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AdessoLaStoria


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Solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto

Forti scosse di terremoto, oggi 24 agosto a partire dalle 3,36 di mattina, hanno provocato morti, feriti e distruzione nel reatino e nelle Marche. Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto e altre località sono state devastate dal sisma e, al momento, ci sono 73 morti e tantissimi feriti, ma purtroppo tanti sono ancora sotto le macerie.
Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite, ai familiari delle vittime, ai feriti, ai soccorritori. Tante vite umane si sono salvate grazie allo straordinario spontaneo slancio solidale di tante persone e volontari.
Questa vicenda ci dice, purtroppo ancora una volta, di quanto lo Stato non ha cura della salvaguardia della vita delle persone. Tante persone e lo stesso sindaco di Accumoli hanno denunciato il ritardo con cui sono giunti i primi soccorsi. Se nulla si può fare per evitare un evento naturale, si dovrebbe certamente moltiplicare l’impegno e l’investimento di risorse per la prevenzione, a maggior ragione in zone ad altissimo rischio come quella dell’area reatina. Infatti, in prossimità dell’epicentro esiste un importante movimento di faglie che da tempo i geologi sostenevano potesse ripresentarsi.  Nonostante il dramma de L’Aquila, dove sono state evidenti responsabilità statali e speculazioni, nonostante questi avvertimenti niente è stato fatto per mettere in sicurezza le case. Accanto a quelle distrutte si vedono case intatte, prova che si poteva fare molto per salvare vite umane. La politica, gli Stati hanno altri interessi non si curano della vita delle persone da loro non ci possiamo aspettare niente di buono. Solo lo slancio umano solidale indipendente ed autorganizzato può portare un aiuto autentico alle popolazioni colpite.

24 agosto 2016 ore 16, 10

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riceviamo e pubblichiamo questa corrispondenza

Como: una prima significativa vittoria dei profughi

Nella notte tra il 19 e 20 agosto a Como più di 250 profughi sono riusciti a passare il confine giungendo in Germania. Finalmente dopo più di un mese le richieste dei profughi sono state di fatto esaudite e le frontiere si sono aperte per qualche ora: il tutto è avvenuto di nascosto e poi negato il giorno seguente.
I giorni che hanno preceduto tale avvenimento spiegano molti perché. Le assemblee tenutesi il 16 e 17 agosto sono state una svolta, grazie all'impegno di alcune realtà -- in particolar modo del comitato “Io sono come te accoglimi”, de La Comune umanista socialista e dei volontari della parrocchia di Rebbio -- che hanno permesso ai profughi di diventare i veri protagonisti della lotta. Così, si sono organizzati per scrivere un appello in cui chiedevano un corridoio umanitario per poter passare le frontiere e di essere trattati come esseri umani, denunciando le deportazioni in pullman dal confine fino a Taranto, gli abusi della polizia italiana e svizzera ed il mancato rispetto dei trattati internazionali sui minori.
Annunciavano al prefetto che qualora non fossero state soddisfatte le loro richieste non sarebbero finiti, come la politica vuole, in un campo “dimenticatoio”, nel ghetto, ma che avrebbero intrapreso una lotta pacifica e determinata per far conoscere a tutti l'appello che nel frattempo aveva unito diverse associazioni del territorio e non solo. Hanno spiegato che da lì a poco si sarebbero preparati ad organizzare una manifestazione in cui sarebbero stati  i protagonisti.
All'improvviso le frontiere si sono aperte e quasi tutti i protagonisti di questa lotta ora sono in Germania. Tutto ciò non lo si vuol far conoscere e si nasconde la verità. Chissà perché? Gli  Stati negano. Per paura del protagonismo degli immigrati, dei contenuti umani delle loro richieste, di una lotta che pacificamente e tenacemente può unire dal basso settori di società.
Intanto, Como si sta di nuovo riempiendo ancora di più di esseri umani che chiedono un mondo senza confini e tutto ricomincia perché la storia, i popoli e le genti in marcia verso una vita migliore non si possono fermare.

                                                                                                                                         Diongue, Edo, Nuccio

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LIBERTA’ PER CHI LA PENSA (E SI VESTE) DIVERSAMENTE!
NATURALMENTE NEL RISPETTO DEGLI ALTRI.
IL BURKINI NON MANCA DI RISPETTO A NESSUNO.
IN SPIAGGIA CI SI VA COME SI VUOLE!

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l’Isis arretra nonostante il cinismo degli stati

Le immagini della liberazione di Manbij, città curdo-siriana del Nord-est da parte di milizie curde ed arabe, che hanno messo in fuga le orde assassine dell’Isis ci riempiono di gioia.
Le donne di Manijb non hanno atteso la completa liberazione della città per esprimere l’esultanza per la libertà, anche la più semplice, ritrovata dopo i mesi di oppressione patriarcale e genocida degli sgherri dell’Isis.
Manbij era una città cruciale nelle rotte oggi questionate dei traffici di armi e del contrabbando dell’Isis, tra la Siria e la Turchia.
La liberazione di Manbij, la sconfitta dell’Isis a Sirte, l’arretramento delle sue bande in ampie parti della Siria e dell’Iraq dimostrano che l’Isis si può battere. Il cinismo delle potenze internazionali e regionali ha anteposto la difesa dei propri interessi economici e di spartizione alla lotta al Califfato. Ciò ha reso tutto più complicato e nefasto nell’area, con ripercussioni internazionali negative. Abbiamo assistito ad una guerra diretta e per procura, al sostegno ai peggiori dittatori come Assad, a scontri e riavvicinamenti fra le potenze statali giocati sulla pelle dei popoli. Ciò che sta succedendo ad Aleppo, città siriana assediata e bombardata dall’alleanza di Putin e del criminale Assad è significativo: dagli Stati non proviene nessuna seria ipotesi di liberazione né dall’Isis né dai satrapi criminali della zona.
Gli scenari che si prefigurano in Medio-oriente sono quanto mai incerti e preoccupanti.
Se da un lato gli arretramenti del principale pericolo dell’umanità  - cioè l’Isis - sono da salutarsi positivamente, dall’altro la tenaglia bellica degli Stati continua a stringersi sui popoli, a condizionare o corrompere le resistenze popolari cercando di impedire il protagonismo dal basso. E’ anche questo che motiva milioni di profughi a cercare un’altra possibilità di vita, viaggiando ed emigrando.
Non sottovalutiamo, in questo contesto, il rischio che, di fronte alle sconfitte che subisce sul campo, l’Isis  cerchi di trasferire la guerra sul piano internazionale attraverso attacchi bellici terroristici in altri paesi, come sta già facendo da mesi. Anche da ciò - come dimostrano tutte le recenti vicende  - gli Stati non ci difendono. E’ per questo che sottolineiamo l’esigenza di prestare la più grande attenzione alla cura ed alla difesa delle nostre vite nella quotidianità. Imparare ad avere attenzione, a vigilare, a seguire regole di salvaguardia negli spostamenti, nei luoghi affollati, in situazioni di potenziale pericolo, può fare la differenza nel contesto di minacce quotidiane che viviamo.

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Con la gente di Aleppo

Contro Assad e i nazijihadisti

La gente in Siria continua a soffrire una situazione drammatica, ormai da anni, da quando prima il dittatore macellaio Assad, poi anche i nazijihadisti di tutte le risme, con in testa l’Isis e Al-Nusra, si scatenarono contro la gente comune protagonista di una rivoluzione umana, pacifica ed estranea alla politica e alla guerra, per la libertà, la giustizia, la pacificazione tra le genti. Hanno soffocato quella rivoluzione, dopo solo un anno di vita, nella spirale della violenza bellica e da allora - con la complicità o l’intervento diretto di diversi stati e potenze regionali e internazionali - la gente siriana vive in condizioni terribili, al punto che metà della popolazione è profuga in patria o all’estero, più di 250mila sono i morti nella guerra civile. L’assedio di Aleppo è il simbolo di questa tragedia. Quasi due milioni di persone in questa antichissima città sono nei fatti ostaggi nello scontro tra due fronti militari che si combattono, uccidendo e martoriando in primo luogo i civili. Centinaia di migliaia di persone patiscono la mancanza di acqua, elettricità, cibo e medicine; i nove ospedali della città sono stati tutti rasi al suolo dall’aviazione russa e da quella di Assad, che ha continuato ad usare armi chimiche, secondo la denuncia di Amnesty International. La gente comune fa così le spese delle mire di potere di forze locali, regionali e internazionali che intendono spartirsi le spoglie della Siria, anche al prezzo di annientare gran parte della popolazione. I due fronti che si combattono ad Aleppo sono mostri gemelli, nemici ieri della rivoluzione e da sempre della gente comune: da una parte il macellaio Assad, sostenuto da milizie sciite filoiraniane dell’Iraq e da Hezbollah libanese e, soprattutto, dall’aviazione russa; dall’altra un fronte composito in cui sono ormai purtroppo prevalenti forze nazijihadiste tra cui spicca Al- Nusra (fino a ieri filiale siriana di Al Qaeda). Con i primi sono schierati, in una alleanza sciagurata e criminale, le principali forze curdo-siriane, mentre diverse forze nazijihadiste si avvalgono di finanziamenti di Arabia Saudita e Qatar. Intanto l’ONU, come ha fatto sempre di fronte alle principali tragedie degli ultimi 30 anni, sta a guardare, tra impotenza e complicità.
Denunciamo ancora una volta i mostri gemelli e gli stati coinvolti, responsabili dell’assedio e del martirio di Aleppo. Sosteniamo le forze organizzate che resistono contro Assad rimanendo indipendenti dalla galassia nazijihadista. Stiamo dalla parte delle gente comune di Aleppo e della Siria che soffre e cerca scampo, con chi difende la vita propria e altrui, con i tanti eroi ed eroine anonime, i tanti volontari, medici e gente solidale che, pur in mezzo alla guerra, aiutano. Chiamiamo all’accoglienza nel nostro paese come forma di solidarietà con chi ne ha più bisogno, di schieramento con la vita contro l’uccidibilità.

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