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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         al 7 gennaio
                                       abbiamo raccolto

                               165.275 euro

 


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educatori e educatrici solidali

contro le violenze sulle persone diversamente abili

L’ultimo episodio è avvenuto in provincia di Bari, dove 4 educatrici di una struttura di riabilitazione hanno perpetrato ripetute violenze fisiche e psicologiche contro dei giovani con autismo.
È un’ignobile espressione di violenta cattiveria contro persone indifese che denunciamo con forza e condanniamo inequivocabilmente.
Come educatrici e educatori vogliamo esprimere la nostra più piena solidarietà alle vittime di queste azioni infami e ai loro cari, mentre ci associamo allo sdegno di quella collega che ha denunciato le lavoratrici violente dando un importante esempio di reattività e coraggio.
Il nostro è un lavoro di cura e di vicinanza, rivolto a persone che diversamente ma similmente necessitano di sostegno e in nessun modo e in nessuna circostanza può essere concepito e operato diversamente da così,
Non esistono giustificazioni per la violenza vigliacca contro chi è affidato alla nostra cura.
In una società sempre più disgregata, come quella in cui viviamo, la violenza diffusa prolifera, promana dall’alto di un governo razzista e fascistoide e da tanti che con prepotenza si accaniscono spesso contro immigrati, donne, bimbe e bimbi o persone diversamente abili.
Scegliere di essere solidali e di fare della cura una professione è espressione di coraggio, per di più in un contesto nel quale le condizioni e la dignità lavorativa di tante educatrici e di tanti educatori sono precarie e messe sotto attacco di scelte politiche, sociali e padronali.
Ma proprio per questo non accettiamo nessuna giustificazione: chi è violento contro chi soffre o chi è più debole incarna gli stessi disvalori e agisce con la stessa logica di fascisti e di sfruttatori, di bulli e di prepotenti, contro cui ogni giorno combattiamo in virtù di valori affermativi e di una prospettiva di convivenza radicalmente alternativa.

Le educatrici e gli educatori de La Comune

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nuova strage terrorista a Nairobi

La scorsa notte un commando ha compiuto una strage in un albergo di Nairobi, in Kenia: è di 14 per ora il bilancio delle persone inermi uccise; immediatamente è arrivata la rivendicazione degli al-Shebab somali, affiliati ad al-Qaeda. Già in passato essi avevano colpito in questo paese: il Kenia, infatti, fa parte di una coalizione militare internazionale intervenuta in Somalia a sostegno del governo ufficialmente riconosciuto e contro gli stessi al-Shebab.

La distanza dagli avvenimenti, che per la stampa internazionale è sempre di più motivo di distrazione e sottovalutazione, non affievolisce in noi il dolore per le vittime e la implacabile volontà di lotta contro ogni forma di terrorismo assassino e nemico dell'umanità.

L'attentato di Nairobi ricorda a tutti l'attualità del pericolo, nonostante le periodiche dichiarazioni d'intenti alternate a sbrigativi e trionfali bilanci cui sono soliti i potenti della Terra. Se il progetto statale e territoriale di califfato dell'Isis ha subìto sconfitte decisive, ciò non significa affatto un generale arretramento del terrorismo di ispirazione islamica. Le reti affiliate, collegate, alleate di al-Qaeda proliferano in ampie regioni dell'Africa e dell'Asia e periodicamente colpiscono in Europa e America. Talvolta esse dispongono di basi territoriali da cui muovono i loro attacchi; spesso godono di connivenze politiche e legami economici interni agli ordinamenti esistenti; sempre si specchiano, come mostri gemelli, nei poteri statali cui si pretendono alternativi.

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Rosa Luxemburg 100 anni dopo

Cento anni fa, la sera tra il 15 ed il 16 gennaio 1919, moriva Rosa Luxemburg, uccisa dai corpi franchi armati al servizio dei poteri oppressivi, criminali strumenti della controrivoluzione che aveva chiaro che uccidere Rosa voleva dire menare un attacco qualitativo all'idealità, alle speranze, all'esempio, al sentimento di una vita diversa e migliore per le donne e gli uomini che ella scelse di incarnare.

Ricordarla è motivo di appassionato apprendimento dalla sua straordinaria personalità, è fonte di responsabilità ed amore verso la vita, di lotta e determinazione contro le ingiustizie e le oppressioni. Rosa era di casa ovunque vi fossero nuvole, canto di uccelli e lacrime umane, vivendo ed amando la natura come parte della sua radicale umanità. Fu rivoluzionaria, l'unica che non si macchiò mai le mani di sangue, la sua rotta socialista pur senza infrangere la prigionia della politica rivoluzionaria e del socialismo scientifico fu unica e peculiare ergendosi e lottando contro la guerra ed il nazionalismo, per il riscatto cosciente degli ultimi, indicando un'altra via rispetto a quella che ha prevalso nel socialismo novecentesco. Il suo coraggio è per noi un esempio così necessario oggi.

Abbiamo raccolto l'eredità degli aspetti essenziali che ci offre, guardando alle lezioni della sua vita e del suo impegno, rinnovandoci perciò profondamente nei principi, nei fini e nei valori di un'ipotesi di liberazione, scegliendo di essere altro dalla politica in tutte le sue forme.

Nell'affermare una nuova prospettiva umanista socialista di libera ed intransigente ricerca del bene in comunanza, sentiamo imperituro il suo afflato che ci ispira.

Viva Rosa Luxemburg

Giornate di riflessione "Rosa Luxemburg, lezioni attuali di vita e di impegno" a Milano, Bologna, Roma e Napoli. Tutte le info nel banner qui a fianco

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Danzica

fermiamo l'odio che uccide

Il sindaco di Danzica Adamowicz è stato vittima di un inquietante omicidio politico: un uomo è salito sul palco mentre presenziava ad una serata di beneficienza e lo ha accoltellato di fronte a migliaia di persone.

Il crimine ha una esplicita natura politica, rivendicata dall'attentatore. Da oltre vent'anni popolarissimo sindaco della città baltica, Adamowicz era oggetto di quotidiani attacchi verbali da parte dell'estrema destra poiché rappresentava un argine alla politica xenofoba e reazionaria del governo centrale, poiché era a capo di una amministrazione locale aperta agli immigrati ed alle minoranze.

Come molti hanno commentato, il delitto è frutto del clima di razzismo e di egoismo sociale, di odio contro le persone diverse e gli inermi che si va diffondendo in Europa tanto nei palazzi governativi che in ampi settori di società. Le condanne di circostanza da parte di chi è impegnato quotidianamente ad alimentare l'intolleranza e a garantire l'impunità dei fascisti, non cambiano il quadro. Al contrario. Occorre piuttosto moltiplicare l'impegno per unire tutte le persone solidali, sviluppando una cultura e una prassi di accoglienza e di solidarietà e allo stesso tempo imparando insieme a non sottovalutare il pericolo e a difenderci. La città teatro di questo efferato delitto sia di ispirazione: dai cantieri navali di Danzica nell'agosto del 1980 prese vita una rivoluzione popolare, pacifica e combattiva in grado di mandare in crisi la dittatura burocratica.

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il caso Battisti

noi, da sempre contro il terrorismo reazionario

Sta facendo scalpore l’arresto di Cesare Battisti e la sua estradizione in Italia. Cesare Battisti è stato un leader dei Proletari armati per il Comunismo (Pac) condannato all’ergastolo per essere mandante e/o esecutore materiale di quattro omicidi, tra cui quelli di due commercianti, il gioielliere Torregiani e il macellaio Sabbadin, e non ha mai fatto un’autocritica della pratica terrorista. Da sempre abbiamo combattuto e denunciato il terrorismo per il suo carattere reazionario e per la sua logica disumana e criminale funzionale a preservare il dominio della borghesia. Perciò ci colpisce che settori di sinistra e intellettuali lo difendano senza dire una parola di condanna del terrorismo e su chi è stato realmente questo personaggio. La denuncia del terrorismo, ieri come oggi, non può essere rimossa o omessa: Battisti come tutto il terrorismo “rosso” degli anni ’70 è stato utile alla borghesia e ai poteri oppressivi e ha contribuito a criminalizzare e normalizzare i movimenti. D’altra parte, sono state ripetutamente provate le collusioni con gli apparati statali. Il ministro fascioleghista Salvini si glorifica di questo arresto ed esalta le istituzioni statali, ma in realtà tutta la storia dello Stato democratico italiano è di copertura e/o di collusione di stragi terroriste rimaste regolarmente impunite. La scontro tra terrorismo di Stato e tra chi vuole costruire uno Stato, a sua volta oppressivo, è tutta interna a logiche stataliste e borghesi. In ragione della difesa della vita e dell’impegno per il suo miglioramento siamo contro tutti i terrorismi.

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 • n. 328


dal 7 al 21 gennaio 2019


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socialista
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