre meno valore ed è messa in pericolo da terroristi di diversa origine e matrice, da stupratori, a seguito di un banale litigio, nei viaggi per emigrare, per mancato soccorso, incuria, per l’odio che corre sul web. L’Isis neonazista ha esaltato ancora di più tutto questo fornendo esempio a frustrati e vigliacchi di ogni sorta in società in disgregazione, intrise di disvalori. Le potenze oppressive, democratiche e non, sono compiacenti o complici con i terrorismi politici in tutto il mondo fino, in alcuni casi, a foraggiarli direttamente. E intanto si affacciano nuove minacce nucleari.
È questa la tragica normalità che vorrebbero preservare tutti gli Stati, anche quelli democratici: non difendono la vita delle persone ma i loro profitti, in nome dei quali sono disposti a sacrificare gente innocente, come è avvenuto anche di recente a Barcellona, senza offrire nessuna prospettiva positiva.
Sta a noi tutti imparare ad attivare attenzione e a prevenire gli atti di violenza diffusa e dilagante, e a curarci insieme di ogni aspetto dell’esistenza.
Vogliamo offrire questa strada, espanderla, condividerla, arricchirla e migliorarla insieme a tutti coloro che vogliono reagire, sostenendo gli intenti più coraggiosi e benefici.
Costruire la manifestazione del 7 ottobre a Roma contro il terrorismo diffuso, per difendere la vita, per l’accoglienza e a fianco delle Ong e delle popolazioni siriane è parte di questo impegno.

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