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AdessoLaStoria


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il rifiuto e la convivenza

Peschiera Borromeo, 20 km da Milano. Un altro episodio di razzismo in salsa padana. La cooperativa Sociale Melograno gestisce il centro estivo del paese, destinato ai bimbi dai 3 ai 14 anni, e parallelamente gestisce per il Comune l'accoglienza di un gruppo di profughi; a fianco del team di educatori professionali si propone l'affiancamento di due rifugiati della Guinea come assistenti. Una mamma "lancia l'allarme" su Facebook (ancora una volta il media privilegiato per veicolare insulti e minacce verso gli immigrati) e ritira il figlio dal Centro Estivo a causa di questa presenza: un'altra decide di ritirarlo durante l'orario di servizio dei profughi, altre ancora commentano indignate fomentando la polemica. Parallelamente sempre a Peschiera, come in molti altri Comuni, si organizzano proteste e manifestazioni capeggiate da leghisti o fascisti contro l'imminente costruzione di un luogo di accoglienza per i profughi. Qualcuno fortunatamente si distingue, non tutti i genitori partecipano alla vergognosa protesta: una mamma scrive "Io la trovo una bella cosa, proverò a spiegare a mio figlio il motivo per cui quelle persone hanno fatto tanta strada e ora giocano con lui..". Parole semplici che però dicono della possibilità, anche in queste terre specialmente avvelenate dall'egoismo e dal razzismo, di incontrarci ed unirci fra brave persone che hanno a cuore la Comune Umanità come valore da rafforzare, a maggior ragione nei contesti educativi.

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golpe fallito in Turchia

la tenaglia rafforzerà il sultano?

La notte scorsa, nel giro di poche ore, si è consumato un fallito colpo di Stato in Turchia. Un settore di militari – dell’esercito e dell’aviazione – ha chiuso la TV ed i social network, bloccato strade e aeroporti, cercando di prendere il potere nel paese. Il regime del satrapo Erdogan ha vacillato ma ha retto, anche grazie al sostegno di una parte maggioritaria delle forze armate e della polizia, unito a quello di un settore di popolazione e delle gerarchie religiose musulmane.
Si è trattato, evidentemente, di un tentativo improvvisato e minoritario, avventurista, dai presupposti deboli, confuso, che non ha avuto né l’esito né il seguito sperato dai golpisti, tutti arrestati, uccisi o costretti alla resa dopo una notte di scontri armati. La maggioranza della popolazione, anche le forze di opposizione ad Erdogan, non ha sostenuto i golpisti, che hanno bombardato il parlamento e fatto fuoco anche sui civili. Vi sono stati quasi 300 morti e 2000 feriti.
Quali saranno gli scenari politico-istituzionali che si apriranno per la Turchia è da valutare, ma se guardiamo alla vita delle gente, la situazione appare certamente come ancora più complessa.
Infatti nessuna delle due opzioni in campo poteva in alcun modo rappresentare un beneficio per la popolazione.  Si può prevedere che questo golpe fallito offra al governo fascistoide di Erdogan – che è anche un prezzolato vigilante per l’Unione europea contro gli immigrati e un ambiguo vicino di casa dello Stato islamico – l’occasione per una vendetta e per un’ennesima stretta repressiva e autoritaria verso ogni forma di opposizione e di dissenso, come mostrano le prime mosse di Erdogan che sta epurando il potere giudiziario con la destituzione di migliaia di giudici, ed infine per una nuova escalation bellica contro la minoranza curda, già inspiegabilmente accusata di complicità in questo colpo di Stato – golpe che inoltre apre la strada a complicate ripercussioni in un contesto internazionale già fragile.

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violenza, terrore e menzogne ci minacciano

FAI ATTENZIONE!

Il pericolo di rimanere uccisi è quotidiano, in tutto il mondo.
La violenza diffusa è alimentata dagli Stati e dalle loro ideologie oppressive: maschiliste, razziste, xenofobe.
La polizia USA continua ad assassinare impunemente persone afroamericane innocenti.
Il terrorismo jihadista ha compiuto un’ennesima strage di persone inermi a Nizza dopo il massacro di Dacca. Sono i colpi di coda di un mostro sanguinario che si richiama ai tratti più feroci dell’Islam ed usa metodi neonazisti per fondare una terribile teocrazia. Le popolazioni irakene e siriane – in gran parte di fede islamica – resistendo valorosamente malgrado problemi interni e insufficiente sostegno internazionale hanno ricacciato indietro il tentativo di radicamento del califfato nero.
Tutti gli Stati – in diversi modi – hanno contribuito alla nascita di questo nuovo mostro, santuario dell’uccidibilità. Questi stessi Stati esitano a schiacciarlo nel suo covo, perché sono preoccupati dei loro sporchi giochi di spartizione del potere in loco. Conseguentemente governanti e mass media nascondono sistematicamente la verità sui pericoli che ci minacciano, sulla resistenza anti-Isis, mentre la loro propaganda tace invece di scoraggiare disperati e fuori di testa dal trasformarsi in canaglie nazijihadiste. I potenti della Terra DEVONO DIFENDERE LA LORO NORMALITA’, I LORO PROFITTI ANCHE A COSTO DELLA MORTE DI DONNE, BAMBINI, UOMINI IGNARI ED INERMI.
Per contrastare la violenza dilagante ed il terrore bisogna invece raccontare qualche verità su quello che succede. Bisogna fare appello all’attenzione di tutti, alla capacità di prevenire ed evitare situazioni di potenziale pericolo, alla fiducia e alle capacità di autodifesa tra le persone che si conoscono, a distinguere tra le persone ben disposte e solidali da un lato e i violenti e gli assassini potenziali dall’altro, che possono essere in borghese o in divisa, di qualsiasi etnia, provenienza e credo. 

logocus

 

 


volantino nizza def

Scarica qui il volantino impaginato in pdf

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la tragedia in Puglia

un crimine contro la vita

23 morti accertati, 4 dispersi e 50 feriti. È il triste bilancio dell’incidente ferroviario che ha coinvolto la mattina alle 11:30 del 12 luglio due treni pendolari della tratta regionale pugliese fra Andria e Bari. E non è più grave solo grazie alla tempestività e alla volontà dei soccorritori unite al coraggio e alla solidarietà tanto dei superstiti – donne, uomini, bimbi e bimbe che hanno dato l’esempio salvandosi e salvando la vita di altri – quanto dei moltissimi che hanno donato sangue e aiuti. A tutte le vittime della strage, ai loro cari, va la nostra solidarietà e ci associamo a loro nel chiedere verità e giustizia.
Ma, che non si parli di errore umano: la ricerca ossessiva di un capro espiatorio tra i lavoratori per il dramma di Corato dice molto di questa tragedia, questo crimine contro la vita delle persone.
Ci dice di nuovo dell’incapacità degli Stati di proteggere i cittadini: il tratto interessato, ancora a binario unico, avrebbe già dovuto essere raddoppiato ma lungaggini burocratiche e ruberie negli appalti hanno ritardato la messa in sicurezza della linea. Ci dice dell’incuria assassina dei padroni – le compagnie di trasporti coinvolte sono private – che mantengono obsoleti i sistemi di sicurezza dei treni, affidandosi a meccanismi di altri tempi, fonogrammi e telefonate, senza aver ancora dotato la linea di blocchi automatici per prevenire tragiche evenienze come quella di questi giorni, anche se, come dimostrato altre volte, la tecnologia di per sé non è una garanzia, se non è sottoposta alle esigenze e alle capacità umane. Ci dice della volontà di governo, regione e stampa di cercare ad ogni costo “lo sbaglio” quando è inconcepibile che si possa ancora morire mentre si va ala lavoro o in ospedale o in vacanza perché si è costretti a viaggiare in condizioni disumane.
Mentre si sperperano miliardi in opere inutili ed invise alla gente come la Tav, il trasporto su rotaie per le persone comuni è incerto e soprattutto insicuro. Ma questo nessuno, a cominciare dal ministro Del Rio che dovrebbe andarsene, lo può ammettere.
La verità è che per l’ennesima volta questa strage colpisce la gente comune, i ferrovieri in primis che rischiano la vita con il loro lavoro e sempre sono le prime vittime degli incidenti, mentre i veri responsabili cercano di assolversi. Così si cerca l’errore “umano”, il capostazione o il capotreno a cui dare la responsabilità. Ma, quand’anche ci fosse stato un errore, come si può morire per un solo sbaglio, quando ormai esistono molti modi per evitare tutto questo.
Questo è il crimine contro la vita: altro che errore umano!

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Dopo la manifestazione di Firenze, riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dell'Associazione 3 Febbraio

una buona notizia: centinaia di persone, immigrati e italiani insieme contro l'Isis a Firenze

cari amici e amiche,
è con piacere che vi informiamo della buona riuscita della manifestazione di sabato 9 luglio a  Firenze contro l'Isis e il terrorismo. Questa nata dalla volontà della comunità bengalese dopo gli attentati di Dacca, ha visto uniti associazioni, comunità religiose, gente solidale insieme a fratelli e sorelle immigrati provenienti da varie parti del mondo. E' stata una testimonianza valorosa e coraggiosa dell'impegno contro il terrorismo, per una positiva convivenza umana. Le centinaia di persone che erano in piazza hanno espresso la ferma volontà di unirsi contro il razzismo omicida ricordando Emmanuel giovane nigeriano ucciso a Fermo da un neofascista, proprio nella città che ha visto a dicembre del 2011 l'omicidio di due lavoratori senegalesi sempre per mano di un neofascista. Con la nostra associazione abbiamo sostenuto fin dall'inizio questa manifestazione in nome della fratellanza e della solidarietà interetnica e vogliamo continuare con tutti voi su questa strada. Proprio oggi che gli odi contro chi è diverso, contro la libertà di chi vuole vivere in pace, contro che cerca accoglienza e speranza crescono, quello che è successo sabato scorso a Firenze è una voce che vogliamo amplificare. Chiediamo a tutti voi di far conoscere questa esperienza e di continuare a sostenerla.
Chiunque ha a cuore l'umanità si schieri!
Associazione antirazzista interetnica 3 febbraio Associazione 3 Febbraio

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