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AdessoLaStoria


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Riceviamo e pubblichiamo dall'Associazione 3 febbraio di Palermo questo comunicato

Commercianti Bengalesi contro il pizzo a Ballarò

esempio di dignità e coraggio

Lunedì scorso dieci uomini, tutti legati alla famiglia Rubino a cui appartiene Emanuele, colui che un mese fa ha sparato a Yusupha, sono stati tratti in arresto per estorsione, violenza privata, minacce aggravate dal metodo mafioso e dall'aggravante razziale, grazie alla denuncia spontanea di 10 commercianti bengalesi che da anni subivano le vessazioni della famiglia Rubino e i suoi lacchè, superando la paura e affermando dignità.
Esprimiamo una forte solidarietà e una vicinanza profondi ai commercianti che hanno scelto con coraggio di denunciare il raket.
Non è un caso che le denunce siano state presentate dopo la manifestazione del 9 aprile scorso contro il tentato omicidio di Yusupha; peraltro, iI denuncianti hanno dichiarato, tra l'altro, che il gruppo di mafiosi arrestati gli aveva intimato di non partecipare al corteo, altrimenti avrebbero subito delle ritorsioni.
Il grido numeroso, convinto e accogliente che si è espresso alla manifestazione del 9 aprile, attraverso il protagonismo di tanti fratelli e sorelle immigrate, in particolare sollecitate dall'agitazione e dagli slogan dalla Comune, che hanno infranto il muro del silenzio voluto dagli organizzatori, ha dato forza e determinazione ai negozianti bengalesi della via Maqueda, i quali non ne potevano più di subire le angherie e le violenze del gruppo dei Rubino.
Hanno denunciato perchè hanno cominciato a capire che si può essere protagonisti di una umanità migliore e che non si può vivere bene se non si afferma giustizia assieme.
E' la prima volta che un gruppo di commercianti bengalesi denuncia spontaneamente di essere vittima del racket mafioso; e il loro coraggio assume  ancora più valore se si considera che gli era stato "ordinato" di non partecipare al corteo, perchè, come gli hanno detto, "a Ballarò siamo noi i padroni".   
Questa azione così radicale ci dice che oggi più che mai abbiamo bisogno di scegliere e praticare una logica di accoglienza umana sottraendoci al cinismo, alla rassegnazione e all'indifferenza che oggi sembrano prevalere; così può cominciare una strada di riscatto comune in primo luogo morale.

Associazione antirazzista e interetnica 3 Febbraio, Palermo

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la manifestazione dei pensionati

cresce il malcontento

Quindicimila pensionate e pensionati hanno riempito buona parte di piazza del popolo a Roma il 18 maggio in occasione della manifestazione nazionale convocata dai sindacati di categoria di Cgil Cisl e UIL. Da tutta Italia sono arrivati con pullman e treni e non si è trattato di una occasione rituale. Da qualche mese il governo sta cercando di fare cassa ancora una volta tassando i più poveri. L'hanno capito le pensionate e i pensionati e nonostante l'intento delle direzioni sindacali di smussare le ragioni dello scontro, abbiamo raccolto in piazza, con La Comune, un malcontento crescente contro Renzi e il suo esecutivo. In tanti ci hanno ribadito la loro indignazione nei confronti di un Governo che in maniera subdola, prima a febbraio, nella legge delega definita cinicamente di “contrasto alla povertà” e poi di nuovo ad Aprile nel DEF sta cercando di cancellare le pensioni di reversibilità, ovvero gli assegni che vengono pagati ai coniugi ed ai figli minori e disabili di lavoratori pensionati prematuramente deceduti.

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global debout

neoindignazione democratica

Non è riuscito il Global debout, il tentativo di generalizzare al di là della Francia, l’iniziativa La Nuit debout che ha il suo epicentro in Place de La Republique a Parigi. Un migliaio di persone a Parigi, poche centinaia nelle altre piazze francesi, un po’ più partecipate le iniziative in Spagna - alcune migliaia a Madrid, circa mille a Barcellona - dove ricorreva il quinto anniversario del movimento degli indignados, qualche centinaio se non qualche decina nel resto di Europa e del mondo. Molto sottotono anche le iniziative in Italia.
Il problema comunque non riguarda i numeri della partecipazione che stridono con i proclami altisonanti degli organizzatori ma i suoi contenuti. Al di là di singoli giusti motivi di protesta quali la denuncia della controriforma della legislazione sul lavoro dipendente in Francia o della chiusura delle frontiere rispetto ai profughi e di un generico appello al cambiamento, l’orizzonte è quello della “democrazia reale”, tutto interno agli assetti sistemici democratici. Non sono “ascoltati né rappresentati” ma vorrebbero esserlo dalla stessa democrazia in una logica neoriformista di rivendicazioni minimaliste già espressa dagli indignados iberici che, non a caso, sono il riferimento principale dell’iniziativa francese. Secondo il Manifesto de La Nuit debout di Parigi la loro intenzione è “occupare lo spazio pubblico per riprendere il nostro posto nella Repubblica”, “la politica non è un affare per professionisti ma di tutti. L’essere umano deve stare al centro delle preoccupazioni dei nostri leader”. Cioè le esigenze umane devono essere interne alle logiche politiche e democratiche che calpestano, lì maltrattano e negano in modo crescente. Si discute di forme, di tecniche (ovviamente dando grande spazio alla virtualità velenosa delle nuove tecnologie leggere), si parla di tattiche ma manca una qualche idea generale alternativa alla logica distruttiva degli oppressori. Parlano di “interesse generale” oggi messo in secondo piano dagli “interessi particolari” ma “l’interesse generale” non è uno dei concetti tipici dell’inganno democratico per imporre i voleri di una minoranza alle grandi maggioranze?
I manifestanti di Place de la Republique incontrano una vaga simpatia di una minoranza della società francese, una qualche eco nel malcontento realmente esistente, trovano l’attenzione strumentale di una parte della politica e dell’intellighenzia di sinistra pronte a fiutare nuove mode (e nuovi elettori). Qualcosa di già visto in Spagna e che ha portato abbastanza direttamente a Podemos cioè a nuovi giochetti e inganni politici alle spalle delle persone, delle stesse che avevano sperato in una cambiamento reale.

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solidarietà con Malek Adly imprigionato dalla dittatura di Al Sisi e con tutte le vittime del regime egiziano

Malek Adly, attivista egiziano dei diritti umani, avvocato e partecipante alla rivoluzione di Piazza Tharir, è stato arrestato giovedì scorso insieme ad altri attivisti dalla polizia del regime del rais Al Sisi. Dovrà scontare una condanna per aver protestato contro l’operato del governo egiziano. Malek Adly che, negli scorsi anni ha viaggiato anche in Italia per raccontare della rivoluzione di Piazza Tahrir e successivamente per denunciare la repressione di Al Sisi nei confronti del proprio popolo è stato colpito da un regime sempre più violento e reazionario. In questi mesi infatti la scure del Presidente e della sua temuta polizia politica si è abbattuta su attivisti, giornalisti, avvocati, blogger e gente comune che manifestano con crescente forza, la propria protesta contro l’oppressione e l’ingiustizia che dilagano nell’Egitto di Al Sisi.
Chiediamo l’immediata liberazione di Adly e di tutti gli attivisti imprigionati. Essi sono, nonostante le posizioni che in diversi casi non condividiamo, avanguardie del processo di resistenza e riorganizzazione del popolo egiziano nei confronti dell’incedere reazionario di Al Sisi che ha scatenato la controrivoluzione nei confronti della speranza incarnata da Piazza Tahrir nel 2011. Chiediamo, assieme al movimento delle madri e delle persone solidali egiziane, verità e giustizia per le innumerevoli vittime del regime uccise o scomparse nelle carceri, tra cui, ricordiamo, vi è il caso del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni.

Direzione attività primarie de La Comune

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luoghi e scelte

Le Stazioni di Monaco di Baviera negli ultimi mesi sono balzate agli onori della cronaca per ragioni diversissime tra loro. Lì nel settembre scorso sono arrivati i primi treni provenienti dall’Ungheria che hanno permesso a migliaia di profughi di raggiungere la Germania. Solo due giorni fa, invece, sempre in una stazione della periferia della città, un uomo, con disturbi psichici, ha ucciso una persona ferendone altre 3 con colpi di coltello, mentre “imitava” – così riportano alcune fonti – terroristi jihadisti.
Da un lato le immagini, belle e famose, dei sorrisi di chi arriva e di accoglie: quello scambio di doni e di sguardi, di sentimenti e di calore umano, che è stato l’emblema della reciprocità, ancora iniziale ma significativa, che si è percepita e vissuta in quei giorni. Dall’altro la violenza che ci dice come ormai, anche grazie all’esempio orribile e negativo dei mostri ultrareazionari dell’Isis, ogni luogo dove le persone vivono e  lavorano, si incontrano o si divertono, come le stazioni possa essere anche un luogo pericoloso. Come sempre, come sappiamo, è umanamente questione di scelte.

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