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AdessoLaStoria


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Un'assemblea partecipata da oltre 250 persone e decine di realtà organizzate si è svolta a Roma il 14 ottobre. Un confronto animato che ha ribadito l'urgenza di uno schieramento contro il razzismo e il governo fascioleghista e pentastellato. Mentre Mimmo Lucano e tutta l'esperienza di Riace sono sotto attacco, mentre il decreto sicurezza e immigrazione di Salvini sta per essere approvato, la volontà di reagire ha trovato nell'assemblea una sua iniziale risposta: una Manifestazione nazionale antirazzista unitaria a Roma il 10 novembre prossimo. Questo l'appello votato dall'assemblea.

uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l'escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

Per il ritiro immediato del decreto immigrazione sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.

Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.

Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.

Contro l'esclusione sociale.

NO ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.

Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l'omofobia e ogni tipo di discriminazione.


Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per il 10 novembre a Roma.


Piattaforma votata dall'assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma

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Francesco ancora contro le donne

Nell'Udienza generale del 10 ottobre papa Francesco ha parlato del quinto comandamento: non uccidere. Ha cominciato sottolineando il valore basilare della vita nei rapporti umani, fornendo argomentazioni vergognose, immorali e velenose. Non una parola questa volta sulle migliaia di persone che muoiono in mare o in viaggio verso queste terre e non solo, considerati non degni di una vita migliore da parte del governo attuale e, purtroppo, di tante altre persone in questa società. Nessuna denuncia della violenza contro donne e bimbi e bimbe, perpetuata quotidianamente da tanti uomini frustrati, malgrado avesse, disgraziatamente, diversi esempi a cui rifarsi soltanto in questa settimana. Bergoglio ha scelto invece di spendere parole durissime contro le donne e il diritto d’aborto a proposito del quinto comandamento. Senza definirle esplicitamente assassine ma dando tutti gli elementi per arrivarci, ha dichiarato che le donne “fanno fuori” delle vite per risolvere problemi contattando dei “sicari” perché questo avvenga. Ha colto così l'occasione per ribadire le posizioni della chiesa sull'aborto. Dopo la vittoria storica delle donne irlandesi che hanno conquistato il diritto d’aborto, dopo i milioni di donne argentine che stanno scendendo nelle piazza per conquistarsi questo diritto, il patriarcato ha paura e deve difendere e ribadire le proprie leggi contro la libera autodeterminazione delle donne. Allora ecco che Bergoglio confeziona questo pericoloso attacco, forte anche degli alleati antiabortisti che trova nel governo italiano della Lega Nord e dei Cinque Stelle. All’indomani della vergognosa mozione votata a Verona per stanziare fondi alle associazioni antiabortiste, il Papa ribadisce la loro lotta contro la libertà di scelta delle donne, contro le donne stesse. È la loro sovversione: le donne creatrici di vita, garanti della cura e della crescita di altri esseri umani sono le assassine, le prime peccatrici, quelle che si vogliono togliere i “problemi facendo fuori delle vite” in nome dei loro diritti. Sembra che a Francesco non interessi considerare gli stupri, la tratta di donne e bambine e, ancora meno, gli abusi sessuali della sua chiesa quando parla di rispetto della vita e degli altri. Preferisce esacerbare il significato morale di scegliere di non portare avanti una gravidanza, caricare le donne di ulteriori colpe, mentre cerca alleanze convenienti con veri e propri assassini. Non dobbiamo sottovalutare il significato di questo messaggio. I diritti conquistati sono a rischio, l’attacco alle donne è quotidiano. Per questo noi donne dobbiamo e possiamo difenderci: per la libera scelta di ogni donna, per il diritto d’aborto, perché la legge 194 non si tocca!

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Napoli

report della riunone cittadina del comitato promotore

Martedì 9 ottobre, alla riunione del comitato promotore dell'Appello Uniamoci contro il razzismo per l'accoglienza di tutti/e senza condizioni e per la difesa della vita, che ormai conta centinaia di adesioni in tutta Italia (lo trovate in allegato), si sono riunite a Napoli un centinaio di persone, espressione di uno schieramento ampio e variegato.
Dai richiedenti asilo ai lavoratori bengalesi che lottano contro la schiavitù, dalle comunità africane a quelle dello Sri Lanka alla gente dall'est Europa a tante personalità del mondo della sinistra, della musica e della cultura, alle organizzazioni (La Comune, Associazione 3 Febbraio, Santa Fede Liberata, Laboratorio Insurgencia, CSA Ex-Canapificio, Movimento Migranti e rifugiati di Caserta).
La necessità di rispondere al razzismo, all'odio e ai disvalori che questo governo sta seminando si è sentita forte negli interventi. Comincia a delinearsi il bisogno di un fronte unitario contro il razzismo, che crei un tessuto di impegno più forte e riapra strade positive di aggregazione, ma siamo all'inizio. In particolare, sono emersi l'impegno a continuare e l’intento di far crescer lo schieramento intorno all'Appello.
L'idea di una manifestazione nazionale a metà novembre è stata raccolta da tutti con convinzione, così come il bisogno di sollecitare le persone migliori oggi a reagire e ad unirsi a questo processo.

Il prossimo appuntamento è l'assemblea nazionale del 14 ottobre a Roma alle ore 10:30 presso la Locanda Atlantide, Via dei Lucani 22.

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Elezioni in Brasile

Bolsonaro, un fascista presidente?

La Borsa di S. Paolo sale di ben 6 punti. Romuario Rosario da Costa (artista afrobrasiliano sostenitore del PT) è assassinato a Bahia con 12 coltellate da un partigiano di Jair Bolsonaro alla fine di una discussione politica. Tutto ciò succede il giorno successivo al primo turno delle elezioni in Brasile, appena si sono saputi i risultati. E’ una sintesi della situazione e un terribile monito. Vince le elezioni con il 46% dei voti Jair Bolsonaro, candidato di ultradestra e neo fascista; il candidato di sinistra, Fernando Haddad del PT si ferma al 29%. Il 28 ottobre il ballottaggio: dalle elezioni non può venire niente di buono per la gente comune, ma c’è da sperare (e da agire) perché non si affermi il peggio possibile. Bolsonaro ha usato nella sua campagna soprattutto i “social network” e ha lucrato sulla delusione e gli scandali del PT. E’sostenuto dai militari, dai latifondisti e dall’agrobusiness, da settori del padronato, della finanza e dalle chiese evangeliche. Il suo messaggio è di uccidibilità e odio, misoginia, razzismo e xenofobia. Di fronte alla violenza diffusa nella società (67.000 omicidi in un anno) propone licenza di uccidere (“un poliziotto che non uccide, non è un buon poliziotto”) per una polizia più assassina persino di quella degli Stati Uniti e liberalizzazione dell’acquisto di armi. Propugna misoginia e violenza verso le donne (“non meriti nemmeno di essere stuprata” è arrivato a dire contro un’avversaria politica), omofobia rabbiosa (“meglio un figlio morto che gay”) e repressione di ogni diversità. Infine, rivendica apertamente la dittatura militare brasiliana (1964-1985), la tortura e l’eliminazione dei “sovversivi”. Bolsonaro supera per la negativa e per pericolosità le varie destre politiche emerse nell’ultima fase in Sudamerica. Ma quasi 50 milioni di persone lo hanno votato, segno non solo che la società si disgrega nell’emergenza e nella violenza, ma che importanti settori sono protagonisti di un degrado morale senza precedenti. Per fortuna non c’è solo questo. C’è chi ha reagito, c’è la possibilità di reagire: prima del voto sono state proprio le donne - protagoniste di una importante emersione nel continente - a prendere coraggiosamente l’iniziativa e grandi manifestazioni hanno riempito le città all’insegna del “ele nao”(“lui no”). Il successo di Bolsonaro rafforza l’ondata fascistoide dei vari Trump, Le Pen, Salvini, Orban &C, incrementa i pericoli di questa decadenza all’insegna dell’uccidibilità: più che mai è necessario combatterla con fermezza e lottare contro questi nemici dell’umanità.

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con Mimmo Lucano, sindaco di Riace 

un Fronte unitario solidale e antirazzista contro Salvini e il governo razzista

Domenico “Mimmo” Lucano è il sindaco di Riace. Ed è una persona solidale. Per questo è sotto attacco. È di oggi la notizia che sia agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nelle fin troppo zelanti mani della procura di Locri ci sarebbero delle intercettazioni in cui rivendicava di aver concesso la carta di identità a una donna in attesa di permesso di soggiorno. E di averle quindi reso la vita più semplice.

Questa è la colpa di Lucano e di tutta la sua città per l’odioso ministro razzista, per il suo vergognoso decreto sicurezza e per i suoi esecutori. Lucano, a cui vanno la nostra solidarietà e vicinanza, è colpevole di solidarietà – come lo erano le Ong che salvavano vite nel Mediterraneo. Per questo, contro il razzismo e per difendere i diritti di tutti e delle persone solidali, è sempre più urgente costruire un Fronte unitario solidale e antirazzista.

Con questo intento, sulla base dell’appello che trovate pubblicato su questo sito, è convocata un’assemblea a Roma, il 14 ottobre, alle ore 10:30, presso la Locanda Atlantide, Via dei Lucani 22, in preparazione di una manifestazione nazionale antirazzista.

Ultimo Numero

• n. 322


dall'8 al 22 ottobre 2018


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