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AdessoLaStoria


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Strasburgo, il terrorismo uccide ancora

Ieri sera un uomo ha sparato sui passanti nei pressi di un mercatino di Natale: tre le vittime, quattordici i feriti. Di nuovo una strage crudele su vittime inermi e scelte a caso. Il dolore e la rabbia possono motivare una reazione: sentimentale, in primo luogo, al fianco delle persone colpite e dei loro cari, e di pensiero, per imparare a difendere la vita nostra e altrui.

Non è proprio il caso di abbassare la guardia. La sconfitta militare dell’Isis in Siria non significa che il terrorismo nazi-jihadista sia scomparso, né che abbia smesso di essere attrattivo per i cosiddetti lupi solitari, come sembra essere Cherif Chekatt, l’attentatore di Strasburgo. Successivamente la polizia ha anche fermato quattro sospetti che forse lo hanno aiutato nei suoi progetti e nella fuga. Di fronte a questo ennesimo attentato – e considerando i pericoli di vario genere che si moltiplicano nelle società disgregate in cui viviamo – è necessario mantenere una costante attenzione: evitiamo di esporci incautamente ai pericoli, a luoghi affollati e insicuri; impariamo a guardarci attorno.

Ma guardiamoci anche da istituzioni incapaci e irresponsabili fino alla complicità: non siamo di fronte a una tragedia inevitabile. La polizia francese conosceva perfettamente l’attentatore; ieri mattina i gendarmi sono andati al suo domicilio senza trovarlo; dopo la strage lo hanno intercettato e perso di nuovo. Dunque le autorità sapevano in anticipo di un grave pericolo ma hanno scelto la solita linea di comportamento: the show must go on, lo spettacolo della normalità deve continuare. Nessun allarme era stato diramato, né si era presa la minima precauzione chiudendo il mercatino nonostante i numerosi precedenti: esso infatti è nel mirino degli attentatori sin dal 2000 e a più riprese. Gli apparati repressivi dello Stato, in questo caso francese, non proteggono la vita umana dalla furia degli assassini, al contrario: sono fonte di ulteriori pericoli.

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gj

Francia

una deriva inquietante e reazionaria

La manifestazione di oggi a Parigi dei gilets jaunes ha ulteriormente chiarificato le movenze che ha assunto questa protesta. Un processo, nato in risposta al caro-vita, contro il governo e l’operato filo padronale e repressivo di Macron, ha assunto rapidamente una dinamica inquietante e reazionaria nel suo minimalismo rivendicativo.
Già nella manifestazione del 1° dicembre si era visto il prevalere di pratiche rabbiose e violentiste, di scontro fine a se stesso, con la distruzione di decine di auto e l’incendio di edifici, che si sono confermate anche in quella di oggi. Tant’è che una componente della protesta ha preso le distanze dai settori violenti e reazionari, invitando a non partecipare alla manifestazione di Parigi dell’8 dicembre, e per questo è stata minacciata di morte.
In questo contesto non è casuale che nelle manifestazioni siano presenti settori di estrema destra che esibiscono croci celtiche (vedi foto sopra), compresa anche la destra di Marine Le Pen, e vi trovi spazio la devastazione dei casseurs. Nello stesso tempo denunciamo l’azione repressiva della polizia francese che è giunta a creare un vero e proprio stato d’assedio verso gli studenti.
Quella francese è una situazione inquietante in cui si esprime con evidenza il crollo della sinistra, anche attraverso alcune sue componenti che si sono relazionati ambiguamente a questa deriva reazionaria, partecipando e sostenendo l’inizio della protesta.
Una necessaria strada alternativa che ricostruisca solidarietà ed unità tra i diversi settori può fronteggiare le logiche negative e reazionarie che non provengono solo dall’alto, ma si riproducono dal basso nella società, inquinando la ricerca di un miglioramento della vita.

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tragedia ad Ancona: morti 5 giovanissimi e una donna ad un concerto

l'urgenza di difendere la vita

La sera di venerdì 7 dicembre in una discoteca in provincia di Ancora dove si teneva il concerto del rapper Sfera Ebbasta, sono morti una donna di 39 anni, Eleonora, e 5 ragazze e ragazzi: Asia, 14 anni; Daniele, 16 anni; Benedetta, 15 anni; Mattia, 15 anni; Emma 14 anni. L’ipotesi più accreditata per ora è che qualcuno – si parla di un ragazzo incappucciato – abbia lanciato nella folla uno spray urticante che ha reso difficile alle persone respirare, ciò ha creato il panico e la folla ha cominciato a scappare dal locale ma la balaustra non ha retto e 6 persone sono morte sotto il peso della gente che continuava a cadere sopra di loro. Sembra ormai molto probabile che, nonostante il locale potesse contenere meno di 900 persone, i biglietti venduti si aggirassero intorno ai 1400, e che in ogni caso fossero presenti varie centinaia di persone più del dovuto, il che ha chiaramente contribuito all’accaduto.
In caso queste ragioni fossero confermate, saremmo davanti ad una strage motivata in gran parte dall’avidità, un’avidità tanto cieca da mettere a rischio la vita di centinaia di ragazze e ragazzi giovanissimi (c’erano anche bambini di 10 anni!), pur di incassare qualche euro in più.
Per quanto riguarda il lancio dello spray, non è ancora chiara la motivazione ma, in altre occasioni, questa tecnica è stata usata come diversivo per dei piccoli furti. Che fosse questa l’intenzione o semplicemente quella di creare panico, siamo di fronte ad un cinismo agghiacciante e sconsiderato, in cui si è disposti a mettere in pericolo la vita di centinaia di persone per fare qualche soldo e magari comprarsi il cellulare di tendenza, o semplicemente per vedere “l’effetto che fa”.
Oggi molto spesso le persone – anche giovani - pensano di non poter fare alcuna differenza su ciò che hanno attorno; in tanti casi purtroppo invece decidono di farla in negativo, cercando nel male che infliggono agli altri una prova tangibile della loro forza, del loro senso, o disinteressandosi completamente del male che fanno per rincorrere i loro sporchi interessi. Ma la differenza è possibile farla in positivo, e visto il contesto di cattiveria feroce e misera in cui viviamo, è sempre più necessario incidere positivamente ed in prima persona per salvaguardare le vite nostre e degli altri, nelle grandi come nelle piccole cose, nello schieramento morale in difesa della vita umana, come nell’accrescere l’attenzione alla sicurezza nostra e altrui in ogni occasione, anche quando vogliamo divertirci, perché sappiamo che in tanti casi questo la differenza l’ha fatta.

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assemblea di donne a Roma

Dipende da noi donne unirci in un impegno femminista

Il 1 dicembre a Roma, alla Casa Internazionale delle donne, si è svolta l’assemblea nazionale “La civiltà è in mano alle donne”, introdotta da Alessandra Bocchetti, Cristina Gramolini, Marina Terragni, promotrici insieme ad altre donne dell’iniziativa. L’assemblea, che ha visto la partecipazione di più di 200 donne impegnate nel femminismo, è stata occasione di confronto e dibattito su diversi temi: dalla battaglia contro la prostituzione e la gpa, dalla libertà delle donne alla lotta contro il patriarcato, dal potere femminile alle prospettive del femminismo oggi. Hanno partecipato all’assemblea anche Martina Caselli e Nina Baldini della Rete nazionale dei Collettivi Dipende da Noi Donne. Di seguito riportiamo il link del video dell’assemblea. Al minuto 1:39:00 potete ascoltare l’importante intervento di Martina Caselli, che ha posto la possibilità di costruire su idee chiare e condivise un femminismo unito, plurale e autentico, fuori dalla politica, per essere donne finalmente più felici.

https://www.facebook.com/ArciLesbicaModena/videos/547979788961585/

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Gioia Tauro

con Suruwa, vittima del razzismo

Ancora una giovane vita spezzata. Nella notte tra l’1 e il 2 dicembre Suruwa Jaithe, un ragazzo di 18 anni originario del Gambia, è morto per via di un incendio (sulle cui cause sono in corso accertamenti e non si esclude una gravissima origine dolosa) scoppiato nella famigerata baraccopoli di San Ferdinando nella piana di Gioia Tauro. Soli pochi mesi nella stessa baraccopoli sempre a causa di un rogo, in quel caso, certamente doloso, moriva Becky Moses, una ragazza nigeriana di 26 anni. Quello che si sa è che Suruwa titolare di un permesso di soggiorno umanitario, per questo ospite dello Sprar di Gioiosa Jonica, si è allontanato volontariamente dal centro di accoglienza, perché temeva gli effetti del nuovo decreto Sicurezza, voluto da Salvini. Esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra solidarietà ai familiari e ai cari di Suruwa ma denunciamo l’ipocrisia e il razzismo dei politici e delle istituzioni che approvando leggi, come il decreto sicurezza, in dispregio dell’elementare senso dell’umanità fomentano sfruttamento e schiavitù ed espongono la vita di migliaia di persone ad abusi intollerabili e perfino alla morte, di cui ne sono i diretti responsabili.

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dal 3 al 17 dicembre 2018


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