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AdessoLaStoria


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Firenze: Ali Moussa ha perso la vita

di razzismo si muore, ancora una volta

Nella notte tra l'11 ed il 12 gennaio Alì Moussa, rifugiato politico della Somalia, è morto nell'incendio della Ex-Aiazzone, una struttura occupata nella quale viveva insieme ad un centinaio di connazionali nella periferia di Firenze. Sfuggito all'incendio in un primo momento, è poi rientrato nella struttura per recuperare i propri documenti andando incontro alla morte.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le persone che gli erano vicine e gli volevano bene.
Non si è trattato di una tragica fatalità: Alì Moussa è l'ennesima vittima delle condizioni di vita nelle quali troppi esseri umani che vengono da altri paesi sono costretti a vivere: schiacciati dagli ingranaggi della macchina burocratica istituzionale e dal ricatto della clandestinità, oppressi dal razzismo e confinati nell'emarginazione. Per migliaia di rifugiati ed immigrati la conquista del permesso di soggiorno è un percorso accidentato che spesso si conclude con un diniego. Il sistema della non - “accoglienza” di Stato è costituto da centinaia di strutture nelle quali le persone sono ridotte a numeri ed i loro diritti e la loro dignità sono sistematicamente violati e dove si può anche perdere la vita per omissione delle cure elementari, come è accaduto a Sandrine nel centro di Cona (TV). Strutture che al contempo garantiscono lauti guadagni a chi le gestisce.
Emigrando si rischia di perdere la vita: attraversando il mare, varcando confini blindati, in un centro di “accoglienza”, per mano di razzisti violenti o cercando di recuperare i propri documenti in un incendio, perché senza documenti non si può vivere e sarebbe troppo difficile farli di nuovo.
Milioni di esseri umani sono in cammino in fuga da guerre e dittature o dalla povertà. Milioni di esseri umani sono in cammino con coraggio, animate dalla speranza e dalla ricerca di una vita migliore per se' e per i propri cari. Queste speranze possono contribuire a migliorare la vita di tutti noi se vengono comprese ed accolte. A questa ricerca di miglioramento della vita ci leghiamo nel rinnovare un impegno di solidarietà, accoglienza e di lotta per la dignità. Un impegno che significa essere più umani tra gli umani.

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l’Isis colpisce in Israele

una minaccia in primo luogo per la Palestina

L’8 gennaio scorso, alle porte di Gerusalemme, un camion ha travolto alcuni militari israeliani uccidendone quattro. L’attentatore è un giovane palestinese, appartenente ad un gruppo jihadista, le “brigate Baha’ Alyan”, che il governo israeliano ha associato allo Stato islamico. Se fosse confermata questa affiliazione, quello di Gerusalemme sarebbe il primo atto terroristico dell’Isis in Israele.

Il tentativo dell’Isis di radicarsi in Palestina, e in particolare a Gaza, viene da lontano; tale tentativo è stato finora infruttuoso per l’isolamento rispetto alla società palestinese e per il forte intervento – finanche armato – da parte di Hamas che ne ha sempre impedito il proliferare. Il regime di Netanyahu, al contrario, ha finora mostrato una certa silente accondiscendenza verso l’espansione territoriale dell’Isis in Siria e Iraq, per mere ragioni di Stato: secondo i governanti di Tel Aviv il nemico principale sarebbe l’Iran e non il sedicente Stato islamico, finora visto piuttosto come un potenziale alleato nella battaglia contro Teheran. Ma le sconfitte sul campo, l’accerchiamento progressivo, la perdita di sostegno anche di alcuni protettori importanti dell’area, come la Turchia, stanno spingendo lo Stato islamico a cercare di recuperare terreno – anche propagandisticamente – attraverso azioni eclatanti ed atti terroristici: in questo quadro si situa la decisione di colpire Israele, Stato che è a sua volta un terroristico gendarme del sistema nell’area.

Ma – come sempre succede in questi casi, di nuovo e continuamente – ciò che più viene attaccata con atti criminali come quello di Gerusalemme è la giusta lotta di liberazione del popolo palestinese.

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Condanniamo l’attentato di Firenze

A Firenze, nelle prime ore della mattina di capodanno, un pacco-bomba collocato fra la saracinesca e la vetrina di un locale facente parte del circuito dell’organizzazione neofascista Casa Pound è esploso ferendo seriemente l’artificiere che lo stava esaminando. Non si sa al momento quale sia esattamente la matrice dell’attentato (molte piste di indagine restano aperte) né ci sono state rivendicazioni pubbliche. Chiunque sia stato a collocare l’ordigno, si tratta di un terrorismo reazionario che colpisce innocenti e – lungi dal contribuire all’impegno antifascista – favorisce in realtà le destre e il loro vittimismo strumentale. Condanniamo fermamente questo atto mentre continuiamo il nostro impegno per l’accoglienza e la solidarietà contro ogni forma di razzismo e di fascismo.

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attentato Isis a Istanbul

combattere il terrorismo e chi lo protegge

Durante la notte di Capodanno una  o più persone armate di mitra hanno fatto irruzione in una famosa discoteca di Istanbul - ove in centinaia festeggiavano il nuovo anno - ed ha aperto il fuoco, uccidendo 39 persone e ferendone 69, di più di una dozzina di nazionalità. Quest’ultimo attacco terrorista, in cui si combinano tecnica bellica, vigliaccheria e ferocia nel colpire persone inermi, è stato rivendicato dall’Isis ed è tipico del suo sanguinario modus operandi, simile all’attacco al Bataclan di Parigi. Proprio mentre perde terreno in Siria e Iraq, il terrorismo nazi-jihadista colpisce in altri paesi, in questo caso la Turchia e non a caso. Erdogan è stato fino a pochi mesi fa protettore occulto proprio dell’Isis e poi, con una brusca svolta politica, si è alleato con la Russia di Putin ed è impegnato a ritagliarsi spazio e influenza in Siria, confliggendo con lo stesso Isis. Il regime turco, caratterizzato da crescente autoritarismo e tratti fascistoidi, è quindi capace di imbavagliare la stampa e incarcerare in massa  giornalisti, ma non di difendere i suoi cittadini.
Nello scenario mediorientale diversi stati,  potenze regionali e internazionali si fronteggiano e combattono direttamente e indirettamente sul campo per ampliare la propria influenza nell’area e spartirsi le spoglie della Siria. In questo martoriato paese la società è stata ormai massacrata sia dal boia stragista Assad e dai suoi alleati, sia da forze nazijihadiste tra cui l’Isis (con i loro padrini e finanziatori). In Medio Oriente su scala bellica colossale - e in altri paesi attraverso gli attacchi terroristi - sono i civili e le persone inermi a pagare con la vita i giochi occulti di potere della politica e degli stati, le loro sporche guerre, il ricorso al  terrorismo di stato sia legalizzato che clandestino: tutte pratiche di uccidibilità condotte per fini inconfessabili e mascherate di ipocrisia democratica, patriottica o di retorica nazijihadista.
Nel condannare questo nuovo attacco terrorista, ribadiamo l’impegno a combattere e smascherare i suoi autori,  padrini e complici. Denunciamo l’insopportabile ipocrisia che accomuna diversi stati nell’appello all’”unità contro il terrorismo”: è il caso dell’ex padrino dell’Isis Erdogan; del terrorista di stato Putin, massacratore del popolo ceceno; del regime saudita finanziatore di diverse varietà di nazijihadisti o di governi europei e dell’Unione europea stessa che hanno assistito da complici passivi al massacro dei popoli siriani e alle morti quotidiane di immigrati/e nel Mediterraneo.
Samo vicini, come sempre, a tutte le persone colpite da quest’ultimo attacco terrorista e ai loro cari, così come a tutte le persone in Siria e Iraq colpite dai diversi terrorismi e dalle guerre; facciamo appello a tutte le persone, sia indigene che immigrate nel nostro paese, a denunciare e combattere i nazijihadisti e chi li protegge. Invitiamo infine ad essere vigili ed a fare attenzione perché non viviamo in una situazione di presunta “normalità” da difendere ma di costante pericolo e gli stati non ci proteggono, anzi.

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la guerra ad Aleppo, il terrorismo a Berlino e Ankara

gli Stati non ci proteggono

L’uccisione di Anis Amri, ritenuto l’attentatore di Berlino, avvenuto per mano della polizia italiana questa notte a Sesto San Giovanni, dove il nazijihadista era appena giunto dalla Francia, chiude momentaneamente il cerchio di una vicenda che ha mostrato una volta di più come gli Stati, tutti gli Stati, non si interessino della vita delle persone, né possano difenderla.
Ne è prova la possibilità che Amri ha avuto di potersi muovere per diversi giorni in tre paesi, Germania, Francia e Italia, attraversando frontiere, che invece rimangono sigillate per tanta gente del mondo in cerca di riparo da guerra e miseria. Per di più, da tempo i servizi segreti tedeschi sapevano di un possibile atto di terrorismo stragista contro i mercatini di Natale, eppure hanno scelto di non proteggerli, permettendo che 12 persone venissero uccise e quasi 50 ferite. Il coraggio di Lukasz Urban, l’autista polacco del Tir che a Berlino ha provato a costo della vita ad evitare la strage, è un segnale di come sia possibile reagire alla violenza dei nazijihadisti. La  mancanza di volontà e l’incapacità degli Stati sono moniti su quelli che sono i reali interessi dei potenti.
Gli Stati che operano e intervengono in Medio Oriente, in ragione dei loro sporchi interessi di potere, e della spartizione delle “spoglie” della Siria, non hanno voluto sconfiggere l’Isis, sottraendo le basi, i finanziamenti, il comando e la malefica ispirazione al terrorismo anche in Europa. Non si è voluto combattere seriamente lo Stato islamico né sostenere chi l’Isis lo ha combattuto, come hanno in una prima fase fatto le resistenze popolari, prime fra tutte quelle curde, anch’esse poi indebolite da scelte politico-statali problematiche se non criminali che le hanno portate a legarsi agli interessi delle diverse potenze. A ciò si aggiunga che con l’elezione del fascistoide Trump, il macellaio Assad e il suo mentore Putin, hanno avuto ancor più mano libera nel compiere un vero e proprio massacro nella già martoriata Aleppo. Il tragico destino della gente di Aleppo è testimonianza della situazione della Siria tutta, una vera e propria strage senza fine della popolazione civile, da parte di contendenti che sono mostri gemelli: Assad e soci da una parte, un arcipelago di forza nazijihadiste dall’altra. L’omicidio dell’ambasciatore russo ad Ankara è l’ennesimo frutto di questa sporca guerra. Pare che l’assassino fosse un poliziotto turco legato ad al Nusra, che del sostegno del regime di Erdogan ha del resto goduto per molto tempo.
In questo quadro le migliaia in fuga da Aleppo e dalla Siria tutta continuano a cercare rifugio e futuro altrove, e trovano l’ostilità e il rifiuto degli Stati europei, di nuovo contro la vita delle persone. L’accoglienza è un diritto ed un dovere umano in primo luogo, la conoscenza e l’incontro una garanzia di sicurezza. Spesso chi arriva anche in questo paese fugge da quegli stessi nemici che ci minacciano tutti. Saperlo ci permette di comprendere come fra i profughi e gli immigrati ci sono anche coloro possono essere amici ed alleati contro il terrorismo nazijihadista, che cerca di infiltrarsi nella società e nella stessa immigrazione.
Di fronte a tutto ciò, di fronte alle minacce che si rinnovano, ribadiamo la necessità di fare attenzione. Come abbiamo scritto su La Comune dopo Nizza: “Bisogna fare appello all’attenzione di tutti, alla capacità di prevenire ed evitare situazioni di potenziale pericolo, alla fiducia e alle capacità di autodifesa tra le persone che si conoscono, a distinguere tra le persone ben disposte e solidali da un lato e i violenti e gli assassini potenziali dall’altro, che possono essere in borghese o in divisa, di qualsiasi etnia, provenienza e credo.”

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