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AdessoLaStoria

                           

                           

                                         al 18 febbraio
                                       abbiamo raccolto

                               304.625 euro

 


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perché non aderiamo e non partecipiamo alla manifestazione studentesca indetta dal Fronte Giovani Comunisti per il 22 febbraio:

Non parteciperemo alla manifestazione studentesca “Bocciamo il governo” indetta dal Fronte Giovani Comunisti per venerdì 22 febbraio, perché chi la organizza è una formazione stalinoide con riferimenti che per noi sono moralmente inaccettabili. Infatti, appoggiano Maduro in Venezuela (che a sua volta è sostenuto da Putin, Erdogan e regime cinese), e sul loro sito parlano di un incontro che si è tenuto a Damasco nel 2015 senza dire una parola contro il regime criminale e stragista di Assad in Siria (regime sostenuto anche da Casa Pound, Forza Nuova e altre formazioni reazionarie). C'è un confine morale che ci divide dai regimi responsabili della morte di migliaia di persone, e di conseguenza, anche da chi quei regimi li sostiene. Vogliamo difendere e affermare la vita per questo ci impegniamo tutti i giorni anche nelle scuole. Inoltre, nel volantino (non firmato) che chiama alla mobilitazione e che vorrebbe essere contro il governo, non si parla a chiare lettere del clima di razzismo, odio ed intolleranza che in questo paese si respira proprio per colpa di questo governo. Per tutte queste ragioni noi non parteciperemo.

I giovani de La Comune

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le donne e i bambini di Dilley

[…] Ho scelto di andare a Dilley, Texas, come volontaria, intensificando quindi il mio impegno, quando ho saputo che i bambini venivano strappati dalle braccia dei loro genitori al confine. Molti altri nel gruppo hanno deciso di fare lo stesso.
Lo staff del Progetto Dilley ha ritenuto importante rendere noto a noi volontari che Dilley – il più grande centro di detenzione per immigrati degli Usa – è stato aperto nel 2014. Il trattamento che le donne ricevono e la realtà che incontrano non sono cambiati di molto da allora. È vero che Session & co. hanno modificato norme e inviato direttive nell’intento permanente di limitare le possibilità per il diritto di asilo, di aumentare le espulsioni e di escludere certi gruppi e certi tipi di persecuzioni – esempio eclatante, la violenza domestica – dal diritto di asilo. Costruire un caso diventa più difficile, ma non impossibile. Lo staff e i volontari continuano a svolgere il loro lavoro, facendo i conti con le norme che esistono oggi, domani, e dopodomani.
Il più grande centro di detenzione per immigrati degli Usa ospita donne e bambini, donne con bambini, bambini con le loro madri.
Vorrei scriverlo in grassetto corsivo e ricoprirlo di punti esclamativi. Ma non sono sufficienti le parole stesse?
Prima di partire per Dilley ho dovuto richiedere un’autorizzazione a usare il mio portatile all’interno della struttura; firmandola, ho accettato e certificato che: “Non userò lo strumento per registrare, mandare in onda, comunicare via Skype, trasmettere alcuna immagine video o suono audio”. Che io sappia non ho firmato alcunché che mi impedisca di usare i miei sensi, la mia memoria e le mie limitate capacità, per tradurre in forma scritta i pensieri e i sentimenti scaturiti, ciò che ho percepito.
Ho dovuto inoltre firmare un Accordo Volontario con il Progetto Pro Bono Dilley. In bold, al punto 2, si afferma che “I volontari con esperienza giornalistica non possono pubblicare pezzi riguardanti il loro soggiorno a Dilley, o dire di essere stati volontari a Dilley”. Io non sono una giornalista. Non sono nemmeno un avvocato. Perdonate le imprecisioni.

(Traduzione di Francesca La Sala)

Katherine Silver è una nota traduttrice di letteratura in lingua spagnola. Si impegna come interprete volontaria con i richiedenti asilo ed è ex direttrice della programmazione del BANFF International Literary Translation Centre. Vive nel Nord della California.
La versione completa del testo The Women and Children of Dilley è pubblicata in lingua originale in The Massachusetts Review: http://www.massreview.org/node/7173 e scaricabile qui

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San Ferdinando

ancora una vittima

Ancora morte nella tendopoli di San Ferdinando (RC). Vittima dell’incendio è oggi Moussa Ba, immigrato del Senegal di 29 anni, colto di sorpresa probabilmente nel tentativo di scaldarsi con mezzi di fortuna, tra abitazioni fatte di plastica e materiali di risulta. Da un anno a questa parte, la stessa sorte è toccata a  Becky Moses, una giovane donna e al diciottenne Suruwa Jaithe. Ma è lo stesso inferno dove è stato ucciso Soumaila Sacko solo perché cercava del materiale in una fabbrica dismessa e Sekinè Traore vittima di un colpo di pistola sparato da un carabiniere due anni fa. È la vita umana in pericolo, quella di nostri simili che in questi luoghi cercano lavoro e trovano la morte. La politica dell’odio e del razzismo, nel suo rappresentante più agguerrito, il ministro Salvini, non trova parole di pietà umana ma cerca di aizzare i benpensanti contro gli “illegali”, promettendo nuovi sgomberi. C’è bisogno di reagire contro la disumanità e la violenza, uniti e solidali a fianco di profughi e immigrati per difendere così la vita di tutti. Milioni di nostri simili, come anche questo caso ci dice, in questo Paese e non solo, sono sempre più minacciati da razzismo, sfruttamento e violenza. Nel ribadire la nostra solidarietà a tutte le vittime di San Ferdinando, chiediamo giustizia e continuiamo con ancora più forza a batterci per la dignità umana e l’accoglienza.

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la nostra valutazione dell’Assemblea del 10 febbraio a Macerata

Sentiamo l’esigenza di restituire una nostra valutazione dell’Assemblea di Macerata a chi vi ha partecipato e anche a coloro che non hanno potuto e che sono protagonisti del processo unitario del 10 novembre e interessati alla costituzione di un Forum solidale e antirazzista. L’esigenza nasce dal fatto che l’Assemblea ha avuto una chiusura a nostro avviso molto problematica sia rispetto alle modalità sia rispetto ai contenuti. Per ragioni comprensibili il report che è stato messo a disposizione non contiene il percorso interno dell’Assemblea in tutti i suoi chiaroscuri e le sue contraddizioni. Ed è proprio su questo che vogliamo soffermarci ed esprimere la nostra opinione in ragione di una volontà tanto positiva, costruttiva e unitaria quanto sincera e leale che ci ha sempre contraddistinto dall’inizio del percorso - prima, durante e dopo il 10 novembre - per contribuire alla nascita di un Forum solidale e antirazzista permanente.
Prima di tutto vogliamo esprimere ancora una volta il nostro apprezzamento e ringraziamento per la disponibilità umana e l’impegno organizzativo profuso dalle compagne e dai compagni dei Centri Sociali delle Marche nell’organizzare e garantire nel migliore dei modi l’accoglienza dei partecipanti e lo svolgimento dell’Assemblea. Uno sforzo tanto più impegnativo perché si è intrecciato con appuntamenti di mobilitazione nei giorni precedenti come il presidio al porto di Ancona al quale abbiamo potuto partecipare.
L’Assemblea, che aveva come obiettivo la costituzione del Forum, è quindi iniziata sulla base di una buona garanzia pratica e di positivi e promettenti presupposti per poter giungere a decisioni comuni e condivise.
L’inizio e lo sviluppo della discussione sono andati complessivamente in questo senso. Nonostante la difficoltà di alcuni interventi a mantenere il piano della discussione e la finalità dell’Assemblea, si è espressa da parte delle principali realtà presenti - con arricchimenti analitici sulla natura razzista e reazionaria del governo e con diverse proposte di iniziative di contrasto alla legge Salvini - la volontà di giungere alla costituzione del Forum sulla base della piattaforma e del successo di mobilitazione ottenuto il 10 novembre.
Ma è alla fine dell’Assemblea che sono emersi problemi molto seri di diversa natura.
Un primo problema ha riguardato i poteri decisionali di un’Assemblea nazionale. Dopo più di cinque ore di discussione la partecipazione si è sensibilmente ridotta. Un problema che coinvolge tutti perché riguarda la capacità collettiva e la disponibilità individuale a rispettare i tempi degli interventi (nonostante le giuste sollecitazioni della presidenza) e a garantire le condizioni pratiche del viaggio di ritorno dei partecipanti in sicurezza. Ciò ha significato l’impossibilità concreta di prendere decisioni assieme e condivise, infatti ha prevalso una fase finale caotica di cui sentirsi corresponsabili.
Ma l’aspetto ancora più problematico ha riguardato la discussione e la decisione da prendere sulla denominazione del Forum che a nostro avviso non ha affatto un carattere secondario e meramente nominalistico. A nostro avviso ha un valore di contenuto e di sostanza, come abbiamo cercato di spiegare a Macerata, nelle assemblee precedenti e nei testi scritti. Chiamarlo Forum solidale e antirazzista per noi vuol dire esprimere e mantenere la centralità solidale e antirazzista su cui ci siamo uniti il 10 novembre e che ha permesso una vasta aggregazione.
Abbiamo argomentato l’importanza e il valore umano complessivo che può avere questo obiettivo ma anche la speranza e la fiducia che può suscitare la nascita di un’unione solidale e antirazzista permanente in questo paese, dove c’è un intreccio malefico tra un governo razzista e reazionario con venature fascistoidi e una società impregnata di odio, violenza e cattiveria. In questo senso abbiamo sempre criticato le tentazioni di dare al Forum un carattere generalista e quindi dissolvente. Sembrava fossimo giunti all’Assemblea con una crescente convergenza su questi contenuti fondamentali, che si è espressa nella stessa discussione.
Eppure nel momento finale dell’Assemblea è emersa una profonda differenza da parte di Piero Bernocchi dei Cobas che ha reintrodotto nella proposta del nome quella dannosa dissolvenza, sostenendo una denominazione discorsiva, come riportato dal report: “Forum solidale e antirazzista, contro l’esclusione sociale e le politiche fascistoidi del governo”. In sostanza – dissolvendo la centralità solidale e antirazzista - verrebbero proposti nel nome quelli che potrebbero essere più propriamente degli aspetti analitici.
Abbiamo espresso la nostra contrarietà argomentata a questa proposta che sappiamo non essere condivisa anche da altre realtà, ma non c’è stato nessun ascolto.
Ma c’è stato qualcosa di più che ha aggravato la situazione. Piero Bernocchi si è reso responsabile, assieme ad un piccolo gruppo, di un atteggiamento irrispettoso più preoccupato di imporre una decisione piuttosto che di ascoltare, discutere e cercare una mediazione o comunque una soluzione che salvaguardasse il percorso unitario senza provocare divisioni. Ha praticato esattamente l’opposto di ciò che egli stesso ha scritto prima e sostenuto poi nella stessa Assemblea di Macerata. Cioè la pratica di un criterio consensuale: essere uniti e agire assieme su ciò che si condivide e non imporre niente a nessuno.
Un criterio che noi abbiamo sempre praticato in ogni assemblea e in ogni incontro, impegnandoci sempre a trovare le mediazioni più positive in ragione della ricerca e della salvaguardia di un percorso unitario. È stato un criterio che abbiamo tenuto quando le compagne di Treviso e Marghera all’assemblea del 16 dicembre a Roma hanno posto una loro perplessità rispetto ai tempi di costituzione del Forum. In quel caso ci siamo fermati, abbiamo ascoltato e discusso e alla fine trovato una soluzione di mediazione comune. Nel caso di Macerata si è agito in maniera opposta.  
Siamo preoccupati perché un’Assemblea che si era svolta positivamente si è chiusa nel caos. Eravamo in pochi (siamo passati da alcune centinaia a circa 50), non si è votato e si sono prese decisioni in un clima opposto a quello del 14 ottobre e delle assemblee ed incontri precedenti, in cui ha vissuto un metodo rivendicato da tutti quanti noi.  Con questa nostra valutazione intendiamo sollecitare una riflessione comune e una positiva reazione per cercare di affermare una strada unitaria e condivisa sulla centralità di un impegno solidale e antirazzista. Noi siamo determinati a proseguire questo percorso unitario per l’importanza che ha per gli immigrati/e e per la nostra gente più in generale, per costruire un argine unitario e solidale agli odiosi attacchi razzisti del governo pentastellato e fascioleghista.
Per questo riteniamo sia utile pensare fin da ora all’incontro del 13 aprile come ad un momento comune di definizione più chiara e più condivisa di questo processo unitario a partire dal decidere assieme il nome del Forum, cosa che non è stata fatta nell’assemblea di Macerata.


Casa della Cultura, 12 febbraio ’19

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dal 2 al 9 febbraio: settimana di mobilitazione

uniti e solidali per difendere la vita
contro la disumanità
del governo razzista Salvini-Di Maio

Il 10 novembre migliaia di persone hanno manifestato a Roma contro le vergognose e criminali misure razziste del governo pentastellato e fascioleghista ridando speranza e fiducia a tante persone. Vogliamo proseguire su questo importante successo consolidando un processo di aggregazione solidale e antirazzista. Tanti esempi, da Lodi a Torre Melissa, da Siracusa a Castelnuovo ci confermano che può crescere una solidarietà umana e ci incoraggiano.
C’è bisogno di reagire di fronte ad un governo criminale responsabile – insieme agli Stati Europei – delle stragi in mare di persone che fuggono da guerre, persecuzioni e fame. La legge del fascioleghista Salvini colpisce l’accoglienza, criminalizza gli immigrati, attacca le persone solidali e le Ong, come nel caso della Sea Watch, e la libertà di tutti e tutte.
C’è bisogno che le persone migliori si uniscano in un impegno solidale e antirazzista per affermare la propria umanità e difendere la vita fronteggiando la logica di morte degli Stati e dei governi e una società in disgregazione dove violenza, odio e  razzismo stanno prevalendo. Chi sceglie di accogliere ed essere solidale verso altri esseri umani si salva dalla disumanizzazione in atto. Viceversa, chi si volta dall’altra parte è complice e si disumanizza. La Comune che ha promosso assieme a tante realtà il 10 novembre invita tutte le persone solidali, gli antirazzisti, gli immigrati e le immigrate, le persone amanti della pace a mobilitarsi per la settimana dal 2 al 9 febbraio contro il governo, la legge Salvini e il razzismo.
Al culmine di questa settimana di agitazione e sensibilizzazione è convocata un’assemblea nazionale a Macerata il 10 febbraio per proseguire e approfondire il processo unitario con l’obiettivo di costituire un Forum solidale e antirazzista.
Basta stragi in mare! Apriamo i porti! Accoglienza per tutti/e! Uniti e solidali contro il governo pentastellato e fascioleghista e il razzismo!

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2-9feb definitivo

ASSEMBLEA NAZIONALE A MACERATA

domenica 10 febbraio ore 11 Cinema Italia

 

appuntamenti di mobilitazione nelle città

Pontassieve
mercoledì 6 febbraio
ore 17: Presidio - Piazza Cairoli
ore 18.30: incontro c/o Libreria Prospettiva – via  Aretina 20

Firenze
giovedì 7 febbraio ore 17
Stazione SMN (lato scalette)
Presidio

Bologna
sabato 9 febbraio ore 15.30
piazza Nettuno
incontro unitario in piazza

Pisa
sabato 9 febbraio ore 17
Piazza XX settembre
Manifestazione cittadina

Palermo
sabato 9 febbraio ore 16
Corteo Antirazzista
Concentramento via Emerico Amari (di fronte l’ingresso del porto)

Genova
sabato 9 febbraio dalle ore 17:30
c/o il Centro Banchi (ingresso sul retro della chiesa di Piazza Banchi –vico delle Compere 26R)
Accoglienza e solidarietà contro la legge razzista: Informazioni, video e testimonianze di atti e storie di solidarietà e accoglienza

Roma
sabato 9 febbraio ore 11
Presidio
Piazza S. Giovanni di Dio (mercato)

Napoli
Venerdì 8 febbraio ore 16
Assemblea cittadina
Ex-asilo Filangieri, Vico G. Maffei, 4
(San Gregorio Armeno)

Ultimo Numero

 • n. 331


dal 18 febbraio
al 4 marzo 2019


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umanesimo
socialista
n.5

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