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AdessoLaStoria


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Napoli: dopo la tragica morte di Raffaele Vettorino

cordoglio e solidarietà

La morte per infarto di Raffaele Vettorino, lavoratore ex –LSU ci deve far riflettere.Raffaele è morto per difendere due suoi colleghi con i quali ,insieme ad altri ex-LSU , era impegnato in un presidio davanti all’Ufficio regionale scolastico . I due colleghi erano stati investiti  da un automobilista che in spregio a qualsiasi rispetto per le persone presenti al presidio ,lo aveva forzato ed era fuggito.Raffaele lo aveva rincorso, e possiamo immaginare con quali emozioni e sentimenti: preoccupato per i due colleghi, arrabbiato contro l’automobilista, deciso ad impedire che fuggisse vigliaccamente.Ed il suo cuore non ha retto. Che società è la nostra che fa morire chi per difendere un lavoro, peraltro precario e sottopagato, viene di fatto ucciso dal cinismo, la fretta, l’intolleranza di qualcuno? E che persona è chi “per non far tardi” disprezza la vita di altri esseri umani? Sarebbe sbagliato pensare che quanto accaduto sia frutto di  fatalità o solo della cattiveria di qualcuno. In questa società che nega o limita il diritto alla vita ad un numero crescente di persone che non possono più curarsi; che considera gli immigrati una statistica problematica piuttosto che esseri umani da salvare; che  sacrifica all’altare della finanza la vita del 48% e oltre di famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese,mentre corruzione, cinismo, malaffare dilagano  nelle istituzioni e nella politica che non a caso se ne fregano di centinaia di lavoratori ex-LSU in attesa dei Fondi necessari per campare,non puo’ stupire che tra la gente possa crescere egoismo,indifferenza ,intolleranza.
Per questo nell’esprimere il cordoglio e la solidarietà per la tragica morte di Raffaele Vettorino e per i due lavoratori ex-LSU investiti ed auspicare la giusta  punizione per il colpevole, facciamo appello affinchè  questo episodio   alimenti il nostro senso dell’umanità e la necessità di difenderlo a partire dalla difesa della vita di tutte  e tutti gli esseri umani. Questa è la base per impedire altri simili avvenimenti, costruire una società a misura di donne e uomini ,mandare a casa i cinici politicanti ora “dispiaciuti e scandalizzati”…..post-mortem.

Napoli 3 febbario 2017   

La Comune Napoli.

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Firenze: Ali Moussa ha perso la vita

di razzismo si muore, ancora una volta

Nella notte tra l'11 ed il 12 gennaio Alì Moussa, rifugiato politico della Somalia, è morto nell'incendio della Ex-Aiazzone, una struttura occupata nella quale viveva insieme ad un centinaio di connazionali nella periferia di Firenze. Sfuggito all'incendio in un primo momento, è poi rientrato nella struttura per recuperare i propri documenti andando incontro alla morte.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le persone che gli erano vicine e gli volevano bene.
Non si è trattato di una tragica fatalità: Alì Moussa è l'ennesima vittima delle condizioni di vita nelle quali troppi esseri umani che vengono da altri paesi sono costretti a vivere: schiacciati dagli ingranaggi della macchina burocratica istituzionale e dal ricatto della clandestinità, oppressi dal razzismo e confinati nell'emarginazione. Per migliaia di rifugiati ed immigrati la conquista del permesso di soggiorno è un percorso accidentato che spesso si conclude con un diniego. Il sistema della non - “accoglienza” di Stato è costituto da centinaia di strutture nelle quali le persone sono ridotte a numeri ed i loro diritti e la loro dignità sono sistematicamente violati e dove si può anche perdere la vita per omissione delle cure elementari, come è accaduto a Sandrine nel centro di Cona (TV). Strutture che al contempo garantiscono lauti guadagni a chi le gestisce.
Emigrando si rischia di perdere la vita: attraversando il mare, varcando confini blindati, in un centro di “accoglienza”, per mano di razzisti violenti o cercando di recuperare i propri documenti in un incendio, perché senza documenti non si può vivere e sarebbe troppo difficile farli di nuovo.
Milioni di esseri umani sono in cammino in fuga da guerre e dittature o dalla povertà. Milioni di esseri umani sono in cammino con coraggio, animate dalla speranza e dalla ricerca di una vita migliore per se' e per i propri cari. Queste speranze possono contribuire a migliorare la vita di tutti noi se vengono comprese ed accolte. A questa ricerca di miglioramento della vita ci leghiamo nel rinnovare un impegno di solidarietà, accoglienza e di lotta per la dignità. Un impegno che significa essere più umani tra gli umani.

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l’Isis colpisce in Israele

una minaccia in primo luogo per la Palestina

L’8 gennaio scorso, alle porte di Gerusalemme, un camion ha travolto alcuni militari israeliani uccidendone quattro. L’attentatore è un giovane palestinese, appartenente ad un gruppo jihadista, le “brigate Baha’ Alyan”, che il governo israeliano ha associato allo Stato islamico. Se fosse confermata questa affiliazione, quello di Gerusalemme sarebbe il primo atto terroristico dell’Isis in Israele.

Il tentativo dell’Isis di radicarsi in Palestina, e in particolare a Gaza, viene da lontano; tale tentativo è stato finora infruttuoso per l’isolamento rispetto alla società palestinese e per il forte intervento – finanche armato – da parte di Hamas che ne ha sempre impedito il proliferare. Il regime di Netanyahu, al contrario, ha finora mostrato una certa silente accondiscendenza verso l’espansione territoriale dell’Isis in Siria e Iraq, per mere ragioni di Stato: secondo i governanti di Tel Aviv il nemico principale sarebbe l’Iran e non il sedicente Stato islamico, finora visto piuttosto come un potenziale alleato nella battaglia contro Teheran. Ma le sconfitte sul campo, l’accerchiamento progressivo, la perdita di sostegno anche di alcuni protettori importanti dell’area, come la Turchia, stanno spingendo lo Stato islamico a cercare di recuperare terreno – anche propagandisticamente – attraverso azioni eclatanti ed atti terroristici: in questo quadro si situa la decisione di colpire Israele, Stato che è a sua volta un terroristico gendarme del sistema nell’area.

Ma – come sempre succede in questi casi, di nuovo e continuamente – ciò che più viene attaccata con atti criminali come quello di Gerusalemme è la giusta lotta di liberazione del popolo palestinese.

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Condanniamo l’attentato di Firenze

A Firenze, nelle prime ore della mattina di capodanno, un pacco-bomba collocato fra la saracinesca e la vetrina di un locale facente parte del circuito dell’organizzazione neofascista Casa Pound è esploso ferendo seriemente l’artificiere che lo stava esaminando. Non si sa al momento quale sia esattamente la matrice dell’attentato (molte piste di indagine restano aperte) né ci sono state rivendicazioni pubbliche. Chiunque sia stato a collocare l’ordigno, si tratta di un terrorismo reazionario che colpisce innocenti e – lungi dal contribuire all’impegno antifascista – favorisce in realtà le destre e il loro vittimismo strumentale. Condanniamo fermamente questo atto mentre continuiamo il nostro impegno per l’accoglienza e la solidarietà contro ogni forma di razzismo e di fascismo.

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attentato Isis a Istanbul

combattere il terrorismo e chi lo protegge

Durante la notte di Capodanno una  o più persone armate di mitra hanno fatto irruzione in una famosa discoteca di Istanbul - ove in centinaia festeggiavano il nuovo anno - ed ha aperto il fuoco, uccidendo 39 persone e ferendone 69, di più di una dozzina di nazionalità. Quest’ultimo attacco terrorista, in cui si combinano tecnica bellica, vigliaccheria e ferocia nel colpire persone inermi, è stato rivendicato dall’Isis ed è tipico del suo sanguinario modus operandi, simile all’attacco al Bataclan di Parigi. Proprio mentre perde terreno in Siria e Iraq, il terrorismo nazi-jihadista colpisce in altri paesi, in questo caso la Turchia e non a caso. Erdogan è stato fino a pochi mesi fa protettore occulto proprio dell’Isis e poi, con una brusca svolta politica, si è alleato con la Russia di Putin ed è impegnato a ritagliarsi spazio e influenza in Siria, confliggendo con lo stesso Isis. Il regime turco, caratterizzato da crescente autoritarismo e tratti fascistoidi, è quindi capace di imbavagliare la stampa e incarcerare in massa  giornalisti, ma non di difendere i suoi cittadini.
Nello scenario mediorientale diversi stati,  potenze regionali e internazionali si fronteggiano e combattono direttamente e indirettamente sul campo per ampliare la propria influenza nell’area e spartirsi le spoglie della Siria. In questo martoriato paese la società è stata ormai massacrata sia dal boia stragista Assad e dai suoi alleati, sia da forze nazijihadiste tra cui l’Isis (con i loro padrini e finanziatori). In Medio Oriente su scala bellica colossale - e in altri paesi attraverso gli attacchi terroristi - sono i civili e le persone inermi a pagare con la vita i giochi occulti di potere della politica e degli stati, le loro sporche guerre, il ricorso al  terrorismo di stato sia legalizzato che clandestino: tutte pratiche di uccidibilità condotte per fini inconfessabili e mascherate di ipocrisia democratica, patriottica o di retorica nazijihadista.
Nel condannare questo nuovo attacco terrorista, ribadiamo l’impegno a combattere e smascherare i suoi autori,  padrini e complici. Denunciamo l’insopportabile ipocrisia che accomuna diversi stati nell’appello all’”unità contro il terrorismo”: è il caso dell’ex padrino dell’Isis Erdogan; del terrorista di stato Putin, massacratore del popolo ceceno; del regime saudita finanziatore di diverse varietà di nazijihadisti o di governi europei e dell’Unione europea stessa che hanno assistito da complici passivi al massacro dei popoli siriani e alle morti quotidiane di immigrati/e nel Mediterraneo.
Samo vicini, come sempre, a tutte le persone colpite da quest’ultimo attacco terrorista e ai loro cari, così come a tutte le persone in Siria e Iraq colpite dai diversi terrorismi e dalle guerre; facciamo appello a tutte le persone, sia indigene che immigrate nel nostro paese, a denunciare e combattere i nazijihadisti e chi li protegge. Invitiamo infine ad essere vigili ed a fare attenzione perché non viviamo in una situazione di presunta “normalità” da difendere ma di costante pericolo e gli stati non ci proteggono, anzi.

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