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Bologna 

No alla repressione poliziesca! Solidarietà con gli antifascisti!

A  Bologna la polizia ha caricato brutalmente la manifestazione antifascista promossa per protestare contro il comizio di Roberto Fiore di Forza Nuova.  Nella mattinata sempre  le forze dell’ordine hanno impedito ai Collettivi universitari di appendere uno striscione che ricordava che i fascisti a Bologna sono gli autori  della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. La polizia ha difeso il comizio dei fascisti e, al tempo stesso, ha attaccato la libertà di espressione degli antifascisti e fermato una compagna.  Ciò che è avvenuto a Bologna è un’espressione del clima di odio alimentato dal governo e dal fascioleghista Salvini, non casualmente rivendicato da Fiore nel suo comizio.  E’ più che mai necessario unirsi in chiave solidale contro i neofascisti e la repressione poliziesca per difendere la libertà di tutte/i.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          La Comune 
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Sea Watch 3: immigrati a terra

uno smacco per il governo della cattiveria

Reduce della orrenda manifestazione elettorale milanese, con il peggio dell'ultradestra nazionalista e fascistoide europea a convegno, Salvini in diretta tv è stato smentito e sbeffeggiato dalla magistratura agrigentina che, disponendo il "sequestro probatorio" della nave Sea Watch 3, ha consentito lo sbarco degli immigrati a bordo. La Ong tedesca, non avendo ricevuto la disponibilità di nessun porto europeo, ha deciso giustamente di forzare il divieto imposto da Salvini entrando in acque territoriali italiane. Così permettendo, in primo momento, che 18 persone, considerate particolarmente vulnerabili, scendessero immediatamente e, successivamente, provocando l'intervento dei Pm di Agrigento che hanno autorizzato lo sbarco degli immigrati. Anche se l'equipaggio della nave è stato denunciato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è stato comunque un duro colpo per Salvini, che vede negata da organi dello Stato la sua linea dei porti chiusi. Settori della società civile e delle autorità, infatti, facendo appello a norme internazionali in difesa dei diritti umani, stanno efficacemente contrastando la politica razzista del ministro. Questo Salvini non può tollerarlo e, con un decreto sicurezza bis, vuole norme ancora più dure nei confronti delle Ong e vuole restringere i diritti di libertà, a cominciare da quella di manifestazione. Per questo è importante unire la gente solidale come stiamo facendo con altre forze nel Forum Indivisibili e solidali. E perciò pure può essere utile il 26 maggio esprimere un voto antirazzista.

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Al porto di Genova vince la solidarietà

La Bahri Yanbu, la nave saudita delle armi attraccata a Genova, non ha potuto caricare i generatori per i droni destinati in Yemen.
"Attrezzature e droni al servizio del militare: non vogliamo essere complici delle vittime civili in Yemen, non carichiamo". Sono stati i lavoratori del porto in sciopero e un presidio di volontari e associazioni impegnate per la pace, tra cui La Comune, a impedirlo. Avevano cominciato i portuali di Le Havre ad opporsi al trasporto di componentistica bellica dalle proprie banchine, costringendo gli armatori alla ricerca di un altro porto dove agire indisturbati. Ci riproveranno nei prossimi giorni a La Spezia ma dopo la reazione genovese la Filt-Cgil Liguria ha dichiarato sciopero per tutto il personale degli scali liguri che potrebbe essere ancora coinvolto.
La Bahri fa rotta da anni su Genova e ha sempre trasportato armi, ma questa volta qualcosa è cambiato: l’esempio francese e la consapevolezza dello scenario umano in Yemen di cui queste armi sono responsabili, hanno fatto la differenza.
“Porti aperti alle persone, chiusi alle armi”, una risposta di dignità dalle banchine di Genova alle persone che ieri sera a Lampedusa hanno accolto calorosamente i profughi della Sea Watch: solidarietà chiama, solidarietà risponde.

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Solidarietà alla professoressa Dall’Aria e agli studenti di 2 E dell’Istituto tecnico Vittorio Emanuela III di Palermo

No alla censura nella scuola: giù le mani dalle libertà di espressione e insegnamento

Sospensione di 15 giorni e decurtazione di metà dello stipendio per mancata “vigilanza” dei suoi studenti, questo il provvedimento che l’Ufficio Provinciale degli Studi di Palermo ha firmato contro un’insegnante di lettere.
Il paragone tra gli orrori nazisti e i provvedimenti razzisti  del “decreto Sicurezza” di Salvini,  sviluppato dai ragazzi della 2 E, sono il vero motivo del provvedimento.
Immediate sono state le reazioni di sgomento e solidarietà, soprattutto di tante e tanti  insegnanti che si sono immedesimati con la professoressa Dall’Aria e hanno risposto “allora sospendeteci tutti”. A Palermo ieri c’è stato un presidio spontaneo di centinaia di persone, diversi striscioni di studenti tra cui “liberi di pensare con la nostra testa” “la scuola non è una caserma”.
Il carattere repressivo, intimidatorio e censorio di questo provvedimento è molto chiaro e grave, si attacca la libertà di insegnamento per attaccare la possibilità di crescere ed educarsi ad un pensiero libero, ad un rapporto con i saperi e le conoscenze utile per comprendere a fondo la realtà che ci circonda e poterla vivere da protagonisti, al riconoscimento della comune umanità e alla capacità di schierarsi per difenderla. Sappiamo che questo provvedimento è parte di un attacco organico nei confronti della scuola e della solidarietà e anche per questo è importante ottenerne l’immediato ritiro.
“Cosa significa celebrare la Giornata della Memoria? Significa impegnarsi per protestare contro quello che accade oggi, e non lasciarsi manipolare da una politica nazionalista e xenofoba che rischia di ripetere gli errori di allora”. I ragazzi della 2 E hanno le idee chiare.

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Alabama, approvata una legge liberticida contro il diritto d’aborto

Misure naziste contro le donne

Il Senato dell’Alabama ha approvato una legge che proibisce l’aborto nella quasi totalità delle circostanze, compreso nei casi di stupro e condanna praticamente all’ergastolo (a una pena decisamente maggiore di quella riservata agli stupratori) i medici che lo praticano. Questo provvedimento gravemente liberticida viene giustificato con le più reazionarie argomentazioni teologiche: "Dio ha creato il miracolo della vita dentro l'utero della donna e non sta a noi esseri umani uccidere la vita" (parole del senatore Clyde Chambliss) . Non sarebbero le donne a creare la vita che pure cresce dentro di loro e quindi è legittimo che gli Stati le costringano a portare avanti la gravidanza persino quando frutto di uno stupro.
Quale vita sarebbe “preziosa” secondo la Governatrice Kay Ivey e i sostenitori di questa legge? Di certo non quella delle donne.
Questa legge massimamente reazionaria è parte di un’operazione politica che, approfittando della presidenza Trump, ha l’obbiettivo, arrivando fino alla Corte Suprema, di rovesciare la storica sentenza del 1973 che rese legale l’aborto a livello federale.
Uniamo le nostre voci a quelle di chi sta reagendo negli Stati Uniti contro questo provvedimento , per difendere la totale e insindacabile libertà di scelta delle donne di portare a termine o meno una gravidanza.

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 • n. 337


dal 13 al 27 maggio 2019


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