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AdessoLaStoria


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la scomparsa di Castro

qualche verità su Fidel

La scomparsa di Fidel Castro ha visto levarsi un coro di apprezzamenti positivi da parte di leader politici. Poche voci lo hanno contraddetto, spesso di personaggi reazionari come Trump o della destra cubana in esilio, mentre a sinistra c’è chi coglie l’occasione della scomparsa del leader maximo per continuare a celebrarlo.
Un interrogativo è rimbalzato nei commenti: Castro è stato un rivoluzionario o un dittatore? Entrambe le cose in fasi diverse della sua vita, ciò spiega la sua trasversale e duratura popolarità. Egli è stato alla guida della rivoluzione cubana del 1959: un movimento con spiccati tratti politico-militari, debole di contenuti umani e mai diventato socialista, che ha visto la combinazione di un movimento guerrigliero capeggiato da Castro e Guevara con l’aspirazione della popolazione a liberarsi della feroce dittatura di Batista, lacchè della Casa Bianca. Castro e il suo gruppo guerrigliero, con la loro concezione nazionalista, giacobina e borghese della rivoluzione, hanno condotto la lotta contro Batista da avanguardia elitista e militarista, agendo in nome del popolo, guadagnandosene in gran parte la simpatia, poi il sostegno una volta fatto cadere Batista. Il nuovo potere instaurato da Castro è stato in continuità con queste concezioni: autoritario e repressivo sin dall’inizio, segnato da violenza e giustizia sommaria, ben presto anche da campi di detenzione e “rieducazione” di oppositori, “nemici della rivoluzione” veri o presunti, omosessuali. Lo “stato rivoluzionario” cubano ha sancito l’installarsi al potere di una nuova minoranza, una casta politico-militare privilegiata che si ammantava di retorica antimperialista. Essa ha concesso alcune migliorie materiali alla popolazione in cambio della privazione della libertà, del sacrificio della dignità e della verità, della sottomissione coatta.
Lo schieramento organico di Cuba con l’URSS, ha permesso ad uno dei mostri reazionari del XX secolo di godere di una copertura “a sinistra” per i suoi crimini verso le rivoluzioni e i popoli, mentre L’Avana ha potuto stabilizzare il suo regime grazie al “fraterno aiuto economico” di Mosca, almeno fino all’89. Castro ha così svolto diligentemente il suo ruolo funzionale al subsistema sovietico: ad esempio, appoggiando l’ingresso dei tank del Kremlino a Praga nel ’68, adoperandosi perché la rivoluzione nicaraguense del ’79 non travalicasse confini ed argini sociali, addirittura sostenendo la dittatura genocida di Videla in Argentina che intratteneva buoni rapporti con Mosca. L’insofferenza della Casa Bianca verso Castro nulla toglie al ruolo sostanzialmente funzionale del regime cubano alla preservazione dei poteri oppressivi su scala internazionale, di cui era parte. L’odioso embargo contro Cuba da parte degli Usa è risultata una misura che nel concreto ha colpito la gente cubana e non il regime, anzi ne ha rafforzato la legittimità e la retorica antimperialista.
La nostra corrente, da sempre impegnata a nel denunciare i poteri oppressivi, siano essi a Washington, Mosca o Pechino, per più di 40 anni ha detto la verità su Castro e il suo regime oppressivo controcorrente rispetto a quasi tutta la sinistra. Nel ribadirla oggi ci auguriamo che la sua scomparsa sia ulteriore motivo di riflessione sulle false alternative antimperialiste, politico-militari e di stato e sulla possibilità di percorsi davvero alternativi al sistema e all’uccidibilità per valori, etica e morale che incarnano.

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“ni una menos”

la libertà delle donne è la libertà di tutti 

In Italia ogni tre giorni una donna, una di noi, viene uccisa dal marito, dall’ex partner o da un familiare. Uomini frustrati, possessivi e violenti che non tollerano la ricerca di affermazione e di libertà che ci anima e per questo si accaniscono su di noi con ferocia.
Uniamoci per reagire contro tutte le violenze maschiliste e patriarcali sulle donne e contro i femminicidi.
Vogliamo essere protagoniste della nostra vita e libere di scegliere, per questo contrastiamo ogni tentativo da parte di stati e chiese di controllarci e limitarci, di mettere in discussione le conquiste delle donne come la legge 194 (sull’interruzione volontaria di gravidanza) e i centri antiviolenza.
Costruiamo relazioni dirette fra donne basate sulla conoscenza, la fiducia, la solidarietà reciproca. Rompiamo l’isolamento e l’indifferenza, rifiutiamo la competitività fra di noi e la complicità con le logiche maschiliste.
Impariamo a riconoscere le persone di cui possiamo fidarci, allontaniamo immediatamente chi ci fa del male, scegliamo di avere accanto chi ci ama davvero.
Siamo a fianco dei più piccoli e degli indifesi. Denunciamo e contrastiamo gli insopportabili soprusi verso i bimbi, le persone disabili, le vittime del bullismo, verso le nostre sorelle e i nostri fratelli immigrati.
Difendere la vita delle donne significa difendere la vita della nostra specie. Affermare la nostra libertà significa affermare la libertà di tutti.
Ognuna di noi può fare la differenza: diamo vita a collettivi Dipende da noi donne che siano riferimento per tutte coloro che vogliano reagire e che si costituiscano come ambiti di solidarietà e di mutuo aiuto, di autodifesa e di controinformazione, di crescita di una coscienza femminile comune.

Parteciperemo e ti invitiamo a partecipare
attorno a queste idee alla manifestazione
unitaria nazionale NI UNA MENOS

sabato 26 novembre ore 14.00
Piazza della Repubblica – Roma

logodonne 

 scarica qui il volantino impaginato 

niunamenos

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Appuntamenti per la manifestazione del 26 novembre

Genova ore 6.00, piazza Caricamento
per info e prenotazioni 345 8400347

Napoli ore 8, stazione centrale
piazza Garibaldi davanti hotel Terminus
per info e prenotazioni 377 4972730

Pontassieve (FI) ore 9
per info 0558313788/055862271. 

Per info da Bologna 3426156996

Per info da Torino 3711763904

Per info da Palermo 0915075562

Per informazioni sulle altre città:

Casa della Comune, Roma
via di Porta Labicana 56/a tel 06 4463456

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riceviamo e pubblichiamo dall'Associazione 3 Febbraio

con le donne per la libertà di tutte e tutti

uniti per affermare accoglienza e pacificazione

Il 26 Novembre 2016 “Giornata contro la violenza sulle donne” a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale. Lo slogan scelto è lo stesso delle donne argentine e di altri paesi latinoamericani “Ni una menos!” che significa che ogni donna è importante, che nessuna deve essere lasciata sola, che ogni donna che subisce violenza è una tragedia che ci riguarda e ci deve spingere a reagire. I tanti nemici dell’umanità oggi colpiscono le donne con violenze inaudite e offese gravi. Purtroppo la lista è lunga: iniziando dall’ISIS e Boko Haram, ai vari fondamentalisti delle diverse fedi religiose, agli stati come Iran e Arabia Saudita; passando per il neoeletto Trump e il suo amico “zar” Putin, acclamato dai neonazi e dalla sinistra antimperialista di tutta Europa; arrivando ai volgari maschilisti che affollano la politica e i media italiani; finendo con l’odiosa e infame tratta e schiavitù sessuale, lo sfruttamento delle operaie nelle fabbriche (come le lavoratrici tessili in Bangladesh) e le tante violenze patite nelle domestiche mura di casa. A tutto questo le donne reagiscono insegnandoci la strada, dandoci coraggio e forza: dall’India all’Afghanistan, dall’eroica resistenza delle donne curde e yazide contro Daesch, fino all’impegno quotidiano per salvaguardare e curare la vita.

Chiunque attacca le donne è un nostro nemico, fa male alla nostra gente e a noi tutti ed è un nemico dell’umanità. Non c'è seria e coerente battaglia per l’accoglienza e la solidarietà umana se non si afferma la dignità e la libertà di tutte le donne. Così combattiamo meglio maschilismo, patriarcato e razzismo. La libertà delle donne è la libertà di tutti. È con questo spirito che sosteniamo la manifestazione del 26 Novembre invitando tutte le sorelle immigrate e profughe a esserci.

22/11/2016

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l’incubo americano e le nostre speranze

Nelle urne prevale l’America di chi odia le donne e di chi accetta di essere sottomessa, prevale il razzismo e la xenofobia, prevale la logica della violenza e dell’uccidibilità, prevale una protesta sorda dei poveri di portafoglio e di spirito, prevale l’interesse dei ricchi che difendono i propri privilegi. Dunque nelle urne vince Trump, il multimiliardario reazionario che è un Berlusconi in peggio e con più potere.
Un voto che ha conseguenze su scala mondiale, quindi per ciascuno di noi, a questo conviene pensare senza rimozioni ed andando al di là della costernazione.
La politica attuale dimostra per l’ennesima volta che di fronte a due pessime alternative tende a vincere la peggiore. Questa è l’unica democrazia che conosciamo, l’unica possibile. Le proteste, le ribellioni, le opposizioni di per sé non hanno alcuna possibilità di cambiare qualitativamente le cose. Perché si muovono all’interno del quadro esistente. Perché si uniscono intorno alla negazione di qualcosa senza proporre un’alternativa complessiva positiva e chiara. Perché si riferiscono alle rivendicazioni materiali più urgenti e ignorano i bisogni più profondi.
Invece più che mai è necessario e possibile ripartire dalle esigenze essenziali e dalle caratteristiche umane migliori. Possiamo riconoscerci come persone e smetterla di alienarci come sudditi, possiamo cambiare le relazioni interindividuali uscendo dalla gabbia dei rapporti coatti, possiamo affermare una nuova idea e pratica di comunanza basata sui valori morali sottraendoci ai disvalori statali dominanti.
Possiamo riflettere e lottare preparando la manifestazione del 26 novembre per dire sì alla libertà delle donne che è la libertà di tutti e per fronteggiare la violenza che le colpisce e peggiora la vita di tutti.

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9 novembre 2016

Casa della cultura
Casa al Dono 96 - Reggello (Vallombrosa - FI)
Tel. +39 055 8622714 - 055 8622393
csutopia@tiscali.it

 

scarica qui il volantino impaginato

volantino trump_cus

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